di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 18 marzo 2026
Parla Mark Lanier, l’avvocato di Kaley, la ragazza americana che accusa Instagram: “Questo è un processo pilota che avrà ripercussioni storiche”. “Il processo è ormai alle battute finali e la sentenza potrebbe arrivare a breve”. Mark Lanier risponde al Dubbio dal suo studio legale di Los Angeles, dopo l’arringa difensiva in quello che negli Stati Uniti è stato definito un processo “storico”. Sono state settimane molto impegnative per l’avvocato Lanier, difensore di Kaley, così viene identificata la ventenne negli atti di causa, che ha deciso di portare davanti al Tribunale di Spring Street, a Los Angeles, la piattaforma Instagram di proprietà di Meta con il suo Ceo Mark Zuckerberg.
di Coordinamento Carcere Due Palazzi
Ristretti Orizzonti, 17 marzo 2026
Succede anche a Padova. Ci è stato comunicato in questi giorni che all’iniziativa “Incontro di formazione per gli studenti e presentazione dello spettacolo Babele” di TeatroCarcere Due Palazzi, programmata (con largo anticipo e prevista per il 26 marzo 2026 in collaborazione con l’I.I.S. Atestino di Este (per le classi terze) non potranno partecipare gli studenti minorenni. Chiediamo quali siano le motivazioni di questa esclusione di 35 alunni su 50. L’attività di TeatroCarcere Due Palazzi (Amici della Giotto) coinvolge in particolare la fascia di persone detenute giovani (giovani adulti) la cui presenza negli istituti penitenziari è in costante aumento e rappresenta una crescente criticità; si tratta di persone particolarmente fragili e con specifiche difficoltà di adattamento alla vita detentiva.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 marzo 2026
I suicidi in carcere sono “una sconfitta dello Stato”. Lo ha detto Sergio Mattarella ieri pomeriggio al Quirinale, ricevendo una rappresentanza della Polizia Penitenziaria per il 209° anniversario dalla fondazione del Corpo, guidata dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele. Prima del saluto ufficiale c’era già stato un incontro riservato tra i due. Mattarella lo ha ricordato subito, aprendo il suo intervento davanti alla sala: “Poc’anzi abbiamo avuto un colloquio e abbiamo affrontato diversi problemi e trattato le prospettive per l’attività di questo importante reparto e dell’attività del corpo penitenziario”.
interris.it, 17 marzo 2026
In occasione del 209esimo anniversario della costituzione del Corpo di polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto una delegazione di rappresentanza e, dopo l’intervento del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, ha tenuto un discorso in cui ha ricordato le difficoltà che affliggono il sistema carcerario italiano, dal sovraffollamento alle condizioni strutturali degli edifici penitenziari fino alla carenza di personale. Il presidente ha inoltre definito i suicidi dei detenuti in carcere “una piaga che non si attenua” e una “sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti”. Mattarella ha infine ribadito la necessità di lavorare sul reinserimento e sul recupero delle persone detenute non solo perché previsto dalla Costituzione, ma anche come scelta di civiltà e investimento sulla sicurezza perché perché l’opera di recupero, quando svolta, conduce a una recidiva estremamente bassa”.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 17 marzo 2026
Se il carcere è degradato, insalubre, privo degli standard minimi di vivibilità, lo Stato non sta “gestendo male” l’istituto: sta violando la Costituzione. Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze chiede alla Corte di introdurre il differimento della pena. 1. Per chi chiede legalità dietro le sbarre sono sempre tempi duri. Durissimi nell’attuale Legislatura, in cui le Camere si apprestano a convertire in legge un terzo “decreto-sicurezza” che già introduce nuovi reati, nuove aggravanti, nuova detenzione. Sbarrata la via parlamentare, residuano i canali alternativi che la Costituzione prevede quali possibili correttivi all’indirizzo politico di maggioranza. Tra essi, il controllo di costituzionalità delle leggi che disciplinano l’esecuzione penale.
di Paolo Borgna
Avvenire, 17 marzo 2026
Qualunque sarà l’esito della consultazione referendaria, l’amministrazione giudiziaria rimarrà un campo di battaglia, almeno fino a quando non sarà esercitata autenticamente “in nome del popolo”. Quando, mesi fa, il direttore di Avvenire mi propose di scrivere sulla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, gli risposi che ero troppo coinvolto in questo tema per poterne parlare serenamente. Sono stato magistrato per quaranta anni: ho svolto, nella stessa città, le funzioni di pubblico ministero, poi quelle di giudice e, infine, nuovamente quelle di pubblico mistero. Non solo: prima dell’ingresso in magistratura fui, per due anni, giovane avvocato.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 17 marzo 2026
La battaglia campale è tra due giustizialismi simili e contrapposti. La discussione sul merito non è ancora iniziata. Le fake news dominano la scena. La presidente del Consiglio ha detto che se vinceranno i No la magistratura scarcererà gli stupratori e i clandestini. Ha detto proprio così, mettendo sullo stesso piano chi violenta una donna e un profugo che chiede asilo. Terribile. Meloni per vincere punta sul giustizialismo. Il magistrato più famoso d’Italia, che è il portabandiera del fronte del No, ha minacciato un giornalista del Foglio, informandolo che dopo il referendum gliela farà pagare. Per la precisione ha detto: “faremo i conti, tirerò una rete”, riferendosi probabilmente alle sue famose retate, nelle quali arresta due o trecento persone e poi circa i quattro quinti finiscono prosciolti o assolti. Sono solo due cattivi esempi di come non si fa una campagna elettorale.
di Alfonso Celotto
La Stampa, 17 marzo 2026
A favore della Casta. Contro la Casta. Per una magistratura più autonoma e indipendente. Per evitare che la magistratura perda autonomia e indipendenza. Scorrendo gli slogan della campagna referendaria, sembra che sia utilizzato uno specchio deformante: le parole d’ordine utilizzate sono spesso sorprendentemente simili per quanto opposte, sia a favore del SI sia a favore del NO. Non solo. Il dibattito si è riempito di metafore e riferimenti pop, spesso lontani dalla questione giuridica. Si è arrivati perfino a evocare Sal Da Vinci e la sua “Per sempre sì”, come se una canzone potesse diventare una sorta di argomento politico.
di Livio Pepino
Il Manifesto, 17 marzo 2026
Questa separazione delle carriere non è né ben fatta né garantista. Chi in linea di principio la sostiene ricorda il personaggio di Manzoni che negava la peste e ne morì. Si dice da parte di alcuni, lo hanno scritto anche alcuni avvocati in una lettera al manifesto, che il principio della separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri “trova nella sinistra garantista e progressista suoi storici sostenitori”. È vero, e - aggiungo - non da oggi, anche se ci sono, nello stesso campo, altrettante posizioni contrarie. Ma nell’attuale scadenza referendaria, non è questo il problema. Ammettiamo, per semplificare, che la separazione delle carriere sia, di per sé, un valore. Ma davvero, per realizzarla, è necessario modificare la Costituzione e prevedere due Consigli superiori separati (che esalteranno il corporativismo delle categorie) e un’Alta Corte disciplinare nella quale i controllori apparterranno indifferentemente all’una e all’altra categoria e potrà addirittura accadere, seppur in casi residuali, che a valutare l’operato dei giudici in sede disciplinare ci siano, tra i magistrati, solo dei pubblici ministeri? Credo sia lecito dubitarne e che sia bene occuparsi, finalmente, non di una generica e astratta separazione delle carriere ma questa separazione.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2026
Nel 2020, l’allora deputata del “gruppo Misto” (eletta con Forza Italia) proponeva una riforma costituzionale con criteri di priorità stabiliti dal Parlamento su iniziativa del Governo. Nel confronto sul referendum sulla giustizia c’è una domanda che resta al centro delle polemiche: chi decide le priorità dell’azione penale. Per il fronte del “Sì” il tema è slegato dalla riforma. Per il fronte del “No”, al contrario, è proprio questo il rischio: che la politica finisca per orientare le priorità della giustizia penale. In questo contesto diventa interessante un precedente parlamentare della passata legislatura.
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