di Roberto Monteforte
Non Tutti Sanno, 1 agosto 2026
La denuncia della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti. Il magistrato e il Tribunale di Sorveglianza sono guardati con rispetto e timore dalla popolazione detenuta. è loro la competenza sulla richiesta di benefici e istanze, la concessione o il rigetto di un permesso premio. Insomma, magistrati e Tribunale di Sorveglianza hanno nelle loro mani molto della vita della persona reclusa. Con un compito delicato: sovraintendono all’esecuzione penale, tutelando sia i diritti della persona reclusa, che l’esigenza di sicurezza della collettività. Le loro competenze sono aumentate in questi anni. Ma non hanno avuto né mezzi e né personale. In tempi dove tutto è digitalizzato, sono ancora al fascicolo cartaceo del detenuto.
di Pietro Giordano
lafune.eu, 1 agosto 2026
Dentro il carcere si incontrano due Italie diverse ma ugualmente periferiche: detenuti spesso poveri, immigrati, tossicodipendenti o piccoli criminali, e agenti che non di rado arrivano dal Mezzogiorno, chiamati a governare ogni giorno le contraddizioni che lo Stato non riesce a risolvere fuori. Dentro Mammagialla si incontrano due mondi che fuori difficilmente si guardano davvero, da una parte ci sono detenuti che arrivano spesso dalle periferie sociali, dall’immigrazione, dalle dipendenze, dal piccolo spaccio, da vite fragili o segnate da errori pesanti, dall’altra ci sono agenti della Polizia penitenziaria che non di rado vengono dal Mezzogiorno, hanno lasciato famiglia e origine, hanno vinto un concorso pubblico e trovato nello Stato quella stabilità che i territori dai quali provengono spesso non riuscivano a garantire.
La Sicilia, 1 agosto 2026
Un clima di forte tensione, condizioni strutturali difficili e una situazione che rischia di compromettere diritti e dignità dei detenuti. È quanto denunciato dagli europarlamentari Leoluca Orlando e Giuseppe Lupo al termine della visita ispettiva effettuata al carcere Ucciardone, accompagnati dall’avvocato Dario Zimmardi e dal garante comunale dei detenuti Pino Apprendi. “Nonostante l’impegno della polizia penitenziaria e la presenza di tanti detenuti estranei alle logiche mafiose - ha detto Orlando - restano forti infiltrazioni delle cosche, come già denunciato dal procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia”.
di Andrea Frison
vocedeiberici.it, 1 agosto 2026
A quarant’anni dall’inaugurazione della casa circondariale “Del Papa” di Vicenza, il sovraffollamento, le ondate di calore e l’elevata incidenza di disturbi psichiatrici mettono in evidenza le criticità della struttura. Il medico responsabile della salute dei detenuti e la presidente della cooperativa Tangram chiedono una maggiore attenzione da parte del territorio. A quarant’anni dall’inaugurazione, avvenuta nel 1986, la casa circondariale “Del Papa” di Vicenza continua a fare i conti con molte delle criticità che caratterizzano il sistema penitenziario italiano. La struttura, progettata per ospitare circa 276 persone, accoglie oggi 356 detenuti, con un sovraffollamento che rende ancora più difficili le condizioni di vita durante le sempre più frequenti ondate di calore. Le ore d’aria vengono trascorse nelle ore più calde della giornata su un piazzale asfaltato, mentre gli ambienti interni sono privi di climatizzazione. La struttura in cemento accumula rapidamente il calore, rendendo particolarmente pesante la permanenza nelle celle.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 1 agosto 2026
Il padre è un uomo giovane, destinato a una pena di lunghezza media. Da alcune settimane il tempo per lui ha un orizzonte diverso e un motivo in più per rimettersi sulla retta via una volta uscito. È uno dei motivi per cui sono nate: dare speranza e una nuova vita. La rivoluzione sessuale (e affettiva) in carcere annunciata da Il Gazzettino nell’ottobre scorso pare funzionare, tant’è che in questi giorni al Due Palazzi ha bussato la cicogna. C’è infatti la prima coppia in attesa grazie alle stanze dell’amore all’interno del penitenziario. Da poco più di nove mesi, il carcere si fa da parte per due ore, permettendo ai detenuti di ritrovare le proprie mogli o compagne.
di Filomena Cataldo
toscanalibri.it, 1 agosto 2026
“Se sei stato fortunato, hai il dovere di restituire, di dare indietro a chi lo è stato meno di te. Io ho scelto il carcere e ho deciso di concentrarmi su una cosa sola, per non disperdere energie”. Nel marzo del 2025 ho avuto il piacere di moderare la presentazione a Siena del libro “Tempo al Tempo” (Mondadori) di Camilla Costanzo, una persona cordiale, energica, colta. La conversazione intorno al romanzo - che sembra essere una scacchiera umana, in cui esistono l’io e il noi - segue un ritmo dinamico e piacevole. La struttura narrativa è suddivisa in tre tempi e ogni storia è riflesso della successiva; così i personaggi descritti da Camilla Costanzo, complessi nella loro umanità disarmante, sono restituiti al tempo con il peso e la leggerezza delle loro scelte, dei loro drammi e piccole grandi vittorie. Lutto, maternità, abbandono, scelte sbagliate e voglia di riscatto, fra i temi di interesse sociale, oltre che umano, presenti nel testo.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 agosto 2026
Con Exodus è stato tra i primi a tendere la mano ai tossicodipendenti, trasformando il Parco Lambro di Milano in un luogo di rinascita. L’infanzia difficile, la “scuola dei preti”, la vocazione, il volto mediatico. I funerali lunedì a Sant’Ambrogio a Milano. Sarà la Basilica di Sant’Ambrogio, nel cuore di Milano, a ospitare lunedì 3 agosto alle 15 l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi, il sacerdote che ha dedicato la vita ai ragazzi più fragili fondando la comunità Exodus. Non una cerimonia solenne nel senso tradizionale, ma una liturgia “viva”, come l’ha voluta la Fondazione da lui creata: saranno i canti, la musica e soprattutto le voci dei ragazzi e degli educatori arrivati dalle comunità d’Italia e del mondo ad accompagnare il congedo da uno dei grandi protagonisti del cattolicesimo sociale italiano.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
“Arrivato al Parco Lambro avevo paura, ma sono rimasto. Mi chiamano “pazzo”, è una virtù”. Nel 1979 fu don Verzé a volerlo a Milano, da allora il lavoro di don Antonio Mazzi è stato enorme. L’unico cruccio: “Questa salute che mi costringe a fare i tagliandi in ospedale”. Gli giravano assai spesso le balle - come da precisa sua scelta lessicale, attenzione -, e ancor più le faceva girare. Quel prefetto lì non ha energia, sentenziava, e quel sindaco oh signur!, s’arrabbiava, e la borghesia di Milano quant’è egoista, ma egoista per davvero ripeteva, quella borghesia stessa poi, afflitta dai sensi di colpa, che incrementava le donazioni staccando assegni, e la chiesa, un disastro la chiesa, sbuffava, e i preti, lasciamoli perdere i preti che fan danni, e gli insegnanti non ne parliamo, ma dove l’hanno messa la passione, domandava invero sapendo la risposta, e poi le madri e i padri, s’addolorava, che ci sono ma non ci sono, si comportano come fossero loro i figli, genitori mosci, viziati, lamentosi, elencava, ma in ogni modo, al principio e alla fine, una cosa soltanto mandava in bestia per davvero don Antonio Mazzi: “Questa salute qui che mi costringe a dei tagliandi in ospedale e a starmene fermo a casa”, e per casa s’intenda la comunità, ripeteva con la voce tuonante ormai di piuma nei tempi ultimi suoi e anche nostri, tipi così segnano epoche e lasciano solchi sull’asfalto, mica tracce su di una piccola zolla in campi di periferia.
di Matteo Soro
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
Vittorino Andreoli, lo psichiatra amico di don Mazzi- Classe ‘40, psichiatra e scrittore era legato a don Mazzi da mezzo secolo di amicizia: “Era uno che con i ragazzi era un ragazzo, anche a 96 anni. Ti raccontava di quand’era giovane e volevi ascoltarlo fino in fondo”. “Quelli come lui sono i folli di Dio, i matti di Dio… Persone grandi… I media si occupano tanto dei ricchi: bisogna raccontare la vera ricchezza!”. Al telefono c’è il professor Vittorino Andreoli, classe ‘40, psichiatra e scrittore. Due “veronesi de soca”, lui e don Mazzi. Legati da mezzo secolo di amicizia. Compresa l’“eresia” di Exodus.
di Gianna Fregonara
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
La proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito: “Una grande assise per parlare di integrazione. Burqa vietato e chi non manda le figlie a scuola va in galera”. “Organizzerò una grande assise a novembre per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Sarà anche l’occasione per definire ulteriori interventi”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara risponde alla proposta che Ernesto Galli della Loggia, tra l’altro componente della commissione per le indicazioni nazionali nominata dal ministero, ha lanciato sul Corriere.
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