di Manuela Mazzariol
lavitadelpopolo.it, 20 giugno 2025
L’arte come ponte tra il dentro e il fuori, tra chi sta in carcere e il resto della cittadinanza. Una mostra che non è solo una mostra, in un luogo che non è solo uno sfondo pregevole per le opere d’arte. È un momento profondo e intenso quello dell’inaugurazione, a palazzo dei Trecento, a Treviso, di “Anima mundi”, seconda esposizione delle opere d’arte degli studenti della Casa circondariale di Treviso.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 20 giugno 2025
Gli alunni di quinta di un istituto superiore siciliano, oggi impegnati nella maturità, per mesi hanno scritto ai coetanei reclusi nell’istituto penale per minorenni della città. Ecco com’è andata. Oggi cinquecentomila studenti sono impegnati nella seconda prova della maturità. Tra loro ci sono anche i ragazzi del quinto anno del liceo di scienze umane Regina Elena di Acireale, in Sicilia, che nell’anno scolastico appena trascorso si sono cimentati in un test che vale più di mille esami: una corrispondenza, fitta e costante, con un gruppo di coetanei che frequentano un’altra scuola della città, quella dietro alle sbarre dell’Istituto penale per minorenni (Ipm) locale.
di Gabriele Ferrante
tecnicadellascuola.it, 20 giugno 2025
Ricordate quei reperti archeologici chiamati fogli di carta sui quali addirittura si scriveva a mano con un vecchio arnese, la penna, poi si riponevano in una busta e, dopo avere acquistato un francobollo, si imbucavano in una cassetta delle poste sperando che raggiungessero prima possibile il destinatario? Si chiamavano lettere, modalità comunicative cadute ampiamente in disuso tanto che gli adolescenti di oggi ne hanno perso conoscenza. Eppure se vi dicessimo che un gruppo di studenti di un liceo di Acireale ha da mesi avviato una fitta corrispondenza via lettera - sì, proprio la vecchia lettera scritta a mano - con altri adolescenti provenienti dall’Italia e da vari altri Paesi europei e nord africani?
lavitadelpopolo.it, 20 giugno 2025
La riflessione sulla speranza di alcuni detenuti, che si rivolgono direttamente ai fedeli della Diocesi. Il 2025 è l’anno del Giubileo, voluto da papa Francesco come Giubileo della “speranza che non delude”. Un anno speciale di grazia, un tempo favorevole per rimettere al centro il Vangelo e per vivere un’esistenza riconciliata e rinnovata. È un impegno esigente, ma possibile, se vissuto nel solco della fiducia e dell’ascolto. Non a parole soltanto, ma con gesti concreti di liberazione, di ascolto, che siano autentiche fonti di speranza, appunto.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 20 giugno 2025
Il riconoscimento per l’edizione 2025 è stato assegnato al gruppo cooperativo nato per aggregare agricoltori calabresi che si oppongono alla ‘ndrangheta. L’innovazione nell’economia sociale attraverso soluzioni che possano essere capaci di intercettare i nuovi bisogni sociali. Questo lo spirito che anima il Premio “Angelo Ferro”, l’imprenditore e filantropo scomparso nel 2016. Ed è questa la motivazione di fondo per la quale è stato assegnato il riconoscimento per l’edizione 2025 all’Azienda agricola Goel Bio, gruppo cooperativo reggino nato per aggregare agricoltori calabresi che si oppongono alla ‘ndrangheta.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 20 giugno 2025
L’avvocata cassazionista Caterina Malavenda, autrice di “E io ti querelo” (edito da Marsilio): “Le notizie, questione di democrazia”. Se ritenete di aver subito un danno e decidete di denunciare un giornalista, fate attenzione. Se il suo avvocato è Caterina Malavenda sarà difficile vincere. E non solo perché lei è tra i legali più bravi e preparati che ci siano, ma perché la sua determinazione e la sua idea di libertà di stampa sono un’arma potente, spesso infallibile. Non fa sconti, soprattutto ai clienti, conosce i limiti di ogni causa, sa quando può oltrepassarli, pure rischiando ma ottenendo poi il risultato. Ecco perché il suo libro E io ti querelo, edito da Marsilio, è in realtà un romanzo che racconta in maniera diretta ed efficace i dieci processi che, dal suo punto di vista, certamente mettono in luce il non facile rapporto tra informazione e potere. E in realtà rappresentano lo specchio di un Paese dove il mestiere del cronista - sia esso applicato alla politica, all’economia o alla “nera” - è spesso mal sopportato oppure vissuto come un ostacolo a chi si sente disturbato dalla verità dei fatti.
di Franco Corleone
L’Espresso, 20 giugno 2025
Sono tempi torbidi e difficili, segnati dalla approvazione del decreto sicurezza e dal risultato del referendum che conferma la crisi della democrazia, non solo di quella rappresentativa ma anche di quella diretta. Un quadro desolante che potrebbe spingere alla disperazione e alla sfiducia, all’abbandono quindi dell’impegno civile e sociale. Per fortuna appaiono sentenze luminose della Corte Costituzionale, un anno fa quella sul diritto a colloqui intimi senza controllo e alla affettività in carcere e di recente la numero 76/2025 sulle garanzie necessarie perché il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) si realizzi nel pieno rispetto dei principi costituzionali.
di Andrea Casadio
Il Domani, 20 giugno 2025
La maggioranza di centrodestra vuole mettere mano alla legge 180 ma il ddl è criticato dall’opposizione: introduce i manicomietti, strutture residenziali o semiresidenziali; aumenta da 7 a 15 giorni la durata massima dei Tso; codifica la contenzione meccanica delle persone. La legge Basaglia viene stravolta. Il ddl dice che i malati mentali sono pericolosi, inguaribili e incomprensibili. Ma è un cittadino come noi, coi nostri stessi diritti. Se è curato non porta pericoli alla società.
di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 20 giugno 2025
Il dibattito in corso sul “fine vita” sembra attraversato da un grande equivoco, come se il punto fosse quello di dirimere il contrasto fra due diritti incompatibili fra loro: il diritto alla vita e il diritto alla morte. Il dibattito in corso sul “fine vita”, e sul suicidio assistito in particolare, sembra attraversato da un grande equivoco, come se il punto fosse quello di dirimere il contrasto fra due diritti incompatibili fra loro: il diritto alla vita, da una parte, il diritto alla morte dall’altra. Come se questo, semplicemente, dovesse fare una legge sul suicidio assistito: stabilire se a dover prevalere sia, in assoluto, l’uno o l’altro di tali diritti. Come se fossero queste, semplicemente, le domande da rivolgere alla legge, da una parte o dall’altra: esiste, e va tutelato, un diritto a morire? Oppure: esiste, e va tutelato, un diritto alla vita? E come se, infine, fossero semplicemente queste le domande alle quali ha risposto la Corte costituzionale nelle due sentenze del 2019 e del 2024, cui ora la legge dovrebbe dare seguito.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 20 giugno 2025
Ammettere il primo come regolamentato dalla Corte senza aprire alla seconda è arbitrario e discriminatorio. Significa discriminare fra chi può deglutire e chi no, fra chi conserva un minimo di mobilità nel proprio corpo e chi no. Una discriminazione odiosa, perché aggiunge mancanza di rispetto alla situazione penosa di chi vive in condizioni insopportabili. La Corte costituzionale ha stabilito che il suicidio assistito non è reato se praticato da chi, dopo verifica del servizio sanitario nazionale, risulti affetto da malattia irreversibile, sia in preda a sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili e tenuto in vita da trattamenti medici o altri sostegni e sia cosciente e capace di decidere. Queste sentenze, però, non si estendono all’eutanasia attiva, in cui il trattamento sia somministrato dal medico, perché il paziente non è in grado di farlo da solo.
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