sardegnalive.net, 11 marzo 2026
Consentirà ai partecipanti di ottenere certificazioni utili per il reinserimento lavorativo e competenze per intervenire nelle emergenze sanitarie. Prendere il via quest’oggi il nuovo progetto formativo promosso dal Cpia n.4 di Oristano e rivolto a cinquanta detenuti della Casa di reclusione di Massama. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ampliare le opportunità di formazione per gli studenti detenuti, offrendo loro la possibilità di conseguire brevetti e certificazioni spendibili nel mondo del lavoro. Il progetto è stato ideato dal professor Gian Mario Dettori, docente del Cpia e referente dell’istituto presso la struttura penitenziaria. La sua realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con l’associazione ed ente di formazione Re-Heart, di cui lo stesso docente fa parte come istruttore.
di Federica Pacella
Il Giorno, 11 marzo 2026
Dalla casa di reclusione di Verziano, le voci delle detenute arrivano nel cuore del Tribunale di Brescia, per raccontare la reclusione da un punto di vista per certi versi inedito. Le donne recluse sono stabilmente il 4-5% dei detenuti, ma molto spesso sono corree dei propri partner. Nell’ambito degli spazi di ascolto e del laboratorio di teatro sociale, tenuti a Verziano da Fraternità Sistemi con l’équipe educativa dell’istituto e il supporto di Comune di Brescia, Rete Antiviolenza territoriale, Comunità Fraternità, sono emerse fragilità accomunate da relazioni violente, a cui si è iniziato a dare una risposta che, per molte detenute, si sta trasformando in una ritrovata libertà dalla violenza.
di Edoardo Iacolucci
La Capitale, 11 marzo 2026
Rebibbia, “la città invisibile” prende voce all’Auditorium: il docu-teatro ispirato a Calvino debutta davanti al pubblico. Le luci della sala si abbassano mentre sullo schermo scorrono i primi volti. All’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” sta debuttando “Rebibbia: la Città invisibile”, esperimento di docu-teatro nato dai Laboratori d’Arte in carcere e ispirato all’opera di Italo Calvino, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Ottava Arte in collaborazione con La Ribalta Centro Studi “Enrico Maria Salerno”, porta sul palco detenuti, ex detenuti e personale della Polizia penitenziaria del carcere romano di Rebibbia. La regia è firmata da Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe. In platea il pubblico segue in silenzio un racconto che mescola teatro, video e memoria personale, mentre il progetto prende forma davanti agli spettatori.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 marzo 2026
“Dei delitti e delle pene”: nel primo numero dell’anno, MicroMega fa il punto sulla giustizia del XXI secolo. Tassatività, determinatezza, materialità, offensività. Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando. Sono i principi costituzionali ai quali dovrebbe sottostare qualsiasi norma incriminatrice affinché si possa ridurre la “divergenza tra ius quia iustum (diritto che è tale perché giusto) e ius quia iussum (diritto tale per il solo fatto di essere sancito)”. Di questi tempi di grande abbuffata simbolica del diritto penale il pericolo di rimanere disorientati è alto ma l’ultimo numero di MicroMega, il primo del 2026 - Dei delitti e delle pene. Carcere e penalità nel XXI secolo (pp. 272, euro 18) - è un’ottima bussola e un valido strumento per riconoscere le trappole della giungla panpenalista. Per esempio, tra le numerose firme del volume, Luigi Manconi e Federica Resta, autori delle righe appena citate, ricostruiscono l’evoluzione storica della “pena, tra colpa reinserimento e speranza”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 11 marzo 2026
Intervista con in regista cofondatore del Teatro libero di Rebibbia dopo le notizie su limitazioni alla recita per reclusi in alta sicurezza. “Ho conosciuto 2 mila detenuti, la loro recidiva è passata dal 65 al 15%. Alcuni ora sono attori professionisti. Il teatro fa bene a loro e alla società. La pena non è vendetta”. Stasera la compagnia è all’Auditorium di Roma. “A Rebibbia è attivo da dieci anni un Laboratorio teatrale durante il quale gli studenti universitari assistono alle prove in palcoscenico dei detenuti del Reparto alta sicurezza. Per quest’anno, al momento, non è stato autorizzato dal Dipartimento penitenziario”.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 11 marzo 2026
Guerra poco spiegata, referendum opaco e informazione nelle mani di pochi: quando il potere discrezionale cresce, la libertà dei cittadini diventa sorvegliata. Non troppo distante da noi divampa una guerra che non riusciamo a capire fino in fondo e di cui sappiamo pochissimo. Le informazioni sono frammentarie e filtrate e il governo incredibilmente non sente il dovere urgente di spiegare ai cittadini quali scelte stiamo compiendo, con quali rischi e con quali implicazioni. Nello stesso tempo siamo chiamati a pronunciarci su un referendum che sancirebbe una modifica alla Costituzione. Ma lo si fa nell’ambito di un dibattito falsato. Terribilmente tecnico o del tutto ideologico e quindi vuoto.
di Federica Rossi*
Il Manifesto, 11 marzo 2026
Sempre di più le richieste respinte in nome di un’imprecisata “sicurezza dello Stato”. “Quando mi hanno rigettato la cittadinanza ho camminato per ore, piangendo per tutta la città. Era notte. Qui ho lavorato una vita, tutti mi rispettano. Non riuscivo a crederci”, racconta Amal Al-Ali (nome di fantasia). La sua è una delle centinaia di storie di dinieghi al riconoscimento della cittadinanza italiana per motivazioni inerenti alla “sicurezza dello Stato”. Secondo una richiesta di accesso agli atti che abbiamo presentato, in questo gruppo ricadono 132 persone solo nel 2024. Negli ultimi 5 anni sono 975. Il rigetto avviene quando, per l’amministrazione, l’acquisizione potrebbe comportare una minaccia.
meltingpot.org, 11 marzo 2026
“Siamo 20 persone e siamo nella peggiore condizione perché il trattamento qui è pessimo. Per favore, aiutateci. Non possiamo sopportare qui: ogni giorno la gente vuole suicidarsi”. Così inizia la denuncia contenuta in un comunicato stampa firmato da Assemblea No Cpr Macomer e LasciateCIEntrare, che riporta le testimonianze di 16 internati del Cpr di Macomer. Le parole raccontano una realtà di sofferenza estrema e rappresentano un grido d’aiuto rivolto alla società tutta: “Oggi sembra un anno [i giorni scorrono tanto lenti da sembrare lunghi come un anno]. Anche il nostro stato psicologico è pessimo. Anche il cibo non è buono e qui non tutto è buono, ci sono otto persone gravemente malate e non c’è personale medico. Hanno bisogno di cure il prima possibile. C’è molto razzismo: persone che non hanno fatto nulla di male sono qui nelle loro condizioni peggiori. Sono state portate qui direttamente dal mare. Non hanno fatto nulla di male. Non c’è personale medico, c’è molto razzismo. Vogliamo cambiare questo centro. Vogliamo andare in un altro centro. Per favore e grazie mille”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 marzo 2026
Le opposizioni rilanciano: il governo sapeva che quei migranti sarebbero tornati indietro. “Deportati solo per fare campagna sul referendum”. E torna lo spettro del danno erariale. Un’informativa urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su quanto sta accadendo nel Cpr di Gjader. È la richiesta avanzata ieri in Aula dalla deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione di FdI. “Apprendiamo, preoccupati ma purtroppo non stupiti, di un ulteriore provvedimento della Corte d’Appello di Roma che non convalida il trattenimento nel Cpr di Gjader (di un cittadino straniero) che riporta nel suo curriculum condanne per furto, spaccio e sequestro di persona, violenza sessuale e di gruppo”, ha dichiarato la parlamentare.
di Leonardo Fiorentini
Il Manifesto, 11 marzo 2026
Durante la 69ª sessione della Commission on Narcotic Drugs dell’Onu, che si svolge questa settimana a Vienna, Forum Droghe è coinvolta in una serie di side event che, messi in fila, svelano come le politiche repressive sulle droghe producano sempre più spesso abusi, discriminazioni, violenza e impunità. Quattro finestre su come la war on drugs alimenti assetti di potere che è urgente rimettere in discussione: la corruzione che si insinua nelle pratiche quotidiane di polizia e giustizia; le uccisioni extragiudiziali presentate come strumenti di governo del fenomeno; la profilazione etnica come dispositivo di razzismo istituzionale e selezione sociale nei contesti urbani; la genesi neocoloniale delle convenzioni sulle droghe. Quattro incontri che delineano un’agenda per la riforma: se vogliamo parlare seriamente di salute e benessere sociale, anche sicurezza, dobbiamo guardare ai costi reali della guerra alla droga e costruire alternative fondate su diritti e accountability, riduzione del danno e giustizia sociale.











