di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 29 giugno 2024
Consentire ai detenuti di passare più ore in conversazione con i propri cari è fondamentale per prevenire i suicidi. Finora il ministro della giustizia ha solo annunciato di voler intervenire, con un nulla di fatto. Nei giorni scorsi, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha annunciato nuove misure sulle carceri. Il decreto legge è pronto, ma sembra faccia fatica a essere portato in Consiglio dei ministri. E non si sa nulla del suo contenuto nel dettaglio. Solo indiscrezioni. Tra le misure, potrebbero esserci dei provvedimenti anche sulle telefonate a disposizione delle persone detenute. Tuttavia, la loro presenza non è scontata, così come non si sa nulla di questo possibile aumento.
antigone.it, 29 giugno 2024
3 suicidi in due giorni, 47 dall’inizio dell’anno, 12 solo nel mese di giugno, nel quale si è uccisa una persona detenuta ogni due giorni e mezzo. Se il dato fosse questo, a fine anno avremo circa 100 suicidi, superando il dato degli 85 avvenuti nel 2022. Va tenuto conto che quell’anno, proprio l’estate, fu un periodo drammatico, quando nel solo mese di agosto se ne contarono 17. Quella dei suicidi è una conta drammatica. Già nei giorni scorsi avevamo lanciato l’allarme, indicando in questa una vera e propria emergenza nazionale e chiedendo provvedimenti immediati da parte del Governo e del Parlamento. Che torniamo a chiedere ancora una volta, proprio in vista dei mesi estivi, quelli dove le attività scolastiche chiudono, quelle di volontariato si rarefanno e le persone detenute restano più sole e le loro giornate diventano piene di apatia e noia, che portano disperazione. Disperazione e solitudine che sono un volano per gli episodi più estremi. Per questo chiediamo dodici provvedimenti urgenti, alcuni dei quali possono essere inseriti già all’interno del, finora solo annunciato, decreto carceri che il Ministro della Giustizia Nordio vorrebbe portare in discussione in Consiglio dei Ministri:
di Liana Milella
La Repubblica, 29 giugno 2024
“Non possiamo far finta di nulla rispetto allo spaventoso aumento dei suicidi” dice il vicepresidente berlusconiano della commissione Giustizia Pietro Pittalis che annuncia il voto a favore del suo gruppo quando il 17 luglio la proposta andrà in aula. Quarantasette suicidi dall’inizio dell’anno. L’ultimo giovedì notte. Un egiziano di 47 anni si uccide a Genova. Il giorno prima un uomo di 46 anni a Caltanissetta. E quello precedente ha chiuso con la vita, sempre al Marassi di Genova, un trentenne. Le mail di Gennarino De Fazio, il segretario della Uilpa, la Uil dei penitenziari, consegnano alla cronaca un incredibile libro nero.
di Massimo Nesticò
ansa.it, 29 giugno 2024
Il sovraffollamento e la “cesura dei legami affettivi” in carcere, con norme troppo restrittive, rischiano di rendere la detenzione una “vendetta di Stato”. L’allarme - in piena emergenza suicidi, ieri a Frosinone il 47/o caso dell’anno - arriva dalla Corte dei conti, con il Procuratore generale, Pio Silvestri, che nell’ambito del Giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2023, ammonisce: “le risorse pubbliche costruttivamente utilizzate per creare condizioni di vita più umane nelle carceri, nella prospettiva di un reale reinserimento, non sono sprecate, ma ben impiegate per garantire la sicurezza di tutti”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 29 giugno 2024
La giustizia riparativa ha certamente rappresentato la connotazione culturale più schiettamente identitaria della intera riforma Cartabia. Inserita in una complessa - ed in verità assai apprezzabile - riscrittura del sistema della pena, messo coraggiosamente al riparo dal furioso carcero-centrismo che ispirava parti cospicue (Lega e 5S) della maggioranza del Governo Draghi, la giustizia riparativa segna però il passo oltre il confine, l’autentica rivoluzione culturale voluta da quella riforma. Ed è una rivoluzione che suscita più di una preoccupazione, più di un legittimo allarme. Ne parliamo oggi - anche raccogliendo posizioni tra di loro contrastanti - su questo numero di PQM.
di Lorenzo Zilletti
Il Riformista, 29 giugno 2024
La giustizia riparativa continua ad alimentare il dibattito tra gli addetti ai lavori Con lo studioso di diritto penale approfondiamo il tema da una nuova prospettiva. Per quanto ancora poco applicata nei tribunali, la giustizia riparativa suscita ampio dibattito tra gli addetti ai lavori. Molte le riflessioni critiche, specie dei processualisti che ne denunciano il contrasto con il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Qui approfondiamo il tema da una prospettiva diversa, assieme a Fausto Giunta, studioso di diritto penale che vivifica le proprie riflessioni scientifiche con lo svolgimento della professione forense.
di Oliviero Mazza*
Il Riformista, 29 giugno 2024
Il dibattito sulla giustizia riparativa assume sempre più spesso caratteri surreali. I ferventi sostenitori descrivono un sistema idealizzato di risoluzione alternativa ed etica della controversia penale che non trova alcun riscontro nella disciplina normativa e che ne ignora, volutamente, l’ontologica incompatibilità con la presunzione d’innocenza e con la funzione cognitiva del processo penale. Il punto di maggior criticità è rappresentato proprio dalla scelta di incistare la giustizia riparativa nel processo penale in modo tale da istituzionalizzare, con tutte le conseguenze del caso, anche in termini di spesa pubblica (4 milioni e mezzo di euro all’anno), un percorso che, se fosse rimasto in ambito privato e volontario, avrebbe avuto pochissime possibilità di essere finanziato.
di Valentina Alberta*
Il Riformista, 29 giugno 2024
La riforma organica della giustizia riparativa, non foss’altro per il fatto che appare in questo momento chiaramente boicottata nella sua piena attuazione da una politica che osteggia meccanismi di favore per le persone accusate di o condannate per un reato, deve essere osservata con uno sguardo laico. Non aiutano infatti a cogliere i punti qualificanti della disciplina approcci ideologici di esasperato favore senza attenzione per gli aspetti problematici, né atteggiamenti aprioristicamente impermeabili rispetto a considerazioni pragmatiche che suggeriscono di lasciare uno spazio di utilità alla disciplina, anche nel processo di cognizione.
di Luca Bisori*
Il Riformista, 29 giugno 2024
La giustizia riparativa (g.r.) disegna strumenti di ricomposizione della frattura generata dal reato che si definiscono come totalmente altri rispetto a quelli della giustizia tradizionale. Le esperienze comparate confermano l’efficacia di questi strumenti, che debbono perciò essere valutati con intelligente disponibilità, senza indulgere a contrarietà pregiudiziali. La disciplina positiva determina però una rilevante criticità, foriera di potenziali conflitti coi princìpi di garanzia: si prevede infatti l’innesto del percorso riparativo nel processo penale, consentendo così una significativa interlocuzione tra due mondi che dovrebbero restare separati.
di Adelmo Manna*
Il Riformista, 29 giugno 2024
Di fronte a un reato, soprattutto se grave, si fa avanti il senso di vendetta della collettività che costituisce l’antitesi della Giustizia riparativa, ma che non è facile da esorcizzare. La giustizia riparativa costituisce il “fiore all’occhiello” della riforma Cartabia, tanto è vero che la stessa riforma, di cui al d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150, è stata posticipata nella sua entrata in vigore al 30 dicembre dello stesso anno e, soprattutto, riguardo ai decreti attuativi attinenti alla giustizia riparativa, al 30 giugno 2023. Onde dimostrare i chiaroscuri della G.R., in un primo tempo gli aspetti operativi della stessa erano originariamente molto rigidi ma, per facilitarne l’avvio, in data 15 gennaio 2024 è stato pubblicato in G.U. il decreto del Ministro della Giustizia di modifica dei requisiti soggettivi per l’inserimento nell’elenco dei mediatori e delle cause di incompatibilità con l’esercizio dell’attività di mediatore esperto.
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