di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 luglio 2026
Un giudice di Palermo ha sospeso l’obbligo di dimora imposto dalla prefettura di Agrigento a un cittadino pakistano. Il Patto Ue è già inciampato nella decisione di un giudice. Sabato scorso il tribunale di Palermo ha sospeso l’obbligo di dimora presso il centro di Villa Sikania imposto dalla prefettura di Agrigento a un cittadino pakistano nell’ambito delle procedure accelerate di frontiera previste dai nuovi regolamenti europei. Il provvedimento disponeva la residenza coatta per 12 settimane. In caso di allontanamento A. M. Z. sarebbe stato punito con la cancellazione della sua richiesta di protezione, diventando “irregolare”. Il migrante era sbarcato a Lampedusa il 14 giugno, appena 48 ore dopo l’entrata in vigore delle norme comunitarie. Le avvocate Martina Stefanile e Rosanna Chillemi hanno impugnato l’ordine amministrativo attraverso il reclamo introdotto dal recente decreto legge che dà attuazione ad alcune misure del Patto. Nell’ambito di questa azione legale, che di suo non prevede rimedi immediati, hanno sperimentato l’uso dell’articolo 700 del codice di procedura civile: uno strumento utile a colmare i vuoti normativi che impediscono di far valere un diritto e serve a chiedere al giudice di pronunciarsi con urgenza, prima del merito.
di Simona Siri
La Stampa, 1 luglio 2026
Il presidente: “È il male per il Paese”. Resta il divieto per le persone trans di partecipare a gare femminili. il regalo più bello e atteso che gli Stati Uniti potessero ricevere alla viglia dei loro 250 anni. Quello che ne preserva la natura e il significato profondo di Paese nato dalla spinta rivoluzionaria delle colonie, certo, ma anche e principalmente da un’idea di inclusione. Con una decisione non unanime e che ha visto tre giudici contrari - i conservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch - la Corte Suprema americana ha confermato il principio della cittadinanza per nascita, respingendo l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump il giorno del suo insediamento e che stabiliva che i figli di persone presenti negli Stati Uniti illegalmente o con visti temporanei non fossero cittadini americani.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 1 luglio 2026
Dalle macerie del terremoto in Venezuela affiorano, purtroppo, tantissimi cadaveri, pochi superstiti e le storie di chi non avrebbe mai immaginato una calamità così grave. Oltre cento persone risultano disperse sotto i resti di un albergo della città di La Guaira, a nord di Caracas. La struttura, crollata dopo il sisma di una settimana fa, ospitava 146 persone - di cui 19 donne e 7 bambini - espulse dagli Stati Uniti e giunte in Venezuela con un volo da Miami poche ore prima del terremoto. L’arrivo all’aeroporto internazionale “Simón Bolivar” della capitale venezuelana era stato organizzato come ultimo atto della procedura di espulsione avviata dall’Ice, l’agenzia federale di polizia degli Stati Uniti responsabile dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione e del controllo doganale. Chi si è salvato a La Guaira ha descritto attimi di terrore e il tentativo disperato per chiedere ai soccorritori di intervenire nell’Hotel Santuario, il luogo in cui erano ospitati i cittadini espulsi dagli Usa. Gli immigrati clandestini erano stati trasferiti da Miami nelle ore precedenti il sisma.
di Fedele Moretti
Il Riformista, 30 giugno 2026
Le recenti testimonianze che giungono dagli istituti di pena italiani non sorprendono chi segue da vicino il sistema penitenziario. Sorprendono, semmai, per la loro ostinata ricorrenza: sovraffollamento, carenza di percorsi trattamentali, difficoltà organizzative strutturali. Sono criticità note, documentate, ripetutamente denunciate. Eppure restano lì, immobili, come se la loro reiterazione le avesse ormai rese invisibili al dibattito pubblico. La questione carceraria non è una questione tecnica di capienza o di organici: è una questione costituzionale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Sono 128 i detenuti sottoposti al regime del 41 bis spostati tra sabato 27 e domenica 28 giugno verso la casa di reclusione di Vigevano. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha chiamato l’operazione Argus e l’ha raccontata con la lingua dei numeri: 165 agenti impiegati, una flotta di furgoni e radiomobili, ambulanze al seguito, vettori terrestri e aerei, cinque istituti coinvolti tra Novara, Cuneo, Tolmezzo e Milano, il tutto coordinato dal direttore reggente del Gruppo operativo mobile Silvio Gallo. Quello che il comunicato non dice pesa quanto i numeri. Argus è un tassello del piano Kairos, la riorganizzazione del circuito del carcere duro che il Dap porta avanti da mesi e che resta secretato per ragioni di sicurezza.
di Damiano Francesco Pujia*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Anche all’ultimo Salone del Libro di Torino si è discusso di iniziative culturali e reinserimento sociale, in un seminario il cui titolo presentava una prospettiva e un problema: “Oltre la pena: percorsi di riconnessione sociale e cittadinanza attiva”. La prospettiva è quella delineata dall’articolo 27 della Costituzione. Il problema è capire se oggi esista davvero qualcosa oltre la pena. Al XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, dall’eloquente titolo “Tutto chiuso”, è allegata una lettera scritta dalla redazione di Radio Rebibbia/Jailhouse Rock, in cui si lamentano problemi di “vita quotidiana” come quelli della carenza del vitto, della difficoltà a incontrare lo psicologo, delle visite ospedaliere che saltano, dell’estate che, come ogni anno, trasforma l’Istituto in un “forno”.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 30 giugno 2026
Dallo scorso 19 giugno, a Gilberto Cavallini - detenuto a Rebibbia in regime di isolamento - è stata inflitta a sorpresa una sorveglianza ancora più stringente. La misura sembra motivata da ragioni di tutela dell’incolumità del detenuto. Ragioni ancora ignote agli avvocati. Cavallini, 73 anni, è in isolamento dallo scorso novembre, in virtù di una sanzione penale accessoria inflittagli nel 2025, insieme all’ergastolo, con la condanna definitiva per la strage di Bologna. Un inedito assoluto per una persona già considerata rieducata e dunque non più punibile secondo Costituzione per un fatto criminoso di 45 anni prima. Con l’ultimo provvedimento che ne inasprisce la già soffocante restrizione, Cavallini non può più partecipare alla Messa né andare in chiesa a pregare o seguire corsi di formazione.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2026
Ha 88 anni, soffre di una serie di patologie che alcuni medici considerano incompatibili con la detenzione, eppure si trova ancora nel carcere di Rebibbia. E questo nonostante abbia già ricevuto una grazia, seppur solo parziale, dal presidente della Repubblica. È la storia di Antonio Russo, il detenuto citato da Gianni Alemanno nell’ultimo messaggio postato sui social, poche ore prima di tornare in libertà. “Pensate che sia uscito? Assolutamente no... (mica sono tutti così fortunati da ricevere la grazia prima di entrare in carcere come la Minetti...)”, ha scritto l’ex sindaco di Roma, 24 ore prima di varcare i cancelli del penitenziario, dove ha condiviso la cella pure con Russo.
di Fabrizio Cicchitto*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Caro Direttore, credo che valga la pena tornare sui risultati del referendum che hanno colto di sorpresa i sostenitori del Sì per la sconfitta non prevista specie in quelle proporzioni. Inoltre, non ci sembra che ci sia la dovuta sensibilità proprio nel campo del Sì delle conseguenze negative su quella sconfitta. Bisogna comunque partire da una valutazione generale: o il Sì in qualunque referendum coinvolge larga parte di entrambi gli schieramenti politici fondamentali, oppure esso è votato alla sconfitta.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Il 16 dicembre la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo non sarà chiamata soltanto a decidere sui ricorsi Cavallotti e Macagnino contro l’Italia. Sul banco degli imputati finirà, ancora una volta, l’intero sistema delle misure di prevenzione patrimoniali. E questa volta Strasburgo sembra orientata a valutarne la compatibilità non tanto alla luce dell’articolo 7 della Convenzione, quanto attraverso il più rigoroso scrutinio imposto dalla presunzione di innocenza e dalla tutela del diritto di proprietà. Se le doglianze dei ricorrenti dovessero essere accolte, l’impatto sul sistema italiano della prevenzione potrebbe essere profondo, incidendo tanto sulla pericolosità qualificata quanto sulla pericolosità generica.
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