di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 ottobre 2024
Ingressi cresciuti del 16,4%, sovraffollamento al 110%. Ma i reati sono in calo. Un disastro: a un anno dal Decreto Caivano (15 settembre 2023), provvedimento bandiera della premier Meloni che, per combattere le cosiddette baby gang e il fenomeno dell’abbandono scolastico messi a fuoco allora dalla cronaca nel famigerato comune dell’hinterland napoletano, s’inventò un po’ di carcere in più per il piccolo spaccio e altre misure repressive per i giovani cresciuti all’ombra della camorra, il bilancio degli Istituti penali per minorenni è drammatico. “Non avevamo mai visto nulla di simile. Nonostante la nostra lunga esperienza nel monitoraggio delle carceri italiane, è la prima volta che troviamo un sistema minorile così carico di problemi e denso di nubi”, scrive l’associazione Antigone nell’ultimo dossier dedicato all’emergenza Ipm pubblicato ieri.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 3 ottobre 2024
Quest’anno si è raggiunto un numero record di ragazzi in Istituto: secondo un dettagliato report di Antigone, si tratta in gran parte di un effetto del decreto Caivano, approvato un anno fa. Il decreto Caivano nasce sull’onda emotiva degli stupri di due ragazzine nel Parco Verde. L’obiettivo dichiarato dal governo era quello di combattere le baby gang e l’abbandono scolastico. A un anno di distanza, si possono vederne gli effetti, in un dossier realizzato da Antigone, l’associazione che si occupa di carceri. La prima conseguenza è quella di un aumento netto dei detenuti minori, in linea con quanto sta avvenendo nelle carceri per adulti. Al 15 settembre del 2024 erano 569 i ragazzi detenuti nei 17 istituti penali per minorenni (Ipm), il numero più alto mai fatto registrare. In 22 mesi - dall’insediamento dell’attuale governo - sono cresciuti del 48 per cento. Da qui possiamo partire per provare a fare qualche obiezione e a rispondere, attraverso i dati.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 3 ottobre 2024
Nelle strutture si contano 11 donne incinte e 23 mamme con bimbi. I numeri rischiano di aumentare. Da quattro anni a San Vittore non c’è un ginecologo. I concorsi pubblici si aprono e si chiudono senza che nessuno faccia domanda per lavorarci e così le 81 donne che attualmente sono detenute nella sezione femminile del penitenziario milanese ne devono fare a meno e si accontentano del supporto del medico di base del reparto che, in mancanza, ne fa le veci. Tra loro ci sono anche donne in gravidanza - al 30 giugno, in tutta Italia, erano 11 - oppure che hanno partorito da poco e che, con i loro bambini, abitano nell’istituto a custodia attenuata per madri (Icam) detenute con figli minori di sei anni. In Italia ne esistono quattro.
Avvenire, 3 ottobre 2024
Pubblichiamo la testimonianza di L.L.F., detenuta in un carcere del Nord Italia. Ha iniziato a raccontarsi qualche anno fa, nell’ambito di un laboratorio di scrittura. “In questo periodo si parla tanto di carcere ma nessuno di quelli che ne discutono sa in realtà il carcere che cos’è: né i garanti dei detenuti, né i volontari né il personale o la penitenziaria che dentro le mura ci vivono. I garanti lavorano su dati e testimonianze ma fra le mura di certo non hanno mai passato le notti, i natali, i ferragosti, e guardato negli angoli oscuri, perché in carcere come non si è liberi di uscire non si è liberi di entrare e andare dove si vuole, sono altri che ti ci portano e mostrano ciò che si vuole mostrare; i volontari non vedono i reparti, le celle, le docce, stanno negli spazi ufficiali.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 3 ottobre 2024
Via libera del Consiglio dei ministri al nome proposto dal guardasigilli Carlo Nordio dopo la prematura scomparsa di Maurizio D’Ettore. Individuare una figura di altissimo profilo, che non sia riconducibile a un partito e che possa aspirare al gradimento di Sergio Mattarella. Queste le caratteristiche che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ricercava per ricoprire il ruolo del presidente del collegio che costituisce l’Autorità garante delle persone private della libertà personale. E così oggi il Consiglio dei ministri ha accolto la proposta del guardasigilli e deliberato la nomina del consigliere Riccardo Turrini Vita, al posto di Maurizio D’Ettore, morto lo scorso 22 agosto.
di Angela Stella
L’Unità, 3 ottobre 2024
In magistratura dall’87 ma da molti anni al Dap (dove anche il capo è una toga). Critiche da Pd e Antigone: “Confusione di ruoli”. “Ho proposto al Presidente del Consiglio la nomina del consigliere Riccardo Turrini Vita come Garante nazionale dei detenuti, in sostituzione del compianto Maurizio D’Ettore. La proposta è stata accolta e deliberata oggi in Consiglio dei ministri. Questa alta carica è ora ricoperta da una persona di elevata cultura, grande esperienza e particolare sensibilità per il mondo carcerario”: così ieri il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha reso nota la novità, attesa da tempo, considerata anche la drammaticità che stanno vivendo i nostri istituti di pena. Peccato che contemporaneamente sia al vertice del Dap che a quello del Garante avremo un magistrato.
camerepenali.it, 3 ottobre 2024
Il documento della Giunta e dell’Osservatorio carcere UCPI. La designazione a capo dell’ufficio del Garante nazionale per i diritti dei detenuti del dott. Turrini Vita, già magistrato e figura dirigenziale apicale del DAP da oltre vent’anni anni, stride, in maniera troppo evidente, con il ruolo e le funzioni attribuite, per legge, all’autorità di garanzia dei diritti delle persone detenute. Auspicavamo una celere ricomposizione dell’ufficio del “Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà personale” dopo la scomparsa improvvisa dell’on. Maurizio d’Ettore, consapevoli della necessità di avere, da subito, la ricostituzione di un organismo importante in un momento così difficile, se non drammatico, in cui si trovano le carceri italiane. Anche stavolta, però, nel “fare presto”, le logiche tutte interne alle segrete stanze ministeriali, condizionate da una errata visione prospettica, mal si conciliano con il “fare bene”.
di Lucio Luca
La Repubblica, 3 ottobre 2024
Dalle classiche lenzuola fino ai manici di scopa. Spesso approfittando di rivolte e disordini. Soltanto gli istituti macedoni e pochi altri sono più colabrodo dei nostri. Le ragioni? “Troppi i detenuti e troppo pochi gli agenti di Polizia penitenziaria”. Alle otto della sera, dopo la cena in mensa, il detenuto Antonio Liuzzi chiede una sigaretta all’agente di custodia di turno e va in cortile a fumare. Liuzzi è di Grottaglie, provincia di Taranto, ha 43 anni gran parte dei quali vissuti dietro le sbarre, adesso sta scontando una pena per furto e rapina, suo “mestiere” da sempre. Antonio si guarda intorno, non scorge anima viva. Ha già provato a fuggire almeno tre volte e questo potrebbe essere il momento giusto. Scavalca il muro di cinta e non fa più ritorno nella struttura.
di Michele Ainis
La Repubblica, 3 ottobre 2024
Riconoscere il pericolo, denunziarlo, contrastarlo, non è una battaglia di partito. È un obbligo costituzionale. Ogni giorno ha la sua pena, recita il Vangelo di Matteo. Ma il governo Meloni l’ha trasformata in pena detentiva. Con il ddl sicurezza, approvato dalla Camera procedendo con gli scarponi chiodati. E però non solo. Tanto che si moltiplicano gli allarmi su questa stretta illiberale, da Amnesty International all’Osce, fino al Rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto. E soprattutto si moltiplicano i divieti, le punizioni, gli altolà. Specie a danno dei diseredati, o di chi canta fuori dal coro. E in nome d’un pensiero ottenebrante come un anestetico.
di Luigi de Magistris*
Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2024
La Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza il disegno di legge 1660 del governo delle destre sulla sicurezza pubblica. Ora il provvedimento passa al Senato per la scontata approvazione. Si tratta di legge che trasuda l’identità del governo Meloni e della sua maggioranza. Un provvedimento autoritario, liberticida, classista, a tutela dei colletti bianchi e dei padroni e dell’ordine costituito, impregnato di radici fasciste. Ancor più inaccettabile e incostituzionale se pensiamo che, contestualmente, stesso governo e stessa maggioranza costruiscono normativamente la progressiva impunità del potere e della classe dominante di cui si fanno garanti e portavoce. Basti pensare alla cancellazione dell’abuso d’ufficio, il potere impunito nei suoi abusi di potere.
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