di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 6 marzo 2026
L’Italia di fronte alle nuove povertà: ripartire da lavoro, welfare e crescita. Il caso dei rider e del food delivery è la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e preoccupante. Si stima infatti che il 10% degli occupati italiani (più di 2 milioni di persone) sia a rischio povertà. Percentuale che sale al 15,6% tra gli operai e assimilati. Il sintomo va preso sul serio. Da anni ormai, l’Italia sta scivolando lungo un piano inclinato. Ai 5,7 milioni di individui (il 9,8% dei residenti) che l’Istat classifica in povertà assoluta, va aggiunto - secondo i dati presentati dall’ultimo rapporto dell’Alleanza contro la povertà - l’8,2% di famiglie che vivono appena sopra la soglia critica, in una condizione definita di “quasi-povertà”. Nel complesso, circa una famiglia su cinque si trova oggi in una situazione di difficoltà economica.
di Associazione Diritti alla Follia
Ristretti Orizzonti, 6 marzo 2026
La norma sul trattamento sanitario obbligatorio non prevede l’assistenza di un avvocato nel procedimento di convalida. L’associazione Diritti alla Follia accoglie con grande interesse l’ordinanza con cui il Tribunale di Firenze ha rimesso alla Corte costituzionale una questione di legittimità riguardante la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Con ordinanza del 29 dicembre 2025, il Tribunale di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del Servizio sanitario nazionale), nella parte in cui non garantisce adeguatamente il diritto alla difesa della persona sottoposta a TSO. Il giudizio davanti alla Corte costituzionale è stato quindi formalmente aperto. L’atto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1ª Serie speciale - Corte costituzionale n. 9 del 4 marzo 2026.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 6 marzo 2026
Il rapporto di Unsmil e Ohchr documenta “violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani e abusi nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, che rimangono impuniti”: “una realtà brutale e normalizzata”, di cui l’Ue è direttamente responsabile. E con essa l’Italia. A febbraio 2026 la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) hanno pubblicato un accurato e coraggioso rapporto dal titolo quanto mai significativo ovvero “As Usal” che evidenzia come “in Libia persistono violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani e abusi nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, che rimangono impuniti.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 6 marzo 2026
Gli Usa non possono tollerare un Iran alleato di Cina e Russia. E per l’Europa finiscono gli ideali di Ventotene. Questa volta, almeno, ci vengono risparmiate le ideologie sulla “guerra di liberazione”. Certo possiamo trovarne ancora qualche cantore, ma solo tra i vassalli dei Trump e dei Netanyahu, i quali, come non si sognano più di perdere il proprio tempo discutendo alle Nazioni Unite o con gli “alleati” europei, così si mostrano interessati alla liberazione del popolo iraniano da decenni di despotismo teocratico quanto all’insediamento di una Repubblica di incorruttibili in Venezuela. Credo che anche la questione del nucleare rimanga in realtà del tutto in secondo piano.
di Domenico Quirico
La Stampa, 6 marzo 2026
Iraniani, libanesi e gli altri caduti nei conflitti di cui non conosciamo i nomi. Così le guerre rivelano la loro infamia e continuano senza il peso della pietà. Ho visto, purtroppo, molte persone morire in guerra: civili, soldati, guerriglieri, buoni e cattivi, fanatici e idealisti, innocenti e assassini, donne, bambini. Quando era possibile ho sempre tentato di sapere il nome degli uccisi, per fissarli pietosamente sul mio taccuino. Strana abitudine in un mondo, quello dei conflitti, dove è solo il caso a decidere chi deve morire. Molti sorridevano a questa pratica: “Che te ne fai dei nomi? Che cosa raccontano di loro? Niente! Li metti tutti nell’articolo? Una rigatteria burocratica come al cimitero o all’obitorio. Ai lettori non importa nulla di un somalo o di un siriano”.
di Federica Angeli
La Repubblica, 5 marzo 2026
La metà circa dei decessi è avvenuta per cause naturali, tre sono stati accidentali, mentre per cinquanta reclusi, circa il 20% del totale, le cause non sono ancora state accertate. Nel 2025 le carceri italiane continuano a fare i conti con un aumento della popolazione detenuta e con un numero crescente di decessi. A fotografare la situazione è il nuovo report sui morti in carcere pubblicato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Il documento evidenzia come negli ultimi anni il sistema penitenziario sia stato sottoposto a una pressione sempre maggiore, con più persone recluse e, di conseguenza, più morti registrate all’interno degli istituti.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 marzo 2026
Nel 2025 sono morti, per cause varie, 254 detenuti nelle carceri italiane, in aumento rispetto all’anno precedente (246). È un dato, questo, pubblicato ieri in un report dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), su cui sono tutti d’accordo. Ciò che distingue invece le statistiche ufficiali da quelle elaborate da associazioni indipendenti come Ristretti Orizzonti, è il computo dei suicidi e delle morti catalogate come per “altre cause”. Secondo l’ufficio del Gnpl - di cui si attende la Relazione al Parlamento, “pronta”, stando alle dichiarazioni dello stesso presidente Turrini Vita, ma ancora non inviata alle Camere dove l’ultima depositata rimane quella redatta da Palma nel 2023 - “nel 2025, il Dap ha registrato un totale di 254 decessi, tra cui 76 suicidi (29,92% sul totale); 125 decessi per cause naturali (49,21%); 50 decessi per cause da accertare (19,69%); 3 decessi accidentali (1,18%)”. Nello specifico i morti per “cause da accertare” sono “saliti da 15 del 2024 ai 50 del 2025”. In un contesto in cui “la presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, un incremento del 16,9%”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 5 marzo 2026
È stato pubblicato il “Report sui decessi in carcere” a cura del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, sui dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nel 2025 sono state 254 le morti negli istituti di pena, tra queste 76 sono stati suicidi, il 29,92% del totale. Secondo il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti i suicidi sono stati 80. I dati tra le due fonti spesso non combaciano. Francesco Morelli, curatore del dossier di Ristretti Orizzonti, spiega perché. La presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, registrando un incremento del 16,9%. Nel 2025 sono stati 254 i decessi in carcere, tra questi 76 sono stati suicidi, il 29,92% del totale.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 5 marzo 2026
Firmato un Protocollo dal linguaggio “solenne” per “rafforzare la tutela dei diritti e l’inclusione dei ragazzini coinvolti in procedimenti di giustizia. Chissà se le firme alla fine di un Protocollo che contiene intenzioni di cambiamento nel sistema giudiziario e detentivo dei minorenni potranno davvero migliorare, non solo le condizioni di vita negli istituti di pena, ma anche creare vere occasioni di reinserimento? Purtroppo, esperienze simili del passato hanno regalato solo delusioni. Tuttavia - come si dice - la speranza deve per forza essere l’ultima a morire.
di Nando Pagnoncelli
Corriere della Sera, 5 marzo 2026
Il Sì può vincere se vota il 49%. Gli anti riforma salgono al 52,4%. Favorevoli al 22% nel M5S e al 7 nel Pd. La data del referendum si avvicina e il dibattito assume sempre più toni forti e spesso sopra le righe, da una parte e dall’altra. Gli oggetti della riforma sembrano d’altronde tutto sommato interessare poco, e le forze politiche certo non stanno assecondando lo sforzo di chiarire i contenuti effettivi del referendum. Che appassioni poco è evidenziato dal fatto che l’informazione sui contenuti cresce di soli quattro punti rispetto all’ultima rilevazione nonostante il dibattito fino a pochi giorni fa fosse dominato proprio da questo tema e addirittura tende a decrescere, di due punti percentuali, la quota di chi attribuisce almeno una certa importanza a questa consultazione. Poco più del 50% si considera almeno abbastanza informato dei temi della riforma (ma la quota dei “molto informati” rimane stabile al 10%) e il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante (in calo di 2 punti rispetto a tre settimane fa).
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