di Erica Manna
La Repubblica, 10 agosto 2026
Nelle giornate da bollino rosso, la vita in un carcere sovraffollato. Il cappellano don Paolo Gatti: “Bisogna sperare che piova”. L’hanno ribattezzato Marassi Beach, il cortile rovente dei “passeggi”, perché qui non manca l’ironia: in estate ci si può restare un’ora in più, ma è un cubo di cemento dove il sole rimbalza e sembra di cuocere. Eppure anche questo può essere meglio che rimanere chiusi dentro a una cella in sei. Benvenuti alla casa circondariale di Marassi, 535 posti per 663 detenuti. Dove la quotidianità, a quaranta gradi, è l’acqua della doccia che scorre continuamente per tenerla fresca e farla così scrosciare sulle bottiglie di minerale conservate dentro a un secchio: un trucco per evitare che pure l’acqua da bere arrivi rapidamente a trenta gradi.
tp24.it, 10 agosto 2026
Il problema, ormai, non è più capire se il carcere “Pietro Cerulli” di Trapani abbia delle criticità. Il problema è capire quanto ancora si possa andare avanti così. Nel giro di poche settimane sindacati, avvocati, magistrati e operatori istituzionali sono entrati nella casa circondariale di San Giuliano. E sono usciti raccontando, sostanzialmente, la stessa cosa. Celle sovraffollate. Muffa. Caldo soffocante. Acqua marrone o giallastra dai rubinetti. Carenza di personale. Pochissima assistenza sanitaria. Detenuti chiusi anche venti ore al giorno. Attività rieducative ridotte al minimo.
di Luca D’Alessio
Il Riformista, 10 agosto 2026
Sovraffollamento carceri. Situazione critica nei penitenziari. Al limite del rispetto della umana condizione. Sono questi i temi che nelle ultime ore infervorano gli ambienti della politica, soprattutto quelli distinti dal garantismo della prima ora. La Commissione Giustizia della Camera dei Deputati avvia un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri per far luce sulle criticità in atto. Ma, se da un lato si vive un frangente complesso, contestualmente a questa situazione difficile, sembra esserci anche spazio per iniziative dove lo Stato è presente ed assolve pienamente ai suoi doveri di reinserimento sociale dei detenuti e di funzione rieducativa della pena. I detenuti della Casa circondariale di Lecce, in questi giorni stanno vivendo un’occasione unica di riscatto personale e sociale. A causa della nota carenza del personale di salvamento sulle spiagge della costa salentina, è nato il progetto “Io Salvo”.
di Luca Marconi
Corriere della Sera, 10 agosto 2026
Lo sceneggiatore napoletano ora alla regia racconta dodici anni di laboratori di scrittura coi i giovani detenuti sull’isolotto di Bagnoli. In anteprima alle Giornate degli Autori - Confronti della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - l’8 settembre - lo scrittore e sceneggiatore partenopeo Riccardo Brun presenta la sua opera prima alla regia, “I Nisidiani”, nata dall’impulso di raccontare ben dodici anni di laboratori di scrittura nel carcere minorile di Nisida: un lavoro collettivo d’un pugno d’affermati autori napoletani - alcuni all’epoca erano appena agli esordi - proseguito in tutti questi anni nel progressivo sforzo di stabilire la connessione ottimale, coi giovanissimi detenuti, perché avvertissero nella cultura un’opzione di riscatto esistenziale. Prodotto da Donella Bossi Pucci, Riccardo Brun, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano con la partecipazione di Rai Documentari per la cura editoriale di Silvia Barite, il film dunque cerca di mettere insieme il succo di un’esperienza forte, di trasformazione reciproca, che ha coinvolto, con Brun, Viola Ardone, Valeria Parrella, Patrizia Rinaldi, Gianni Solla, Angelo Petrella, Mario Gelardi, Maurizio de Giovanni, Antonio Menna, Daniela De Crescenzo e molti altri. E tutti, in forme diverse, hanno sviluppato un legame profondo con i ragazzi coinvolti nel progetto, fino a realizzare un romanzo collettivo che rappresenta un caso unico nel panorama letterario italiano.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 10 agosto 2026
Abbassare l’età pensionabile, ridurre le tasse, combattere la denatalità, difendere il made in Italy: perché la destra sovranista non può fare nulla di tutto questo senza l’apporto dell’immigrazione. E anche sulla sicurezza, più realtà, meno paura. Il caso Ceuta, lo abbiamo visto, ha rimesso in circolo, nell’estrema destra europea, l’algoritmo del “dagli allo straniero”, specie se un pochino di colore. Le immagini dell’“invasione” di Ceuta hanno tirato fuori il peggio delle destre europee e ci hanno ricordato quanto la strumentalizzazione dei temi legati all’immigrazione sia direttamente proporzionale alla vicinanza alle elezioni politiche. Italia, Francia, Spagna e Polonia si avvicinano alle elezioni e la demagogia attorno al caso Ceuta, per fortuna durata pochi giorni, nasce anche da qui: dal desiderio da parte delle destre europee di poter raggranellare qualche follower e un po’ di consenso in più, evocando la paura più ancestrale che c’è. Lo straniero, specie se un pochino di colore. Il copione è sempre lo stesso. C’è l’invasione. Gli immigrati sono alle porte. Dobbiamo difenderci. Dobbiamo chiuderci. Dobbiamo salvare i nostri popoli per dare loro un futuro.
di Luciano Violante*
Il Foglio, 10 agosto 2026
Continuare a criticar tacendo o inseguire la destra sul suo terreno? I progressisti italiani, stretti in due vicoli ciechi. Ma c’è una terza via, fatta di formazione e lavoro, utile all’immigrazione e al paese. Le politiche dell’immigrazione non possono limitarsi alla gestione dei flussi; sarebbe una sfida persa in partenza perché la pressione migratoria, per il numero di persone coinvolte, per l’animo che le spinge è stata ed è sempre superiore alla capacità di fermarla o di respingerla. Non riusciamo a fronteggiarla neanche all’interno dei nostri confini. Nel primo trimestre del 2026 nella Unione europea hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio nazionale più di 100.000 cittadini non comunitari; l’ordine è stato eseguito per circa un terzo dei destinatari. Gli altri due terzi si sono presumibilmente aggiunti alla massa di disperati sfruttati, senza presente e senza futuro.
di Francesca Mannocchi
La Repubblica, 10 agosto 2026
Oscilliamo tra la minaccia da respingere e la vittima da salvare: nel mezzo resta invisibile la persona, che viene disumanizzata. Il movimento non è un incidente dal quale difendersi, ma una forma con cui la storia continua a prodursi. Quello che accade a Ceuta in queste settimane ci rimette davanti a un problema antico: il modo in cui la narrazione europea sulla migrazione genera due figure opposte, che assolvono alla stessa funzione - impedirci di riconoscere nelle persone migranti delle persone.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 10 agosto 2026
Il vescovo di Civitavecchia Tarquinia e Porto Santa Rufina è stato più volte a Ponte Galeria. “Sono peggio delle prigioni, condivido la battaglia di Capua e Trento”. “Condivido la battaglia degli arcivescovi di Capua e di Trento contro la realizzazione di Cpr nei loro territori, perché sono strutture dove non c’è il rispetto della dignità umana. Lo posso dire perché ci sono stato più volte e perché come diocesi ci stiamo impegnando per migliorare questa condizione”. A parlare è Gianrico Ruzza, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina, nel cui territorio esiste il Cpr di Ponte Galeria, 120 posti ma solo 80 immigrati presenti tra i quali 5 donne (è l’unico con presenza femminile), tre suicidi, molte rivolte e proteste. Nel 2024 è stata firmata una convenzione fra Prefettura, Caritas di Roma e di Porto-Santa Rufina, Comunità di Sant’Egidio e Centro Astalli per una presenza stabile, fornendo assistenza legale e spirituale, insegnamento dell’italiano, ascolto.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 10 agosto 2026
Mouchine Ettabouti è in coma dopo aver ingerito acido nel Cpr di Milano. Tra accuse e dubbi sulla dinamica, Nicola Cocco, medico della rete No Cpr, ha denunciato a Fanpage.it condizioni gravissime: “La custodia dello Stato dovrebbe proteggere, non esporre a rischi”. Mouchine Ettabouti, 37 anni, è ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dopo avere ingerito un detersivo a base di acido cloridrico mentre si trovava nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli. Come spiegato da Nicola Cocco, medico infettivologo della Rete Mai più Lager, NO ai Cpr e della Società italiana di medicina delle migrazioni, a Fanpage.it il prodotto conteneva acido cloridrico al 7 per cento e ha provocato “ulcere gravissime a carico dell’esofago e dello stomaco”, con rischio di perforazione, emorragia e morte. Ora Mouchine sarebbe fuori pericolo di vita, ma le condizioni restano molto gravi.
di Giovanni Caprio
pressenza.com, 9 agosto 2026
Il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. È l’ennesima denuncia di Antigone che in questi giorni ha presentato il suo Rapporto di metà anno 2026 sulle carceri italiane, evidenziando le condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record e gli inutili gli interventi del governo. I numeri sono impietosi ed indegni di un Paese civile: al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Stiamo parlando di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.
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