di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 marzo 2026
La sentenza riconosce il diritto della società civile di ispezionare i centri in Albania. All’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), e più in generale alle organizzazioni della società civile che si occupano di migranti, non può essere impedito l’accesso alle strutture detentive di Shengjin e Gjader. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo del Lazio. La sentenza è stata pubblicata venerdì scorso, ma è circolata ieri. Il procedimento era nato dal rifiuto della prefettura di Roma, per conto del ministero dell’Interno, di autorizzare un’ispezione nei centri in Albania. Il nulla osta all’ingresso non era stato concesso con la seguente motivazione: “L’attuale clamore mediatico che coinvolge i centri di permanenza per il rimpatrio sconsiglia, al momento, l’ingresso nei suddetti centri, onde evitare rischi sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
di Riccardo Redaelli
Avvenire, 17 marzo 2026
Teheran resiste ai bombardamenti, Washington resta invischiata nel conflitto, il Golfo vacilla. Intanto Mosca incassa e Pechino guadagna tempo e prestigio. Che la guerra scatenata contro l’Iran non stia andando come sperato da Usa e Israele è ormai evidente. Che la Repubblica Islamica, nonostante i durissimi colpi ricevuti, non solo stia resistendo, ma abbia mostrato una capacità di adattamento strategico molto efficace, lo è altrettanto. Così come il fatto che i costi di questo conflitto siano pagati non solo dagli iraniani, ma anche dalle monarchie del Golfo e dalle economie di Europa e Asia. Sempre che Trump avesse una strategia, entrando in questa guerra illegale e mal progettata, ne assistiamo oggi al suo sostanziale fallimento; del resto, l’idea che il radicato sistema di potere iraniano potesse essere “riverniciato” come fatto in Venezuela con la sola eliminazione del leader era del tutto puerile.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 marzo 2025
Alla fine di gennaio il carcere Due Palazzi di Padova si è svegliato con una notizia che nessuno voleva dare. Pietro Marinaro, settantaquattro anni, detenuto in alta sicurezza, era stato trovato senza vita nella sua cella. Si era impiccato. La sera prima aveva saputo che l’indomani sarebbe stato trasferito altrove, in un altro istituto, in un’altra città. Una prospettiva che non ha retto. Gli altri ventidue detenuti dell’alta sicurezza del Due Palazzi sono partiti lo stesso, qualcuno verso Parma, qualcuno verso L’Aquila, qualcuno verso Nuoro. In ventiquattr’ore hanno fatto le valigie e sono andati via da un posto dove alcuni di loro vivevano da venticinque, trenta, in certi casi più di quarant’anni.
di Società di San Vincenzo De Paoli
Ristretti Orizzonti, 16 marzo 2025
“Il volontariato è essenziale per restituire senso alla pena”. Il tema sarà al centro della prossima edizione del Premio letterario Carlo Castelli. Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, Professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino, “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”.
di Romano Pitaro
Corriere della Calabria, 16 marzo 2025
Sembra che la questione carceri, con il portato di emergenze irrisolte (una per tutte: oggi nelle carceri sono reclusi un numero doppio di persone rispetto agli anni 90), non interessi alla Repubblica italiana; e che la pena sia intesa come mera afflizione, nonostante l’illuminista milanese Beccaria e l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono essere disumane. Altrettanto preoccupante è la condizione delle carceri minorili (Ipm) che riflette una distorta concezione criminogena del disagio giovanile, come spiega l’VIII Rapporto sulla giustizia minorile elaborato da Antigone e intitolato “Io non ti credo più”.
di Alessio Gallicola
Il Tempo, 16 marzo 2025
La relazione tra minori detenuti radicalizzati e il fenomeno sociale dei “maranza” è un fenomeno da tempo allo studio di criminologi e analisti della radicalizzazione. Il teatro dove avviene la saldatura tra i due territori comuni è il carcere minorile. In alcuni istituti la quota di giovani musulmani o di origine nordafricana è molto alta. Al Beccaria di Milano, ad esempio, la maggioranza dei detenuti è musulmana. Non è una novità e non è nemmeno di per sé un problema ideologico: la maggior parte dei giovani detenuti entra per reati comuni, dalle rapine allo spaccio, passando per aggressioni o baby gang. Sono percorsi di devianza urbana piuttosto classici. Il carcere arriva alla fine di una catena che parte quasi sempre dalla periferia sociale.
di Luigi Ferrarella e Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Il 22 e 23 marzo si tiene il referendum per confermare o non confermare la legge costituzionale. E quale sarà il quesito che troveremo sulla scheda? “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?”. Un atto di fede insomma. Proviamo a spiegare qual è la proposta della riforma, con le ragioni degli uni e quelle degli altri. Innanzitutto chiariamo un fatto: la riforma non riguarda questioni concrete come la durata dei processi, la mancanza cronica di magistrati, cancellieri, amministrativi, oltre all’ inadeguatezza di apparati informatici. Né farà diminuire gli indennizzi per “ingiusta detenzione”, che coinvolgono in media 600 persone l’anno su 40.000 misure cautelari; e tantomeno gli “errori giudiziari”, cioè le revisioni di condanne definitive, in media 7 l’anno, lo 0,12% per milione di abitanti.
di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 16 marzo 2025
Posizione personale: andrò a votare Sì senza entusiasmo. Perché è vero che bisogna guardare il testo e non il contesto. Ma è il contesto a spiegare che Paese siamo e che uso facciamo delle leggi. Separazione delle carriere o no. La campagna referendaria, nella sua essenza teoretica, s’è aperta coi manifesti del fronte del No per denunciare il progetto di sottomettere i giudici al governo - deduzione molto arbitraria, e pedestre semplificazione, poiché semmai si sottometterebbero i pubblici ministeri, non i giudici: le carriere andrebbero separate almeno nella propaganda - e s’è chiusa col comizio dell’altro giorno di Giorgia Meloni, per pronosticare, perdesse il Sì, la messa in libertà di “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori”.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 16 marzo 2025
C’è da temere cada la lingua a parlare delle nostre riformette e manie referendarie di fronte alle tragedie geopolitiche che attraversiamo. Tuttavia, è proprio di ogni analisi seria cercare nel particolare, anche più apparentemente insignificante, i tratti dell’universale. Il buon Dio, come il Demonio, stanno in agguato dietro l’angolo. Di ogni riforma, grande o piccola, è lo spirito ciò che conta, non la lettera. Che direzione di marcia indica quella sottoposta al referendum del 22 marzo? È una direzione forte, che trova fondamenti obbiettivi nella situazione storico-politica delle nostre democrazie, anche se i suoi proponenti non sembrano esserne del tutto consapevoli. Il quadro in cui collocare il problema è il rapido e strutturale indebolimento del potere politico indotto dai processi di globalizzazione che sono guidati dai grandi oligopoli economico-finanziari.
di Elvira Serra
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, che l’ha colpita più volte. Arrestato, si è suicidato. Una storia solo tragica se Alessia Viola non avesse avuto un pensiero compassionevole per i familiari di chi ha attentato alla sua vita. Alessia Viola ha 32 anni ed è avvocato al Foro di Napoli. È una penalista. Ha messo in conto di lavorare su casi difficili, ha già molta esperienza nel campo della violenza di genere e dello stalking. Conosciamo la sua storia perché il 5 marzo è stata aggredita a coltellate nel cuore del Vomero mentre era seduta sull’autobus che la stava riportando a casa, alle nove di sera. Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, 39enne di Pianura, che l’ha colpita più volte, rischiando di raggiungere la carotide e la giugulare. L’autista del bus, Davide Pecoraro, ha cercato di far ragionare l’uomo, distraendolo perché allentasse la presa.
- Rinvio dell’esecuzione per carceri degradate: la parola alla Consulta
- Lombardia. Il carcere e la comunità cristiana
- Milano. Il direttore: “Carcere strapieno, ma il modello Bollate regge, tra lavoro e autonomia”
- Ascoli. Detenuto 23enne morto in carcere, i legali della famiglia depositano una terza denuncia
- Ivrea (To). Detenuti al lavoro, i primi assunti dal carcere al McDonald’s











