di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 febbraio 2026
Nel 2025 la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia e sono quasi 40 casi in cui lo Stato ha ignorato le decisioni dei propri giudici. In un solo anno, l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per decine di violazioni che riguardano direttamente il carcere e la giustizia. Processi iniqui, detenzioni arbitrarie, trattamenti inumani, sentenze rimaste lettera morta: il recente Rapporto annuale 2025 della Corte di Strasburgo mette tutto nero su bianco. Su 65 sentenze emesse nei confronti del nostro Paese, in 62 i giudici hanno accertato almeno una violazione della Convenzione europea. Un dato che non racconta un’eccezione, ma una condizione strutturale che si ripete: quella di un sistema che, tra le mura delle carceri e nelle aule di tribunale, continua a non riuscire a garantire i diritti fondamentali delle persone.
di Vittorio Coletti
huffingtonpost.it, 26 febbraio 2026
I dati di Antigone mostrano come aumentino i minorenni in carcere malgrado non aumentino i loro reati. La reazione di un’Italia che invecchia e vede nei giovani non il futuro ma una minaccia. E una società che non spera nei giovani è una società disperata. Pur a fronte di un numero di reati commessi da minori inferiore di gran lunga a quello della media europea, i minorenni incarcerati sono dal 2022 al 2025 aumentati del 35%. I reati stessi, nel nostro Paese, sono diminuiti per anni dal 1995 e solo di recente sono tornati a crescere, anche per l’aumentato numero di quelli legati alla violenza sessuale, oggi molto più avvertiti e denunciati di un tempo, e per l’introduzione di nuovi profili di reato, gran voga governativa che comporta automaticamente più rei, anche dove non ce ne sarebbe bisogno.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 26 febbraio 2026
Emergenza permanente e allarme baby gang, ma i dati sulla giustizia minorile raccontano altro: siamo tra i paesi meno “criminali” d’Europa. Per la prima volta gli istituti minorili sono sovraffollati, non per un’esplosione dei reati ma per la svolta repressiva. Così rischiamo di smontare un laboratorio avanzato di civiltà giuridica. Il rapporto di Antigone. C’è un modo serio di parlare di giustizia minorile: leggere i dati. E poi c’è il modo più redditizio elettoralmente: evocare l’emergenza continua, raccontare un’Italia in mano alle baby gang, moltiplicare i video sui social, trasformare ogni fatto di cronaca in paradigma nazionale.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2026
Sbandierando l’allarme criminalità minorile ci stanno prendendo in giro. La scelta di disinvestire in politiche sociali e educative viene coperta con una valanga di nuovi reati. È stato presentato stamattina a Roma, alla presenza del Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia, l’ottavo Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile italiana, dal titolo “Io non ti credo più”, frutto dell’elaborazione di dati ufficiali e dell’osservazione diretta delle carceri minorili che l’associazione opera da molti anni attraverso visite agli Istituti Penali per Minorenni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 febbraio 2026
VIII Rapporto di Antigone sugli Ipm. Sovraffollamento record ma nessuna emergenza criminalità. Straniero il 42% dei reclusi: sono poveri. “Non ti credo più” è il titolo del corposo report. Ma la sfiducia dei ragazzi nella giustizia rischia di deflagrare con l’ultimo pacchetto penale governativo. La debacle del sistema penale minorile italiano, un tempo considerato tra i migliori del mondo, non è solo una questione di numeri. “Abbiamo messo in piedi una giustizia che non dà più speranza nel futuro”, spiega Susanna Marietti, curatrice dell’VIII rapporto di Antigone sugli Ipm presentato ieri in una delle sedi romane di Libera, spazio confiscato alle mafie. Non c’è solo il sovraffollamento che grazie al decreto Caivano attanaglia per la prima volta gli Istituti penali minorili, a fronte di una diminuzione netta dei reati commessi dai giovani.
di Simone Libutti
Il Domani, 26 febbraio 2026
Il decreto Caivano, la svolta repressiva e la sfiducia dei giovani nella giustizia minorile. L’associazione denuncia la riduzione delle misure rieducative e dei fondi ministeriali. Per la prima volta nella storia italiana, il sovraffollamento degli Ipm è strutturale. E l’aumento del grado di sfiducia dei giovani nei confronti della giustizia è in netto aumento, mentre undicimila minori non accompagnati non hanno posto nel sistema di accoglienza. L’Italia ha tra i tassi più bassi di criminalità minorile in Europa, metà più in giù rispetto alla media europea. È quanto emerge dall’ottavo rapporto di Antigone “Io non ti credo più”, sulla giustizia minorile italiana, presentato mercoledì 25 febbraio.
di Rachele Stroppa e Sofia Antonelli*
L’Unità, 26 febbraio 2026
È aumentata la risposta penale, il sistema ha perso la sua vocazione educativa. Ipm a quota 20. Il 2024 l’anno più critico per il sovraffollamento. Chiusure, psicofarmaci, trasferimenti. La giustizia ha tradito i ragazzi. “Io non ti credo più” è il titolo dell’Ottavo Rapporto di Antigone sul sistema di giustizia minorile italiana. Un sistema in progressiva espansione a causa del Decreto Caivano: negli ultimi tre anni il numero dei ragazzi complessivamente in carico alla giustizia minorile è aumentato del 25%. Un sistema che ha tradito la fiducia dei ragazzi che gli vengono affidati e che dovrebbe prendere in carico. Un sistema che sembra aver perso la sua vocazione educativa. Dall’attività di monitoraggio realizzata da Antigone negli ultimi due anni emerge un quadro critico della situazione all’interno degli IPM italiani. Le carceri minorili hanno addirittura raggiunto quota 20, se si considerano le recenti aperture di Lecce e L’Aquila, nonché quella dell’IPM di Rovigo annunciata il 24 febbraio.
di Pasquale Napolitano
Il Giornale, 26 febbraio 2026
Negli istituti il 50% in più di minori. La dem Di Biase: “Privilegiata la repressione”. La sinistra vuole fuori dalle celle baby gang e manovalanza giovanile per i clan. L’attacco al decreto Caivano, misura che ha drasticamente ridotto i reati tra i 14enni, è l’ultimo delirio del Pd. Michela Di Biase, moglie di Dario Franceschini e deputata dem, mette nel mirino il governo Meloni per i risultati positivi ottenuti in tre anni con il decreto Caivano: “I numeri sui minori detenuti sono drammatici e rendono plastiche le responsabilità delle scelte del governo. Per la prima volta, dopo il decreto Caivano, si registra il sovraffollamento negli istituti penali per i minorenni: un fatto gravissimo che rompe con la tradizione educativa della giustizia minorile italiana.
di Valentina Alberta*, Adolfo Ceretti**, Chiara Valori***
Il Dubbio, 26 febbraio 2026
Non si poteva certo pretendere entusiasmo rispetto alla conferenza stampa che, con più di due anni di ritardo rispetto al termine dell’estate 2023, finalmente dà una prospettiva alla effettiva attuazione diffusa della pratica della giustizia riparativa, riconosciuta in una propria disciplina organica con il D. Lgs. n. 150 del 2022. Non foss’altro a causa del tempo trascorso, tuttavia non inutile, se si pensa alle decine di casi gestiti tra l’altro dal Centro per la giustizia riparativa del Comune di Milano, sotto l’ombrello dello schema operativo adottato da avvocati e magistrati milanesi, oppure alla importante decisione delle Sezioni Unite della Cassazione depositata qualche giorno fa, che ha ripreso tutti gli snodi della disciplina per giungere a riconoscere nell’accesso alla opportunità riparativa un vero e proprio diritto, e dunque la impugnabilità dell’ordinanza di diniego dell’invio.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 26 febbraio 2026
Il testo definitivo - il cui esame comincerà dal Senato - è stato ammorbidito in tutte le sue parti rispetto a quello che era stato varato dal Consiglio dei ministri 20 giorni fa. Vale per tutti i cittadini, ma per le forze dell’ordine, quelle armate e anche i vigili del fuoco, così come la categoria sanitaria, è considerato uno “scudo penale”. È un percorso diverso rispetto a quello previsto dall’articolo 335 del Codice di procedura penale, che impone al pm in presenza di una notizia di reato di iscrivere la persona al quale è attribuito nel registro degli indagati. Adesso con il decreto Sicurezza ciò non avverrà se ci sono cause di giustificazione: la legittima difesa e lo stato di necessità (per tutti), l’uso legittimo delle armi e l’adempimento del dovere (per chi indossa una divisa). Si tratta di fattispecie di reato che prendono in considerazione l’ipotesi che un determinato comportamento non sia punibile.
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