di Daniela Fassini
Avvenire, 13 marzo 2026
Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti: secondo l’Oim sono già 545, erano 144 nello stesso periodo del 2025. Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti. “Diminuiscono gli arrivi ma aumentano i morti” sottolinea un portavoce dell’Oim che, calcolatrice alla mano snocciola: dai 9 morti del 2014 (primo anno in cui si è cominciato a registrare le vittime in mare, ndr) ai 545 del 2026. Il periodo di riferimento è sempre lo stesso: 1 gennaio - 12 marzo. Passando per i 490 del 2017, i 358 del 2018 e poi ancora, 353 nel 2023 e i 144 dello stesso periodo del 2025.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 13 marzo 2026
Guerre giuste e guerre dimenticate: il doppio standard. Quando la forza finisce per sostituire le regole. È abbastanza sorprendente il coro di commenti negativi sulla politica di Donald Trump, a proposito di uso indiscriminato della forza, umiliazione della diplomazia e palese violazione del diritto internazionale. Come se l’attacco all’Iran fosse soltanto un caso improvviso e isolato, concepito dalle follie di potere del presidente americano. Come se la memoria del recente passato e persino del presente fosse azzerata. Come se tutto quanto continua ad accadere anche fuori dall’Iran (leggi Ucraina, Libano, Gaza) fosse meno grave e meritasse meno attenzione. Ed è ancora più sorprendente come l’affermazione di un principio - il diritto internazionale - sia sottoposta a variabili di ordine culturale e politico, il che, di conseguenza, comporta che la violazione dello stesso sia considerata più o meno grave non in assoluto, ma a seconda di chi la decida e di chi la subisca.
di Gabriele Segre
La Stampa, 13 marzo 2026
Tra i mille effetti brutali della guerra ce n’è uno meno evidente ma altrettanto spietato: quando città e uomini bruciano abbastanza a lungo, prima o poi nel rogo finiscono anche le nostre contraddizioni. Il conflitto in Medio Oriente è già arrivato a questo punto dopo appena due settimane: mentre incendia un’intera regione, ha cominciato a incenerire anche le maschere indossate dal nostro Occidente, portando alla luce le verità nascoste di un’epoca che non riusciamo più a riconoscere. Lo fa, come sempre accade in guerra, soprattutto per immagini. La prima è quella di Donald Trump nello Studio Ovale, circondato da una dozzina di pastori evangelici in giacca e cravatta. Occhi chiusi, mani posate sulle spalle del comandante in capo. Come in un antico rito di consacrazione, invocano la protezione su di lui e sulle sue insegne: quelle dei bombardieri che decollano dalle portaerei e dei missili che solcano il cielo dal Mediterraneo al Golfo Persico.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 13 marzo 2026
Nel carcere di Evin sospesa la distribuzione del cibo. Crescono le preoccupazioni per la situazione dei prigionieri politici in Iran. Nonostante gli attacchi militari e le condizioni di guerra, non è stata diffusa alcuna comunicazione riguardo alla liberazione dei detenuti. “MIO PADRE era stato condannato a morte tre volte, con le stesse accuse che vengono spesso rivolte agli attivisti civili e politici: propaganda contro il sistema, spionaggio e inimicizia contro Dio. Alla fine la sua pena è stata ridotta a quindici anni di carcere, dato che non esisteva alcuna prova concreta contro di lui” racconta al manifesto Zhino Babamiri, figlia di Rezgar Babamiri, prigioniero politico curdo.
ilpost.it, 13 marzo 2026
L’avvocato generale dell’esercito israeliano, Itai Ofir, ha deciso di archiviare il procedimento contro cinque soldati accusati di aver torturato un prigioniero palestinese nella prigione di Sde Teiman. Il caso era stato molto discusso nel paese e all’estero dopo che la precedente avvocata generale Yifat Tomer-Yerushalmi aveva diffuso un video in cui si vedeva un gruppo di soldati circondare il detenuto, picchiarlo e violentarlo con un oggetto appuntito, coprendosi con gli scudi antisommossa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 marzo 2026
Tre detenuti ogni due posti disponibili, e in alcuni casi anche peggio. Poi gli agenti che mancano, a volte uno su quattro. Sono due facce della stessa crisi, e un’elaborazione sui dati del ministero della Giustizia le mette insieme in modo difficile da ignorare. Marco Dalla Stella, giornalista investigativo specializzato in analisi dei dati, ha costruito il sito “Sovraffollamento Carcerario”, aggiornato quotidianamente attingendo direttamente alle schede di trasparenza degli istituti penitenziari. Quelle schede contengono due informazioni che di solito vengono raccontate separatamente: quante persone ci sono dentro rispetto ai posti disponibili, e quanti agenti di polizia penitenziaria ci sono rispetto a quelli previsti in pianta organica. Dalla Stella ha messo quelle due informazioni sullo stesso grafico, e il risultato è una mappa del disagio che non lascia molto spazio all’ottimismo.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 12 marzo 2026
Il paradosso di questo referendum è che propone una riforma garantista (o sedicente tale), sostenuta dal governo più giustizialista e manettaro degli ultimi anni. Contemporaneamente, la suddetta riforma garantista o sedicente tale è osteggiata, talvolta nel nome del garantismo, dalle fazioni politiche e giornalistiche più giustizialiste di sempre. C’è da far girare la testa, e infatti gira a molti, quasi a tutti, in questo giochino intellettual-politico di posizionamento. Mettendo però da parte le contraddizioni filosofiche e teoriche dei sostenitori di entrambi gli schieramenti, resta tragicamente intatta la contraddizione più grande: questa riforma che vorrebbe, separando le carriere, garantire i diritti delle persone che finiscono in un’inchiesta, è sostenuta da una maggioranza che ignora ostentatamente i diritti delle persone già condannate da quel sistema che loro dicono essere fortemente iniquo e sbilanciato a favore dell’accusa.
di Vera Mantengoli
Corriere della Sera, 12 marzo 2026
Il sacerdote (in prima linea da anni nel sociale) si confronterà con il giornalista e con il rapper Kento Attraversare le ferite della storia, della marginalizzazione e dei soprusi personali per interrogare il presente. Con la “dedica” a Sorj Chalandon, il festival compie già una scelta civile: nelle sue storie - tra cadute e tradimenti, guerre e redenzione - la letteratura scava nell’attualità e la consegna al lettore. Non è un caso che l’edizione 2026 inauguri “Dedica per il sociale”, progetto per rendere la cultura accessibile a tutti. Il dialogo parte da una soglia simbolica: tra il Convento di San Francesco e la Casa per Anziani Umberto I di Pordenone, affacciata di fronte al luogo d’elezione del festival. Nella struttura si terrà un incontro dedicato a Chalandon, con letture tratte dai suoi romanzi, curate da operatori didattici. Gli ospiti della Casa lo ascolteranno dal vivo durante la settimana di “Dedica”.
di Antonio Ferrero
La Stampa, 12 marzo 2026
Nei due anni in cui mia moglie ha insegnato nel carcere di Saluzzo, mi ha invitato più volte a parlare dei miei libri alla sua classe, un gruppo di detenuti dei quali ho fatto l’errore di cercare informazioni su Google. È emerso un mondo di violenza mafiosa spaventoso, fatto di omicidi e sopraffazioni di ogni genere. Durante il nostro incontro ammetto di essermi sentito costantemente stranito di fronte ad adulti - talvolta anziani - che, in alcuni casi, non sarebbero mai usciti da quelle mura e meritavano inequivocabilmente di trovarvisi. Tuttavia, nella monotonia di una vita destinata a scivolare in una routine fuori dal mondo, il diversivo di uno sconosciuto che parlava dei suoi romanzi ha suscitato un’attenzione che, spesso, a scuola, nel rigore dell’obbligo, manca.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 12 marzo 2026
Giovane delinquente, detenuto a Poggioreale e poi a Rebibbia, dove impara recitazione e arriva all’Orso d’Oro. Oggi è uno dei più importanti attori italiani. Intervista maestosa sullo sbagliare, sul rialzarsi, sullo studiare, sull’essere aiutati e poi sull’aiutare, su cosa significa essere comunità. Un’intervista fortemente consigliata a Nordio. Salvatore Striano non usa filtri per raccontare il suo passato. Nessun abbellimento: la realtà sbattuta in faccia per quella che è. “Ho incontrato il teatro nel momento più buio della mia vita. Avevo perso entrambi i genitori mentre ero in carcere, a Rebibbia. Questa cosa mi aveva incattivito: per fare la vita che facevo, non ero stato capace di stare vicino alle persone che mi avevano messo al mondo. Bevevo e prendevo psicofarmaci perché avevo paura di restare lucido”. Poi è arrivato quel copione: Napoli milionaria, di Eduardo De Filippo. Napoletano come lui.
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