di Gianni Cuperlo*
Il Domani, 18 giugno 2025
“La prima vittima della guerra è il pensiero”, così Gabriele Segre qualche giorno fa su La Stampa. Credo abbia ragione. Ciascuno di noi può testimoniarlo nella sfera quotidiana, nelle relazioni amicali e familiari, nello spazio ampio e plurale del discorso pubblico. Non si tratta di una novità, altre stagioni hanno visto peggiorare sino a liquefarsi l’amalgama sociale e culturale che, in condizioni ordinarie, scorta una dialettica delle differenze. A spezzare quel vincolo è un fattore storico irriducibile nella sua carica di offesa e violenza, la guerra appunto. Scaffali di biblioteche si sono riempiti di studi analitici, talora impietosi, su processi degenerativi dove le culture dell’odio hanno prevalso sulle radici di un’umanità cosciente del valore della vita, anche di quella dell’avversario o del nemico. Il punto è che, seppure in modi diversi, la lingua del tempo di guerra riguarda tutti perché incide sul modo d’interpretare il mondo.
di Angela Stella
L’Unità, 17 giugno 2025
Anche Pinelli (Csm) invita a ragionare insieme. Ma i partiti restano divisi sulle soluzioni all’emergenza sovraffollamento. Che intanto peggiora. “Auspico che, anche dal punto vista dell’eventuale approfondimento su alcuni istituti già esistenti nell’ordinamento penitenziario, si possa arrivare a prendere delle decisioni che nel breve restituiscano dignità alla vita dei detenuti e nel medio-lungo termine si possa pensare a una visione sulla pena e sugli istituti penitenziari in genere di più largo respiro. Devo dire che anche il presidente del Senato, è intervenuto manifestando una sensibilità importante sul tema. E quindi io penso che si possa ragionare insieme senza divisioni su questa situazione”: così ieri il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ospite a ‘Start’ su Sky Tg24. Il riferimento è stato al fatto che la seconda carica dello Stato qualche giorno fa ha aperto alla proposta di Roberto Giachetti sulla liberazione anticipata speciale per affrontare il tema del sovraffollamento.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 giugno 2025
Sono i primi episodi dopo l’istituzione del nuovo reato con il decreto sicurezza e le condizioni delle carceri italiane fanno temere che sia solo l’inizio. Verini (Pd): “Impossibile garantire la sicurezza, Nordio intervenga subito”. Alle sei del pomeriggio, quando esce dal carcere di Terni, il senatore del Pd Walter Verini, dice: “C’è stata una rivolta che poteva avere conseguenze molto gravi, un agente di polizia penitenziaria è rimasto ferito, ci sono decine di detenuti che stanno danneggiando le celle e colpito agenti, poteva finire in tragedia”.
di Mario Serio*
questionegiustizia.it, 17 giugno 2025
Il finalmente attuato adempimento da parte dell’Italia dell’obbligo internazionalmente assunto di istituire nel proprio ordinamento un meccanismo istituzionale con funzioni preventive della tortura e di ogni altra equivalente condotta lesiva della personalità umana considerata in ogni suo aspetto ha portato all’approvazione legislativa nel 2013 della figura di tutela oggi denominata Garante nazionale delle persone private della libertà personale, che tre anni dopo è stata in concreto costituita. La successione, negli anni di disposizioni, anche di rango diverso, ha portato alla configurazione di un assetto, che oggi può dirsi stabilmente consolidato, delle linee di intervento funzionale del Garante dall’ampia latitudine oggettiva, in quanto spaziante in ogni luogo nel quale, a vario titolo e per cause eterogenee, si determini la specifica situazione deprivativa della libertà.
di Pierluigi Mele
rainews.it, 17 giugno 2025
Intervista a Vincenzo Musacchio, criminologo, docente di strategie di lotta alla criminalità organizzata transnazionale, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (Riacs) di Newark (Stati Uniti): “I numeri sono decisivi per comprendere la situazione attuale. La gravità del quadro emerge dai suicidi nel 2024. Se ne sono contati 84, cifra record che supera i dati dell’ultimo decennio”.
ansa.it, 17 giugno 2025
Brunetta: “Oltre il 70% di recidiva, dato allarmante. Colmare divario con legame tra carcere, impresa, formazione”. “Da economista, osservo i dati. Perché i numeri non mentono: ci dicono dove siamo e quanto c’è ancora da fare. Nel 2023, quando il Cnel ha scelto di ‘investire’ in questa iniziativa, la baseline, il punto di partenza, era chiara: oltre il 70% dei detenuti ha al massimo la licenza media; il 6% è analfabeta o privo di qualsiasi titolo di studio; solo l’1% è laureato. Spendiamo ogni anno 3,5 miliardi di euro per il sistema penitenziario, ma il risultato è un dato allarmante: oltre il 70% di recidiva”.
di Flavia Perina
La Stampa, 17 giugno 2025
Fa una certa impressione leggere i calcoli dell’intelligenza artificiale sul portato delle modifiche al codice penale introdotte dal governo di centrodestra: a parità di reati, circostanze, condanne, oltre quattrocento anni di carcere in più rispetto all’epoca pre-meloniana. E magari il conto è arrotondato per eccesso, magari gli anni sono “solo” trecento in più, e tuttavia i numeri risultano comunque enormi. L’Alfa e l’Omega di questo tipo di interventismo sono il primo decreto Rave, quello che puniva i raduni musicali privi di autorizzazione con galera fino a sei anni, e il decreto sicurezza di qualche giorno fa, quello che consente di tenere in carcere le detenute incinte (ma introduce anche moltissimi nuovi reati).
di Giorgio Spangher*
Il Dubbio, 17 giugno 2025
La centralità del dibattimento si è progressivamente indebolita, mentre i poteri di pm e polizia giudiziaria si sono rafforzati, spesso in nome della lotta alla criminalità organizzata o a nuove insicurezze sociali. Il passaggio da un modello processuale a un altro implica inevitabilmente, al di là di altre variabili minori, una ridistribuzione del potere processuale. Per convincersi di questo fatto, basti pensare dove si collocava il pubblico ministero nel sistema inquisitorio: a fianco al giudice. Addirittura nel processo pretorile, la figura del giudice accorpava dentro in sé la figura del pubblico ministero.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 17 giugno 2025
Uno studio della Statale di Milano passa in rassegna le vicende oggetto dei ricorsi alla Consulta, che ha legittimato l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. E sottolinea “i gravi vuoti di tutela” lasciati dalla riforma del ministro. La pm che sequestra illegalmente le quote di una società per favorire un imprenditore amico. Il dirigente della Asl che nega il permesso di aprire nuovi ambulatori per evitare concorrenza a quello di suo figlio. I “baroni” universitari che aggiustano i bandi per assumere i loro protetti. Il commissario del concorso in magistratura che cerca di truccare la prova per aiutare un candidato amico.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 giugno 2025
Il 17 giugno di quarantadue anni fa i carabinieri di Roma misero le manette ai polsi a Enzo Tortora. Oggi lo ricordiamo insieme alla sua storica compagna Francesca Scopelliti.
- Cascina Spiotta, ancora abusi: intercettati anche gli avvocati
- Tutelare gli innocenti, la “notizia” non è tutto: parola della Cassazione
- Sicilia. Carceri, l’associazione Coscioni: “Quadro complesso e a tratti allarmante”
- Sardegna. Sanità penitenziaria: cosa ci dicono (e cosa non ci dicono) le Asl
- Genova. Emergenza nel carcere di Marassi, Ostellari: “Un provveditorato in Liguria”











