di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 marzo 2026
I giudici cattivi fanno rientrare dall’Albania i migranti cattivissimi e impediscono all’esecutivo di tutelare la sicurezza degli italiani. Il ritornello va avanti da giorni, in un gioco di sponda tra dichiarazioni di Giorgia Meloni, post social di FdI, servizi in tv e articoli sui giornali di destra. La verità, però, è il contrario di quanto sostiene il governo. “La novità che racconto stasera è che ora i giudici non hanno convalidato il trattenimento di un altro immigrato, stupratore di minore”, ha enfatizzato domenica la premier, intervistata da Fuori dal coro.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 marzo 2026
L’ultimo conflitto in corso, che sta infiammando il Medio Oriente e il Golfo, è la dimostrazione che siamo in preda all’adorazione della forza. “Nonostante ciò”, dice al Dubbio Tommaso Greco, professore ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Pisa, “il diritto internazionale non è in crisi”. Greco è autore del libro “Critica della ragione bellica” (Laterza), giunto alla quarta edizione. Alcuni passaggi del volume hanno trovato eco nel messaggio di papa Leone XIV in occasione della Giornata mondiale della pace.
di Cristina Giudici
vita.it, 10 marzo 2026
È stata una giovanissima prigioniera politica, arrestata quando aveva solo sedici anni. Oggi vive a Londra, dove lavora come psicoterapeuta ed è una nota attivista del comitato Campaign to Free Political Prisoners in Iran. “Si stima che siano 100mila i dissidenti nelle carceri”, racconta. “I detenuti hanno protestato per chiedere protezione. Sono stati picchiati e trasferiti nelle celle di isolamento nel seminterrato dove spesso avvengono le esecuzioni”. Shiva Mahbobi conosce bene l’abisso dei detenuti politici che oltre ad essere ostaggio del regime iraniano, devono convivere con il terrore di essere colpiti da una bomba o un missile. Lei, che è stata una giovanissima prigioniera politica, arrestata quando aveva solo sedici anni in Kurdistan, è rimasta ferita durante la guerra Iraq-Iran. Quando bombardarono la sezione dove si trovava, tre delle sue compagne di cella sono morte. “I pasdaran circondarono la prigione per impedire che potessimo scappare”, ricorda con angoscia. Oggi vive a Londra, dove lavora come psicoterapeuta ed è una nota attivista del comitato Campaign to Free Political Prisoners in Iran (Cfppi).
di Anna Gaia Cavallo
napolipiu.com, 9 marzo 2026
I dati impongono una riflessione profonda: senza provvedimenti deflattivi, misure alternative al carcere, l’ingresso di figure sociosanitarie, il rafforzamento del personale di polizia penitenziaria e la promozione di politiche sociali territoriali, il carcere rischia di rimanere una risposta emergenziale e non una reale occasione di recupero e reinserimento sociale. Le misure alternative al carcere sono un argomento di crescente interesse e necessità. Esse non rappresentano solo un’opzione più umana per il trattamento di reati minori, ma anche una soluzione pratica per il sovraffollamento.
di Francesca Polizzi
scienzainrete.it, 9 marzo 2026
Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.
di Marco Follini
adnkronos.com, 9 marzo 2026
“Nei giorni scorsi il Foglio ha pubblicato uno scambio di lettere tra Gianni Alemanno e Goffredo Bettini. Tutto muoveva dalla reclusione del primo e approdava all’amichevole solidarietà del secondo. Ma in quelle parole che attraversano idealmente le sbarre di un carcere e anni di contesa politica c’era qualcosa di più. E cioè il richiamo a una politica che cerca di illuminare le coscienze, acuire le sensibilità e magari scavalcare le frontiere. I due protagonisti sono stati e sono agli antipodi l’uno dall’altro. E io mi sento agli antipodi di tutti e due. Così, il primo istinto, quasi un riflesso condizionato, è quello di scavare nelle loro parole quasi a trovarvi, se non una radice comune, almeno una sorta di affinità nel valore che entrambi concedono alle ideologie novecentesche. Sia pure ideologie opposte.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 9 marzo 2026
Nel corpo risultano 41.585 deleghe, a fronte di 36.415 uomini e donne in servizio. “Un sistema inquinato e patologico”, denuncia Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria. Ci sono più iscritti al sindacato che agenti in servizio. Il paradosso emerge da un decreto del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sulla ripartizione provvisoria dei permessi sindacali per il 2026: nel Corpo di polizia penitenziaria risultano 41.585 deleghe sindacali, a fronte di 36.415 agenti effettivi. In altre parole, almeno sulla carta, gli iscritti alle organizzazioni rappresentative superano il numero stesso dei poliziotti penitenziari.
di Errico Novi
Il Dubbio, 9 marzo 2026
C’è una evidente sottovalutazione degli elettori dietro l’idea per cui la Carta non deve essere toccata. È sotto attacco. Così dicono: la Costituzione va difesa. Dalla riforma. Come se una modifica rispettosa dell’articolo 138 non fosse di per sé legittima. Coerente con la volontà dei Padri che scrissero la Carta. Cosa c’è di vero, in questa visione “conservatrice”? Cosa c’è di pretestuoso? Fino a che punto si tratta del dovere di custodire la Costituzione più bella del mondo e non di una retorica senza appigli? È un argomento centrale, nel dibattito sul referendum. Anzi: è il principale argomento della campagna per il No. E va trattato in ogni caso con rigore, con rispetto. La presunta intangibilità della Costituzione è la cruna dell’ago attraverso cui passa la nostra democrazia. È il nodo in cui si intrecciano la legittimazione della destra di governo, la modernità della sinistra e, ovviamente, la separazione delle carriere.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 9 marzo 2026
Nella campagna referendaria si citano persone e cose spesso senza verificarle. L’avvicinarsi della data del referendum rende più aspro il confronto e le posizioni, anche per effetto della guerra in corso, tendono a prescindere dal merito e a orientarsi secondo schemi precostituiti. Ma il referendum non è un’elezione politica e la scelta deve sforzarsi di guardare alle conseguenze del voto. Allo scopo di concorrere a un orientamento consapevole ho fissato i punti che a me sembrano di maggiore equivoco e quindi di distorsione della conoscenza.
di Giacomo Giossi
glistatigenerali.com, 9 marzo 2026
In vista del referendum sulla Riforma Nordio, incontriamo Gherardo Colombo, un protagonista di alcune tra le più importanti inchieste giudiziarie italiane, da quella che scoperchiò le trame della Loggia P2 fino alla stagione di Mani pulite. Colombo si è dimesso dalla magistratura quasi vent’anni fa scegliendo di andare nelle scuole per raccontare oltre alla sua esperienza di magistrato anche il senso e l’importanza della Costituzione italiana. Un dialogo che ora prosegue anche con il suo ultimo libro La giustizia italiana in 10 risposte (Garzanti), un saggio che offre tutti gli elementi necessari per poter partecipare al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo esprimendo un voto consapevole. Abbiamo incontrato Gherardo Colombo.
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