clarusonline.it, 23 luglio 2026
Consegnati gli attestati dei corsi di giardinaggio ed edilizia a oltre trenta detenuti. Don Salvatore Saggiomo: La pena ha senso se diventa occasione di cambiamento e prepara il ritorno nella società”. Per giorni il nome del carcere di Carinola “G. B. Novelli” è stato associato a titoli pesanti. Tentata evasione. Aggressioni. Tensione. Sirene. Paura. Cronaca nera. Ma martedì mattina, entrando oltre quei cancelli, lo scenario che si è presentato agli occhi dei presenti è stato completamente diverso. Nessuna fuga. Nessuna rivolta. Nessun allarme. Solo uomini. Persone. Volti segnati dalla vita e dagli errori. E soprattutto una parola che troppo spesso viene dimenticata quando si parla di carcere: speranza.
di Angela Calvini
Avvenire, 23 luglio 2026
Dal 23 al 26 luglio a Rovigo la 29ª edizione del festival dei diritti umani che da quest’anno propone laboratori per i giovani detenuti. Domenica la finalissima di “Una canzone per Amnesty”. “Fai sentire la tua voce”. È più di uno slogan: è un invito a non restare spettatori davanti alle ferite del nostro tempo. Entra nel vivo oggi, nel centro storico di Rovigo, la 29ª edizione di “Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty”, il festival al via il 23 luglio che fino a domenica 26 luglio intreccia musica e diritti umani, confermandosi uno dei pochi appuntamenti italiani capaci di trasformare il linguaggio della canzone in occasione di riflessione civile e partecipazione. Concerti, dibattiti, libri e testimonianze compongono un percorso che guarda ai conflitti, alla parità di genere, al ruolo del giornalismo, fino alla responsabilità degli artisti di fronte alle grandi questioni del presente.
quinewspisa.it, 23 luglio 2026
Conclusi i laboratori dei Sacchi di Sabbia. A ottobre “Lisistrata” debutterà all’Internet Festival con detenuti e detenute. Si è conclusa la stagione 2025-2026 dei laboratori teatrali nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa. Sono stati 45, tra 25 uomini e 20 donne, i detenuti che hanno preso parte ai corsi di pratica scenica e performativa organizzati dalla compagnia I Sacchi di Sabbia, con il sostegno di Regione Toscana e Fondazione Pisa. Il percorso si è aperto con la performance “Fuori Chroma”, nata dal lavoro dell’anno precedente e presentata al Teatro Nuovo di Pisa nell’ambito di Internet Festival. Lo spettacolo ha visto salire sul palco detenute e detenuti insieme alla cantautrice Lamante, offrendo un’occasione di incontro tra il carcere e la città.
di Roberto Bertoni
Il Manifesto, 23 luglio 2026
A venticinque anni dal G8 di Genova è doveroso interrogarsi sulle differenze. In questo tempo di comunicazione immediata, infatti, la narrazione assume un’importanza decisiva e non si può non notare come sia diverso il ricordo legato alla tragedia di Carlo Giuliani in piazza Alimonda e alle violenze verificatesi alla Diaz rispetto agli orrori nella caserma di Bolzaneto. Diciamo che Bolzaneto è la quintessenza della tortura contemporanea: il tormento dell’anima, oltre che del corpo, lontano dalle telecamere e senza alcuna immagine a documentare l’accaduto. È lo stesso schema che ora si ripete ogni volta che una ragazza viene fatta girare nuda dentro una questura (è successo ad alcune attiviste dei movimenti contro il cambiamento climatico).
di Fabrizio Floris
Avvenire, 23 luglio 2026
25 anni dopo i fatti del G8 di Genova, dove le istanze della società civile non riuscirono a fermare la violenza, la logica dello scontro continua a minacciare la domanda di giustizia globale. Venticinque anni dopo il G8 di Genova, sappiamo molte cose. Conosciamo le responsabilità politiche, gli errori del governo, le violenze delle forze dell’ordine, della Diaz, di Bolzaneto. Sappiamo dei black bloc, della devastazione, della sproporzione tra chi voleva manifestare pacificamente e chi cercava lo scontro. Per molti anni parlare di Genova ha significato soprattutto chiedere verità e giustizia. Era giusto che fosse così. Oggi, proprio perché quelle responsabilità sono accertate, diventa possibile porre una domanda. Che cosa non ha funzionato dentro la società civile?
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 23 luglio 2026
Passano gli anni e le legislature, ma la sicurezza continua a essere il tallone d’Achille della sinistra. I casi di Mario Roggero e della morte di Abderrahim Fakir, con le successive polemiche sugli scontri di Bologna, hanno riportato il tema al centro del confronto politico e, ancora una volta, il centrosinistra si è trovato a inseguire. Un paradosso: al netto di un paio di parentesi tecniche, negli ultimi anni il Viminale è stato quasi sempre guidato da ministri espressione del centrodestra o comunque sostenuti da maggioranze in cui il centrodestra aveva un ruolo decisivo. Eppure, nell’immaginario collettivo, è la sinistra a essere percepita come indulgente verso la criminalità e poco sensibile alle richieste di sicurezza dei cittadini. La destra, pur essendo al governo e quindi chiamata a rispondere dei risultati ottenuti, è riuscita a ribaltare il piano dello scontro politico.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 23 luglio 2026
La sicurezza è di destra o di sinistra? Mentre la destra di governo cavalca la cronaca per avanzare la sua agenda law and order, tra propaganda sulla “difesa sempre legittima” e scudo penale per le forze dell’ordine, sul banco degli imputati finisce, piuttosto paradossalmente, “la sinistra”, ovvero l’opposizione. Quel centrosinistra che non solo - è l’accusa di Giorgia Meloni al sindaco di Bologna, Matteo Lepore - aizza la piazza contro le forze dell’ordine, ma - commentano in tanti - appare troppo “timida” quando si tratta di sicurezza. Su questo terreno, si dice, servirebbe invece un impegno trasversale.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 23 luglio 2026
Avete presente Simone Carabella? Quel tipo che gira per Roma affrontando presunti delinquenti, spacciatori, borseggiatori, “maranza”, writer, musulmani, senza tetto filmandoli con lo smartphone per poi sbatterli sui social. Se pensate che si tratti dell’ennesima stranezza italica vi sbagliate, Carabella è soltanto la versione all’amatriciana di un fenomeno globale: il giustiziere-influencer. Da noi il precursore è stato Simone Cicalone che prima degli altri ha intuito le potenzialità del format, trasformando degrado urbano, borseggi e ronde cittadine in una narrazione seriale di successo sul suo canale YouTube. Con il passare degli anni, però, Cicalone ha quasi assunto un profilo istituzionale: oggi dialoga con amministrazioni e forze dell’ordine che ormai lo portano sulle volanti durante i pattugliamenti, è ospite nel salotto tv de La7, rivendica un ruolo di sentinella civica e cerca di accreditarsi come interlocutore delle autorità: paragonato al suo rozzo epigono sembra Jean-Paul Sartre.
di Vincenzo Corrado*
Il Domani, 23 luglio 2026
L’ondata quotidiana è un impasto di bot, profili falsi, account riconducibili ad ambienti neofascisti e persone in carne e ossa, con le foto dei figli e del cane, e ha come unico obiettivo quello di delegittimare chi scrive, annichilirlo, con qualsiasi mezzo possibile. Meta non fa nulla per impedirlo, anzi. In compenso mi versa il “performance bonus”. Da inizio aprile pubblico sulla mia pagina Facebook una serie di post in cui contesto, dati ufficiali alla mano, la solidità della proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”, quella depositata alla Camera il 30 giugno con 150.000 firme e ora in attesa di calendarizzazione. I miei follower sono poco più di 15.000, eppure quei post raggiungono circa dieci milioni di persone al mese e hanno generato, in tre mesi e mezzo, oltre 200.000 messaggi d’odio. Migliaia di commenti al giorno, tutti i giorni, che continuano ad arrivare anche adesso, a metà luglio.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 23 luglio 2026
A Mantova l’epicentro del fenomeno: un lavoratore agricolo su tre a rischio sfruttamento. E con il caldo estremo sono arrivati i morti. Nelle semplificazioni giornalistiche a Mantova è toccato un primato. “Capitale italiana del caporalato” è la definizione, risalente a una decina di anni fa, quando le indagini della magistratura rivelarono il sistema di sfruttamento della manodopera nelle campagne mantovane, tra Sermide e Poggio Rusco. Con ramificazioni nelle province di Ferrara e Rovigo. “Non siamo a Rosarno”, risposero piccati all’unisono gli imprenditori agricoli della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Territori di grosse concentrazioni di aziende agroalimentari e quindi considerati meno permeabili a episodi di caporalato. Le cronache, le inchieste e i rapporti delle organizzazioni che si occupano di lavoro agricolo, come Flai Cgil e Terra!, hanno dimostrato che non è così.









