di Mauro Magatti
Avvenire, 15 agosto 2026
Nel tentativo di difendere l’Europa dai migranti, potremmo finire per stravolgere ciò che rende l’Europa degna di essere difesa. Per risolvere un problema reale, potremmo finire per assuefarci all’arbitrio, alla violenza e alla disumanizzazione di chi bussa alle nostre frontiere. Il violento scontro degli ultimi giorni sul tema dei migranti ha portato ancora una volta alla ribalta la preoccupante incompiutezza dell’Unione Europea. Da anni il fenomeno migratorio è un nodo irrisolto che mette a nudo una delle tante contraddizioni di un mondo che si pensa interconnesso, ma che rimane caratterizzato da enormi disuguaglianze. Mentre capitali, merci, informazioni e immagini debbono circolare liberamente, la mobilità umana si vuole sempre più rigidamente regolata. Così, mentre modelli di consumo e aspettative di benessere sono proiettate ovunque, ci si stupisce quando milioni di persone cercano di raggiungere i luoghi in cui quelle promesse sembrano realizzarsi. Un fenomeno aggravato dalle crisi geopolitiche, dalle guerre, dalla cronica instabilità di tanti sistemi politici, dagli squilibri demografici, dai cambiamenti climatici. Le persone si muovono perché il mondo intero risente di una trasformazione accelerata.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 15 agosto 2026
La Commissione ha aperto un canale con i talebani nonostante la drammatica situazione umanitaria nel paese e la repressione dei diritti. A giugno una delegazione è stata ospitata a Bruxelles per accelerare le espulsioni. Anche l’Italia spinge per i rimpatri. Jalali, Ecre: “Non sappiamo che cosa accada alle persone una volta riconsegnate alle autorità”. Nell’agosto del 2021 migliaia di persone si accalcavano all’aeroporto di Kabul nel tentativo di fuggire dall’avanzata dei talebani. Le capitali europee promettevano di mettere in salvo collaboratori, attivisti, giornalisti, donne e uomini minacciati dal nuovo regime. Cinque anni dopo, la direzione si è invertita: si discute di come rimpatriare gli afghani.
Ristretti Orizzonti, 14 agosto 2026
Intorno al tavolo di Ristretti Orizzonti siedono tante persone detenute e tanti volontari, e ogni giorno affrontano discussioni profonde sul senso della pena, sulla qualità della vita detentiva, sulla propria responsabilità. Non c’è voglia di cercare giustificazioni, ma di raccontarsi, dare valore alle parole, “disarmarsi” per primi, senza aspettare che siano gli altri a farlo, perché in un mondo particolarmente violento come quello del carcere, vale la pena avere il coraggio di cercare di rinunciare a qualsiasi forma di aggressività, anche a costo di apparire deboli e scoperti.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 14 agosto 2026
Il carcere italiano è sempre più affollato, ma c’è un numero che più di altri dovrebbe interrogare la coscienza di chi governa e di chi amministra la giustizia: 14.829 persone detenute al 31 luglio 2026 non hanno ancora una condanna definitiva. Sono uomini e donne che, in misura diversa, si trovano ancora dentro un percorso giudiziario non concluso. Di questi, 8.963 sono in attesa del primo giudizio, mentre altri 5.866 sono condannati non definitivi: 3.407 appellanti, 1.741 ricorrenti e 718 con posizione mista. È una cifra enorme. Significa che quasi un detenuto su quattro della popolazione carceraria complessiva - 64.741 persone - si trova in carcere senza che la propria vicenda giudiziaria sia arrivata a una sentenza definitiva.
di Fabio Cavallari*
Ristretti Orizzonti, 14 agosto 2026
La nuova legge affida alle comunità persone che sono insieme condannati sottoposti a prescrizioni e pazienti esposti alla ricaduta. Che cosa accade quando il fallimento terapeutico viene letto come disobbedienza? La nuova legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti contiene due parole difficili da tenere insieme. Detenzione e cura. Una pena può essere scontata. Una cura no. Non perché curare significhi cancellare la responsabilità, ma perché nessuna relazione terapeutica può essere ridotta all’esecuzione corretta di una prescrizione. Il provvedimento consente di seguire un programma terapeutico fuori dal carcere e riconosce che la dipendenza domanda cura. Se il percorso fallisce senza violazioni imputabili alla persona, si può autorizzare un trasferimento. La legge accetta così che una cura possa non riuscire al primo tentativo.
di Ivano Zeppi
sienapost.it, 14 agosto 2026
Il caldo rende ancora più visibili le difficili condizioni delle carceri italiane, ma dietro l’emergenza c’è una domanda più profonda: quale deve essere davvero la funzione della pena? Ci sono articoli che raccontano un problema e altri che, partendo da un fatto apparentemente semplice, ci costringono a porci domande più profonde. Il caldo rende semplicemente più evidente una realtà che spesso preferiamo non guardare: il sovraffollamento, le condizioni di vita difficili, la carenza di spazi e risorse, le difficoltà degli operatori penitenziari e il disagio di chi vive quotidianamente dentro il sistema carcerario.
di Marco Patarnello
Il Domani, 14 agosto 2026
Se in questa tornata elettorale per il Csm si colgono segnali di indubbia novità, fra i quali spiccano l’elevato numero di candidati indipendenti dai gruppi tradizionali, dall’altro si notano spinte di restaurazione, neppure troppo sotterranee. Il sintomo più vistoso di queste spinte è senza dubbio il ritorno nella competizione elettorale di uno dei due protagonisti della vicenda dell’hotel Champagne. All’esito della più diretta aggressione “politica” subita dal dopoguerra, la magistratura italiana ha in corso un cambiamento di cui solo in parte è consapevole. Accusata di scendere apertamente nello scontro politico, quella schierata per il No credo abbia dato dimostrazione del solo intento di difendere la Costituzione.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 agosto 2026
In due anni raddoppiato il numero delle domande, da 38mila nel 2023 a 80mila nel 2025. Il Csm: dopo il Pnrr nuova emergenza. La vera emergenza della giustizia civile rischia di essere la gestione da parte degli uffici giudiziari delle richieste di protezione internazionale. A renderlo evidente sono i numeri dell’ufficio studi del Csm che attestano l’esplosione delle domande: infatti a fronte di una capacità di smaltimento che è rimasta, nella sostanza, stabile nel periodo 2019-2025, intorno al valore medio di circa 35mila procedimenti annui, le sopravvenienze hanno subito invece un notevole aumento, passando dalle circa 38mila del 2023 alle circa 80mila del 2025.
di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 14 agosto 2026
L’opposizione: “Fallimento di un sistema che parla di sicurezza ma dimentica il reinserimento”. “Siamo davanti al totale fallimento dell’istituto” hanno affermato Michela Calzà (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (Partito Democratico) e Paolo Zanella (Partito Democratico) al termine della visita ispettiva. Sovraffollamento, mancanza di opportunità formative e di impiego ma anche patologie psichiatriche e problemi di tossicodipendenza. A Spini di Gardolo il carcere è ormai al limite. E non è solo una questione di numeri: è il fallimento di un sistema che parla di sicurezza ma dimentica il reinserimento. Questa la fotografia che esce dalla visita ispettiva alla casa circondariale di Spini di Gardolo fatta dalla delegazione di consiglieri provinciali di minoranza, composta da Michela Calzà (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (Partito Democratico) e Paolo Zanella (Partito Democratico), si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Spini di Gardolo.
iltrafiletto.it, 14 agosto 2026
Quattrocento cinquantasei detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 255 posti, con un indice di sovraffollamento indicato al 183%, ben oltre il 141% registrato a livello nazionale. È la fotografia della Casa circondariale di Castrogno emersa questa mattina nel corso della visita effettuata da una delegazione del Partito Radicale guidata da Ariberto Grifoni, insieme, tra gli altri, a Marilena Rossi, Marialuigia Orfanelli, Adele Di Rocco, Antonella Ballone e Giulio Cesare Sottanelli. Dei 456 detenuti presenti, 405 sono uomini e 51 donne. Sono 75 quelli in attesa di giudizio: 40 imputati ancora in attesa della sentenza di primo grado, 19 appellanti e 16 ricorrenti in Cassazione. Non risultano invece bambini detenuti con le loro madri.
- Ferrara. Carcere bollente e sovraffollamento, la Cgil: “Personale sanitario allo stremo”
- Salerno. Sciopero della fame a staffetta: “Dignità per i detenuti del carcere di Fuorni”
- Roma. Maxi-risarcimento ai familiari di un detenuto: morì in cella per uso improprio di farmaci
- Milano. Le ostie della rinascita. Dalle carceri al mondo
- Riflessioni stanche ma inevitabili









