popolis.it, 3 marzo 2026
Sono già sold out, con le prenotazioni chiuse ormai da giorni, le tre date (3-4-5 marzo) al pubblico previste per la messinscena di “Edipo re”, esito del laboratorio teatrale condotto da Carlo Ferrari e Franca Tragni con un gruppo di detenuti attori all’interno degli Istituti Penitenziari di Parma. Da oltre vent’anni i due artisti svolgono attività di formazione culturale dentro la sezione di “alta sicurezza”, allo scopo non solo di aiutare chi è in carcere in un processo di reintegro sociale attraverso il teatro, ma anche di convergere l’attenzione della cittadinanza, avvicinandola in questo caso fisicamente, su quello che è il luogo di detenzione.
ansa.it, 3 marzo 2026
Gemellaggio tra biblioteca “Enrico De Nicola” e quella del carcere sammaritano. “La cultura insieme al lavoro e al poter coltivare gli affetti, sono i tre requisiti perché i detenuti si sentano parte di una comunità e si possa dare concretezza al percorso di rieducazione come vuole la Costituzione. Per questo diamo merito all’Università della Campania Vanvitelli per aver pensato di unire i due fili della cultura e della comunità con un’iniziativa, peraltro intitolata alla memoria del primo presidente della Repubblica Enrico De Nicola, che rivela un grande senso delle istituzioni”. Lo ha detto il vice-presidente del Csm, Fabio Pinelli, a Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
di Vittorio Minervini*
Il Dubbio, 3 marzo 2026
Un’endiadi per dare esatta definizione di ciò che rappresenta oggi Radio Radicale: la cronaca della storia. Una cronaca iniziata cinquant’anni fa, che grazie a Marco Pannella si storicizza nella conservazione di tutte le registrazioni, nella loro intonsa archiviazione. Grazie al suo genio e all’ impegno dei tanti che lo hanno seguito, oggi abbiamo a disposizione 430.000 documenti in diversi formati, che ci restituiscono vivido il presente che abbiamo vissuto, gli eventi più o meno rilevanti che si sono succeduti nell’ ultimo mezzo secolo. L’archivio di quelli che oggi riconosciamo come i più importanti avvenimenti della storia istituzionale, politica, sociale e culturale italiana, non è un museo, ma un corpo che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi elementi di un presente che non svanisce nel passato, delle cui tracce viene conservata memoria. La geniale radicalità di un progetto è consistita nell’ affidare ai cittadini la possibilità di conoscere direttamente il loro vissuto, senza intermediazioni, senza sintesi imposte, senza gerarchie editoriali, e consentire di rivivere un evento nella sua completezza, di ascoltare una voce nel suo tempo, di comprendere il contesto e non soltanto un suo frammento.
di Filippo Facci
Il Giornale, 3 marzo 2026
Nell’ultimo libro di Zurlo tutti i numeri dello scandalo: 5.933 ingiuste detenzioni, reati e sbagli. Le toghe? Si autoassolvono. Il libro non ha dediche, peccato, sarebbe stato bello intitolarlo a chi dice che abbiamo “il Csm più severo d’Europa” o altre fandonie da far desiderare che dio esista, e l’inferno pure. “Senza giustizia” di Stefano Zurlo (Baldini+Castoldi) parla di 5933 ingiuste detenzioni indennizzate tra inizio 2017 e fine 2024, ma parla anche della sola e unica (sola e unica) condanna civile di un magistrato dal 1992. Il resto è spesa pubblica e vite annientate. Anzi no, il resto sono circa trentamila casi di ingiustizia in tre decenni, mille l’anno, tre al giorno. E (domanda) il conto disciplinare presentato dal Csm, quello più severo d’Europa?
di Lea Melandri
Il Manifesto, 3 marzo 2026
Un’anticipazione dal libro “Preistorie. Riflessioni sulle radici culturali dei fatti di cronaca”, in libreria da oggi, pubblicato da Prospero editore. Il volume sarà presentato a BookPride il 21 marzo. Attraverso la cronaca, il qui e ora della notizia, passano le esperienze più universali dell’umano. L’informazione porta il segno della separazione tra il corpo e la polis, tra sessualità e politica, tra privato e pubblico, individuo e società, e, a monte, tra maschile e femminile. A mettere in discussione ogni forma di dualismo sono stati i movimenti antiautoritari degli anni 70: il movimento degli studenti e il femminismo. Importante è stato allora il pensiero di Elvio Fachinelli: uscita dal dualismo e ricerca di nessi che ci sono sempre stati tra poli astrattamente contrapposti.
di Giuseppe Romano*
globalproject.info, 3 marzo 2026
Un intervento normativo che moltiplica reati simbolici, riduce il contraddittorio e rafforza la discrezionalità dell’esecutivo. Nel codice penale la condotta necessaria per truffare è decritta con due azioni: l’artifizio (parola un po’ desueta) si ha quando si cerca di far apparire come vero ciò che non lo è; ed il raggiro che crea nella psiche altrui un falso convincimento. Ebbene il nostro governo ha appena sfornato con il decreto Sicurezza 26 un plastico esempio di questa condotta delittuosa il cui profitto è costituito dal lucro elettorale.
di Vito Carlo Castellana
gildaprofessionedocente.it, 3 marzo 2026
Siamo di fronte ad un’emergenza educativa che non si risolve con gli slogan, ma piuttosto con attenzione verso il mondo giovanile abbandonato, vittima della solitudine, della massificazione culturale, figlia di piattaforme streaming che vendono falsi modelli. Siamo sicuri che pensare ai metal detector nelle scuole sia la risposta alla violenza crescente dilagata nel mondo giovanile e nelle istituzioni scolastiche? Certamente è una risposta di pancia, quella che la politica deve dare al popolo per dimostrare che si reagisce subito ad una tragedia, come quella avvenuta in un istituto a La Spezia. Chi opera nella scuola, sa che tutto questo è perfettamente inutile, blindare gli ambienti scolastici, quasi fossero un carcere, serve solo a liberare le coscienze.
huffingtonpost.it, 3 marzo 2026
La scrittrice iraniana esiliata in America: “La questione non è solo cambiare regime ma la mentalità delle persone. C’è il rischio della guerra civile, ma voglio anche credere che ci siano diversi sostenitori del regime che liberi dalla paura e dalla convenienza sappiano guardare in faccia la realtà e disertare”. Sulla morte dell’ayatollah Khamenei, Azar Nafisi prova sentimenti contrastanti. La scrittrice iraniana che vive in esilio in America dal 1997 racconta che “nei momenti di grande disperazione, gli ho augurato la morte. Ma questo è il loro stile: non può essere il mio. Ci hanno preso la libertà dandoci la morte, quando più noi iraniani cercavamo la vita. Lucidamente, dico che avrei preferito vederlo processato e condannato per i suoi crimini: solo così avrei potuto dire che ha vinto la democrazia. Così, invece, ne hanno fatto un martire. Temo che il suo pensiero resti vivo e la sua mentalità resti profondamente radicata in Iran”.
di Marta Allevato
agi.it, 3 marzo 2026
Appello ai governi di tutto il mondo da parte della ong Chri per la loro liberazione. Al quarto giorno di guerra in Iran è allarme per la situazione dei prigionieri politici e dei detenuti in Iran, dove a ogni momento di crisi corrisponde un inasprimento della repressione interna. Il Centro per i Diritti umani in Iran (Chri), Ong indipendente con base a New York, ha lanciato un appello con cui chiede “ai governi di tutto il mondo e alle organizzazioni internazionali di utilizzare urgentemente ogni canale diplomatico e politico disponibile per fare pressione sulle autorità iraniane, affinché rilascino tutti i prigionieri politici e i detenuti e garantiscano che non vengano effettuate esecuzioni durante questo periodo di conflitto”, si legge nell’appello del Chri.
di Victor Serri
dinamopress.it, 3 marzo 2026
La Spagna ha contribuito all’apertura di due nuovi Centri per il rimpatrio dei migranti fuori dai propri confini, in Mauritania, dove è impossibile controllare le condizioni dei detenuti e le garanzie legali. Il quadro che emerge è quello di una frontiera europea sempre più delocalizzata, dove cooperazione allo sviluppo e cooperazione di polizia si intrecciano con obiettivi di contenimento migratorio. La Spagna è un paese di grandi contrasti. Può sembrare una formula a effetto, quasi da slogan, ma osservando l’attuale scenario politico appare sorprendentemente aderente alla realtà. Da un lato, Madrid è tra i governi europei che più apertamente si discostano dalle tendenze politiche destrorse di molti paesi dell’Unione, dalla denuncia del genocidio in Palestina, a molte politiche sociali applicate nella penisola. Dall’altro, sulla questione migratoria, mostra una linea dura e ambigua, che in molti definiscono persino schizofrenica.
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