di Domenico Quirico
La Stampa, 2 agosto 2026
Melilla come a Ceuta c’è un triplo muro per fermarli costruito con i milioni dell’Europa. Con i migranti sono giunto, dopo anni, alla asciuttezza ideale. Non ho più bisogno di descriverli. Mi basta scrivere il loro nome. Migranti. E basta. Li ho visti morire in mare e nei deserti, perché ho camminato e navigato con loro. Per questo, dal 2011, quando è iniziata la Grande Migrazione, vengono a morire attorno a me infinite onde di malinconia. Ora la specie nuova del millennio, per l’ennesima volta, ci viene addosso di colpo, improvvisamente, fragorosamente. In modi e luoghi che le nostre pigre certezze non immaginavano. Scrivo dunque solo il nome anche per i sessantamila di Ceuta, migranti di un giorno, anzi soprattutto per loro. Perché in una storia così gonfia di sospetti, di manipolazioni, di loschi sfruttamenti ne hanno diritto, pieno e totale: migranti.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 2 agosto 2026
La partita è appena iniziata. Perché dopo la mossa della lettera, adesso Giorgia Meloni pensa alle proposte. A partire dalla creazione di nuovi centri di rimpatrio “modello Albania” fino a patti economici ancora più stringenti con i Paesi africani. Tutto si è messo in moto nelle ultime 24 ore. L’idea del documento dei 22 nasce da una telefonata venerdì mattina fra la presidente del Consiglio e la prima ministra danese Mette Frederiksen (socialdemocratica, dettaglio non banale). La premier lancia e condivide con la collega l’idea della missiva. Che si può leggere con lenti di politica estera e interna. Le prime: l’Italia è in grado di portare tutta (o quasi) l’Europa a “bordo” sulle sue posizioni, dopo il patto di migrazione e asilo, perché “la difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è l’interesse di una singola nazione. È una responsabilità comune dell’Europa”.
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 2 agosto 2026
Scontri per il cibo e c’è chi raccoglie le briciole. Gli annegati sono 84. Spunta una barriera gonfiabile. Il mattino a Ceuta si apre con una bruma che tutto nasconde e quando si alza, ecco che compare il nuovo confine galleggiante tra la città autonoma spagnola e il Marocco. Per alcune ore la foschia ha fatto da sipario naturale per i lavori di costruzione di questa barriera gonfiabile lunga 500 metri, un escamotage per poter respingere subito i prossimi migranti in arrivo a nuoto, rispettando la recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo che impedisce di farlo se non è stata violata una barriera fisica. Cerca di mettersi al riparo Ceuta, diventata un simbolo internazionale dei pericoli dell’immigrazione incontrollata.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 agosto 2026
Dopo dieci anni, lascia il Garante delle persone private di libertà della Regione Lazio. “Delusa ogni attesa di riforma, tutto è cambiato”. In dieci anni, lo spiraglio che si era aperto nel mondo penitenziario si è richiuso bruscamente, lasciando senza speranza detenuti e detenenti. Docente di Filosofia del diritto, già portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, Stefano Anastasia è stato nominato Garante del Lazio delle persone private di libertà nel 2016 e ieri ha presentato la relazione finale del suo secondo e ultimo mandato. Non senza grande emozione, ha fatto il punto sulla condizione delle carceri, delle Rems (le residenze per l’esecuzione penale dei folli-rei) e dei Centri di permanenza per i rimpatri: il Cpr di Roma Ponte Galeria e quello di Djader in Albania, che con la garante di Roma Valentina Calderone ha visitato l’estate scorsa. “Al nostro ritorno abbiamo relazionato al ministero degli Interni, il quale però ci ha comunicato che sulla base di un parere del Garante nazionale noi non avremmo competenza su Djader. Proprio qualche ora fa abbiamo depositato in tribunale il ricorso civile per verificare la competenza sul Cpr albanese”. Un episodio che già di per sé dice molto delle mutazioni in atto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2026
I due partiti votano no alla riforma (con pochi fondi) per trasferire i tossicodipendenti in comunità, mentre a Bancali un detenuto muore tra le fiamme. Nella notte tra giovedì e venerdì un detenuto sardo è morto bruciato in una cella del reparto sanitario del carcere di Bancali, a Sassari, in un incendio che secondo le prime ricostruzioni avrebbe appiccato lui stesso. Quarantotto ore prima, a Montecitorio, era arrivato il via libera definitivo alla legge che dovrebbe portare fuori dal carcere i detenuti tossicodipendenti per curarli in comunità. Due fatti che non si sfiorano e che invece dicono la stessa cosa: un sistema che produce disperazione e una politica che risponde con norme senza soldi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 1 agosto 2026
L’Associazione Antigone, che ha sollevato dubbi sulla capacità del sistema di assorbire 10mila detenuti tossicodipendenti, a fronte di uno stanziamento economico non particolarmente significativo e della mancanza ad oggi di così tanti posti in strutture adeguate. La Camera ha approvato un disegno di legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti, formulato dal ministero della Giustizia. “Oggi è stato approvato questo provvedimento che vorrei dire epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone tossicodipendenti che hanno commesso dei reati correlati alla tossicodipendenza e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare, piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena. È un provvedimento che coniuga la certezza della pena con il recupero del detenuto”, ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
di Massimo Cozza*
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2026
La nuova legge pur partendo da un principio condivisibile rischia di delegare ai professionisti della salute già sottodimensionati anche la tutela della sicurezza. La nuova legge “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”, approvata definitivamente dalla Camera e in attesa di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ha già suscitato reazioni tra loro contrastanti nell’opinione pubblica. Partiamo dal nocciolo delle nuove norme: la possibilità per le persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti, con una condanna a pena detentiva non superiore a otto anni, di essere ammesse alla detenzione domiciliare presso strutture residenziali o semiresidenziali, sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo. In realtà, si tratta di un ampliamento delle diverse possibilità delle misure alternative, perché anche prima della nuova legge esistevano ma la pena detentiva doveva essere fino a 6 anni.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 1 agosto 2026
Il governo moltiplica le disposizioni penali, senza verificare se servano davvero e quali risultati producano. Dal decreto Caivano al ddl “anti-maranza” fino agli scontri in Val di Susa, l’esecutivo finisce così per ridursi a una fabbrica di norme-bandiera. Il governo sembra ormai una fabbrica di leggi sulla sicurezza. Ogni episodio di cronaca determina una stretta, ogni presunto allarme un nuovo reato. Produrre norme sempre più severe, senza preoccuparsi di accertare se siano davvero necessarie e se poi abbiano ottenuto i risultati attesi, può essere efficace sul piano della comunicazione, ma non su quello della sicurezza, che sarebbe il vero obiettivo. L’ultimo esempio è il disegno di legge “anti maranza” che introduce la presunzione, salvo prova contraria, della capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni.
di Sara Sileoni
La Stampa, 1 agosto 2026
Il disegno di legge sulla imputabilità dei minorenni, ha detto Nordio, non abbassa l’età per essere processati né aumenta le pene, ma si limita a invertire la presunzione di capacità di intendere e di volere dei minori tra 14 e 18 anni. Oggi il giudice deve accertare caso per caso se il minorenne fosse giuridicamente capace al momento del fatto. Se la modifica al codice penale dovesse essere approvata, il giudice dovrà fare il contrario, cioè escludere caso per caso l’imputabilità laddove acquisisca elementi che lo convincano della mancata capacità del minorenne. Ci sono riforme che sembrano cambiare molto per non cambiare nulla e altre, come questa, che con poco possono essere molto significative.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2026
L’astensione contro la violazione del diritto di difesa e il sovraffollamento, nel Lazio arrivato al record del 149%. Da inizio anno, 125 morti negli istituti. La giunta dell’Unione camere penali italiane (Ucpi) annuncia lo stop alle udienze dal 23 al 29 settembre. L’Ucpi denuncia l’assenza di risposte istituzionali sulla vicenda delle captazioni illegittime dei colloqui tra detenuti e difensori presso il carcere di Perugia “Capanne”, durata per circa sei mesi, in violazione degli articoli della Carta sulla segretezza delle comunicazioni e sul diritto di difesa, oltre che in contrasto con i principi della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo sull’equo processo e sulla tutela della vita privata e familiare.
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