di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 16 marzo 2025
La Corte già nel 2013 pronta a pronunciarsi per evitare pene in condizioni inumane. La condizione di degrado e sovraffollamento strutturale delle carceri italiane è tale da violare sistematicamente l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), che impone agli Stati membri di assicurare condizioni detentive conformi alla dignità delle persone e all’umanità che deve sempre caratterizzare l’esecuzione della pena. Lo ha rilevato il Tribunale di sorveglianza di Firenze che, con un’ordinanza del 4 marzo, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli articoli 147 del Codice penale e 47-ter, comma 1-ter, dell’Ordinamento penitenziario (legge 354/1975), per violazione degli articoli 2, 25, 27 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in collegamento all’articolo 3 Cedu, nella parte in cui non prevedono l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quando “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”.
di Cappellani delle carceri lombarde
chiesadimilano.it, 16 marzo 2025
Nella quinta e ultima riflessione i Cappellani lombardi auspicano la diffusione di una mentalità più evangelica, che favorisca atteggiamenti e comportamenti reciprocamente benefici. Questi sono pensieri forse non più giubilari. Vorrebbero indicare, anche se in modo semplice e incompleto, quali passi può compiere il singolo cristiano, e una comunità, che desideri mantenere viva l’attenzione verso i fratelli e le sorelle che si trovano in carcere. Anche se sono una minoranza rispetto alla popolazione, ma una minoranza cara al cuore di Dio. Uomini e donne sul cui volto vediamo i tratti di Gesù, e incontrandoli, è lo stesso Gesù che incontriamo (Mt 25, 31-46).
di Massimo Pisa
La Repubblica, 16 marzo 2025
Oggi la casa circondariale ha più detenuti di Opera e San Vittore, ma anche rapporti con 92 aziende che assorbono trecento persone. La “Nave” è ancorata da tre mesi al carcere di Bollate. Che, a differenza di San Vittore e di quella specifica struttura, non è attrezzato per terapie a detenuti con dipendenze. “Ne accogliemmo 143 il 13 dicembre - racconta il direttore di Bollate, Giorgio Leggieri - in una notte. Sono ancora con noi. Poteva essere un fattore destabilizzante, non accadde nulla perché ne parlammo prima ai nostri detenuti: io, il comandante della Penitenziaria, gli educatori. A gennaio abbiamo assorbito altri sfollamenti da San Vittore e da Brescia, e prossimamente ne accoglieremo altri: al momento la nostra popolazione ha superato la casa circondariale e Opera”.
primopianomolise.it, 16 marzo 2025
Il corpo di Joshua Di Carlo, il 23enne trovato morto nella cella del carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno lo scorso 24 febbraio, non è stato ancora restituito alla famiglia. L’autopsia, durata diverse ore, si è svolta lunedì 2 marzo presso l’ospedale Mazzoni. Presenti all’esame autoptico, oltre al medico legale Froldi, anche i dottori Scarano e Gagliardo, i consulenti indicati dai legali della famiglia, gli avvocati Silvio Tolesino e Valentina Puca. Nelle ore successive alla morte del ragazzo, il medico legale Massimo Seminati, dopo la ricognizione cadaverica effettuata sul corpo, aveva chiesto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria. Il pm Mara Flaiani aveva così deciso di disporre l’autopsia per chiarire le cause del decesso del ragazzo. Joshua avrebbe lasciato la casa circondariale ad aprile, dopo aver scontato una pena di quasi due anni per un furto commesso nel territorio molisano.
quotidianocanavese.it, 16 marzo 2025
Merito del progetto promosso dall’associazione nazionale “Seconda Chance” che cerca anche in Canavese imprenditori disposti a dare fiducia a persone che hanno sbagliato ma che stanno cercando di ripartire. “Seconda Chance” è un’associazione di volontariato attiva a livello nazionale che opera per creare opportunità di lavoro per le persone detenute. L’idea è semplice quanto potente: offrire una possibilità concreta a chi ha commesso un errore e vuole ricostruire la propria vita. L’associazione, nata nel 2022 grazie all’iniziativa della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi, da alcuni mesi ha avviato un progetto anche nel carcere di Ivrea. I primi risultati non si sono fatti attendere: alcuni detenuti hanno già trovato lavoro al McDonald’s di Pavone Canavese, segnando l’inizio di un percorso di reinserimento reale.
di Michele Tossani
Il Foglio, 16 marzo 2025
La società fiorentina vuole aiutare i detenuti attraverso lo sport, dando concretezza all’articolo 27 della Costituzione italiana quando afferma che le pene carceraria “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Che la frase l’abbia pronunciata Voltaire o Dostoevskij (l’attribuzione è incerta) non importa. Quel che importa invece è che troppo spesso la cronaca italiana ci racconta delle condizioni drammatiche che si vivono all’interno degli istituti penitenziari nostrani dove, in base al Report sui decessi in carcere del 2025, si sono registrati lo scorso anno ben settantasei casi di suicidio.
di Francesco Kento Carlo
treccani.it, 16 marzo 2025
Alfabeto Hip-Hop. Linguaggi, esperienze e pratiche educative dalla strada all’accademia. Carcere è una parola che pesa. Porta con sé immagini semplificate, giudizi rapidi, distanze comode. Spesso viene pronunciata come se fosse un luogo separato dal resto della società, un altrove in cui confinare ciò che non vogliamo vedere. Eppure, da anni, lavoro dentro le carceri minorili italiane e so che il carcere non è un mondo a parte. È uno specchio deformante, ma fedele, delle fratture che attraversano il nostro presente. Questo lavoro lo porto avanti insieme a Benedetta Genisio e all’associazione Crisi Come Opportunità, con cui collaboro da molti anni in diversi istituti penali per minorenni. Attraversare le carceri con continuità cambia lo sguardo. Costringe a rallentare, ad ascoltare, a sospendere il giudizio. Obbliga a confrontarsi con storie che non stanno mai dentro una sola parola, né dentro una sola colpa.
di Domenico Quirico
La Stampa, 16 marzo 2025
Hanno prevalso falsità, egoismo e inerzia. Trenta ore... che volete che siano trenta ore? Niente. Poco più di un giorno. Quindici anni fa sono salito su un “barcone’’ (li chiamavano così) con 112 migranti. Era notte a Zarzis, in Tunisia, quando la barca è partita. Era notte a Lampedusa quando la barca è affondata e ci hanno salvati. Lampedusa: era allora l’ultima speranza e l’ultimo destino di tutti. Che ci facevo su un barcone, semplicemente uno che aveva un passaporto in regola? Che puoi dire di più per svelare tutto di un uomo in alcuni, vasti luoghi del mondo? Lì nomi storie vite tutto si riduce all’essenza cartacea: una copertina rigida con simboli arcani, una foto e un blocchetto di fogli di carta. Trenta ore, 22 di navigazione: eppure mi sono bastate per sapere tutto quello che si può sapere sugli uomini... trenta ore… Eppure ho bisogno di chiudere gli occhi per vincere il tempo, per immergermi in quel passato e far risuonare le sue voci e le sue grida. Si ascolta davvero bene soltanto a occhi chiusi.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 16 marzo 2025
Molti bambini e ragazzi, nati o cresciuti in Italia, devono rinunciare a gite scolastiche, stage, viaggi con le famiglie affidatarie, per un problema amministrativo. Le testimonianze dei genitori: “Una discriminazione”. Non hanno la cittadinanza italiana, non sono registrati alla nascita nel paese di origine dei genitori, non sono apolidi. È un limbo amministrativo in cui si trovano molti minori, nati o cresciuti in Italia, in affido in diverse famiglie. Una condizione di invisibilità che spesso porta i bambini e le bambine a non sentirsi pienamente parte della comunità in cui vivono e sono cresciuti, ad avere meno possibilità e sentirsi discriminati, nonostante l’affido sia una presa in carico da parte delle istituzioni. Non possono uscire dal territorio italiano, andare in gita all’estero, viaggiare con le famiglie affidatarie e devono rinunciare alle opportunità per un problema amministrativo.
di Sebastiano Maffettone
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Il tribalismo politico mette in crisi le liberal-democrazie e il diritto internazionale. Ci sono due temi diffusi nel discorso pubblico: la mancanza di senso della politica e la crisi delle istituzioni liberal-democratiche. La mancanza di senso della politica riguarda il fatto che sempre più gli elettori votano seguendo i suggerimenti della pancia e non della testa, così che i politici elaborano programmi poco razionali e molto partigiani. La crisi delle istituzioni riguarda il fatto che la liberal-democrazia perde prestigio in politica interna e il diritto credibilità a livello internazionale. Curiosamente, le due cose non vengono messe in rapporto.
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