di Laura Biarella
Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2026
Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul testo di conversione in legge, che prosegue nell’esame per l’approvazione definitiva. Tiene banco la vicenda dell’articolo 30-bis introdotto al Senato che coinvolge l’avvocatura nei rimpatri volontari, e a cui il Governo intende rimediare con un decreto-legge. La Camera dei deputati, nella serata del 22 aprile, ha approvato la fiducia, con 203 sì e 117 no, al testo del d.d.l. di conversione del decreto-legge n. 23 del 2026 (Atto Camera n. 2886), che reca “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale”.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 23 aprile 2026
Nel governo gli uffici tecnici sono tutti al lavoro per scrivere il decreto correttivo che modificherà l’articolo sugli avvocati pagati per i rimpatri assistiti. La soluzione non è lineare, e tra la formula da trovare e le coperture necessarie anche le ultime curve sono faticose, mentre il decreto ha ricevuto la fiducia in Parlamento. Il Governo ha annunciato che licenzierà il decreto venerdì mattina, all’esito della votazione finale alla Camera che darà l’ultimo via libera al testo di conversione con dentro l’articolo manifestamente incostituzionale. Pare addirittura che la riunione si terrà nella stanza del governo di Montecitorio, e non a Palazzo Chigi. Ma rimane il cavillo che fa scervellare i tecnici da ore: come si legifera su un provvedimento non ancora in vigore?
di Concetto Vecchio e Alessandra Ziniti
La Repubblica, 23 aprile 2026
La concreta esecuzione dell’articolo sull’incentivo, una volta modificato, verrebbe demandata a un successivo decreto attuativo. Svuotare l’articolo sull’incentivo da 615 euro per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari dei loro assistiti. Metterlo su un binario morto, di fatto. Come? Cambiando sì la norma incriminata - il famigerato articolo 30 bis contenuto nel decreto sicurezza che da una settimana agita la politica italiana - ma demandandone la concreta esecuzione a un successivo decreto attuativo. Una mossa che scongiurerebbe la necessità di prevedere delle coperture economiche per il rimpatrio dei migranti. E che sterilizzerebbe quindi gli effetti del provvedimento.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 23 aprile 2026
L’emendamento della destra è un colpo all’autonomia degli avvocati e al diritto di difesa. È l’esercizio corretto della professione forense che permette l’attuazione dell’art.24 della Carta: “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Con l’emendamento n. 30.0.3000 presentato il 18.4.26 dalla destra e votato dal Senato è stato introdotto un art. 30-bis al cosiddetto decreto legge sicurezza che, modificando l’art. 14-ter d.lgs. 286/98, prevede il riconoscimento di un compenso di € 615,00 all’avvocato che difende un cittadino straniero avverso un provvedimento di espulsione se tale avvocato contribuisce effettivamente al rimpatrio della persona straniera ovvero “ad esito della partenza dello straniero”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 23 aprile 2026
C’è un altro buco nel decreto sicurezza che faticosamente sta compiendo il suo iter parlamentare. Lo ha mostrato ieri la giudice di Genova Lucrezia Novaro, che nel prendere atto che l’articolo 18 del Tulps (la manifestazione non preavvisata alla questura) non è più un reato ma un illecito amministrativo, non solo ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di cinque anarchici accusati di aver promosso un corteo per Alfredo Cospito nel febbraio del 2023, ma poi non ha trasmesso gli atti alla prefettura, competente per l’erogazione delle sanzioni amministrative, perché non esiste una specifica norma transitoria che preveda la retroattività della multa per i fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore del decreto (il 24 febbraio scorso). Da qui la non punibilità degli imputati, difesi dagli avvocati Emanuele Tambuscio, Pietro Serracchieri e Fabio Sommovigo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 23 aprile 2026
“Casi straordinari di necessità e urgenza” è una dicitura che va imparata a memoria in qualsiasi corso universitario di diritto parlamentare, pena l’immediata bocciatura. È infatti parte dell’articolo 77 della Costituzione, quello che disciplina i decreti legge, pensati come strumento attraverso il quale l’esecutivo, rapidamente, può far approvare una norma senza aspettare i tempi solitamente necessari al Parlamento. Ma proprio perché il nostro Paese è una repubblica parlamentare e non presidenziale, i decreti legge furono pensati dai Costituenti solo come eccezioni, rarità, da utilizzare, appunto, “in casi straordinari di necessità e urgenza”. Eppure quasi da subito si è assistito a un abuso della decretazione d’urgenza, come più volte ribadito sia da diversi presidenti della Repubblica, da Napolitano a Mattarella, e riconosciuti dagli stessi protagonista della nostra vita politica.
di Daniela Preziosi
Il Domani, 23 aprile 2026
Malumore al Quirinale, dove le leggi ormai arrivano senza verifiche. Il governo tira dritto, a rischio di uno scontro alla vigilia del 25 aprile. Un silenzio particolare, quelle nelle stanze del Quirinale in queste ore. Se l’impegno inderogabile di Sergio Mattarella, il suo imperativo categorico, è evitare ogni conflitto con Palazzo Chigi, stavolta, il silenzio del presidente e dei suoi collaboratori è una consegna ancora più stretta, visto che il conflitto con il Colle è apparso se non un obiettivo del decreto Sicurezza, almeno una questione bagattellare per il governo di Giorgia Meloni. Sui rilievi espressi da Mattarella, un ministro ha usato toni sprezzanti, ed è il caso di Matteo Salvini, che a quell’indirizzo ha detto “non mi stupisco più di nulla”. Un altro ha usato parole irrispettose, ed è Matteo Piantedosi, in aula: “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2026
Per il Guardasigilli la questione Dl Sicurezza è ormai superata, gli obiettivi del Pnrr sono stati quasi raggiunti, ora si deve potenziare la mediazione come strumento deflattivo anche per attirare investimenti. Sul decreto sicurezza la situazione “sarà risolta ad horas con una soluzione soddisfacente per tutti”. “No”, invece, alla reintroduzione del reato di abuso di ufficio: “l’arsenale repressivo e preventivo dell’Italia è il più ricco di tutti”. E ancora, “non è una bestemmia parlare di modestia anche per le mazzette”, nel codice penale si parla di “tenuità o di modesta quantità persino della droga “. Sulla mediazione: “È nostra fermissima intenzione potenziare questo strumento deflattivo”. C’è poi un vulnus nella tutela dei dati personali nei telefonini: “mentre per le intercettazioni serve un’autorizzazione del Gip, per il sequestro del cellulare basta un provvedimento del PM: tutto questo è in contraddizione con la razionalità”.
di Angela Pederiva
Il Gazzettino, 23 aprile 2026
Dal rifacimento della perizia balistica, all’acquisizione degli ordini di servizio, sono 12 gli approfondimenti investigativi ordinati dalla gip Livia Magri alla Procura di Verona per fare luce sulla morte del migrante. Dal rifacimento della perizia balistica, all’acquisizione degli ordini di servizio, sono 12 gli approfondimenti investigativi ordinati dalla gip Livia Magri alla Procura di Verona per fare luce sulla morte di Moussa Diarra. Ma il provvedimento con cui è stata respinta la richiesta di archiviazione del fascicolo per omicidio colposo, ed è stato disposto di indagare per depistaggio sia l’agente che sparò al richiedente asilo che un collega della Polfer, colpisce in particolare per la necessità di una consulenza tecnica informatica, “volta a verificare, tra le altre cose, eventuali manipolazioni, manomissioni, tagli nei filmati presenti in atti”.
di Francesco Zizi
La Nuova Sardegna, 23 aprile 2026
Ma Nordio tira dritto: “L’isola area privilegiata per ospitare i boss”. Il ministro della Giustizia risponde a una interrogazione parlamentare dei deputati Silvio Lai (Pd) e Francesca Ghirra (Avs). Il piano per il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis nelle carceri sarde resta formalmente in piedi, ma continua a fare i conti con ritardi, errori progettuali e le dimissioni di uno dei maggiori promotori del progetto 41bis: Andrea Del Mastro. A chiarire la posizione dell’esecutivo Meloni è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo per iscritto all’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Silvio Lai e Francesca Ghirra.
- Campania. L’allarme del Garante dei detenuti: “Sovraffollamento e suicidi minano la dignità”
- Campania. L’allarme del pg Policastro: “Carceri minorili al collasso, effetto del decreto Caivano”
- Rovigo. Carcere, infermieri in protesta. Il Nursind: “Stress e disagi”
- Genova. “Una rete sociale contro la marginalità”, presentata la consulta carcere-città
- Palermo. Detenuti a colloquio con le aziende il giorno dedicato a carcere e lavoro










