di Andrea Colombo
Il Manifesto, 13 agosto 2026
Palazzo Chigi non vuole arretrare né alzare la tensione. Tajani replica all’omologo spagnolo: “Siete voi ad avere problemi elettorali”. Braccio di ferro con la Germania? Per carità! “Non c’è nessun braccio di ferro con Berlino e neppure con la Spagna”. Anzi con il governo tedesco è in corso “una discussione serena e proficua”. Lo assicura il ministro dell’Interno Piantedosi, intervistato ieri in tv alla vigilia dell’audizione di stamattina di fronte al Comitato Schengen, nella quale illustrerà la posizione del governo sulla sospensione del trattato. Non è il primo governante a spargere miele. Il ministro degli Esteri Tajani aveva provveduto già di buon mattino, da Sant’Anna di Stazzema: “Non credo che ci siano problemi sul rientro dei dublinanti dalla Germania. C’è la questione delle navi Ong con bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare in Italia. Si troverà un equilibrio”.
di Maurizio Morganti*
imgpress.it, 13 agosto 2026
Il sovraffollamento delle carceri, che intorno a Ferragosto sale più o meno ritualmente nella gerarchia delle notizie, non è una patologia del sistema ma la spia di un collasso. E se l’Italia, storicamente, pare tenerci a primeggiare in questo ambito disonorevole, la piaga è transnazionale, come dimostrano i dati contenuti in alcuni tra i rapporti più recenti. Secondo Space 2025 del Consiglio d’Europa,14 sistemi penitenziari europei hanno più detenuti che posti disponibili e nove sono in condizioni di grave sovraffollamento. Eurostat registra la crescita regolare della popolazione detenuta: 10% in più dal 2020 nei Paesi dell’Unione. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) continua a indicare nel sovraffollamento il problema strutturale più grave, mentre il Global Prison Trends 2026 di Penal Reform International descrive una crisi globale caratterizzata dal ricorso eccessivo alla detenzione anche per reati minori, dall’abuso della custodia cautelare e dall’allungamento delle pene.
di Camille Eid
Avvenire, 13 agosto 2026
Beirut applicava una moratoria da oltre vent’anni. La decisione con il voto del Parlamento. Ma Hezbollah e Aoun lasciano l’aula in segno di protesta. Passo storico per il Libano. La pena di morte, precedentemente sancita dalla legge per diversi reati, è stata abolita dal Parlamento di Beirut, ponendo fine a una moratoria di fatto in vigore dal 2004. Da allora sono state comunque emesse decine di sentenze capitali poi sospese o commutate in ergastoli, in particolare per casi di terrorismo o di omicidio premeditato. È il primo caso di abolizione - non di sospensione - nel mondo arabo. La nuova legge specifica che i reati commessi prima dell’entrata in vigore del testo saranno punibili con l’ergastolo o con lavori forzati.
di Stefano Arduini
vita.it, 12 agosto 2026
Con 65.009 persone recluse e un affollamento al 140,6%, i Tribunali di sorveglianza hanno accertato 6.539 volte in un anno che l’Italia detiene in modo inumano o degradante. Da quattro anni il governo risponde promettendo di umanizzare il carcere e di restituire dignità alla detenzione. Sono parole della Costituzione, ma amputate della loro valenza giuridica: l’umanità, che nell’articolo 27 è un limite invalicabile, diventa così un traguardo verso cui muoversi per gradi, in tempi infiniti. Un limite trasformato in traguardo si può continuare a superare, purché si dichiari di camminare nella direzione giusta. Ed è esattamente quello che sta accadendo.
di Samuele Ciambriello*
Il Mattino, 12 agosto 2026
È stata superata la soglia dei 65mila detenuti in Italia, i posti realmente disponibili sono 46mila. Sovraffollamento oltre ogni limite: superato, dunque, il 140%, E ci sono Istituti con celle da nove posti o dieci, con tre letti a castello, come a Poggioreale e in nove istituti italiani si è superato il 200%. La pena non può trasformarsi in sofferenza e abbandono. Il sovraffollamento vuol dire caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, suicidi. È un dato che dovrebbe scuotere più di ogni slogan la politica intera, la stessa società civile. E gli agenti della polizia penitenziaria, poi: ne mancano quasi 10mila in Italia, sono costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e con turni massacranti. E poi, non ne parla quasi mai nessuno, ci sono 90mila condannati definitivi a pene fino ai quattro anni, i cosiddetti “ liberi sospesi”, in attesa che si valuti se debbano scontarle in carcere o in misure alternative, e spesso dopo alcuni anni o un decennio arriva il carcere, dopo che una persona si è rifatta una vita.
di Giovanni Ribuoli*
Il Domani, 12 agosto 2026
È preoccupante vedere che c’è sempre meno volontà ed intenzione che si cambi pagina, soprattutto quando cambiar pagina significa che lo Stato finanzi e non faccia solo “pagare a tutti”. La motivazione per cui andrebbe data per presunta la capacità di intendere e di volere dei minorenni, minando l’impianto dell’ordinamento penale minorile, è “chi sbaglia deve pagare sempre anche se a 15 o 16 anni”. La soluzione proposta ai comportamenti devianti rimane il carcere, quasi ad ogni età. L’attività dell’esecutivo in questo senso è impressionante: i quattro decreti sicurezza, il cosiddetto “decreto Caivano”, tre nuovi carceri minorili, questa ulteriore proposta. Bene ha detto Claudio Cottatellucci (Avvenire, 25/07,2026) che con questa modifica “si accredita l’idea che il processo minorile debba essere semplificato perché troppo garantista, che conoscere la persona sia un ostacolo all’efficienza”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 12 agosto 2026
Ma all’amministrazione dimostrare il contrario. Al detenuto, per il risarcimento, basta indicare periodo e nome della struttura. Non spetta al detenuto - che chiede il risarcimento per trattamenti inumani e degradanti - provare il sovraffollamento, ma è l’amministrazione penitenziaria che deve dimostrare il rispetto dei parametri indicati dalla Cedu, a iniziare dai tre metri come minimo spazio vitale. Per la Cassazione è un dovere agevolare l’accesso ai rimedi compensativi riducendo la situazione di oggettivo svantaggio in cui si trova chi è ristretto nel far valere le sue ragioni. La Suprema corte, accoglie così il ricorso di un detenuto, contro il provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza aveva, senza fare alcuna verifica, bollato come inammissibile la sua richiesta di risarcimento, perché non aveva indicato le specifiche condizioni del trattamento penitenziario, subito in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sul divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 12 agosto 2026
Che cosa succederà il prossimo 17 giugno, e poi in quelli degli anni a venire, quando si ricorderà la storia di Enzo Tortora e, con la sua, quella delle tante vittime di errori giudiziari? Il fatto che il Parlamento abbia istituito la giornata celebrativa proprio nella data della vergogna, quella delle manette e della sfilata coatta del presentatore davanti alle telecamere, ci dice già da sé quanto forte e ampio sia il significato di “errore”. In quella giornata, nelle tante ricorrenze che celebreranno il ricordo di una persona per bene che fu spacciata per camorrista come ciliegina sulla torta a santificare la credibilità di un’inchiesta con centinaia di arrestati, si parlerà di giustizia. Di processo, di carcere, di gogna, di responsabilità dei magistrati.
di Francesco Loscalzo
La Sicilia, 12 agosto 2026
Un suicidio o un incidente? Gli investigatori sono al lavoro per chiarire la dinamica e i motivi della morte avvenuta lunedì, di Lasued Dhoui, un cittadino tunisino di 30 anni, che era trattenuto da pochi giorni nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. In attesa dell’autopsia, prevista per domani, l’ipotesi del gesto volontario resta la più accreditata. Subito dopo il decesso, è scoppiata una rivolta, sedata dalle forze dell’ordine che hanno arrestato otto persone, riportando alla ribalta della cronaca nazionale la struttura, situata nel nord della Basilicata, a due anni di distanza dalla morte, ancora avvolta nel mistero, di un altro giovane, il 22enne marocchino Oussama Darkauoi.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 12 agosto 2026
Claudio Persico aveva 27 anni quando lo scorso 23 luglio è stato trovato morto nella sua abitazione di Casaferro, a Marigliano. Era tornato a vivere con la madre dopo un periodo trascorso tra carcere e comunità terapeutica. Era uscito dalla droga, e da circa due anni era sottoposto alla libertà vigilata. Cercava solo un lavoro e chiedeva di poter recuperare la patente che gli era stata revocata. Due giorni prima di morire aveva scritto all’assistente sociale dell’Uepe: “Sono ormai due anni che sto in libertà vigilata, sono uscito dalla droga e mi sto comportando benissimo, ma questa misura è un ostacolo anche per il lavoro. Inoltre ho la patente revocata”. La sua vicenda era cominciata nell’agosto 2023 con l’arresto per detenzione di hashish. Dopo il passaggio al Serd e all’Uosm di Pozzuoli, Claudio era stato portato a Poggioreale nel gennaio 2024. Gli psichiatri avevano subito segnalato l’incompatibilità con il carcere per il rischio di suicidio.
- Cosenza. Dopo 20 giorni l’ultimo saluto a Mohamed, il corpo partirà per la Tunisia
- Milano. Nella sezione femminile del carcere di San Vittore non c’è più spazio
- Firenze. Dentro l’inferno del carcere di Sollicciano
- Milano. Ipm Beccaria: “Psicofarmaci mischiati con hashish. Mancano frigoriferi e televisori”
- Volterra (Pi). La Camera penale: “Qui il carcere è come dovrebbe essere ovunque”









