di Paola Mauti
Il Resto del Carlino, 29 maggio 2025
La Casa circondariale ha aperto le porte alla città per far conoscere i corsi di formazione professionale realizzati grazie a 15 imprese del territorio. La Casa circondariale di Forlì, ieri, ha aperto le sue porte. In un immaginario percorso dentro-fuori all’insegna dell’inclusione, la città e il territorio sono stati invitati ad entrare nel carcere per visitare, in particolare, i laboratori preposti alla formazione professionale e alle attività lavorative dei detenuti e delle detenute. L’esperienza, che il prossimo anno festeggerà il suo ventennale, nasce da diversi accordi e protocolli d’intesa che, nel tempo, ha raccolto le firme di 15 imprese del territorio, delle maggiori associazioni sindacali e datoriali, oltre alle amministrazioni penitenziaria e della giustizia minorile.
Torino. Tagli a scuole in carcere, i docenti: “Grave, è l’unico modo per i detenuti di cambiar vita”
di Chiara Sandrucci
Corriere di Torino, 29 maggio 2025
Oggi, venerdì 29, il presidio per fermare il ridimensionamento: “La scuola è un diritto. Ovunque. Per tutti”. In carcere si può prendere il diploma di terza media con il Cpia1, frequentare tre diversi indirizzi di scuola superiore e anche laurearsi grazie al Polo Universitario per studenti detenuti, attivo dal 1998. Non è facile, ma finora alla casa circondariale Lorusso Cutugno di Torino è stato possibile frequentare la sezione dell’istituto professionale Plana, presente fin dal 1953, che rilascia la qualifica regionale di “Operatore del legno”, il Primo liceo artistico o l’istituto di istruzione superiore Giulio, indirizzo socio sanitario. Non sempre si riesce a completare il ciclo di studi, ma chi ce la fa ha accesso all’esame di maturità.
di Claudio Gagliardini
diocesidicremona.it, 29 maggio 2025
Prospettive ed esperienze nell’incontro promosso dal Masci. Il tema del reinserimento sociale dei detenuti, raccontato attraverso diverse prospettive ed esperienze, è stato al centro della serata promossa dal Masci di Cremona nella serata di martedì 27 maggio all’oratorio di Cristo Re, a Cremona. Il terzo e ultimo incontro di un ciclo di conferenze sul tema “Vivere e pensare il carcere”. Il focus dell’ultima serata - dal titolo “Un passo oltre: l’impegno civico per la riabilitazione e il reinserimento dei detenuti. Le misure alternative alla pena” - è stato il reinserimento dei detenuti, grazie agli spunti di riflessione offerti da Mara Sperati della Cooperativa Nazareth, agente di rete della casa circondariale di Cremona, Enzo Zerbini, della Cooperativa sociale Il Calabrone, e del direttore di Caritas Cremonese don Pierluigi Codazzi.
di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 29 maggio 2025
Premiati trentadue studenti e due detenuti con una menzione d’onore. I candidati, negli elaborati, hanno analizzato pene, carcere e riforme, ma anche disuguaglianze sociali e culturali. C’è chi ha esaminato casi, italiani ed esteri, di “errori giudiziari”, chi ha condannato, senza appello, “i processi mediatici, trappole in cui non cadere”, perché “suggestionano, fanno sensazionalismo”. Chi ha fatto interviste per strada. Riflessioni su giustizia, pene, carcere e riforme, ma anche sguardi attenti su disuguaglianze sociali e culturali “che spesso si riflettono in modo significativo sull’applicazione della pena”. L’articolo 3 della Costituzione per faro: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’.
di Adamo Chiesa
lapiazzaweb.it, 29 maggio 2025
L’attore assiste a uno spettacolo realizzato dai detenuti, annunciando l’intenzione di avviare laboratori permanenti nella struttura. Il carcere di Venezia è stato protagonista di una giornata davvero singolare, dove l’attore americano Willem Dafoe, noto per i suoi ruoli iconici e attuale presidente della Biennale Teatro, ha incontrato i detenuti dell’istituto penitenziario. Accompagnato da Pierangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, Dafoe ha partecipato a una visita intensa e significativa, culminata nell’assistenza a una breve rappresentazione teatrale messa in scena dalla compagnia interna, diretta dal regista e pedagogista Michalis Traitsis.
di Agostina Pirrello
Il Manifesto, 29 maggio 2025
La retorica del male minore suona particolarmente irritante quando si tratta di diritti fondamentali: morire in mare o essere sottoposti a tortura il Libia non devono essere due opzioni tra cui scegliere. “I nostri colleghi ellenici hanno fatto del loro meglio per salvare vite” dichiarava all’indomani del naufragio di Pylos Hans Leijtens, direttore esecutivo dell’agenzia Frontex. L’affermazione di Leijtens è ora messa in dubbio dagli inquirenti greci, che la settimana scorsa hanno aperto delle indagini sulla condotta di diciassette funzionari della guardia costiera per la morte di oltre 600 persone annegate al largo del Peloponneso nel giugno 2023.
di Guido Olimpio
Corriere della Sera, 29 maggio 2025
Adesso il Paese, dopo la caduta del regime, in cambio della fine delle sanzioni e di un supporto economico può offrire molte risposte. Gli ex ribelli siriani hanno in mano un tesoro: i segreti di Damasco. Pile di documenti dei servizi degli Assad, funzionari del regime che possono raccontare ciò che hanno sentito e visto. Un bottino. Poi c’è l’altro filone, più recente: il destino di tanti scomparsi nel conflitto. I nuovi dirigenti hanno offerto alla Casa Bianca piena collaborazione per fare luce sulla sparizione di Austin Tice, il giornalista americano rapito nell’estate del 2012 alle porte della capitale. Forse catturato da una milizia governativa, pista che non esclude del tutto la responsabilità di un gruppo “radicale”
di Lucio Motta
filodiritto.com, 28 maggio 2025
La critica strumentale e populista che risponde di pancia e non guarda al sistema. Eppure da questo carcere, grazie allo sforzo applicativo di direzione, educatori ed agenti penitenziari, si esce a lavorare e ci si reinserisce. La vicenda del detenuto della II CR di Milano-Bollate che si è suicidato gettandosi dalle guglie del Duomo di Milano domenica 11 maggio scorso ha aperto un dibattito per certi aspetti surreale e mistificatorio. Lasciando alla autorità giudiziaria l’accertamento dei fatti collegati alla vicenda (morte della collega ritrovata al parco Nord, aggressione al collega avvenuta sabato mattina 10 maggio all’alba nei pressi del luogo di lavoro), qui ci si vuole interrogare sulle divagazioni che l’evento ha sollecitato circa l’opportunità che persone detenute escano dal carcere per lavorare, compromettendo la sicurezza sociale.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 28 maggio 2025
Al centro, la proposta di Giachetti per potenziare la liberazione anticipata dei detenuti con buona condotta. La questione del sovraffollamento nelle carceri italiane torna al centro del dibattito politico, alimentata da numeri allarmanti: oltre 16mila detenuti in più rispetto alla capienza tabellare. A preoccupare non è solo la densità dei reclusi, ma anche l’incremento dei suicidi e le condizioni di grave malessere che affliggono il sistema penitenziario. Mentre il commissario straordinario Marco Doglio lavora su interventi di edilizia carceraria, comincia a emergere anche l’ipotesi di un’azione normativa che possa alleggerire la pressione sul sistema, seppur timidamente e senza ancora un vero confronto interno alla maggioranza. Allo stato attuale, anche le opposizioni, pur teoricamente favorevoli a provvedimenti che riducano le presenze negli istituti penitenziari, mantengono un profilo basso.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 28 maggio 2025
L’esperienza di Claudia, Rossana e Licia, che portano la scuola dietro le sbarre. Anche nelle carceri si avvicina la fine dell’anno scolastico. Tempo di pagelle e di bilanci: nel 2022-2023 (ultimi dati disponibili) 19.372 detenuti, di cui 9.002 stranieri, erano iscritti a 1.760 corsi scolastici, e la percentuale delle promozioni è stata del 47,8%. Per alcuni è stato un passo avanti nel percorso di riabilitazione, altri hanno abbandonato gli studi, a volte anche a motivo delle condizioni precarie in cui si fa scuola in questi luoghi. Guardando le cose “dall’altra parte” - quella dei docenti - insegnare in carcere è un’esperienza che costringe a misurarsi con molte carenze di sistema ma che regala molte gratificazioni e spesso lascia un segno indelebile, come è accaduto a tre donne che raccontano il guadagno umano che hanno ricevuto.
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