di Stefano Giordano*
Il Riformista, 24 luglio 2026
Nel maxiprocesso per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero ha chiesto quattordici anni di reclusione per l’ex comandante della polizia penitenziaria, imputato di tortura. Legittimo. Poi, nel perorare l’accusa, gli si è rivolto direttamente: “sei un criminale”. E qui il discorso cambia. Sgombriamo il campo: non è questione di colpevolezza o innocenza dell’imputato - quel verdetto spetta al giudice, e a nessun altro. È questione di misura. Est modus in rebus, ammoniva Orazio: c’è una misura nelle cose, e confini oltre i quali il giusto non sa stare. Il nostro è un diritto penale del fatto, non dell’autore. Si è imputati di aver commesso un reato, non di essere criminali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2026
Il silenzio col quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio lasciò cadere la richiesta d’arresto del torturatore libico Almasri, obbligando la Corte d’Appello di Roma a scarcerarlo poiché non in possesso del parere obbligatorio del guardasigilli, non potrà più ripetersi. Perché il ministro della Giustizia, dice la Corte costituzionale con la sentenza 143 di ieri, ha l’obbligo di trasmettere immediatamente al procuratore generale le richieste di cooperazione e i mandati d’arresto emessi dalla Corte penale internazionale, senza poterli far cadere nel vuoto né congelarli in attesa che i tempi scadano. La questione di legittimità era stata promossa dalla quarta sezione penale della Corte d’Appello capitolina sulla scorta della vicenda Almasri, accusato dall’Aia di gravi crimini contro l’umanità e torture nella prigione libica di Mitiga.
di Fabio Iuorio
ilmeridianonews.it, 24 luglio 2026
Dietro l’ordine del giorno depositato in Consiglio regionale c’è una domanda più profonda di qualsiasi cavillo giuridico: quanto affetto può sopravvivere alla reclusione? Qualche giorno fa a Napoli in Consiglio regionale i consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano hanno depositato un ordine del giorno che chiede alla Regione Campania di sostenere la realizzazione delle cosiddette “stanze dell’affettività” negli istituti penitenziari del territorio, veri e propri spazi riservati ai colloqui intimi tra detenuti e partner, senza il controllo visivo del personale. Si parla di sesso, certo, ma ridurre la questione a questo sarebbe l’ennesimo modo di non guardarla davvero. Si parla di corpi, di identità, di legami che lo Stato ha deciso per decenni di spezzare insieme alla libertà.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 24 luglio 2026
“Abbiamo visto le cimici nei letti dei detenuti, le infiltrazioni d’acqua su molti muri e reclusi ci hanno detto che l’acqua che viene dai rubinetti non è potabile”. Sono le parole dei membri di una delegazione di +Europa, Radicali, Ora! e Camera penale che ieri mattina ha effettuato una visita nel carcere di Sollicciano, dove sono sotto sequestro sette sezioni e sono in corso i trasferimenti dei reclusi verso altri penitenziari, prevalentemente in Toscana. Nonostante il sequestro e il trasferimento di varie persone, rimangono a Sollicciano situazioni di grave sovraffollamento, ad esempio al reparto del transito dove, come segnalato dalla delegazione, c’è un sovraffollamento di circa il 240 per cento.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 24 luglio 2026
La madre: “Mio figlio depresso, lo tormentavano”. Il ragazzo di 25 anni si trovava ai domiciliari. Si è lanciato dal terzo piano durante una perquisizione dei carabinieri. È morto così, a Cosenza, Mohamed Amin Bassioud, 25enne di nazionalità italiana e di origini tunisine. Era agli arresti domiciliari e da tempo soffriva di un grave disagio psichico. Nel marzo scorso, era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dopo aver commesso atti di autolesionismo. Straziante il lamento della madre che ci accoglie e con dignità racconta l’accaduto: “Erano le due e un quarto - spiega la donna al manifesto - e sono rientrata dal lavoro, aspettavo un operaio che doveva ripararmi una finestra. Hanno suonato alla porta, ho aperto e c’erano due carabinieri. Non mi sono meravigliata, perché è accaduto altre volte che venissero a controllarlo”.
La Nuova Sardegna, 24 luglio 2026
Il ministro Carlo Nordio taglia il nastro del nuovo reparto a Uta. Un nuovo reparto completamente autonomo, destinato alla gestione dei detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis, è stato inaugurato questa mattina, giovedì 23 luglio, nella casa circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari-Uta. Alla cerimonia ha partecipato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito l’apertura della struttura “il primo importante traguardo” del programma di costruzione e riqualificazione degli istituti penitenziari. Accanto al ministro, il direttore del carcere di Uta Pietro Borruto e Rosella Santoro, direttore generale per la gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria. Secondo il Guardasigilli, il progetto punta a coniugare le esigenze di sicurezza con il principio dell’umanizzazione della pena, anche nei regimi detentivi più severi.
di Massimiliano Melley
milanotoday.it, 24 luglio 2026
Numeri spaventosi dal sopralluogo dei consiglieri: otto su dieci sono dipendenti da sostanze e/o malati psichiatrici. Sovraffollamento reale al 200%. Ancora un sopralluogo a San Vittore da parte dei consiglieri comunali. È avvenuto giovedì mattina, 23 luglio. Risultato? La conferma di una situazione di gravissimo sovraffollamento e anche di conseguente sottorganico degli agenti penitenziari. Non è tutto: almeno l’80% dei detenuti è tossicodipendente e/o con una diagnosi psichiatrica accertata. I dati ufficiali, forniti dalla direzione, parlano di 1.156 detenuti di cui 69 donne, a fronte di una capienza teorica di 780 persone, sebbene i due raggi chiusi limitino la capienza reale a meno di 500 persone. L’indice di sovraffollamento si avvicina quindi al 220%.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 24 luglio 2026
Le iniziative della Camera Penale dopo la visita in carcere: in tribunale posizionato un pallottoliere per la conta dei suicidi. Da settembre, intanto, nella casa circondariale partirà anche il percorso di ragioneria. “Nel giro di un anno sono stati ampliati gli spazi di lavoro dei detenuti all’interno del carcere e sono state implementate le attività lavorative e di formazione. Ci sono poi circa 60 detenuti che lavorano fuori. Da settembre partirà anche il diploma di ragioneria dell’istituto Bolisani di Villafranca e un altro percorso col Giorgi. Ci sono infine sette detenuti che iscritti all’Università. Sono segnali di una direzione, quella di Maria Grazia Bregoli che dal 2025 ha fatto scelte coraggiose. Rimane però la piaga del sovraffollamento e per questo motivo a breve arriverà in piazza Bra una struttura in legno che riproduce gli spazi di una cella, dove i cittadini potranno sperimentare cosa voglia dire vivere in pochi metri quadrati calpestabili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 luglio 2026
C’è un libro uscito a giugno che andrebbe messo in mano a chi pensa che il carcere serva solo a togliere di mezzo le persone. Si chiama “La corda dell’ancóra. Voci da dentro”, lo pubblica La Vita Felice, costa 14 euro, e i diritti d’autore vanno alla Fondazione Città della Speranza di Padova, che finanzia la ricerca sulle malattie dei bambini. Ma la cosa che conta di più è chi l’ha scritto: sei detenuti della Casa circondariale di Belluno, sei uomini della sezione protetti che per tre anni e mezzo hanno partecipato al laboratorio di poesia “La crepa”, condotto dalla poetessa e volontaria Lorella De Bon. È un libro dei ragazzi del laboratorio, prima di tutto. Loro sono la voce, De Bon ha tenuto la penna ferma accanto e ha raccolto.
di Vittorio Minervini
Il Dubbio, 24 luglio 2026
La liturgia laica della sostenibilità, della tutela del paesaggio e dell’ambiente è diventata ormai un modo di essere, che a volte si vuole dimenticare soprattutto oggi, nel momento in cui venti di guerra agitano le bandiere di quegli Stati che ancora faticano a perdersi nel cielo blu stellato dell’Unione. È una liturgia nella quale si riconosce da sempre il Touring Club Italiano, che da oltre centocinquant’anni accompagna noi italiani. E una sera alle Tremiti, in un villaggio che rispecchia in pieno l’ideale culturale del TCI, tra la cura mai maniacale per coste e fondali e la bella lezione di una biologa marina, d’improvviso un lampo: un racconto breve, di grande intensità, al centro delle tante storie che per pochi minuti scorrono sul telone mosso dal vento di tramontana.
- Migranti. La Consulta rinvia il decreto Tajani alla Corte di giustizia dell’Unione europea
- Mai così tanto azzardo: in tre mesi sono stati giocati 45 miliardi di euro
- Quando finisce la guerra? Mai
- In questo tempo indistinto tra guerra e pace la diplomazia è l’ultimo argine
- Turchia. Più carcere, meno rieducazione: la stretta di Erdogan sui minori









