di Ludovica Siani
rainews.it, 11 agosto 2026
A Trieste 255 detenuti a fronte di una capienza di 150 posti. Il garante regionale: “Servono più misure alternative alla pena”. Si potrebbe partire dai numeri per descrivere la situazione e il sovraffollamento degli istituti penitenziari del Friuli Venezia Giulia, ma il garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, sceglie di raccontare la dimensione di ciò che ha visto e analizzato attraverso i dati con un’immagine: “Se tu hai due litri e mezzo d’acqua e li versi in una bottiglia da un litro e mezzo, inevitabilmente l’acqua si spande. Succede la stessa cosa nelle carceri, ma qui parliamo di vite umane”. Sbriglia legge con grande preoccupazione i dati aggiornati al 9 agosto relativi alla capienza e alle presenze nel carcere di Trieste: “Parliamo di un carcere - spiega - che dovrebbe contenere sulla carta 150 persone detenute, mentre le presenze erano 255, quindi ben oltre la capacità ricettiva”.
di Marco Pessina
Corriere della Sera, 11 agosto 2026
Salaheddine Nekhli aveva 39 anni. Sarebbe uscito dal carcere tra pochi giorni. È morto nel primo pomeriggio del 10 agosto, Salaheddine Nekhli, il detenuto che era ricoverato in condizioni gravissime al Niguarda. Dopo 11 giorni dall’arrivo in ospedale, il suo cuore ha smesso di battere, probabilmente perché il sistema respiratorio è collassato in seguito alle ustioni di terzo grado sul corpo, che avevano compromesso anche i reni. Al momento non è chiaro cosa sia successo nel carcere di Cremona, dove Nekhli stava scontando la pena (sarebbe uscito a metà agosto). Il 30 luglio i familiari hanno ricevuto la comunicazione dalla Casa circondariale che il giorno stesso il 39enne marocchino aveva riportato delle ustioni ed era stato quindi portato al Niguarda, un punto di riferimento nel trattamento di questi casi. Ora la salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia. Poi, su volontà della famiglia, il corpo farà rientro in Marocco.
ufficiostampabasilicata.it, 11 agosto 2026
Si è consumata una nuova tragedia nel Cpr di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza. A perdere la vita un giovane tunisino che secondo una prima versione dei fatti sarebbe salito sul tetto e da lì scivolato precipitando fatalmente al suolo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 oltre che le forze dell’ordine con Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Nella struttura al 5 agosto erano presenti circa un centinaio di migranti. Appresa la notizia davanti ai cancelli è arrivata una delegazione dei componenti dell’Assemblea lucana No Cpr che ha denunciato come da giorni i detenuti vivessero condizioni di grave criticità. Arrivata anche la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, che ha detto di avere piena fiducia nella magistratura ribadendo il suo impegno in favore della chiusura di queste strutture di detenzione amministrativa.
di Hermes Carbone
98zero.com, 11 agosto 2026
“Una morte che si poteva serenamente evitare”. È il duro giudizio dell’avvocato Gaetano Pino, legale del detenuto di 33 anni trovato morto lo scorso 2 agosto all’interno della casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto. Il legale punta l’attenzione sulle condizioni psicopatologiche del giovane e sulle misure che, a suo dire, avrebbero dovuto essere adottate per impedirne il suicidio. “Questo giovane aveva un quadro psicopatologico assolutamente grave - sostiene Pino. Lo Stato doveva garantire, attraverso visite specialistiche e frequenti controlli, un monitoraggio costante, anche a vista, in virtù di un pericolo concreto e attuale”.
di Angela Pederiva
Il Gazzettino, 11 agosto 2026
Proteste al Due Palazzi contro la seconda branda: “Meno di 3 metri quadri a testa”. La punizione non viene sospesa malgrado il ricorso. Il giudice: “Dubbi di legittimità sulla norma”. Arrivano davanti alla Corte Costituzionale le proteste dei detenuti contro il sovraffollamento del carcere Due Palazzi. Infatti l’Ufficio di Sorveglianza di Padova, che fa capo al Tribunale di Venezia, ha sollevato questione di legittimità della normativa sull’ordinamento penitenziario, nel passaggio in cui non prevede che le sanzioni disciplinari “afflittive” siano sospese, dal momento in cui vengono impugnate e attendono di essere valutate dal giudice. Il caso riguarda nello specifico un condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio, che così come gli altri ristretti aveva reagito alla volontà della direzione di aggiungere una seconda branda nella cella singola, facendo scendere in questo modo lo spazio pro capite sotto i 3 metri quadrati.
di Ciro Pellegrino
fanpage.it, 11 agosto 2026
Il garante dei detenuti in Campania Samuele Ciambriello: “Può il carcere possa essere il primo orizzonte di vita per una bambina?”. Giulietta è appena nata, il suo sguardo si infrange sui muri e non ha cielo. La mamma, Valentina, trentuno anni, italiana, è stata condannata a due anni e sei mesi di detenzione per furto. A giugno, Valentina si è vista respingere gli arresti domiciliari: ora che la bimba è nata e una volta conclusa la fase ospedaliera andrà con la madre nell’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per Madri Detenute) di Lauro, in provincia di Avellino. Ad oggi nel nostro Paese sono trentadue le donne detenute con figli, sedici si trovano proprio a Lauro, sono per metà italiane e per metà straniere. Per la precisione si tratta di una ragazza incinta e altre quindici con prole.
di Christian Raimo
Il Domani, 11 agosto 2026
Dopo la crisi di Ceuta, il securitarismo ha surclassato ogni altra retorica. Nella narrazione degli esponenti della destra la famiglia migrante è accusata di essere un agente di regressione culturale. Attraverso questa confusione lemmatica il discorso sull’immigrazione fa ogni giorno giganteschi passi indietro, a concezioni vecchie secoli. La scorsa settimana è stata la peggiore da anni, per il discorso pubblico sull’immigrazione. Il securitarismo ha surclassato ogni altra retorica: rafforzare le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rendere più efficaci i rimpatri, eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali, il feroce e inefficace modello Albania rivendicato come matrice da replicare. Cento morti lasciati senza lacrime, e i ragazzini di Ceuta sono ancora nell’exclave a vagare.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 11 agosto 2026
Meloni e la premier danese via social invocano i return hub ma la rincorsa a chiudere i confini manda in crisi i rapporti nell’Unione. Giorgia Meloni, premier del governo più di destra che ci sia in Europa, e Mette Fredriksen, leader socialdemocratica di uno di quelli più di sinistra, inaugurano insieme, con post corredato da amicale video, una settimana delicatissima sul fronte dell’immigrazione. Ammettono di non essere sempre d’accordo su tutto. Ma quando si tratta di migranti parlano la stessa identica lingua: “Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre nazioni, sia in Europa”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 11 agosto 2026
Si potrebbe dire “la strana coppia” ma fino a un certo punto, per chi segue da un po’ di tempo le vicende europee. Ma se finora per la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen si era potuto parlare di convergenze, ora sarebbe più lecito raccontare di un vero e proprio asse politico, reso singolare dal fatto che le culture politiche di provenienza sono opposte. È pur vero che in questa fase Palazzo Chigi sta cercando di sfruttare, sul terreno dell’immigrazione, ogni spazio disponibile, anche quando la sponda arriva dall’altra parte dello schieramento.
di Emilio De Capitani
Il Domani, 11 agosto 2026
Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri? Dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea: è un principio giuridico vincolante. I fatti delle ultime settimane sono sintomo di una crisi di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea. Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri, che dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea? La crisi che è emersa attorno ai fatti di Ceuta, per poi proseguire in questi giorni, ci è stata raccontata soprattutto come una crisi riguardante le relazioni fra Italia e Spagna. Ma è il sintomo di una crisi molto più grave di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea in materia di mobilità delle persone ripresa al titolo V del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di frontiere, immigrazione e asilo.









