di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 ottobre 2024
La sentenza numero 35463 della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un importante aspetto del diritto penitenziario italiano, riguardante in particolare i detenuti sottoposti al regime del 41bis. Il caso di Alessio Attanasio, un detenuto che aveva presentato un reclamo contro il diniego di inoltro di un’istanza al ministro della Giustizia, ha portato alla luce alcune criticità procedurali e ha offerto l’opportunità alla Suprema Corte di ribadire principi fondamentali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 ottobre 2024
La Cassazione boccia il ricorso di un ex laico, che dovrà versare 15mila euro per aver diffamato una toga. “La dichiarazione espressa (dal consigliere del Csm, ndr) in un contesto di pubblica riunione si pone certamente al di fuori del ristretto contesto consiliare cui si riferisce l’esimente in esame (articolo 32- bis L. n. 195/ 1958, ndr), laddove non sussista una occasionalità necessaria con l’esercizio della funzione consiliare, ma si ponga quale pretesto per un’affermazione diffamatoria nei confronti di una persona”. A stabilirlo è la terza Sezione civile della Cassazione, ordinanza n. 25876 del 27 settembre scorso, che ha respinto il ricorso di un ex laico del Consiglio superiore della magistratura, condannato a risarcire gli eredi di un magistrato. La toga - ora defunta - aveva citato in giudizio il laico per ottenere il risarcimento dei danni morali subiti a causa di dichiarazioni da lui ritenute diffamatorie e fatte durante un convegno giuridico. L’allora laico, avvocato, infatti, aveva espresso pubblicamente giudizi negativi sulla capacità professionale della toga, che all’epoca aspirava alla carica di presidente del Tribunale di Melfi. In primo grado, il Tribunale aveva respinto la richiesta di risarcimento, ritenendo che il laico fosse coperto dalla non punibilità prevista per i membri del Csm per opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, sostenendo che le opinioni del laico non erano state espresse durante una discussione consiliare, ma al termine di un convegno, cosa che rendeva l’esimente non applicabile. I giudici avevano così riconosciuto il delitto di diffamazione condannando l’avvocato a risarcire 15mila euro per il danno morale subito dalla toga. Con il primo motivo, l’ormai ex laico contesta la decisione della Corte d’Appello, che ha ritenuto sussistente un “giudicato implicito” sul fatto diffamatorio, cioè che il reato di diffamazione fosse stato definitivamente accertato. Secondo il ricorrente, infatti, la Corte d’Appello ha interpretato erroneamente la sentenza di primo grado, considerando un’affermazione marginale come una conferma del reato. Secondo l’ex laico, la riproposizione delle sue difese sarebbe stata dunque sufficiente, senza la necessità di un appello incidentale. La Cassazione ha però respinto questo argomento, affermando che, in assenza di un’impugnazione formale da parte dell’ex laico contro l’accertamento del fatto illecito, si è formato un giudicato implicito. Questo significa che la diffamazione è stata ritenuta provata in modo definitivo. Il secondo motivo del ricorso riguarda l’applicazione dell’esimente prevista dall’articolo 32- bis della legge n. 195/ 1958, che esonera i membri del Consiglio superiore della magistratura dalla responsabilità per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni. Si tratta di una guarentigia a tutela “dell’indipendenza del Consiglio (e indirettamente, della magistratura) - si legge nell’ordinanza - “nella misura necessaria a preservarlo da influenze”, con la conseguenza che l’operatività dell’esimente deve restare circoscritta alle sole manifestazioni di pensiero, in concreto attinenti all’oggetto della discussione e strumentalmente collegate all’esercizio del voto”. L’ex laico sostiene che la Corte d’Appello abbia erroneamente ritenuto inapplicabile questa esimente alle sue dichiarazioni, che a suo avviso erano funzionali al futuro esercizio del voto per l’assegnazione di un incarico direttivo a un magistrato. Il Palazzaccio ha però bocciato tali critiche, ritenendo i motivi di impugnazione in parte inammissibili e in parte infondati. La Corte d’Appello, scrivono i giudici di legittimità, avrebbe infatti correttamente valutato che l’esimente si applica solo alle opinioni espresse nel corso di discussioni consiliari e strettamente legate all’esercizio del voto. Le dichiarazioni in questione, invece, sono state fatte in un convegno pubblico e non nell’ambito consiliare. L’esimente non può estendersi a dichiarazioni fatte al di fuori del contesto consiliare e non collegate direttamente alle funzioni del Csm, così come sarebbe avvenuto in questo caso, perché ciò si tradurrebbe in una libertà indiscriminata a diffamare. Nel terzo e ultimo motivo del ricorso, l’ex laico contesta la quantificazione del danno per diffamazione stabilita dalla Corte d’Appello: secondo il ricorrente sarebbero state violate le norme di diritto in materia di risarcimento del danno, decidendo in modo arbitrario e senza adeguata prova del pregiudizio subito dalla parte offesa. In particolare, l’ex laico critica la decisione della Corte di liquidare il danno in via equitativa (cioè secondo discrezione), senza sufficienti prove concrete del danno non patrimoniale subito. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo, spiegando che la Corte d’Appello ha correttamente applicato i principi del diritto, ricorrendo al notorio e alle presunzioni per valutare il danno subito dalla vittima. Ha considerato la gravità dell’offesa e il contesto sociale, nonostante l’assenza di risonanza mediatica, e ha valutato equo un risarcimento di 15mila euro. Inoltre, la valutazione equitativa del danno è una decisione di merito del giudice e non può essere censurata in sede di legittimità se è congruamente motivata e il potere di liquidare il danno equitativamente è discrezionale e previsto dal codice civile (articoli 1226 e 2056), soprattutto quando è difficile determinare con precisione l’ammontare del danno.
Oristano. Stefano Dal Corso, l’autopsia sul corpo del detenuto rivela gli errori degli investigatori
di Andrea Ossino
La Repubblica, 2 ottobre 2024
L’avvocato della famiglia: “I consulenti del pm contestano la mancata autopsia fatta nell’immediatezza. Nella relazione si evidenziano comunque una serie di disattenzioni della procura. Adesso abbiamo chiesto altre indagini”. “Sul corpo di Stefano Dal Corso sono state trovate tracce sospette di Dna”. Ma nel fascicolo mancano tutti i documenti necessari a chiarire le cause del decesso. Emerge anche questo dalla relazione dei medici incaricati di effettuare l’esame autoptico sul detenuto romano morto il 12 ottobre del 2022 nel carcere di Oristano.
garantedetenutilazio.it, 2 ottobre 2024
“Siamo consapevoli che la gestione di queste situazioni di crisi risulta sempre più difficile, ma i diritti fondamentali della persona e dei lavoratori non possono essere messi a rischio da inefficienze di sistema”. Questa mattina i Garanti regionale e comunale dei detenuti, Stefano Anastasia e Valentina Calderone, sono stati in visita nella VIII sezione della Casa circondariale di Regina Coeli, interessata dall’incendio e dai danneggiamenti delle proteste dei detenuti di mercoledì scorso. Nonostante la distruzione e la rimozione di gran parte delle vetrate dei corridoi della sezione, tangibile è ancora l’odore di fumo e una stanza è ancora interessata da un piccolo focolaio attivo. L’impianto elettrico è fuori uso, così come uno dei due cortili per il passeggio, su cui corre il rischio di caduta di tegole dal tetto.
newsbiella.it, 2 ottobre 2024
Nel pomeriggio di ieri la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Sonia Caronni ha esposto la sua relazione di fine mandato in consiglio comunale a Biella. Più ore di visite psichiatriche e psicologiche per i detenuti, più mediatori culturali di lingua madre e problemi di riscaldamento nel padiglione vecchio tra le criticità segnalate dal Garante. “Oggi gli ospiti sono 422, di cui 182 migranti, quando la capienza massima è di 395. Un trend in lieve calo rispetto agli anni addietro - ha dichiarato Sonia Caronni - in linea con la media nazionale. Negli anni passati siamo arrivati ad ospitare fino a 450 detenuti. Ci sono più funzionari giuridici pedagogici: oggi sono 8, negli anni prima erano stati prima 5 e inizialmente solo 2”.
ilbiellese.it, 2 ottobre 2024
Marisa Boccadelli è la nuova Garante per i diritti dei detenuti di Biella. L’ha eletta il Consiglio comunale martedì pomeriggio con i voti della maggioranza. Tre preferenze, quelle dai banchi dell’opposizione di Buongiorno Biella e Costruiamo Biella, sono andate all’altra candidata Federica Valcauda, militante radicale e dell’associazione Nessuno Tocchi Caino, in corsa alle ultime elezioni europee con Azione. Pd, Movimento 5 Stelle e i civici di Biella c’è hanno lasciato l’aula senza partecipare al voto.
di Mario Borra
Il Giorno, 2 ottobre 2024
La consigliera regionale del Pd Vallacchi in visita. “Nota positiva le tante iniziative pensate per i detenuti”. Il carcere di Lodi scoppia. Il numero dei detenuti, infatti, dovrebbe essere la metà di quelli presenti ora: la denuncia arriva direttamente dalla consigliera regionale Pd, Roberta Vallacchi la quale ieri ha fatto il punto, mettendo in luce la principale criticità legata al sovraffollamento. Secondo i dati in suo possesso appresi durante la visita alla struttura di via Cagnola, le persone dietro alle sbarre sono ottanta, ma dovrebbero essercene la metà: di questi sessanta sono tossicodipendenti, “molti dei quali potrebbero accedere alla pena alternativa nelle comunità terapeutiche, ma la lista d’attesa è davvero lunga per carenza di posti”.
rainews.it, 2 ottobre 2024
Dopo l’allarme sollevato dai Garanti e da Enrico Sbriglia, neo insediato Garante regionale per i diritti della persona, in arrivo un potenziamento della sanità nel penitenziario. L’azienda sanitaria verificherà la possibilità di strutturare un calendario di visite specialistiche da erogare direttamente all’interno del carcere, concentrandosi sulle patologie che si manifestano con più frequenza tra i detenuti. Lo ha annunciato il direttore generale dell’azienda sanitaria Friuli centrale Denis Caporale dopo aver visitato il carcere di Udine insieme all’assessore regionale alla salute Riccardo Riccardi. Con loro il direttore del dipartimento di salute mentale Marco Bertoli e la nuova psicologa del carcere Antonella Esposito al suo primo giorno di servizio.
comune.piacenza.it, 2 ottobre 2024
Percorso di co-programmazione volto a ideare interventi a favore dell’inclusione sociale delle persone in esecuzione penale esterna. Domande entro il 17 ottobre. L’introduzione delle misure alternative o sostitutive alla detenzione ha reso più evidente l’importanza di valorizzare l’utilizzo degli strumenti della co-programmazione per la definizione dei percorsi di reinserimento e di inclusione sociale rivolti alle persone condannate in carico all’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (Udepe), residenti o domiciliate nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza per i quali l’Ufficio è territorialmente competente. L’Avviso pubblico prevede l’istituzione di Tavoli di co-programmazione che avranno il compito di individuare i bisogni da soddisfare e di ideare i servizi da attivare per rispondere in maniera mirata e adeguata alle necessità delle persone sottoposte a misure e sanzioni di comunità. L’obiettivo finale è quello di ridurre i tassi di recidiva e di superare la condizione di marginalità delle persone in esecuzione penale esterna.
di Gabriel Bernard
fanpage.it, 2 ottobre 2024
Viaggio nella falegnameria dove i giovani detenuti di Casal del Marmo costruiscono la loro seconda possibilità. E imparano che non sono solo il loro reato. “Una delle cose che noi diciamo sempre ai ragazzi è che loro non sono il reato che hanno commesso, quello è un piccolo errore che è capitato nell’arco della loro vita e non deve condizionare tutta la loro vita”. Viviana Petrucci è la direttrice dell’associazione Arpjtetto, attiva a Roma nel quartiere Ostiense. Oltrepassato il cancello dell’associazione, due cartelli segnalano la casa-famiglia e il centro “Gli Scatenati”: nato nel 2013 per accogliere minori e giovani adulti in misura penale esterna, il centro promuove laboratori di falegnameria, teatro, scrittura, sport e giardinaggio.











