di Domenico Forgione
Il Dubbio, 2 aprile 2024
Pure per noi carcerati è Pasqua. Nel cortile ci scambiamo gli auguri, nonostante l’anima in pena e la testa altrove. Nelle nostre case ci sarà poco da festeggiare e la metafora del Calvario vale per noi e per i nostri cari. Portiamo insieme la croce: e chissà chi ne soffre di più il peso. In galera i giorni festivi opprimono il doppio. Non viene consegnata la posta, il gancio con l’esterno che fa sentire vivo chi si trova sepolto qua dentro e la chiusura della saletta, alla quale si può accedere per un’ora dopo il passeggio, appare un gratuito supplemento di afflizione. Usciamo dalla cella solo per le ore d’aria e, al momento di rientrare in sezione, alle quattro del pomeriggio ci diamo già la buonanotte.
di Roberta Barbi
vaticannews.cn, 2 aprile 2024
Dopo 6 anni in carcere Claudio Bottan esce in permesso lavoro e nella redazione in cui si occupa di giornalismo sociale s’imbatte nella storia di Simona Anedda, quarantenne affetta da sclerosi multipla che non muove più gambe e braccia, ma gira il mondo sulla sua sedia a rotelle raccontandolo in un blog. Da allora non si sono più lasciati e hanno conosciuto anche Papa Francesco. Se a chiunque di noi chiedessero cos’è la libertà, più o meno le risposte sarebbero sempre le stesse: fare quello che ci pare e quando ci pare, non dover rendere conto a nessuno, andare e venire senza orari né obblighi. Ma c’è chi darebbe una definizione diversa di libertà e in genere è chi la libertà vera, personale, l’ha persa almeno per un periodo di tempo, a causa di qualcosa che ha commesso. Claudio Bottan è stato condannato a 9 anni di carcere; ne ha scontati 6 in diversi istituti di pena prima di poter beneficiare dei permessi lavoro, oggi è un detenuto in esecuzione penale esterna che tornerà giuridicamente libero a giugno, ma soprattutto è vicedirettore della rivista “Voci di dentro” di Chieti.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 2 aprile 2024
Meloni scelse il Guardasigilli in virtù del suo spirito libero, tanto da scontrarsi con Berlusconi. Ora, però, quella libertà sembra ritorcersi contro il ministro. A Palazzo Chigi preferiscono non rispondere con delle note ufficiali di smentita “ogni cinque minuti” a delle indiscrezioni giornalistiche, ma la linea sul possibile rimpasto resta sempre la stessa ed è verosimile che lo ripeta, nei prossimi giorni, direttamente Giorgia Meloni. È cioè possibile, anzi probabile, che da qui a qualche mese alcune caselle dell’esecutivo vengano sostituite, ma questo non comporterà nessuna soluzione di continuità col governo attualmente in carica. In parole povere, non ci sarà alcun Meloni-bis, almeno nelle intenzioni nella premier e almeno in questa legislatura. Poi, se le vicende del centrodestra e dei rapporti tra alleati (vedi con Salvini) dovessero prendere una piega ingestibile, si tratterebbe della classica crisi di governo con tutto ciò che comporterebbe, ma obiettivamente questa ipotesi, al netto delle schermaglie da campagna elettorale, sembra lontana.
di Liana Milella
La Repubblica, 2 aprile 2024
I meloniani perplessi sull’ipotesi di cancellare la sospensione per sindaci e amministratori locali anche nei casi di mafia e corruzione. D’accordo Forza Italia e Lega. Possibile un testo congiunto Nordio-Piantedosi. È solo questione di settimane, ma prima del voto, dal governo e dalla maggioranza, può arrivare la spallata alla legge Severino. In vigore dal dicembre 2012, il decreto legislativo firmato dagli allora ministri della Giustizia Paola Severino e della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi - all’epoca dalla Cassazione ci lavorò anche Raffaele Cantone - prevede la decadenza e l’incandidabilità al Parlamento italiano ed europeo, e il divieto a essere presente nel governo, per chi ha una condanna definitiva superiore ai due anni. Tant’è che, dal Senato, fu votata la decadenza di Berlusconi per via della condanna a 4 anni per frode fiscale del 2013. Ma la legge vale anche per gli amministratori che sono sospesi dall’incarico anche dopo una condanna di primo grado. E proprio quest’ultimo è sempre stato il punto “caldo” per i detrattori della Severino. Un leit motiv che ha ritrovato adesso pieno vigore tra le file dei garantisti. Partito cui si iscrive anche il Guardasigilli Carlo Nordio.
di Antonella Marandola
Il Riformista, 2 aprile 2024
Il tema del codice rosso e della violenza di genere, sempre esistente, ma emerso in maniera preponderante negli ultimi anni, ha assunto una poderosa valenza quantitativa nelle aule giudiziarie. Alla luce delle diverse stratificazioni normative e dell’ampia eco che alcuni gravi delitti hanno avuto è possibile sviluppare qualche minima riflessione di sistema sull’ennesimo fenomeno che la giustizia deve affrontare. Ebbene, quando il legislatore deve misurarsi con ripetuti eventi sociali (di varia natura) inevitabilmente mette in campo una articolata serie di interventi che cercano di “contrastare” (come s’intitola la l. n. 168 del 2023) le molte questioni che a quel “fenomeno” sono sottese. Tale processo ha un “doppio volto”: quello legislativo e quello esperienziale.
di Paola Savio
Il Riformista, 2 aprile 2024
Gli interventi legislativi di contrasto alla violenza di genere non si contano più ed hanno caratteristiche comuni: il riferimento alla sentenza CEDU Talpis c. Italia; il richiamo a eventi efferati; clausole di invarianza finanziaria. Il risultato che ci viene consegnato è che drammatici fatti di cronaca continuano a verificarsi nonostante l’innalzamento delle pene e la proliferazione dei reati; le clausole di invarianza finanziaria non consentono di realizzare gli strumenti necessari per la prevenzione: formazione specialistica per gli addetti ai lavori, informazione nelle scuole, sviluppo di programmi di recupero per uomini maltrattanti capillari sul territorio e gratuiti.
di Aurora Matteucci
Il Riformista, 2 aprile 2024
“Il penale quasi mai è la soluzione: tanto meno di fenomeni complessi come la violenza maschile contro le donne”. Con queste parole la prof. Tamar Pitch, ordinaria di filosofia e sociologia del diritto dell’Università di Perugia e Direttrice della Rivista Studi sulla questione Criminale, inizia la nostra conversazione. Professoressa nel suo recente lavoro, Il Malinteso della Vittima, in cui sono condensati anni di sue riflessioni sul c.d. “paradigma vittimario” lei critica il “femminismo punitivo”.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 2 aprile 2024
Due imprenditori di Catania di 49 e 35 anni, responsabili di una ditta trasporti, nel gennaio di due anni fa erano stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del lavoro e posti ai domiciliari con l’accusa di estorsione per aver minacciato un dipendente. Le accuse si sono rivelate false, ma l’azienda è ormai fallita. Due anni di calvario giudiziario. Poi l’assoluzione piena ma nel frattempo l’azienda è fallita.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 2 aprile 2024
Il giudice dell’esecuzione non può rigettare la richiesta di applicazione di pena sostitutiva solo perché il condannato risulta al momento beneficiario di misura alternativa, in relazione al cumulo di precedenti pene già in fase di esecuzione. Il giudizio di applicabilità della sostituzione della detenzione breve deve sostanzialmente fondarsi sulla verifica dei limiti quantitativi della condanna inflitta e sul giudizio prognostico di prevedibile corretta esecuzione della pena sostitutiva e dell’adeguata funzione rieducativa di quest’ultima in relazione al soggetto condannato.
alessandriaoggi.info, 2 aprile 2024
Ieri mattina un detenuto nordafricano di 42 anni ha cercato di togliersi la vita impiccandosi nella sua cella dell’ottava sezione. È stato salvato in extremis dall’intervento tempestivo degli agenti della polizia penitenziaria, quindi trasportato d’urgenza al reparto di rianimazione dell’ospedale San Matteo, dove attualmente lotta per la vita in condizioni disperate. Rinchiuso nella sezione osservazione isolati, un reparto destinato a detenuti con particolari necessità, sia di salute che disciplinari, il nordafricano ha staccato il cavo dell’antenna del televisore per creare un cappio e attaccarlo all’armadietto di metallo nella sua cella.
- Verona. Tavolo di lavoro sul carcere, Bisinella: “Solo parole, niente di concreto”
- Ferrara. “Quattrocento detenuti e personale al lumicino. Manca il 35% degli agenti”
- Vasto (Ch). “Diritti umani e diritti dei detenuti. Giustizia riparativa: una nuova possibilità di risoluzione dei reati”
- Firenze. Amleto, come essere o non essere in carcere
- Ancona. In carcere il rap della speranza, un corso speciale a Montacuto










