Sicurezza, il 60% degli italiani boccia il Governo. Ma uno su 2 vuole lo scudo penale per gli agenti
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 1 marzo 2026
Il tema della sicurezza resta uno dei cardini del dibattito pubblico e politico italiano. I numeri lo dimostrano con chiarezza: il 46,4% dei cittadini intervistati da Only Numbers per la trasmissione Realpolitik si dice favorevole allo scudo penale per le forze dell’ordine. Un dato significativo, che racconta di un Paese che, pur tra paure e tensioni, riconosce la delicatezza e la complessità del lavoro svolto quotidianamente da donne e uomini in divisa. Emerge una condivisione quasi totale tra gli elettori dei partiti di governo (84,5%), mentre tra le opposizioni solo uno su tre sostiene questa posizione (28,5%). Eppure, i numeri raccontano anche altro.
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 1 marzo 2026
Le modifiche proposte dalla riforma affrontano criticità note dell’ordinamento giudiziario e richiamano precedenti della giurisprudenza di legittimità, ma lasciano aperti interrogativi sul metodo seguito e sulla qualità del confronto istituzionale. La revisione costituzionale può condurre legittimamente a sostenere dal punto di vista tecnico sia argomentazioni a sostegno del Sì quanto del No. Sembrerebbe più di buon senso una posizione “impossibile” a sostegno del “Ni”; occorre comunque intendersi sulla effettiva portata delle modifiche costituzionali proposte e sul loro contesto istituzionale. Il principio della separazione delle carriere non sconcerta e la sua compatibilità con i princìpi costituzionali attuali, anche solo con legge ordinaria, è stata riconosciuta esplicitamente anche dalla Corte costituzionale (con sent. n. 37/2000). Dopo la recente riforma “Cartabia” dell’ordinamento giudiziario il sistema è peraltro già improntato a una separazione delle funzioni, che rende più difficile il passaggio da quella requirente a quella giudicante.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 1 marzo 2026
Secondo Tatiana Montella, è un’operazione specifica che rientra nelle più ampie politiche repressive di questo governo, espressione di una certa ideologia. I concetti di consenso e dissenso hanno alla base un diverso tipo di relazione: nel primo caso c’è un rapporto di parità; il secondo presuppone uno sbilanciamento di potere: “Deresponsabilizza completamente l’abusante rispetto all’atto sessuale”. Il disegno di legge Bongiorno che vuole introdurre il concetto di dissenso nel reato di violenza sessuale non è un intervento isolato.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 1 marzo 2026
La manifestazione nella Capitale aperta dai centri antiviolenza: “Senza consenso è stupro, la destra deve ritirare la norma”. “Senza consenso è stupro”. I tempi in cui si deve scendere in piazza per ribadire l’ovvio sono quelli più insidiosi. Eppure, ancora una volta, le donne ieri hanno manifestato per bloccare la deriva retriva del paese. La destra al governo ha ideato una legge che peggiora la tutela legale delle vittime in caso di stupro e violenza. La premier Giorgia Meloni e la senatrice leghista Giulia Bongiorno hanno trasformato la proposta di legge bipartisan sul consenso, che doveva accogliere la Convenzione di Istanbul, nel suo esatto contrario: una norma il cui perno è la volontà contraria della vittima all’atto sessuale.
di Frank Cimini
L’Unità, 1 marzo 2026
Si indaga per quattro anni su una persona, alla spasmodica ricerca di un reato che non c’è “e forse ci sarà mai” (avvertimento del gip al pm alquanto inconsueto). Siamo nell’ambito della caccia ai misteri inesistenti del caso Moro. A partire dalla perquisizione dell’8 giugno 2021, con sequestro di un ponderoso archivio strumento indispensabile di lavoro, hanno rovinato la vita di Paolo Persichetti, ricercatore storico, un passato lontano in un gruppo della lotta armata che secondo chi indaga dovrebbe impedirgli studio e approfondimento della storia.
di Costantino Cossu
Il Manifesto, 1 marzo 2026
In base al piano del governo, la regione dovrebbe ospitare 240 detenuti al 41bis su 749. Sono quasi 10mila in Italia, su una popolazione di circa 54mila detenuti, i reclusi appartenenti al circuito dell’alta sicurezza. Di questi, 749 sono sottoposti al regime speciale previsto dall’articolo 41 bis e sono ospitati attualmente in 12 penitenziari. Il governo ha predisposto un piano, elaborato dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che prevede la loro concentrazione in soli sette istituti penitenziari: Alessandria, L’Aquila, Parma, Vigevano, Nuoro, Sassari e Cagliari.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2026
In piazza per dire no ai detenuti in regime di 41bis nelle carceri della Sardegna. Doveva essere mobilitazione generale, e così è stato. Alla manifestazione promossa dalla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, contro il trasferimento dei detenuti “ad alta pericolosità” nelle strutture detentive dell’isola hanno partecipato più di 1.500 persone: amministratori regionali, sindaci, sindacati associazioni e cittadini. Tutti sotto il palazzo della Prefettura simbolo del Governo in città.
laprovinciadibiella.it, 1 marzo 2026
Dopo le polemiche sulla scelta fatta dal consiglio comunale di Biella, l’intervista a Bruno Mellano, storico attivista del Partito Radicale, nonché primo garante dei detenuti della Regione Piemonte. “La scelta migliore, viste anche le difficoltà degli ultimi due anni, sarebbe stata quella di individuare una persona esperta e competente per aiutarla in quello che è, a tutti gli effetti, un ruolo delicato e complicato. Certo, se partiva da qualcuno che avesse già conoscenza diretta della realtà del carcere, sarebbe stato molto più facile. Anche per il prescelto! Comunque, per il ruolo, serve in primis assicurare autonomia, indipendenza e capacità di costruire reti”.
tarantotoday.it, 1 marzo 2026
La visita dell’associazione Antigone nell’istituto penitenziario del capoluogo ionico ha fatto emergere condizioni igienico sanitarie “drammatiche”, “sotto organico tutto il personale”. Un detenuto con problemi psichici in cella con solo un materasso per terra, circondato da rifiuti di ogni genere. Le osservatrici dell’associazione Antigone entrano nel carcere di Taranto e quello che emerge dalla visita nella struttura è una situazione assai critica, sia per le persone recluse sia per il personale. Nel carcere Carmelo Magli di Taranto, al momento, si contano 809 persone detenute: 765 sono uomini - di cui 747 italiani - e 62 stranieri. Le donne sono 44, di cui 5 straniere. L’istituto, a fronte di questi numeri, ha una capienza regolamentare di 500 unità.
di Sara Costanzi
umbria.tag24.it, 1 marzo 2026
Visita al carcere ternano di Sabbione per il senatore Pd Walter Verini e il Capogruppo Pd a Terni Pierluigi Spinelli. Dopo i lunghi disordini di domenica scorsa che hanno portato alla devastazione di un’intera sezione, l’allarme rimane alto. La situazione, hanno detto i due esponenti dem all’uscita, “è drammatica” e “richiede interventi immediati”. “Abbiamo toccato con mano una realtà pesantissima e pericolosa - ha affermato Verini. Abbiamo anche ascoltato dal Direttore e dalla Comandante l’esposizione di una situazione che richiede interventi immediati”.
- Rovigo. Una “squadra” di volontari per il carcere minorile
- Ferrara. Reinserimento dei detenuti e dei soggetti fragili: una città-laboratorio
- Milano. Nel carcere di Bollate lo spirito olimpico dei “Giochi della Speranza”
- Milano. Bollate, dove il carcere diventa campo di libertà
- Napoli. Tele di detenuti di Poggioreale saranno esposte a Castel Capuano











