di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 marzo 2026
Intervista con la responsabile giustizia del Pd sui limiti alle attività culturali per i detenuti. “La nuova circolare complica la situazione detentiva che già è gravissima. Non ci accontentiamo delle risposte di Nordio: succede il contrario di ciò che dice”. Debora Serracchiani, il governo limita le attività teatrali e culturali in carcere. Alcune le vieta. Che idea si è fatta di questa stretta? Abbiamo chiesto conto al governo della circolare di ottobre scorso, che accentra su Roma le decisioni sulle attività nelle carceri dove ci sono detenuti in alta sicurezza. Ha risposto che va tutto bene, ma noi non ci accontentiamo: facciamo di continuo visite in carcere e sappiamo che succede l’esatto opposto di quello che dice il ministero.
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2026
Incardinata al Senato una proposta di legge a prima firma Marco Meloni (Pd) per eliminare la “corsia preferenziale” che colloca in via prioritaria i detenuti al 41-bis nelle strutture carcerarie delle isole, in particolare la Sardegna. Fino a circa dieci anni fa, la Sardegna ospitava nelle strutture carcerarie dell’isola pochissimi detenuti in regime di carcere duro (il cosiddetto 41-bis), poi cresciuti gradualmente fino a un centinaio di unità. Ora il loro numero dovrebbe raggiungere un nuovo picco: nelle prossime settimane ne sono attesi oltre 160, in linea con la politica di “concentrazione” dei detenuti più pericolosi nelle carceri delle isole annunciata dal ministero della Giustizia, deciso ad attuare la “corsia preferenziale” per le isole introdotta nell’ordinamento penitenziario nel 2009 ma mai realmente applicata.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 13 marzo 2026
Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della devianza minorile come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva Mare Fuori, che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di Bibbiano, puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore.
di Alice Dominese
Il Domani, 13 marzo 2026
Il rapporto della ong Save the Children sulla criminalità minorile spiega perché dietro l’espansione di denunce, arresti e armi tra i più giovani ci sono “fragilità emotive diffuse” di adolescenti spaventati dal mondo esterno. L’Italia è uno dei paesi con il tasso di criminalità minorile più basso in Europa, ma tra fragilità relazionali e vuoti educativi aumentano i minori denunciati o arrestati per reati violenti. “Almeno fare paura significa essere visti”, dice un ragazzo intervistato da Save the Children nell’ambito del report “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, che critica la risposta punitiva prediletta dalle istituzioni. “Di fronte a questo scenario, un approccio emergenziale che fa della punizione e del controllo gli strumenti principali per prevenire e affrontare la violenza minorile non è coerente con il superiore interesse del minore”, dice Antonella Inverno, responsabile della ricerca dell’ong.
di Nina Fresia
La Stampa, 13 marzo 2026
Tra i reati in aumento anche l’associazione mafiosa. Save the Children: “La risposta non può essere solo punitiva”. Rabbia, paura e forte sfiducia nella società: sono i sentimenti dietro ai numeri del rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” realizzato da Save the Children. Il campanello d’allarme suona forte e chiaro: è vero che le segnalazioni dell’autorità giudiziaria minorile sono diminuite nel corso degli ultimi vent’anni, ma allo stesso tempo sono aumentati i reati di natura violenta commessi dai giovanissimi. Rapine, lesioni personali, risse e minacce sono sempre più diffusi.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 13 marzo 2026
Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori, antagonisti; tutti in libertà, “se non passa la riforma”. Già che ci siamo, in direzione contraria, anche figli strappati alle madri. Con la bava alla bocca, chiamando a gran voce i suoi, scuotendo i peggiori umori forcaioli, la donna, madre, italiana fa la faccia feroce, e di nuovo tocca ingoiare e trattenere il respiro, per provare a spiegare, ancora una volta, che separare le carriere non ha nulla a che fare con questa pazza idea di rimettere a posto le cose e fermare il “plotone di esecuzione”. Piuttosto, senza pretesa di esaurire l’elenco, c’è l’ambizione di non far del processo uno strumento di lotta alla criminalità, ma di accertamento di un fatto, dando alle parti un ruolo paritario, dinanzi a un giudice terzo (non solo imparziale).
di Renato Balduzzi
Avvenire, 13 marzo 2026
Nonostante un clima non propriamente favorevole a ragionamenti e a riflessioni, ecco una chiave di lettura che potrebbe consentire di esercitare meglio, i prossimi 22 e 23 marzo, il dovere civico del voto, ai sensi dell’art. 48, comma 2, della Costituzione. Dopo l’autorevole e fermo invito del presidente della Repubblica a rispettare il Consiglio superiore della magistratura, i toni si sono un po’ abbassati, ma la campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giudiziario continua ad affrontare l’ultima settimana intrecciando luoghi comuni non dimostrati, falsità contrabbandate per evidenze, attacchi generalizzati e talvolta scomposti alla magistratura quando non a singoli magistrati in particolare. Neppure le accresciute preoccupazioni che l’attacco all’Iran sta comportando, anche con riferimento alla vita quotidiana di ciascuno, sembrano indurre ad approcci più equilibrati.
di Ilario Ammendolia
Il Dubbio, 13 marzo 2026
Cosa sarebbe meglio per l’Italia: lo Stato di polizia o una Repubblica in cui i giudici avranno (come in parte già hanno) il ruolo degli ayatollah in Iran? Secondo molti è questo il vero quesito a cui dovrà rispondere il popolo italiano al prossimo referendum. È c’è chi sogna e lavora per uno Stato in cui il governo potrà ordinare una retata di rom, di immigrati o di ragazzi che manifestano per la pace, senza “l’impaccio” dei magistrati. Così dall’altro lato, ci sono coloro che vorrebbero travolgere gli argini costituzionali per stabilire il primato etico, politico e legale dei giudici. Un loro ruolo di reggenza della Repubblica con una politica delegittimata. Questa è la scelta che ci vorrebbero imporre dall’una e dall’altra parte.
di Guido Salvini*
Il Dubbio, 13 marzo 2026
Dopo una lunga riflessione ho deciso di non partecipare a questa chiamata alle armi che non è un referendum su una legge ma appunto una guerra. Abbiamo assistito ad una campagna più pubblicitaria che di informazione ai cittadini, che ben poco possono sapere della materia del referendum. Una campagna contrassegnata da slogan fasulli. Per il Sì “Vuoi una giustizia più giusta?”, per il No “Vuoi magistrati sottoposti al Governo?” come dire “In Italia preferisci che ci sia la pace o la guerra?”, domande che hanno già in sé una risposta tautologica. E poi “Voterebbero Sì Gelli e i malfattori” o, al contrario, votare No significherebbe tradire Giovanni Falcone che era per la separazione delle carriere. Ed ancora per qualcuno se ci fosse stata questa riforma Enzo Tortora non sarebbe stato arrestato ingiustamente mentre per gli altri con questa riforma non ci sarebbe stato Mani Pulite. Ma così, sganciando in modo suggestivo eventi lontani dal loro contesto storico-giudiziario, non riproducibile oggi, si può dire qualsiasi cosa. In sostanza questi slogan sono un inganno e una manipolazione degli elettori.
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2026
Non parliamo di pericolosi terroristi ma di ragazzini, spesso di minori stranieri non accompagnati pluritraumatizzati da viaggi della speranza. Il 7 luglio scorso Antigone aveva depositato un esposto in procura nel quale raccontava le presunte violenze subite da ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Erano varie settimane che eravamo stati raggiunti dalle prime segnalazioni e ne avevamo informato la garante comunale delle persone private della libertà, che ha avuto un ruolo fondamentale nel far sì che l’inchiesta oggi esplosa andasse avanti.
- Roma. Don Raffaele Grimaldi: “Per gli operatori degli Ipm necessaria maggiore formazione”
- Asti. Suicidio in cella, Nordio: “Christian Guercio era tranquillo, ma il caso andava gestito”
- Rovigo. Nuovo carcere minorile, via alla carica dei 100 volontari
- Modena. La città punta sul volontariato per il reinserimento dei detenuti
- Milano. “Il carcere è un luogo maschile, organizzato solo per gli uomini”











