di Antonella Soldo
Il Domani, 11 marzo 2026
Alla conferenza della Commission on Narcotic Drugs (Cnd) delle Nazioni Unite molti Paesi chiedono un approccio basato sulle evidenze scientifiche. Un approccio che guarda al consumo di droghe prima di tutto come a una questione di salute pubblica. L’Italia va nella direzione opposta, con politiche repressive e illiberali, al fianco di Russia, Cina e di buona parte dei paesi arabi e africani. “L’Italia rimane fermamente contraria all’uso di sostanze stupefacenti per scopi non medici e non scientifici. Non crediamo che alcun sistema giuridico debba riconoscere il diritto all’uso di droghe. Il nostro impegno è quello di agire prima che la diffusione di queste sostanze causi danni irreversibili”.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Se saltano le regole vince la forza. E se le democrazie arretrano avanzano le autocrazie. Bisogna decidere da che parte stare. Una battaglia dopo l’altra il mondo sta precipitando in una spirale molto pericolosa: la prevalenza assoluta della forza sulla politica, della guerra sul dialogo, del delirio sulla ragione. E, ciò che più atterrisce, delle autocrazie sulle democrazie. Circa il 72% della popolazione mondiale, tre persone su quattro, vive oggi sotto un regime autocratico. È il valore più alto registrato dal 1978. Il “Rapporto sullo stato della democrazia” pubblicato dall’Istituto di studi V-Dem, rende chiaro che esistono ora 88 democrazie e 91 autocrazie e che le democrazie liberali sono diventate il tipo di regime meno conosciuto al mondo, con un totale di 29 nel 2024, solo l’otto per cento della popolazione.
di Ferruccio de Bortoli
Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Quella in Iran è la prima guerra con l’intelligenza artificiale. E probabilmente quel tragico errore, lo scambio di una scuola per un complesso militare, è il frutto di un calcolo, velocissimo, sorprendente, ma non perfetto, di un sistema di Intelligenza artificiale. C’è un barlume di speranza se in una democrazia malata, come quella americana, gli anticorpi agiscono. Sono vivi, nonostante tutto. Lo si è visto con la pronuncia della Corte suprema che ha smentito Trump sui dazi. L’inchiesta di un grande giornale come il New York Times sulle presunte responsabilità americane nella strage in una scuola nel primo giorno di bombardamenti in Iran, ne è un’ulteriore prova. Questo è il ruolo di un grande organo di informazione che fa grande una democrazia. Il dovere di ricercare la verità dei fatti anche se questa è contro il proprio Paese e ne mette addirittura in forse la sicurezza. Accadde per il Vietnam, per la sciagurata guerra in Iraq, e non solo.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 11 marzo 2026
All’attacco dell’Iran che nessuno vuole vedere perché per noi conta solo il petrolio, non i popoli e la loro fonte di vita. Siamo come il colonialista britannico Lord Curzon: ogni goccia di petrolio, diceva, vale una goccia di sangue. Poi fingiamo che questa non è la nostra guerra e che non ci schieriamo. Siamo già schierati. È una guerra sempre più sporca perché gli obiettivi di Trump e Netanyahu - al di là delle dichiarazioni talora non verificabili del presidente americano - diventano sempre più opachi ogni giorno che passa. Tra i due l’unico con le idee chiare è Netanyahu che lo ha trascinato in guerra: per lui più i conflitti durano più si sente saldo al potere. Il premier israeliano ha due obiettivi: radere al suolo il Sud del Libano - diventerà come Gaza ha detto un suo ministro - e annichilire l’apparato militare del regime iraniano. Danny Citrinowicz, analista israeliano citato dal Financial Times, ha esemplificato così la situazione: “Se ci sarà un colpo di stato, tanto meglio. Se le persone scenderanno in piazza, tanto meglio. Se ci sarà una guerra civile, tanto meglio. Israele se ne frega del futuro e della stabilità dell’Iran”. Per Netanyahu l’importante è disgregare il Medio Oriente, fare l’Iran a pezzi e imporre il suo primato a tutta la regione: se gli arabi del Golfo un giorno entreranno nel Patto di Abramo lo faranno da sudditi e colonizzati. Ma tutto questo lo sapevamo già, altrimenti Netanyahu non sarebbe andato a Washington a convincere Trump a fare la guerra mentre ancora si stava negoziando. La guerra è sporca perché nasce sporca, contro il diritto internazionale: alla diplomazia sono stati dati degli ultimatum non spazi per trattare.
di Mattia Feltri
La Stampa, 10 marzo 2026
Nel 2012, Paolo e Vittorio Taviani vinsero l’Orso d’oro a Berlino con “Cesare deve morire”, film interpretato dai detenuti in alta sicurezza di Rebibbia, cioè detenuti per reati particolarmente gravi. La storia racconta la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare per la regia di Fabio Cavalli, che da decenni insegna teatro in carcere. Alcuni di quegli attori oggi sono liberi e continuano a recitare, altri sono ancora a Rebibbia e continuavano a recitare a Rebibbia. Continuavano, perché ora una circolare del ministero della Giustizia - retto dal famigerato garantista Carlo Nordio - ha messo un po’ di ordine nella faccenda. I detenuti in alta sicurezza non potranno più andare nel teatro interno al carcere per le prove, potranno andarci soltanto per la recita, a patto che non ci sia pubblico.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 marzo 2026
A Rebibbia limiti alla compagnia di recitazione (che vinse l’Orso d’oro a Berlino). A Saluzzo vietato un progetto di lettura fra studenti e detenuti. Problemi anche a Padova. Una direttiva del Dap per recludere ancora di più i reclusi. In 23 anni ha ospitato circa 100mila persone. Non è solo il teatro del carcere, è un riferimento per l’intero municipio. Dove si fa cultura e si realizza l’incontro tra il dentro e il fuori. Tra i detenuti e le persone - studenti, appassionati di teatro, volontari - che vivono all’esterno. Eppure, quel palcoscenico, il palco del teatro del carcere romano di Rebibbia, sarà momentaneamente vietato ad alcuni detenuti. Quelli del circuito di alta sicurezza, che si collocano a metà tra il 41 bis e i detenuti comuni. Perché? Perché chi gestisce le carceri (l’amministrazione penitenziaria) ha deciso una sospensione di questa attività
di Elettra Raffaela Melucci
ildiariodellavoro.it, 10 marzo 2026
La scorsa settimana il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha pubblicato il report sui decessi in carcere riferito al 2025, con il dichiarato scopo di “fornire una base conoscitiva utile per comprendere l’entità e le caratteristiche del triste fenomeno”. Nel periodo considerato, i suicidi in carcere sono stati 76, dopo gli 83 del 2024, mentre negli ultimi anni la media è stabilmente sopra quota 70. Una diminuzione che, tuttavia, continua a confermare quella che è una vera e propria emergenza ormai divenuta strutturale del sistema penitenziario e di giustizia italiano.
di Stefano Baudino
L’Indipendente, 10 marzo 2026
Nei dodici mesi del 2025, il sistema penitenziario italiano ha registrato 254 decessi tra i detenuti, con un aumento rispetto ai 246 attestati nell’anno precedente. Lo attesta l’ultimo report del Garante dei Detenuti, da cui emerge però un fenomeno specifico e allarmante: a subire un’impennata, passando dai 16 casi del 2024 ai 50 dello scorso anno, sono i decessi classificati come “cause da accertare”. Questo forte incremento - i casi sono più che triplicati - richiede, secondo il rapporto, “un’indagine per comprenderne le ragioni e adottare eventuali misure correttive”. L’aumento dei decessi avviene in un contesto di costante crescita della popolazione carceraria, che ha raggiunto una presenza media di 62.841 unità, con un incremento che ha toccato quasi il 17% rispetto al 2021.
di Stefano Anastasia
L’Unità, 10 marzo 2026
Sono sempre stato a favore della separazione delle carriere ma se il 22 e il 23 di marzo dovesse vincere il sì al referendum, la politica della giustizia del governo, e con essa la sua politica criminale (criminale in senso tecnico così come in senso metaforico) sarebbero confermate dal voto popolare, e questo no, i detenuti, le vittime della discriminazione punitiva del governo non se lo possono permettere. Che ce ne facciamo della separazione delle carriere se consentirà il perdurare, e anzi rinvigorirà questa politica criminale? Che ce ne facciamo del giudice terzo se serve a chiudere in carcere ogni forma di irregolarità sociale? Sarà per un’altra volta, quando se ne potrà discutere in un quadro di garanzie che qui non si sono viste. Intanto è no: no alla prepotenza del governo, no allo stravolgimento degli equilibri istituzionali, no ai rischi per l’indipendenza della magistratura, ma soprattutto - converrà il mio interlocutore di là dalle sbarre - no alle politiche penali e penitenziarie di questo governo.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2026
Il tribunale di Firenze solleva la questione di legittimità alla Consulta Rinvio facoltativo della pena in caso di condizioni inumane di detenzione. Questo l’obiettivo della ordinanza con la quale il tribunale di sorveglianza di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale sollecitando la Consulta a una sentenza additiva. Il provvedimento, datato 4 marzo prende atto delle condizioni del carcere di Sollicciano (celle afflitte da copiose e frequenti infiltrazioni di acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori e, per lo più, in condizioni igieniche gravemente compromettenti, oltre alla ristrettezza dello spazio, di soli 9 metri quadrati) e del fatto che il detenuto le cui condizioni erano oggetto del giudizio non poteva accedere a misure alternative alla detenzione.
- Patrocinio a spese dello Stato, non va indicata la natura dei redditi sotto soglia
- Sì al mandato specifico a impugnare previsto solo per il difensore d’ufficio e non di fiducia
- Emilia Romagna. 8 marzo, l’Assemblea legislativa: “Servono più progetti per le detenute”
- Piemonte. Carceri, AVS all’attacco: “La Garante Formaiano faccia un passo indietro”
- Veneto. Vescovi e direttori delle carceri, insieme per reinserire i detenuti











