di Gianluca Carini
Avvenire, 5 marzo 2026
A favore centrodestra, Iv, Azione. Il Pd si astiene ma si divide: sei riformisti votano sì. Ora il testo passa alla Camera per il nulla osta definitivo Via libera del Senato al ddl per il contrasto all’antisemitismo. Il testo viene approvato con 105 sì, 24 no e 21 astenuti e passa alla Camera per il nulla osta definitivo. Fallisce però il tentativo di arrivare a una convergenza ampia sul testo base del leghista Massimiliano Romeo: a votare per il ddl sono il centrodestra, Azione, Italia Viva e solo parte del Pd, oltre a 5 senatori delle Autonomie (tra cui la senatrice a vita Cattaneo).
di Daniela Preziosi
Il Domani, 5 marzo 2026
Sei dem votano sì, M5s e Avs no. Al Senato polemiche dell’opposizione sulle dure parole di Esther Mieli: “La legge fa cadere le maschere a chi non ha coraggio di fare le cose giuste. Siete indifferenti”. Boccia (Pd): “Abbiamo fatto tre proposte, se una sola fosse stata accolta avreste avuto l’unanimità del parlamento”. Sei dem votano a favore: Delrio, Sensi, Zampa, Verini, Bazoli e Casini. Simona Malpezzi, in missione, si unisce a loro. “Alcuni senatori del Pd votano si, non in dissenso o in dissociazione dal nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio della cultura democratica del nostro Paese che non ha discusso abbastanza di questo problema”. Così il cattolico dem Graziano Delrio annuncia in aula il suo via libera al disegno di legge contro l’antisemitismo voluto dalla maggioranza. Dopo mesi di discussioni difficili con i suoi, maturando una decisione che, secondo alcuni compagni di partito, segna il massimo delle distanze con il “suo” Pd. Ma la legge licenziata al Senato non è una questione interna al Pd, che pure sono stati attraversati da una difficilissima discussione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 5 marzo 2026
Quasi mille persone l’anno, in media, finiscono in carcere da innocenti. Per l’esattezza, dal 1991 al 31 ottobre 2025 le vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari sono state 32.484 (dati errorigiudiziari.com). E prima di quella data non abbiamo statistiche. Che poi sono numeri, dietro le quali ci sono le storie. Prendiamone una: Lelio Luttazzi - musicista, direttore d’orchestra, attore, scrittore, volto noto della tv - sbattuto in galera per 27 giorni a causa di un clamoroso abbaglio. Una telefonata “stronzissima” (il copyright è suo) che gli ha cambiato la vita, in una giornata del maggio 1970 che è rimasta impressa anche nella mente di chi non l’ha vissuta, come sua moglie Rossana Luttazzi. “Gli agenti - racconta - sono arrivati a casa sua di prima mattina e hanno guardato dappertutto, persino nella cassetta dello scarico dell’acqua, in bagno. Senza trovare nulla. Non gli hanno messo le manette, bontà loro, ma l’hanno portato prima in via in Selci, in caserma, e poi a Rebibbia. Da lì è stato trasferito a Regina Coeli, buttato in una cella di isolamento con il buiolo. E per almeno dieci giorni non ha potuto incontrare il suo avvocato, né sapere perché fosse lì”.
torinoggi.it, 5 marzo 2026
La Regione si allea con il Garante dei detenuti. Torino, insieme a quello di Vercelli, è l’unico penitenziario in cui si trovano sezioni femminili. Formaiano: “Sono luoghi in cui alla violenza, non solo psicologica, si crea un maggiore rischio di marginalità sociale”. Una vita che riparte, nonostante le sbarre e gli errori del passato. L’inclusione per le donne e le madri recluse passa da cammini costruiti appositamente come quello tratteggiato dal protocollo d’intesa tra la Garante delle persone sottoposte a a misure restrittive della libertà personale, Monica Formaiano e la presidente della commissione regionale per le pari opportunità, Maria Rosa Porta.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 marzo 2026
Il Tribunale di sorveglianza di Firenze accoglie il ricorso di un detenuto. Il quesito sollevato sulle norme che limitano il differimento pena e i domiciliari. Il carcere di Sollicciano, a Firenze, versa in condizioni di degrado strutturale e contingente tale da non poter essere considerato luogo adatto ad un trattamento conforme ai principi fissati dagli articoli 2, 27, 117 e 25 della Carta e dalla Cedu. Motivo per il quale il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha rinviato alla Consulta la questione di legittimità costituzionale degli articoli 147 del codice penale (rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena) e 47-ter dell’ordinamento penitenziario (che norma la detenzione domiciliare), sollevate dai difensori di un detenuto costretto a vivere dal 2023 (fine pena 2042) in celle e ambienti che proprio ieri la commissione Politiche sociali di Palazzo Vecchio ha visitato e ha definito inaccettabili.
di Angela Stella
L’Unità, 5 marzo 2026
Il Tribunale di sorveglianza accoglie la richiesta dei legali di un detenuto e solleva il dubbio di legittimità costituzionale. Intanto nelle prigioni italiane aumentano i reclusi e anche i decessi. Carcere di Sollicciano, Anno Domini 2026: “locali di pernottamento afflitti da copiose e frequenti infiltrazioni d’acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori”, “condizioni igieniche gravemente compromettenti”, “formazione di raccolte d’acqua a terra anche nelle celle detentive”, “distacchi di intonaco da pareti e soffitti”, allagamenti, mancanza di acqua calda nelle celle, muffa alle pareti, “materassi logori”, riscaldamento spesso guasto d’inverno, acqua piovana che passa dalle finestre, impossibilità di farsi la doccia ogni giorno per carenza di acqua, “presenza di topi in cucina”, “escrementi di topo nel ripostiglio e nel piccolo magazzino adiacente”, scarafaggi come compagni di cella, “numerose segnalazioni di morsicature” da cimici da letto le cui punture provocano forte prurito.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 5 marzo 2026
Amato (Pd): 583 reclusi ma i posti sono 361, in sei dentro celle che sarebbero per quattro. Muffa, umidità, infiltrazioni, sovraffollamento, celle da 4 persone che ne ospitano 6, reparti inagibili. Sono sempre più che critiche le condizioni del carcere di Sollicciano in base a quanto raccontato dalla commissione politiche sociali del Comune di Firenze, che ieri mattina ha fatto un sopralluogo. “A causa dei lavori in corso in alcune sezioni, oggi sono disponibili 361 posti a fronte di 583 detenuti” ha spiegato il presidente della commissione Edoardo Amato (Pd). Inoltre, “a Sollicciano arrivano persone detenute non solo dall’area fiorentina ma da tutta la Toscana e, in alcuni casi, anche da altre parti d’Italia. Oggi non ha più la capacità strutturale per ospitare l’attuale numero di detenuti”.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 5 marzo 2026
Il ministero: “Intaccate stima e fiducia”. Condannati in primo grado per tortura, lavoravano al Lorusso e Cutugno. Il provvedimento del governo reso necessario perché i fatti attribuiti dai giudici ai poliziotti evidenziano “mancanza del senso dell’onore e del senso morale”. La condanna per tortura - seppure solo in primo grado - ha “intaccato il rapporto di stima e fiducia” con l’amministrazione, oltre a potenzialmente “minare l’incolumità dei detenuti”: per questo, con un provvedimento di tre pagine, il ministero della Giustizia (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha sospeso in via cautelare dal servizio, a metà dello stipendio, sette agenti della polizia penitenziaria che lavoravano al Lorusso e Cutugno.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 5 marzo 2026
Doveva essere la rivoluzione gentile dietro le sbarre, la conquista dei sentimenti in un luogo dove di solito ogni respiro sembra sorvegliato. E invece, a tre mesi dall’inaugurazione del 7 dicembre, la “stanza dell’amore” del carcere di Torino è rimasta quasi immacolata: bianca, ordinata, sanificata e vuota. Dovevano esserci tre turni al giorno da un’ora, diciannove coppie a settimana, un via vai discreto nel padiglione “Arcobaleno” del Lorusso e Cutugno. Ma secondo quanto filtra da fonti carcerarie ci sono stati solo nove incontri in totale. Sei detenuti coinvolti (tre, parrebbe, hanno fatto il bis). A marzo, per ora, zero assoluto. Più che un calendario fitto, un’agendina tascabile. Overbooking? Nemmeno a parlarne.
zic.it, 5 marzo 2026
Alla Dozza detenute/i a quota 890, si avvicina il raddoppio delle presenze rispetto alla capienza regolamentare. Centri per il rimpatrio e sistema penitenziario due facce della stessa medaglia: su entrambe è necessario tenere alta l’attenzione. Nelle ultime settimane sulla scena politica di Bologna e dell’Emilia-Romagna è esploso il caso Cpr: ne abbiamo parlato in questo speciale, che racconta cos’è successo a partire dalle dichiarazioni del presidente della Regione, Michele de Pascale, ma soprattutto prova a spiegare cosa sono queste strutture per ribadire - una volta di più - che i Cpr sono luoghi nefasti e ingiusti, da respingere a Bologna e in qualunque altro posto. Come già accaduto in più occasioni nel corso degli anni, un pezzo significativo di questo territorio ha mostrato un moto di indignazione verso l’apertura di un nuovo Cpr.
- Potenza. Concluso in carcere il progetto “RiCRIamo” della Croce Rossa
- Bari. Evento conclusivo di “Senza barriere - Festival dei diritti e delle pene”
- Bolzano. I detenuti del carcere di Castelfranco Emilia portano sul palco “Edipo Re”
- La discesa agli inferi di Barsom, la seconda stagione di Gattabuia
- Suor Emma Zordan: “Il carcere la mia missione, do e ricevo attenzione”











