di Cristiano Cupelli
Il Foglio, 2 agosto 2026
Il diritto penale ridotto a spot elettorale trasforma la norma in un capo di stagione. Nasce sull’onda dell’allarme, rassicura per un istante, poi si logora. Tra leggi‑meme e colpevoli necessari, a rimetterci sono tassatività, garanzie e la tenuta stessa del sistema. Giovanni Fiandaca ha descritto nei giorni scorsi, su queste colonne, i contorni di un diritto penale ridotto a “spot elettorale”: fattispecie incriminatrici che servono al consenso di un istante più che alla tutela di un bene. C’è ormai un modo di fare - e di applicare - le leggi penali che somiglia da vicino a un modo di vestirsi: la norma nasce in fretta, sull’onda di ciò che accade, dura una stagione e poi si ripone nell’armadio degli indefiniti e spesso dimenticati testi legislativi.
di Valentine Lomellini
Corriere della Sera, 2 agosto 2026
L’opinione pubblica ha bisogno che lo Stato sia credibile rispetto ai “traumi storici”. Un cittadino, di fronte ad un attentato terroristico, deve sentirsi tutelato. Scrivo di un mistero che non c’è più. Quarantasei anni fa, il 2 agosto 1980, alle 10.25, una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. 85 i morti, oltre 200 i feriti. Tra il 1995 e il 2025, sono stati condannati con sentenza definitiva un commando di terroristi neri come esecutori e Gelli e la loggia P2 come mandanti e depistatori. Quarantasei anni fa, la guerra sulla strage prendeva forma. Una ricerca del Centre for Security Studies dell’Università di Padova mette in luce come, a partire dall’anno seguente al tragico attentato, ogni anniversario sia stato caratterizzato da un profondo e duro momento di scontro politico.
sardiniapost.it, 2 agosto 2026
Dopo la morte del detenuto a Bancali Europa Radicale e Nessuno Tocchi Caino chiedono interventi urgenti. L’ultima tragedia nel carcere sassarese, dove un uomo con problemi psichiatrici è morto nello stesso incendio che aveva appiccato dentro la cella. Una relazione urgente al Parlamento sul reparto sanitario di Bancali, la sospensione immediata del piano di concentrazione dei detenuti in regime di 41-bis fino a quando negli istituti non saranno rientrati nella capienza regolamentare e un report mensile dei dati per ogni istituto: sono le richieste presentate da Europa Radicale e Nessuno Tocchi Caino dopo la morte del 36enne di Nulvi nella cella del carcere sassarese.
di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 2 agosto 2026
“Abbiamo chiuso i manicomi con la legge Basaglia nel 1978, ma in realtà non sono mai scomparsi. Li abbiamo semplicemente spostati dentro le carceri”. Don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali da oltre vent’anni, parla quasi con rassegnazione dopo la morte del detenuto di 35 anni nel reparto sanitario della casa circondariale di Bancali. “Oggi negli istituti di pena finiscono persone con gravi disturbi psichici, tossicodipendenti, immigrati con profonde fragilità sociali. Il carcere è diventato il contenitore di tutto il disagio che lo Stato non riesce più a gestire. Ma il carcere non è un ospedale psichiatrico e non può sostituire le comunità terapeutiche”. Per il sacerdote sarebbe però un errore concentrare l’attenzione soltanto su Bancali. “Non bisogna trasformare questa vicenda in un processo a questo carcere. Il problema è nazionale ed è il frutto di decenni di immobilismo. Nessun governo ha avuto il coraggio di riformare davvero il sistema penitenziario, perché il carcere non porta consenso, non porta voti, porta solo dissenso. È un tema scomodo e per questo viene sistematicamente accantonato”.
di Enrica Riera
Il Domani, 2 agosto 2026
Ilaria Cucchi scrive a Crosetto: “Serve un’indagine ispettiva”. Mohamed Amin Bessioud, 25 anni, origini tunisine, è morto il 23 luglio scorso a Cosenza dopo essersi lanciato dal balcone del suo appartamento mentre era agli arresti domiciliari per droga. La madre ha raccontato che il giovane si sentiva “vessato dai militari”. La parlamentare al ministro: “Esistono protocolli per la gestione di controlli nei confronti di persone fragili?”. Un fascicolo in procura e ora anche un’interrogazione parlamentare. Pochi minuti che Bessioud precipitasse dal terzo piano del suo stabile, nell’appartamento erano arrivati i Carabinieri per un controllo volto a verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare.
di Carlo Venturini
La Nazione, 2 agosto 2026
“Il vero problema da cui ne conseguono tantissimi altri è uno solo: il sovraffollamento”: lo dice la garante dei diritti dei detenuti Valentina Abu Awwad durante un presidio davanti al carcere Don Bosco. Il presidio ha coinvolto la maggior parte delle associazioni di volontariato del carcere stesso: Casa della Donna, Controluce, Bambino sarai tu. La garante continua: “Il sovraffollamento fa sì che la clinica interna non possa operare come dovrebbe, la stessa magistratura di sorveglianza ce a mette tutta ma ha bisogno di più organico così come il sovraffollamento crea risse tra i detenuti e di conseguenza mette a rischio la stessa polizia penitenziari”. Awwad ha anche sottolineato l’emergenza sanitaria da infestazione da cimici (la Asl potrebbe intervenire) e la scarsa quantità e qualità del cibo. “Sono problematiche che vengono portate all’unanimità dai detenuti. Le istituzioni intervengano con tempestività”.
di Davide D’Attino
Corriere del Veneto, 2 agosto 2026
Non si sa se sarà un maschietto o una femminuccia. E nemmeno chi siano la sua mamma e il suo papà. Ma alla fine non è questo che conta. La notizia, infatti, è che tra qualche mese, all’inizio del 2027, verrà al mondo il primo bimbo concepito all’interno del carcere Due Palazzi di Padova. Un carcere, quello diretto da Maria Gabriella Lusi, che da tempo costituisce un modello a livello nazionale grazie alle tante associazioni di volontariato che vi operano, coinvolgendo centinaia di detenuti (quelli presenti, ad oggi, sono 787, il 53,6% di cittadinanza straniera) in diversi percorsi di reinserimento sociale. Dallo sport alla cucina, passando per il teatro, la musica e lo studio.
di Riccardo De Vito
volerelaluna.it, 2 agosto 2026
C’è un film di Giuliano Montaldo, “Il giocattolo”, del 1979, che sembra parlare dell’Italia di questi giorni. Nino Manfredi interpreta il classico uomo medio che, dopo aver comprato una pistola per sentirsi al sicuro e riscattarsi, scopre che non è lui a possedere l’arma, ma è quest’ultima che finisce per possedere lui. È un film sulla seduzione della forza e i suoi inganni, su come la violenza (e una visione distorta della sicurezza), prima ancora di essere esercitata, possa diventare un modo di guardare al mondo e, per certi versi, un programma esistenziale.
di Marco Aime*
Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2026
Già il fatto di chiamare una norma così è indicativo: è come se facessimo una legge anti-negri, anti-musulmani, anti-gay. Le leggi regolano la vita degli individui, non la loro appartenenza. La discriminazione, fino al razzismo, inizia dal linguaggio. Dare un nome, significa collocare il soggetto in una certa casella del nostro ordine mentale. La parola “negro”, per esempio, da semplice aggettivo in lingua spagnola per definire un colore, è diventato via via un epiteto dispregiativo, al punto di diventare un’offesa. Lo stesso potremmo di re a proposito di “terrone” o “cafone”, entrambi epiteti nati per definire i contadini e poi divenuti rispettivamente sinonimo di meridionale e di maleducato.
di Ferhat İnam
Il Dubbio, 2 agosto 2026
La violenza contro le donne e gli omicidi di donne continuano oggi a rappresentare, in ogni parte del mondo, uno dei problemi sociali più gravi che l’umanità si trova ad affrontare. Dall’Europa al Medio Oriente, dall’America all’Asia, le donne sono esposte a diverse forme di discriminazione, oppressione e violenza. Tuttavia, non è possibile spiegare questa realtà soltanto attraverso i crimini individuali che avvengono nel presente. Alla radice della violenza contro le donne si trovano le relazioni sociali di potere formatesi nel corso della storia e le profonde tracce della mentalità patriarcale.
- Usati come arma e poi scaricati. I migranti, moderni Ulisse alla mercé dei giochi dei potenti
- Meloni spinge per il “modello Albania” anche in Africa: hub per il rimpatrio in vari Paesi
- Migranti a Ceuta, viaggio tra gli affamati rimasti nell’exclave: “Ci hanno usati come proiettili”
- Anastasia: “In carcere è morta la speranza”
- In carcere è strage. E il fronte della ferocia unisce Vannacci e M5S









