di Giovanni Maria Del Re
Avvenire, 16 marzo 2025
Le guerre e il “disimpegno” dell’antico alleato americano spingono l’Unione a investire in difesa e sicurezza: il piano da 800 miliardi e i nodi da sciogliere. L’Europa corre al riarmo, mai come negli ultimi anni si è sentito parlare dell’urgenza di una difesa dell’Ue. “Il tempo delle illusioni è finito - dichiara la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo l’11 marzo 2025 - pensavamo di godere di un dividendo di pace ma in realtà, stavamo solo gestendo un deficit di sicurezza”. Una svolta epocale che ha anzitutto una causa primaria: il concretizzarsi della minaccia costituita dalla Russia. Se già nel 2014 Mosca aveva annesso la Crimea e occupato il Donbas, l’attacco globale all’Ucraina nel febbraio 2022 ha dato la sveglia finale all’Europa. Nel 2025, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha fatto capire che l’era del comodo “ombrello” Usa è finita.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 16 marzo 2025
Le attuali guerre che si avvalgono della intelligenza artificiale (IA) sono portate avanti da droni lanciati a sciami, killer volanti che inseguono il singolo bersaglio, cannoni-robot che piovono dal cielo, droni subacquei che affondano navi. Tutto ciò è relativamente facile e poco costoso per gli Stati, come gli Usa, che sanno usare con perizia l’intelligenza artificiale. Era nel 1983 che ci veniva raccontato dal regista John Badham il pericolo di una intelligenza artificiale in grado di controllare e gestire l’arsenale nucleare americano. Si sarebbe potuto pensare a un mondo fantascientifico, ma oggi l’ingresso della IA nelle gerarchie decisionali militari e sui campi di battaglia è una realtà concreta, documentata e, per molti versi, preoccupante.
di Maria Brucale*
Ristretti Orizzonti, 15 marzo 2026
L’indagine a carico di circa dieci agenti della Polizia penitenziaria per gravi fatti di reato a danno di alcuni ospiti dell’Istituto minorile di Casal del Marmo scuote la coscienza collettiva. Le accuse di tortura, lesioni e ipotesi di falso vengono corredate dalle agenzie di stampa dalle frasi con cui i denuncianti hanno raccontato gli orrori subiti: “Vi porto sopra e vi faccio come carne macinata”;” mi ha lanciato addosso dei libri e mi ha fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip. Poi mi ha minacciato di tagliarmi le palle, ha preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo, pregavo di smettere. E poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”. Naturalmente le notizie saranno oggetto di accertamento processuale e solo all’esito di una pronuncia definitiva sarà possibile esprimere un giudizio conclusivo e tracciare responsabilità individuali. Tuttavia, in un sistema, quello detentivo, che appare sempre più oscuro e impermeabile, la vicenda agli onori delle cronache desta seria preoccupazione.
di Carla Chiappini
Ristretti Orizzonti, 15 marzo 2026
E quindi l’ulteriore isolamento delle persone detenute in Alta Sicurezza, quelle con la pena più lunga e giustamente severa, quelle con un passato più pesante e - in larga maggioranza per esperienza diretta ormai consolidata nei tanti luoghi e nei tanti anni - quelle che aderiscono in modo particolarmente serio a tutte le offerte formative, se ben strutturate e competenti. Difficile comprendere. No al teatro a Roma, no agli incontri con gli studenti (dovunque e quindi anche a Parma dove collaboravamo da cinque anni e con reciproco impegno e interesse con il Liceo Romagnosi), no ai progetti legati alla Fiera del Libro a Saluzzo.
di Tito Boeri
rivistaeco.com, 15 marzo 2026
La stragrande maggioranza dei detenuti nel nostro paese sconta la pena in prigioni fortemente sovraffollate. È un problema cronico che richiede di essere affrontato anche attraverso la costruzione di nuove strutture carcerarie. Ma il solo parlarne scatena reazioni indignate, a sinistra e a destra dello schieramento politico. Non si tratta solo di rispettare il dettato costituzionale nel trattamento di chi ha commesso un reato, ma di garantire più sicurezza alla società nel suo insieme. Perché sovraffollamento e recidiva sono due facce della stessa medaglia e l’approccio solo repressivo finisce per rendere il carcere una università del crimine. Invece dove le condizioni di detenzione sono migliori, come per esempio a Bollate o negli istituti esclusivamente femminili, i reclusi possono partecipare a programmi di rieducazione e lavoro che favoriscono il reinserimento, una volta rimessi in libertà. E la probabilità di tornare dietro le sbarre cala nettamente.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 15 marzo 2026
Da 16 anni ospite della casa di reclusione di Milano Opera, si laurea in Editoria e poi fonda un giornale: “Mobul”, in cui i detenuti possono offrire il loro punto di vista sul carcere. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia gli conferisce il tesserino da pubblicista. “Giornalista è una parola grossa, ho ancora molto lavoro da fare”. È umile, Claudio Lamponi, quando ti apre il suo cuore, eppure in pochi, anche all’esterno del carcere, possono vantare in curriculum di aver fondato, edito e diretto un giornale in un colpo solo. Lui sì, così l’Ordine dei giornalisti della Lombardia lo premia con il tesserino da pubblicista e lui ne va fiero, si vede. Gli chiediamo quali sono le difficoltà che incontra un giornalista detenuto: “Un detenuto che vuole lavorare, non solo nel giornalismo, incontra sempre difficoltà, perché il reato spesso limita l’accesso al lavoro - racconta ai media vaticani - da giornalista in particolare, temo che essendo io stesso detenuto, il mio punto di vista sul carcere a volte non venga preso sul serio”.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 15 marzo 2026
La contrapposizione politica troppo accentuata fa perdere di vista il significato della consultazione. Per quanto possa apparire contraddittorio le vere insidie del prossimo referendum costituzionale, più che il merito della riforma riguardano la qualità del nostro spazio pubblico e la maturità con la quale osservare le regole fondamentali del nostro Paese. È sotto gli occhi di tutti che la consultazione sulla modifica di alcuni articoli della Costituzione, stia avvenendo in un clima di contrapposizione accentuata nel quale le posizioni tendono a irrigidirsi prima ancora di essere chiarite, con il rischio che ciò che dovrebbe rappresentare un momento alto di partecipazione consapevole si riduca all’ennesimo terreno di scontro identitario.
di Francesco Riccardi
Avvenire, 15 marzo 2026
Il referendum sulla riforma della giustizia avrebbe richiesto spiegazioni chiare e un confronto nel merito. Lo scontro politico si è invece ridotto a slogan e accuse reciproche, togliendo agli elettori lo spazio per una scelta davvero consapevole. Resta un retrogusto amaro pensando al referendum di settimana prossima. Un sentimento di profonda insoddisfazione a prescindere. Assai prima di conoscere il risultato delle urne - quale esso sia - prima ancora di tracciare la croce sul “sì” o sul “no”. Come se in questo periodo mancasse qualcosa di importante, come se qualcuno ci avesse sottratto un bene prezioso. Ecco, sì: è l’impressione di aver subito un furto. Un “furto di democrazia”.
di Giulio Prosperetti*
Il Riformista, 15 marzo 2026
La divisione delle carriere dei magistrati sta infiammando il dibattito politico in vista del prossimo referendum confermativo. La propaganda è ricca di argomenti suggestivi, tra questi quello per cui sarebbe assolutamente improponibile una modificazione della “Costituzione più bella del mondo”. In realtà il testo costituzionale è un cantiere aperto giacché si affacciano nella società sempre nuove istanze e si arricchisce il novero dei diritti per i quali si richiede una tutela costituzionale. L’esigenza di introdurre nella Costituzione nuovi principi regolatori è quella di impegnare il Parlamento a legiferare con provvedimenti attuativi capaci di garantire in concreto l’effettività delle nuove norme introdotte nella Costituzione.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 15 marzo 2026
Venti dei 260 detenuti del penitenziario di massima sicurezza avevano preparato una rivisitazione de Il treno ha fischiato di Pirandello. Erano previste 3 repliche, con il tutto esaurito. A 20 giorni dalla prima il Dap ha fermato tutto. Il Garante: “Nessuno ci ha detto il perché”. La presidente del teatro: “Sconforto tra i detenuti, ora reciteranno davanti ai familiari. Ma il dialogo tra reclusi e studenti è il vero modo per prevenire la microcriminalità”. Si erano identificati nel signor Belluca i venti attori di Teatro Oltre, progetto che va avanti da tre anni nel carcere di massima sicurezza di Asti. I detenuti avevano visto un pezzetto della loro esistenza nel personaggio di Pirandello che a un certo punto, dopo anni di umiliazioni, decide di prendere in mano la propria vita.
- Modena. “Alzare dei muri non restituisce dignità a nessuno”
- Modena. Il vescovo Castellucci: “Detenuti, società cruciale per la rieducazione”
- Lecco. “Quale pace senza inclusione?”. Vita nelle carceri, le testimonianze dei volontari
- Roma. Carcere di Rebibbia: la città invisibile raccontata dai suoi abitanti con il teatro
- Monza. Un carcere per gourmet: pranzi solidali coi detenuti











