di Irene Famà
La Stampa, 25 febbraio 2026
I sindacati degli agenti critici: “Non vogliamo lo scudo penale, violerebbe la Costituzione”. Su una cosa gli agenti di polizia sono certi: “Non vogliamo privilegi”. Lo “scudo penale”? Nemmeno a parlarne. “Non c’è, non potrebbe esserci perché violerebbe la Costituzione e non lo vorremmo perché ci separerebbe dalla società civile”. I sindacati degli agenti sanno bene cosa significa lavorare in strada, sanno i rischi che corrono. E, più o meno tutti, ribadiscono: “La nostra battaglia principale è per la tutela legale”. Questa la priorità: potersi permettere un valido avvocato e poter affrontare le varie tappe di un procedimento penale. Senza rimetterci in termini di denaro e avanzamento di carriera.
di Nello Trocchia
Il Domani, 25 febbraio 2026
Le destre propongono al paese una riforma che non cambia di una virgola la giustizia. Ma quali sono i problemi veri? Domani inizia un viaggio, in diverse puntate, per raccontarvi attraverso chi amministra giustizia mancanze infrastrutturali, ritardi tecnologici e le schizofrenie del codice penale. “Grazie al nuovo decreto sicurezza approvato dal governo, chi commette furti e borseggi nelle metropolitane verrà finalmente perseguito con fermezza. Un passo fondamentale per tutelare i cittadini e garantire legalità e rispetto nei nostri spazi pubblici. Avanti tutta!”. Scriveva così Alessandra Locatelli, ministra leghista del governo di Giorgia Meloni. Ovviamente l’entusiasmo, la propaganda ha lasciato presto spazio alla realtà.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 febbraio 2026
Non c’è solo il referendum sulla giustizia e la questione dei dazi. Giorgia Meloni si è infilata in un altro labirinto, quello del ddl stupri e non è detto che la prima presidente del consiglio donna trovi un’uscita decorosa. L’iter del provvedimento, ora all’esame della commissione Giustizia del Senato, si allungherà ancora. La leghista Giulia Bongiorno, che presiede la commissione ed è anche relatrice del testo, ha paventato ieri la possibilità di ospitare ulteriori audizioni. Sarà l’ufficio di presidenza di Palazzo Madama a verificarne oggi la possibilità. L’ipotesi farebbe comodo a tutti: al centrosinistra ma soprattutto al governo.
di Davide Maniaci
Corriere della Sera, 25 febbraio 2026
La procura aveva chiesto una condanna a 11 anni e 4 mesi, i suoi legali l’assoluzione invocando la legittima difesa. Con il rito abbreviato, ha usufruito dello sconto di un terzo della pena. Dodici anni di carcere per omicidio volontario. Si è pronunciato così il giudice Luigi Riganti del tribunale di Pavia nella sentenza di primo grado per Massimo Adriatici. Martedì mattina l’ex assessore leghista di Voghera, 51 anni, è stato condannato e potrà contare sullo sconto di pena di un terzo per aver scelto il rito abbreviato. La Procura della Repubblica chiedeva per lui 11 anni e 4 mesi di carcere per l’omicidio di Youns El Boussettaoui, la difesa l’assoluzione per legittima difesa.
di Roberto Murgia
L’Unione Sarda, 25 febbraio 2026
Sì all’ordine del giorno del centrosinistra: sarà inviato alle Camere. Fdi e FI si astengono. Il Consiglio regionale non ha trovato l’auspicata unità per dire no all’arrivo di boss mafiosi nelle carceri sarde. L’ordine del giorno approvato è stato condiviso da parti dell’opposizione (Riformatori e Sardegna al Centro 20Venti) ma non da Forza Italia e Fratelli d’Italia. In particolare FdI ha criticato con forza l’impegno della presidente della Regione su questo fronte.
di Stefano Gabbiano
lapiazzaweb.it, 25 febbraio 2026
Oltre 2.000 persone fragili inserite al lavoro dal 1986. Quarant’anni di lavoro, inclusione e riscatto sociale. La Giotto Cooperativa Sociale festeggia nel 2026 un traguardo importante, celebrando una storia iniziata nel 1986 a Padova dall’intuizione di un gruppo di giovani laureati in Agraria all’Università di Padova. Oggi quella realtà conta oltre 600 collaboratori e ha offerto opportunità di lavoro e crescita personale a più di 2.000 persone in condizioni di svantaggio. Detenuti, giovani con disabilità fisiche e psichiche, persone segnate da fragilità sociali: la cooperativa ha costruito negli anni un modello che mette al centro la persona e la dignità del lavoro, trasformando situazioni di marginalità in percorsi di autonomia.
di Peppe Ercoli
Il Resto del Carlino, 25 febbraio 2026
Un giovane di 23 anni, originario di Campobasso, è stato trovato senza vita questa mattina all’interno della sua cella nel carcere di Ascoli Piceno, dove si trovava detenuto. L’allarme è scattato durante il consueto giro di controllo mattutino della polizia penitenziaria: il ragazzo non ha risposto ai richiami degli agenti. A quel punto è intervenuto il preposto di reparto che, entrato nella cella situata al primo piano della sezione detenuti comuni, lo ha rinvenuto privo di sensi. Sono stati immediatamente allertati i sanitari interni alla struttura e il personale del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Nonostante gli sforzi, per il giovane non c’è stato nulla da fare e il decesso è stato constatato per arresto cardiocircolatorio. Per chiarire con precisione le cause della morte sarà con ogni probabilità disposta l’autopsia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 25 febbraio 2026
Il Tribunale di Palermo riconosce un risarcimento di 700 mila euro per la famiglia di Samuele Bua, detenuto tossicodipendente e schizofrenico di 28 anni che, dopo vari tentativi, si è tolto la vita nel 2018 in una cella di isolamento. Dopo le due condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo e gli high-level talks con il ministro Nordio pretesi dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa riguardo il problema mai risolto dell’alto numero di suicidi in carcere, della mancanza di accesso alle cure psichiatriche per i detenuti e della carenza strutturale di posti nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate ai folli-rei, arriva un’altra sentenza contro lo Stato italiano.
Il Dubbio, 25 febbraio 2026
Lettera a Mattarella a sostegno della domanda di clemenza: “Non è socialmente pericoloso, il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le istanze, ora c’è il ricorso in Cassazione”. Un nome, un’età che pesa come un macigno e una richiesta rivolta direttamente al Quirinale. Gianni Alemanno e Fabio Falbo hanno scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per sostenere la domanda di grazia presentata da Antonio Russo, detenuto nel carcere di Rebibbia e prossimo, secondo quanto riportato nella lettera, a compiere 88 anni. Nella lettera, Alemanno e Falbo definiscono la vicenda “una grande vergogna” e descrivono Russo come un detenuto anziano, malato e non socialmente pericoloso, con una famiglia disponibile ad accoglierlo in detenzione domiciliare. La domanda centrale, nel testo, resta una sola: “Perché rimane in carcere?”.
di Tonio Pillonca
L’Unione Sarda, 25 febbraio 2026
Negli anni Ottanta in carcere morirono mafiosi e terroristi. Oggi torna la paura. Badu e Carros carcere duro. Duro non solo per i detenuti che in quelle celle erano rinchiusi ma anche per una città che mal lo sopportava. In tempi in cui i sequestri di persona erano una costante e la criminalità era usa ad alzare il tiro, la prigione di massima sicurezza incombeva su Nuoro e su una Barbagia, invece, di massima insicurezza. Ci volle tanto tempo e parecchia dedizione della politica perché quel penitenziario tornasse nel perimetro della normalità. E adesso che vi aleggia nuovamente lo spettro del 41 bis, riaffiorano dai sepolcri della memoria gli spettri di un passato che non è stato mai dimenticato semplicemente perché non si può dimenticare. Nuoro non vuole più vivere il buio della ragione e stagioni infauste. Damnatio memoriae? Sarebbe opportuno, ma non si può. Oggettivamente.
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