di Enzo Cannizzaro
Il Riformista, 28 aprile 2026
La crisi di cui si parla in tutto il mondo, è soprattutto la crisi del divieto dell’uso o della minaccia della forza: la norma fondativa del diritto internazionale dei nostri tempi. Questo divieto è stato stabilito in un momento storico eccezionale: quello immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale. L’eccezionalità è ben descritta nella prima frase della Carta dell’ONU: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità…”. Questo evento storico ha certamente contribuito a realizzare un obiettivo che fino ad allora era stato evocato solo nella letteratura utopica, e, cioè, codificare la pace come il bene supremo dell’umanità. Ma il magico momento nel quale si credeva possibile di realizzare la Kantiana pace perpetua è presto svanito. Gli Stati, in particolare le grandi Potenze, non hanno mai rinunciato alla guerra; semplicemente hanno rinunciato alla parola “guerra”, sostituendola con altri termini ambigui: legittima difesa preventiva; operazioni militari speciali; interventi umanitari, e così via. Questa operazione semantica è interessante, seppur ipocrita. Uno Stato che usa la forza, ma che invoca una giustificazione della propria azione, paradossalmente riconosce l’autorità della regola che gli impone di non usare la forza.
Il Dubbio, 28 aprile 2026
Prigioni bloccate in tutta la Francia per le proteste del sindacato, che chiede misure urgenti contro sovraffollamento e carenza di personale. Ma il guardasigilli dice no allo “svuota-carceri”. Prigioni bloccate per protestare contro il sovraffollamento penitenziario. È la protesta lanciata oggi in diversi istituti francesi dal sindacato degli agenti penitenziati, Ufap-Unsa, che chiede misure urgenti contro le celle strapiene e la carenza di personale. Secondo gli ultimi dati ufficiali, al primo marzo il tasso di sovraffollamento era del 137,5%, con 87.126 detenuti a fronte di 63.500 posti disponibili. E alla stessa data si contavano 7mila materassi posti sul pavimento in assenza di letti disponibili. In Europa solo la Slovenia e Cipro presentano un tasso di sovraffollamento superiore alla Francia, sebbene questi due Paesi abbiano un numero assoluto di detenuti inferiore. E un progetto di legge è attualmente in fase di elaborazione per affrontare il problema.
ansa.it, 28 aprile 2026
Una nuova legge elimina la possibilità di scarcerazione anticipata per reati gravi commessi da minori, suscitando forti preoccupazioni sui diritti umani e la riabilitazione. È entrato in vigore il 26 aprile 2026 in El Salvador un controverso pacchetto di riforme penali promosso dal presidente Nayib Bukele che prevede l’ergastolo per i minorenni. Il testo introduce la condanna alla pena perpetua per i reati di omicidio - compreso il femminicidio - stupro e appartenenza a bande criminali, considerate gruppi terroristici, negando il diritto alla libertà condizionale o alla scarcerazione anticipata. Organizzazioni come la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (Cidh) e Human Rights Watch (Hrw) denunciano tuttavia che tali misure sono incompatibili con gli standard costituzionali internazionali.
di Manfredo Pavoni Gay
Il Manifesto, 28 aprile 2026
Nel sovraffollatissimo carcere di San Pedro, a La Paz, in Bolivia, i detenuti si autogestiscono e i parenti possono stare con loro. Ma all’interno la vita è regolata dalle dure leggi del capitalismo. Se l’America latina è il continente del realismo magico, sicuramente il carcere di San Pedro ne è una delle tante dimostrazioni. E forse solo la Bolivia, il paese meno occidentale e più radicato nella cultura indigena dell’America latina, poteva ospitare un carcere così particolare. Un Paese che ha la più alta percentuale di popolazione indigena dell’America latina, uno Stato plurinazionale che riconosce costituzionalmente 36 nazioni indigene, la cui architettura politica si basa sul pluralismo etnico, anziché sullo Stato Nazione.
di Mauro Palma
treccani.it, 27 aprile 2026
Era il 7 dicembre 2022, il nuovo ministro della Giustizia si era insediato da poco e la tradizionale ‘Prima alla Scala’ veniva trasmessa all’interno del carcere di San Vittore. In quell’occasione, il ministro lodò la lungimiranza di proporre un rapporto con l’arte nel luogo dell’esecuzione penale detentiva, perché - queste le sue parole - la finalità rieducativa che la Costituzione afferma come orizzonte a tutte le pene ha bisogno di concretizzarsi, oltre che nel lavoro e nell’istruzione, nel rapporto con il bello. È vero: il bello ha un valore rigenerativo nella rilettura del proprio passato, soprattutto in un luogo di dolore, quale è in ogni caso anche il miglior carcere.
Il Dubbio, 27 aprile 2026
L’associazione richiama il caso Alemanno e i migliaia di ricorsi accolti per trattamenti inumani, chiedendo riforme urgenti a governo e Parlamento. Le carceri italiane sono ormai “fuori dalla legalità” a causa di un sovraffollamento che non si arresta e che continua a produrre conseguenze concrete sui diritti delle persone detenute. A rilanciare l’allarme è Antigone, che richiama il caso di Gianni Alemanno come uno tra i tanti episodi che mostrano la gravità della situazione: all’ex sindaco di Roma sono stati riconosciuti 39 giorni di sconto di pena per aver subito, secondo quanto stabilito, trattamenti inumani e degradanti.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 27 aprile 2026
L’intesa firmata a Roma prevede la promozione di iniziative congiunte di sviluppo territoriale e di coesione sociale, con particolare riferimento al tema dell’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute nel quadro del programma “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”. Sottoscritto a Roma un protocollo di intesa fra il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e la Fondazione con il Sud per “promuovere e ottimizzare le rispettive azioni e competenze su temi di interesse comune, favorendo in particolare la promozione di iniziative congiunte di sviluppo territoriale e di coesione sociale, con particolare riferimento al tema dell’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute. L’intesa è stata siglata dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, e dal presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio.
di Vinicio Marchetti
today.it, 27 aprile 2026
Nel 2026, qualcuno ha firmato un documento ufficiale per togliere il frigorifero ai detenuti. Prima che arrivi l’estate. Tranquilli: sicuramente non creerà nessun problema. Voglio che leggiate bene questa storia. Non è complicata. Non ha bisogno di giuristi, né di sociologi, né di commissioni parlamentari. Ha bisogno soltanto di un po’ di onestà. In Italia esistono 189 carceri. Dentro ci vivono esseri umani - alcuni colpevoli, alcuni in attesa di giudizio, alcuni che forse non avrebbero dovuto starci affatto. Ma tutti, senza eccezione, esseri umani. Con un corpo. Con una sete. Con la necessità, nelle giornate di agosto in una cella di pochi metri quadrati, sovraffollata, senza aria, senza pietà del sole, di poter bere un sorso d’acqua fresca. Qualcuno, al Largo Luigi Daga di Roma - sede del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il cuore decisionale del sistema carcerario italiano - ha firmato una circolare per togliere loro anche questo.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 27 aprile 2026
Per un italiano su due (52,5%) l’ultimo decreto sicurezza approvato alla Camera dimostra che i precedenti interventi varati da questo governo non hanno prodotto i risultati attesi. Il dato fotografa una frattura prevedibile sul piano politico con gli elettori di centrosinistra in larga parte critici (69,7%), tuttavia rivela anche una crepa meno scontata nel campo opposto, con quel 24,1% di elettori di centrodestra che condivide questa valutazione. Scendendo nel dettaglio, emerge un elemento politicamente rilevante. Sono soprattutto gli elettori di Forza Italia (43,2%) a esprimere dubbi sull’efficacia delle misure adottate finora, mentre l’elettorato della Lega (63,2%) e di Fratelli d’Italia (67,4%) resta convinto che i decreti precedenti abbiano funzionato, pur necessitando oggi di un rafforzamento per rispondere a un contesto in continua mutazione.
di don Salvatore Saggiomo*
artestv.it, 27 aprile 2026
Non solo celle, non solo numeri, non solo cronache di sofferenza e tragedie, oggi il racconto cambia direzione, perché quando si parla di carcere si dimentica troppo spesso che la pena non è vendetta ma percorso, non è abbandono ma responsabilità, e che la nostra Costituzione, all’articolo 27, lo dice senza ambiguità: le pene devono tendere al reinserimento sociale del detenuto e non possono mai essere contrarie al senso di umanità, parole forti, chiare, che in molti istituti restano ancora un obiettivo lontano, ma che ad diventano pratica quotidiana, carne viva, esperienza concreta, un carcere piccolo, quasi defilato, pochi detenuti, ma proprio per questo capace di costruire relazioni, percorsi, opportunità.
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