di Giulia Merlo
Il Domani, 19 giugno 2025
La legge costituzionale va a tappe forzate. Ira di Pd, Avs e M5S. Voto finale entro il 26 giugno. Le toghe si preparano al referendum. Il testo è “intoccabile” e il suo iter parlamentare non prevede rallentamenti: è con questa certezza granitica messa in chiaro dal guardasigilli Carlo Nordio che la riforma costituzionale della giustizia è arrivato al Senato, dopo il sì della Camera. L’obiettivo è l’approvazione entro la fine dell’anno in doppia lettura. Poi sarà referendum, la prossima primavera. Un referendum costituzionale e dunque senza quorum, che sarà la vera scommessa del governo Meloni e un fondamentale test sul gradimento del centrodestra. Tutto è apparso chiaro, lineare e ineluttabile nell’aula di palazzo Madama, dove si sono succeduti i duri interventi delle opposizioni. Duri quanto inutili visto che, come ha fatto notare Andrea Giorgis del Pd, “la riforma è stata calendarizzata indipendentemente dallo stato di avanzamento dei lavori in Commissione”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Il testo approda al Senato senza “sorprese”. Il presidente del Cnf Francesco Greco: il provvedimento “è un passo avanti verso una giustizia finalmente imparziale”. La separazione delle carriere è sbarcata ieri in una Aula del Senato quasi vuota, senza mandato al relatore e senza la discussione di tutti i mille emendamenti presentati in Commissione affari costituzionali. Tutto come previsto, nulla di nuovo sotto al cielo: le opposizioni che hanno ribadito come dal Governo sia in atto una sorta di “golpe costituzionale”, la maggioranza che ha replicato come sia stata garantita la discussione e che tutto è iscritto nel regolamento parlamentare.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 giugno 2025
Intervista al senatore renziano: “Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma siamo contrari a come questo principio è stato declinato dal Governo. Il sorteggio dei laici del Csm è il trionfo del grillismo”. “Noi di Italia viva siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma siamo contrari a come questo principio è stato declinato dal governo. Siamo talmente favorevoli al principio che, nonostante il disegno di legge governativo sia pessimo, sia nel merito sia nel metodo, non voteremo contro, i nostri voti non saranno in opposizione al provvedimento”. Lo dice al Foglio Ivan Scalfarotto, senatore di Italia viva. Ieri su queste pagine, l’avvocato Gian Domenico Caiazza, amico di Renzi e candidato alle europee lo scorso anno per la coalizione che riuniva Italia viva e Più Europa, ha espresso sorpresa per la scelta del partito renziano di astenersi sulla riforma della separazione delle carriere, sbarcata ieri all’Aula del Senato. “Come ho detto oggi in Aula, la separazione delle carriere è sacrosanta”, replica Scalfarotto. “Questa riforma andava fatta insieme a quella del processo penale del 1988. Il fatto che il pubblico ministero e il giudice non appartengano alla stessa categoria professionale è una necessaria conseguenza del processo accusatorio. Ma non ci si può aspettare che un partito di opposizione come Italia viva voti a favore, a scatola chiusa, un provvedimento sul quale non c’è stata data la possibilità di collaborare e sul quale abbiamo diverse riserve sostanziali”, sottolinea il senatore.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2025
Nuovo fronte di conflitto tra Italia e Unione europea in materia di giustizia. Questa volta centrale è il tema della presunzione d’innocenza e del diritto di indagati e imputati a essere presenti nel procedimento penale. La Commissione europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione con l’invio di una lettera di costituzione in mora nei confronti dell’Italia (e della Lituania) per non avere correttamente recepito la direttiva 2M6/343/UE. Due i mesi di tempo per rispondere e fare chiarezza sulle misure nel frattempo adottate per porre rimedio alle criticità segnalate, mentre, possibile futuro sviluppo in caso di risposta insoddisfacente, la Commissione potrà decidere di rilasciare un parere motivato.
di Asia Buconi
L’Unità, 19 giugno 2025
I negozi di canapa industriale di Simona ed Emiliano sono i primi “bersagli”: i due, accusati di spaccio, rischiano ora dai 6 ai 20 anni. “Ho dovuto telefonare alle maestre della mia bimba spiegando che ero in stato di fermo, mi sono vergognata così tanto e non è giusto”. Simona Giorgi non è una pericolosa narcos, ma una delle 22mila persone impegnate in Italia nel settore della canapa industriale (il suo negozio è capofila di una piccola catena) che ha visto il proprio posto di lavoro cancellato dal decreto sicurezza approvato dal governo. E che adesso si trova sbattuta in mezzo alla strada senza certezze per il futuro e con molti rischi. La nuova legge sancisce infatti che le infiorescenze di CBD (una molecola della cannabis priva di effetti stupefacenti) sono vietate come fossero droga.
di Daria Romano
giustizianews24.it, 19 giugno 2025
L’avvocato Francesco Giuseppe Piccirillo: “Chi disprezza i detenuti, disprezza l’ultimo. E chi entra in carcere senza difese, senza dignità, uscirà peggio. E allora toccherà a noi, fuori, farci i conti”. In Italia ogni quattro giorni una persona si toglie la vita in carcere. Ogni otto ore, qualcun altro viene privato della propria libertà personale in assenza di responsabilità penale accertata. Oltre 62.000 detenuti vivono attualmente stipati in 45.000 posti detentivi. Alcuni hanno bisogno di cure, altri non dovrebbero neanche trovarsi in cella, eppure molti, in silenzio e nell’indifferenza, ci stanno.
di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 19 giugno 2025
È il 15 ottobre 2019 quando in una cella del carcere Lorusso e Cutugno un detenuto 54enne inizia a lamentare forte dolore al petto, difficoltà a respirare e senso di mancamento. Ad assistere c’è il compagno di cella, che subito avverte il personale di servizio. Il recluso viene portato nell’infermeria del carcere, dove viene visitato e trattenuto in osservazione per qualche tempo. Soffre già di patologie cardiache (di “malattia coronarica grave e diffusa”), ma il medico di turno lo rispedisce in cella, dove però continua ad accusare gli stessi sintomi. La sua sofferenza si fa penosa, il compagno di cella insiste con gli agenti.
di Nicola Giordanella
genova24.it, 19 giugno 2025
“Lo Stato non ha saputo proteggerlo: si faccia carico della riabilitazione”. La lettera è stata firmata da un centinaio di persone tra cui avvocati, giuristi, psicologi, imprenditori e politici: “Serve un gesto collettivo di riparazione alla comunità detenuta tutta”. Un’ondata di sdegno e preoccupazione ha travolto Genova dopo la notizia delle violenze subite da un diciottenne nel carcere di Marassi. Sevizie durate di versi giorni e che hanno acceso la miccia per la rivolta dei detenuti che ha tenuto in scacco la casa circondariale per una giornata intera.
Il Piccolo, 19 giugno 2025
È stato ricoverato lunedì in terapia Intensiva dell’Ospedale di Cattinara un paziente domiciliato nel carcere del Coroneo di Trieste, che presentava sintomi riconducibili a uno stato settico e gli esami eseguiti hanno confermato una malattia batterica invasiva da Neisseria meningitidis, conosciuto anche come meningococco. Il paziente attualmente è in isolamento presso la terapia intensiva dell’Ospedale di Cattinara in condizioni stazionarie. A seguito del ricevimento della notifica obbligatoria, la struttura di igiene e sanità pubblica ha avviato tutte le misure di prevenzione al fine di limitare il diffondersi della patologia in un’ottica di tutela della salute pubblica.
chietitoday.it, 19 giugno 2025
“Da un anno senza rimborsi, chiedo al Comune di poter lavorare”. Il suo impiego negli uffici cimiteriali, in virtù di un protocollo, finirà a dicembre 2025 ma l’uomo, che è invalido, a 58 anni non riesce a trovare un lavoro che gli permetta di vivere dignitosamente dopo aver scontato la sua pena. L’assessore alle Politiche sociali, Giannini: “La Ragioneria sta inoltrando tutti i pagamenti. Tanti casi come questo al Comune, ma occorre fare rete”. Francesco M. è un ex detenuto di 58 anni che vive e lavora a Chieti ma che, dopo essere uscito dal carcere e aver finito di scontare la sua pena detentiva, come molti nella sua stessa situazione, sta avendo difficoltà a lavorare e a guadagnarsi da vivere.
- Ivrea (To). Hanno ucciso il giornale “La Fenice” e con lei la voce dei detenuti
- Roma. Volontariato in carcere: la storia di Laura, 86 anni di dedizione e ascolto
- Torino. L’istruzione è un diritto, anche in carcere
- Ivrea (To). Transessuali in carcere, diritti sospesi: un dibattito che mancava
- Gorgona (Li). Debutta in prima nazionale il nuovo spettacolo del progetto con gli attori detenuti











