di Claudio Cerasa
Il Foglio, 21 luglio 2026
Caso Bologna e caso Roggero hanno un filo: le strumentalizzazioni, molto bipartisan. La morte di una persona durante un arresto, indipendentemente dalla sua nazionalità, dalla sua professione e dalle circostanze che hanno preceduto l’intervento della polizia, suscita interrogativi inevitabili e inquietanti. A Bologna, l’arresto di un facchino marocchino che aveva dato in escandescenze e danneggiato un’auto è finito in tragedia. Si parla di una possibile crisi asmatica, si dovranno verificare le modalità dell’immobilizzazione e i tempi dell’intervento sanitario. Esistono un video, inchieste interne e un’indagine della magistratura. È esattamente così che deve funzionare uno stato di diritto: raccogliere prove, stabilire i fatti, individuare eventuali responsabilità.
di Gian Domenico Caiazza
Il Foglio, 21 luglio 2026
Contro la politica che rincorre le pulsioni peggiori dei social e del paese. Contro i giudizi affrettati sulla pena. Spunti garantisti per non spararla troppo grossa quando si parla di sicurezza e stato di diritto. Vedere “Odissea”, lo strepitoso film di Nolan, nei giorni della vicenda Roggero, aiuta a schiarirsi le idee. Ci ricorda, innanzitutto, che la vendetta è un sentimento umano formidabile, un impulso naturale e inestinguibile, perché nasce, per definizione, dall’aver subito un torto. Inutile alzare il ditino e fare lezioni di moralità: sono entrati nel mio negozio, mi hanno picchiato la moglie, terrorizzato la figlia, puntato una pistola in testa, portato via il frutto del mio lavoro.
di Danilo Paolini
Avvenire, 21 luglio 2026
La morte dell’uomo durante un intervento della Polizia e la vicenda del gioielliere condannato mostrano i rischi e i limiti della politica urlata. Per uscire da questa impasse, servirebbero invece serietà e responsabilità. Siamo il Paese di Arlecchino e Pulcinella, ma siamo anche la terra di Cesare Beccaria, sarebbe perciò opportuno che quando si tratta dei delitti e delle pene si prendesse a riferimento quest’ultimo e non i primi due. Invece, a proposito dei due casi di cronaca di Grinzane Cavour e di Bologna, abbiamo assistito negli ultimi giorni a scene che ricorderebbero da vicino la commedia dell’arte, se solo non riguardassero le vite reali di persone morte, detenute e sotto indagine.
di Paolo Doni
La Provincia di Como, 21 luglio 2026
Non può non destare preoccupazione un crescente e diffuso consenso verso un’ideale di giustizia “fai da te”. Uno scivolamento progressivo causato anche dalla normalizzazione della violenza nel discorso pubblico e da una cultura che si spaccia per popolare e che tende a sovrapporre le categorie del giusto e del forte. Se il tono dell’imminente campagna elettorale si annuncia già dalla irrituale iniziativa di giovedì del ministro della Giustizia Carlo Nordio per la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero, istruita ancor prima che quest’ultimo varcasse le soglie del carcere di Bollate (lo ha fatto l’altro pomeriggio) e che sua moglie presentasse la domanda, prepariamoci al peggio.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 21 luglio 2026
È sempre più acceso il dibattito, pubblico e politico, sul caso di Mario Roggero, 72 anni, il gioielliere di Gallo di Grinzane (Cuneo) condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso, nel dicembre 2023, due ladri dopo l’assalto nel suo negozio. La Lega ha presentato un disegno di legge per allargare le maglie della legittima difesa: prevede la non punibilità di chi reagisce a un’aggressione armata in casa o nella propria attività, anche oltre gli attuali limiti di proporzionalità previsti dalla legge. Matteo Salvini continua a sostenere la scarcerazione del gioielliere, detenuto a Bollate Milano: gli ha fatto visita due volte in tre giorni, tanto che ai microfoni di Uno, nessuno, 100 Milan il suo avvocato ha sottolineato l’irritualità di un politico che fa visita a un carcerato con maggior frequenza del suo difensore.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 21 luglio 2026
Il leader leghista, dopo aver visitato in carcere il gioielliere e proposto la sua candidatura, ha depositato la proposta per la difesa senza limiti. La proposta di legge porta la firma del senatore leghista Claudio Borghi, ma il marchio politico è quello di Matteo Salvini. L’atto parlamentare del leader della Lega dopo il caso Mario Roggero arriva infatti nel pieno della tempesta suscitata dalla condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour e traduce in norma la linea dettata negli ultimi giorni dal vicepremier: nessun limite sostanziale alla legittima difesa quando si reagisce a un’aggressione armata nel proprio domicilio o nel luogo di lavoro. Un’accelerazione che, oltre a riaprire un delicatissimo fronte giuridico, produce un effetto immediato sugli equilibri della maggioranza, costringendo gli alleati a rincorrere una linea sempre più spostata a destra.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 21 luglio 2026
FdI e Lega si lanciano in una competizione metà sinistra e metà grottesca per chi meglio incarna gli spiriti che hanno eletto Roggero a proprio eroe. Forza Italia, raggelata, si smarca, prende le distanze, realizza ogni giorno di più quanto profondo sia il fossato che ormai divide le anime del centrodestra. Il leader di Futuro nazionale, convinto non a torto di aver dato lui il là alla forsennata sarabanda, se la ride e detta in anticipo le condizioni. Per allearsi con la destra oggi al governo chiederebbe “un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile, con tempi precisi”. LA Prima linea della frattura nella destra è il caso Roggero. Sulla grazia tutti d’accordo. Sulle motivazioni molto meno. Domenica, Bignami si è precipitato nel carcere di Bollate, non sia mai che il pellegrinaggio diventi monopolo da Salvini. Nello stesso momento, la premier confermava di aver mandato lei allo sbaraglio il povero Nordio.
di Enrico Costa e Stefania Craxi
La Repubblica, 21 luglio 2026
Lettera aperta dei capigruppo FI di Camera e Senato. Le riforme, soprattutto quelle più ambiziose, hanno bisogno di tempo per maturare, affermarsi e superare la propaganda ostile che inevitabilmente le accompagna. Per questo, l’esito di un referendum non segna certo, per Forza Italia, la fine di una battaglia culturale. Al contrario, il voto di oltre dodici milioni di cittadini ci sollecita a proseguire con ancora maggiore convinzione nella difesa dei principi fondamentali di una democrazia liberale e dello Stato di diritto: dalla presunzione di innocenza alla terzietà e imparzialità del giudice; dalla ragionevole durata del processo al diritto di difesa esercitato in condizioni di effettiva parità tra accusa e difesa; dal diritto alla prova e al pieno contraddittorio fino al rifiuto dell’abuso della custodia cautelare e all’affermazione del principio secondo cui la responsabilità penale deve essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio. Sono principi che tutelano la libertà di tutti. Garanzie che non rappresentano privilegi, bensì il limite invalicabile oltre il quale lo Stato di diritto cede il passo all’arbitrio.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2026
Altrimenti verrebbe svilita l’ipotesi espressamente prevista dalla legge di svolgimento del percorso riparativo con altra vittima cosiddetta “surrogata”, in quanto il fine dell’istituto è la ricomposizione della frattura sociale conseguente al reato commesso. Il percorso di giustizia riparativa non è nettamente precluso all’imputato dalla mancata disponibilità della vittima a parteciparvi. Infatti, il nuovo sistema penale prevede, al fine di procedere sulla strada emendativa/riparativa - la possibilità di farlo con una cosiddetta vittima surrogata di reato normalmente simile a quello di cui si è macchiato il responsabile. Il vero obiettivo centrale della giustizia riparativa è la composizione degli interessi in conflitto tra reo e parte lesa e la risocializzazione del colpevole, ma senza che ciò comprometta però il benessere primario della parte offesa.
di Laura Berlinghieri
Il Mattino di Padova, 21 luglio 2026
La relazione del Garante regionale fotografa una situazione critica nelle carceri della regione: 2.873 detenuti a fronte di una capienza molto inferiore, sei suicidi nel 2024 e carenza di agenti di polizia penitenziaria. È una ferita che non si rimargina, un’emorragia che non accenna a rallentare. Nelle carceri italiane debordano i detenuti. La situazione in Veneto non solo non è migliore che altrove, ma è persino più grave. Anticipata da risposte evidentemente insufficienti ad arginare una condizione che è anche termometro per misurare il livello di civiltà di un Paese, o di un territorio.
- Torino. “Articolo 27”: capire il carcere? Bisogna entrarci
- Sassari. La Garante a Bancali: “Impegno della direzione e del personale ma condizioni estreme”
- Lucca. Quel carcere non è degno. Un nuovo istituto è un dovere verso la città e la Costituzione
- Catania. Il carcere è una polveriera: dalla rivolta dei detenuti alla rabbia della Polizia penitenziaria
- Siracusa. “Il Giardino del mare” al lavoro ex detenuti









