di Rachele Scarpa*
L’Unità, 28 febbraio 2026
La destra esulta per 90 presenze, ma “l’efficienza” non si misura sui numeri, che sono comunque assai inferiori a quelli previsti dal progetto originario. Sono le vite delle persone trattenute a parlare. Da un lato c’è la narrazione, il gioco retorico, la domanda semplice e semplificante: “funzionano o non funzionano, questi centri in Albania?” La risposta, altrettanto semplice, viene servita su un piatto d’argento: “sono pieni, dunque funzionano”. Dall’altro lato c’è la realtà, che è, come sempre, molto più complessa di così. Ho provato tristezza nel vedere alcune testate e diversi esponenti della destra estrarre dal lungo comunicato da me inviato insieme al Tavolo Asilo e Immigrazione sulla visita ispettiva al centro di Gjader un unico dato numerico, assolutizzarlo e lasciarlo macerare nella propaganda. Si è lasciata fuori dalla porta la sostanza.
di Domenico Letizia
L’Unità, 28 febbraio 2026
In Afghanistan, il regime talebano ha varato un nuovo codice penale che rappresenta una drammatica regressione in materia di diritti umani e giustizia. Fortemente voluto dal leader supremo Hibatullah Akhundzada, il codice autorizza l’uccisione di undici categorie di persone, attribuendo al leader stesso il potere esclusivo di approvare ogni esecuzione ritenuta necessaria per l’”interesse pubblico”. Il cuore del provvedimento è l’articolo 16, che introduce la cosiddetta “ta’zir con la morte”, ovvero l’esecuzione discrezionale. Il codice consente la pena capitale per oppositori armati, promotori di dottrine religiose considerate eretiche, stregoni, rapinatori, individui accusati di sodomia e di comportamenti ritenuti causa di “corruzione” o “danno generale”, termini estremamente vaghi che ampliano pericolosamente la discrezionalità delle autorità.
L’Unità, 28 febbraio 2026
Gli Stati Uniti hanno trasferito 5.700 detenuti affiliati all’Isis dalla Siria nord-orientale all’Iraq, dove sono a rischio di sparizione forzata, processi iniqui, tortura, maltrattamenti e violazioni del diritto alla vita, ha dichiarato Human Rights Watch il 17 febbraio 2026. Gli Usa hanno iniziato a trasferire i detenuti, tra cui siriani, iracheni e cittadini di paesi terzi, il 21 gennaio 2026, mentre il governo di Damasco operava un’offensiva militare per strappare il controllo della Siria nord-orientale alle Forze Democratiche Siriane (Sdf) a guida curda. Gli Stati Uniti hanno effettuato voli di trasferimento nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve, responsabile delle operazioni antiterrorismo nella regione. Funzionari iracheni hanno affermato che gli Stati Uniti hanno accettato di coprire i costi di detenzione dei prigionieri in Iraq e di gestire i loro futuri processi, ha riportato il New York Times.
di Coordinamento Carcere Due Palazzi
Ristretti Orizzonti, 27 febbraio 2026
Da alcuni giorni abbiamo deciso di pubblicare le schede che riguardano le persone detenute di Alta Sicurezza improvvisamente trasferite da Padova dopo anni di attività rieducative. Abbiamo notizie di numerosi trasferimenti di persone detenute AS3 da Parma e ci interroghiamo su questo ‘piano di riorganizzazione’ delle sezioni di Alta Sicurezza, su motivazioni e finalità. Pietro Marinaro, che a Padova non ha retto all’idea di essere trasferito dopo 18 anni vissuti a Padova, era attivo nel laboratorio di cucito gestito da OCV Operatori Carcerari Volontari, che animavano anche il laboratorio di falegnameria. Oggi parliamo di persone attive con passione e dedizione in particolare in questi laboratori: Giuseppe D., Luigi G., Gennaro G., Giovanni I.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 febbraio 2026
Le associazioni plaudono la Corte che smantella il “moralismo proibizionista”. “Più che detenuti da punire sono malati da curare”: lo hanno ripetuto più volte il ministro Nordio e il capo Dipartimento delle politiche antidroga, Mantovano, parlando dei detenuti tossicodipendenti che, in virtù di questa loro condizione, secondo il piano governativo dovrebbero scontare la pena non più in carcere ma nelle “comunità di recupero”, liberando così molte migliaia di posti in cella. La “detenzione differenziata” del piano Nordio, che da più parti era stata criticata come un tentativo di privatizzare l’esecuzione penale, è rimasta finora lettera morta.
di Luca Liverani
L’Osservatore Romano, 27 febbraio 2026
Gli omicidi commessi in Italia da minori non sono in aumento. E anche i numeri della criminalità minorile in generale collocano l’Italia tra i paesi in Europa con i tassi più bassi: quasi la metà della media europea. Eppure, per la prima volta nella storia italiana, gli Istituti di pena per minorenni (Ipm) sono sovraffollati. È un’analisi preoccupata quella che emerge dall’VIII Rapporto dell’associazione Antigone sulla giustizia minorile italiana, presentato nella sede nazionale di “Libera” a Roma e basato sull’elaborazione di dati ufficiali e visite nei diciannove Ipm del Paese. Alla presentazione ha partecipato Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 febbraio 2026
Ops, è davvero il mondo al contrario. La sicurezza, ovvero il terreno su cui la destra (a ogni latitudine) vince le elezioni alimentando le paure e facendo la faccia feroce, è diventato l’elemento di fragilità del centrodestra italiano. E lo è diventato proprio perché, pur essendo appunto al governo, amplifica quel meccanismo - allarmismo e faccia feroce - come se stesse all’opposizione. Un riflesso quasi istintivo. Per la prima volta dopo tre anni, si registra - e non è affatto banale - il primo calo nei sondaggi, rilevato dalla Super-Media di Youtrend, che segnala, al contempo, un testa a testa sul referendum, ove Meloni & Co hanno dissipato il patrimonio di un consistente vantaggio. È l’effetto di una campagna politicizzata all’insegna della radicalizzazione, proprio sul terreno della sicurezza.
di Irene Famà e Francesco Grignetti
La Stampa, 27 febbraio 2026
Roberto Cornelli, ordinario di Criminologia all’università Statale di Milano: “Il Legislatore italiano negli ultimi decenni ha fatto ampio ricorso allo strumento penale e, sebbene si tratti di un tema di grande interesse e continuamente richiamato in letteratura, manca nel panorama nazionale una ricostruzione sistematica e completa. Possiamo dimostrare che c’è una ipertrofia del diritto penale, accentuata sotto il Governo Meloni. Ma troppo spesso gli interventi legislativi hanno carattere simbolico, e nessun effetto reale. A volte, poi, vengono comunicati numeri sbagliati. È stato detto, ad esempio, che erano triplicati i minorenni killer. Invece non è così. Ma intanto la gente si è convinta che le cose stanno così. Ed è aumentata la paura”.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 27 febbraio 2026
Spariscono lo stop ai cortei e la stretta penale. PD e M5S verso l’astensione. Nel disegno di legge contro l’antisemitismo, fortemente voluto dal centrodestra, sono spariti lo stop alle manifestazioni in caso di sospetta presenza di simboli antisemiti e l’inasprimento delle norme penali. Dunque Fdi, che aveva presentato un emendamento per sopprimere l’articolo 3 che vietava le manifestazioni, ha vinto la battaglia interna al centrodestra, soprattutto nei confronti di Gasparri di Fi che pretendeva una stretta sul codice penale. Questo l’esito del voto sugli emendamenti in commissione Affari costituzionali in Senato, mercoledì sera. Anche le opposizioni avevano chiesto di sopprimere l’articolo 3, che è stato sostituito con un nuovo articolo 3 in cui si istituisce il “coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo” che ha il compito di predisporre la strategia nazionale con l’aiuto di un gruppo tecnico di cui faranno parte rappresentanti di vari ministeri e altri indicati da molteplici organizzazioni ebraiche, tra cui l’IHRA, l’organizzazione che ha partorito la controversa definizione di antisemitismo che è alla base del disegno di legge.
di Filippo Barbera
Il Manifesto, 27 febbraio 2026
Dopo l’arresto del poliziotto che ha sparato e ucciso a Milano, abbiamo visto all’opera uno schema retorico che serve soltanto a nascondere il problema. Nel 1986 alcuni commercianti senza scrupoli alterarono il grado alcolico del vino con sostanze illegali per aumentare i margini di profitto. La quantità dominava la qualità e il vino da tavola era indistinguibile dal vino del territorio. Lo “scandalo del vino al metanolo” che ne seguì provocò 23 morti e conseguenze gravi, tra cui la cecità, su decine di altre persone. L’export di vino italiano perse un quarto del fatturato. I fiumi si tinsero di rosso. Il caso, per quanto lontano e diverso, ci parla dell’oggi e della sparatoria di Rogoredo.
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