messinatoday.it, 22 agosto 2026
“Troppo caldo nel nido, serve subito una soluzione”. Il bambino è arrivato ieri con la madre detenuta. Il Garante per l’Infanzia lancia l’allarme sulle temperature nel reparto sotto il tetto, privo di climatizzazione: chiesto un pediatra e avviata la ricerca di un condizionatore portatile. Un bambino di appena 18 mesi è arrivato ieri, 20 agosto, nella Casa circondariale di Gazzi insieme alla madre detenuta. Ma adesso a preoccupare è soprattutto il caldo all’interno del Nido del carcere, dove mamma e figlio dovranno trascorrere la loro permanenza.
di Benedetto Orti Tullo
La Sicilia, 22 agosto 2026
Visita nella struttura del sindaco Scolaro e del Partito Radicale. Prima era una struttura psichiatrica. Quattro le priorità individuate su cui intervenire durante la visita istituzionale. Una rete permanente tra il Comune e la Casa circondariale “Vittorio Madia”, per trasformare il dialogo tra istituzioni in strumenti concreti di solidarietà e inclusione. È questo il messaggio lanciato dalla sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, Melangela Scolaro, al termine della visita effettuata all’interno dell’istituto penitenziario insieme alla delegazione del Partito Radicale.
ilgiunco.net, 22 agosto 2026
I Gd Toscana e il parlamentare Simiani con la consigliera Bai sollecitano il Ministero della giustizia: “Recuperare la palestra e sbloccare le assunzioni di polizia penitenziaria”. La delegazione dei Giovani democratici della Toscana ha visitato la Casa circondariale del paese, incontrando la direttrice Valentina Bruno, il personale dell’istituto e confrontandosi con la realtà quotidiana delle persone detenute. Quello che salta all’occhio sono subito i numeri e le condizioni di lavoro e detenzione. “La struttura, che dispone di 48 posti regolamentari, ospita attualmente 59 persone detenute - raccontano i Giovani Democratici.
quinewselba.it, 22 agosto 2026
Dal carcere di Porto Azzurro nasce un progetto di lavoro, creatività e integrazione sociale, che confida nel sostegno del territorio elbano. È finalmente online incarcere.it, il sito dedicato al progetto nato da un’idea dell’imprenditrice e designer elbana Simona Giovannetti - titolare del marchio Dampaì che produce accessori moda design - e sviluppato con la collaborazione della direttrice e del comandante della Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro. Il progetto prende forma da un oggetto semplice, ma dal forte valore simbolico: due anelli intrecciati che si uniscono e si separano, metafora di relazione e resilienza.
di Joy Bongiovanni
gnewsonline.it, 22 agosto 2026
“Una volta un uomo mi ha confessato che per guardare le stelle doveva chiudere gli occhi e immaginarle”. Inizia così il trailer del docufilm, presentato ufficialmente il 10 giugno, che racconta “Io salvo - progetto mare libero”, il percorso di reinserimento sociale dei detenuti del carcere Borgo San Nicola di Lecce. L’iniziativa, unica in Italia, ha permesso a 13 ristretti di conseguire sia l’attestato di assistente bagnante, in piscina e in mare, sia la certificazione di esecutore di Blsd e Pblsd, interventi di primo soccorso per lattanti, bambini e adulti. Il progetto ha visto la collaborazione tra Prefettura, direzione del carcere, comune di Lecce, Capitaneria di porto e Federazione italiana Nuoto, che ha messo a disposizione gli istruttori per la preparazione dei corsisti.
di Andrea Pugiotto*
Il Domani, 22 agosto 2026
I secondi tendono a ridurre la Costituzione a un insieme di meccanismi da ottimizzare. I primi mantengono il riferimento ai principi e alle finalità costituzionali, cui gli strumenti del diritto elettorale vanno orientati. Così, se per gli uni l’efficienza della nuova regola elettorale è l’oggetto immediato di discussione, per gli altri il tema vero è quale idea di democrazia parlamentare vogliamo preservare o trasformare. Alla ripresa dopo la pausa estiva, i lavori parlamentari saranno dominati da un tema: la riforma elettorale. Approvato alla Camera il 16 luglio scorso, il testo è già calendarizzato al Senato, con l’intento di arrivare entro il 15 settembre alle dichiarazioni di voto e alla sua approvazione.
di Raffaele Alberto Ventura*
Il Domani, 22 agosto 2026
La morte del professore di Cambridge accusato di plagio ha suscitato un’ondata di indignazione. Vale la pena capire come si spezzano le reazioni a catena delle shitstorm prima dell’esplosione. Il suicidio del professore di Cambridge Jason Arday, accusato di plagi e millanterie, ha suscitato un’ondata di indignazione planetaria. All’affollatissima veglia funebre tenuta lunedì in Trafalgar Square e sui social network, molti hanno denunciato un vero e proprio linciaggio mediatico. Sono stati centinaia i giornalisti di tutto il mondo a dare risalto alla sua storia, che però si difendono: la notizia c’era. Ci siamo abituati, negli ultimi anni, alla fuga delle shitstorm nel mondo reale, con esiti tragici. Tra i suicidi direttamente collegabili alla sovraesposizione digitale, in Italia ricordiamo il caso di Tiziana Cantone, perseguitata da un vecchio video porno, quello di Roberto Zaccaria, accusato di truffa sulla televisione nazionale, e ancora quello della ristoratrice che aveva pubblicato una falsa recensione ed era stata smascherata. Talvolta queste persone non sono innocenti, eppure il castigo che viene loro inflitto dalla furia cieca della folla appare totalmente sproporzionato. Visto che non impariamo mai, l’unica risposta alla gogna di ieri sarà la contro-gogna di domani. I manifestanti alla veglia funebre di Arday scandiscono il nome di Nathan Cofnas, il ricercatore apertamente razzista che ha innescato il caso (e che ora ha scritto di essere stato sospeso dall’Università di Ghent questa vicenda), additandolo come bersaglio di un ulteriore linciaggio. Nemmeno lui probabilmente si aspettava che divampasse un incendio. In rete la responsabilità è distribuita, frammentata, vaporizzata, polverizzata: il male è risultato di tante piccole azioni tutto sommato innocenti. Cambridge, Jason Arday e l’università che non è: da professori a simboli isolati Effetto farfalla Sul caso di Arday magari un commentino, una condivisione, un like, uno sguardo lo hai dato anche tu. Avevi diritto di farlo, forse persino ragione: la sua storia era davvero strana. Poi, però, è finita così. Il problema è quello che gli ingegneri chiamano il carico critico, gli economisti effetto farfalla, i chimici reazione a catena, i fisici effetto domino… Insomma la responsabilità cumulativa determinata dall’accumulo di singole azioni che, prese individualmente, possono sembrare insignificanti, ma che collettivamente hanno un impatto significativo. In questo caso come si distribuisce la colpa?
di Giuseppe Caliceti
Il Manifesto, 22 agosto 2026
Il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara ha annunciato che dal prossimo anno scolastico non ci saranno più classi con più del 30 per cento di alunni stranieri. Considerando stranieri anche i bambini e i ragazzi nati in Italia, che spesso hanno già frequentato le scuole dell’infanzia e parlano italiano come un bambino italiano di sei anni. Il tetto del 30 per cento era stato già introdotto nel 2010 dalla ministra Mariastella Gelmini nella sua catastrofica riforma della scuola, ma la legge era stata largamente disattesa. Valditara dichiara che questa volta farà sul serio. Motivazione: “Perché a farne le spese sono gli alunni italiani”. Quello che il ministro non si chiede è perché questa legge sia stata largamente disattesa fino ad oggi. Proverò a spiegarlo.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 22 agosto 2026
Soluzioni o noccioline? Il governo italiano, sulla partita della gestione dei migranti, ha commesso un errore di comunicazione che sta pagando a caro prezzo. La questione è semplice e facilmente comprensibile: se alzi la voce e minacci un paese alleato di rafforzare i controlli alle frontiere quando quel paese è in difficoltà, per dare una nocciolina propagandista ai tuoi elettori, non puoi lamentarti quando gli altri paesi europei, per dare una nocciolina propagandista ai propri elettori, scelgono un approccio simile. In sintesi: se minacci legittimamente di rafforzare i controlli su Schengen, come è successo all’indomani degli arrivi a Ceuta, non puoi indignarti se qualcuno, come è successo in questi giorni, alza altri muri, chiedendo legittimamente ai paesi di primo approdo di non gestire gli arrivi degli irregolari aprendo semplicemente i propri confini verso i paesi confinanti.
di Marco Bresolin e Eleonora Camilli
La Stampa, 22 agosto 2026
Il governo conta su rimpatri più veloci e hub oltre confine, ma pesano i mancati trasferimenti. Con le vecchie regole di Dublino, gli Stati non avevano alcun obbligo di solidarietà verso i dei Paesi più esposti ai flussi migratori. Ma l’Italia, violando le norme, ha sempre praticato una redistribuzione de facto, evitando di riprendersi i richiedenti asilo che si erano spostati in altri Paesi: più di centomila in tre anni, oltre un terzo di quelli sbarcati nello stesso periodo. Ora i paletti del nuovo Patto sono più rigidi sul fronte della responsabilità e la contropartita ottenuta in termini di solidarietà è al momento scarsa. A questo si aggiungono gli ostacoli che già emergono sulle procedure di frontiera che dovrebbero accelerare i rimpatri, ma per ora solo sulla carta.
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