illy.com, 2 ottobre 2024
Da sempre per noi la sostenibilità, oltre che ambientale, è anche sociale ed economica. Per questo siamo orgogliosi di offrire il nostro sostegno all’associazione no profit Seconda Chance, fondata nel 2022 da Flavia Filippi con lo scopo di creare un ponte tra il mondo delle carceri e le imprese. I nostri trainer di Università del Caffè interverranno nei corsi di pasticceria e panetteria, di Barista e Cameriere di Sala organizzati nella Casa circondariale di Trieste, all’interno di un programma volto ad offrire la possibilità di frequentare corsi di aggiornamento professionale o di studio, per permettere ai detenuti di acquisire nuove competenze fondamentali, in settori come quello della ristorazione, vivere in modo più costruttivo la detenzione e avere una possibilità di reinserimento in società una volta scontata la pena detentiva. La conferenza del settembre ha visto riuniti tutti gli enti locali e le realtà che collaborano alla formazione per i detenuti, nell’ottica di definire una visione progettuale allargata.
di Tiziana Cozzi
La Repubblica, 2 ottobre 2024
“Leggere allena i muscoli della fantasia e l’immaginazione salva la vita. Consente di evadere. Non dovrei dirlo qui, ma è così”. Strappa un sorriso e accende gli sguardi dei 24 detenuti dei padiglioni Firenze e Genova, lo scrittore Maurizio De Giovanni, invitato ieri nel carcere di Poggioreale per un incontro organizzato dal garante dei detenuti Samuele Ciambriello, nell’ambito del progetto “Parole in libertà”.
di Luca Cereda
Famiglia Cristiana, 2 ottobre 2024
“L’arte è il ponte che porta in carcere la città di Milano e viceversa. E questo ciò di cui abbiamo bisogno”, a dirlo è il direttore del penitenziario milanese di San Vittore, Giacinto Siciliano durante la visita alla mostra “Gli artisti sono quelli che fanno casino”, promossa dal ReverseLab del Politecnico di Milano che ha affiancato un artista di fama internazionale come Maurice Pefura ai detenuti. Era un seminterrato destinato alle celle di isolamento dei detenuti degli “anni di piombo” e poi ai mafiosi delle prime inchieste contro le cosche di ‘ndrangheta e Camorra in Lombardia nel cuore della casa circondariale ‘Francesco Di Cataldo’ di Milano, noto come carcere di San Vittore. Un luogo - quello situato al piano seminterrato del primo raggio, abbandonato da alcuni decenni, che oggi è stato riqualificato grazie all’intervento di tesisti, ricercatori e professori del Politecnico di Milano, e diventato prima un laboratorio e ora è una vera e propria galleria d’arte contemporanea aperto alla città.
di Roberto Puglisi
Avvenire, 2 ottobre 2024
Fanno discutere le presentazioni del libro che dà voce, ma senza sconti, a Giovanni Brusca e del film dedicato a Matteo Messina Denaro. Può un sanguinario boss di Cosa nostra ripercorrere una vita di orrori e darla alle stampe, per offrire il resoconto della sua stessa perdizione? La domanda risulta attuale alla luce delle furibonde polemiche divampate intorno alla presentazione del libro di “memorie” di Giovanni Brusca che si terrà comunque a San Giuseppe Jato (Palermo), luogo di nascita, epicentro di una biografia e involontario simbolo di una sterminata carriera criminale.
di Mao Valpiana
Il Manifesto, 2 ottobre 2024
La guerra oggi ha ucciso anche le Parole, e dunque la Verità. L’invasione viene chiamata liberazione, la vendetta viene chiamata giustizia, l’attacco viene chiamato difesa la trattativa viene chiamata resa, la vittoria viene chiamata pace. L’Assemblea generale dell’Onu ha indetto per il 2 ottobre, oggi, la Giornata internazionale della nonviolenza nel giorno della nascita del Mahatma Gandhi, il profeta della nonviolenza moderna. Ma che senso ha, in tempo di guerre feroci, celebrare questa giornata? Forse lo stesso Gandhi sarebbe stato contrario alla ricorrenza, refrattario com’era a cerimonie rituali e formalità. Tutta la sua vita è stata una sperimentazione delle tecniche della nonviolenza, per la giustizia, per il disarmo, per la pace, per cercare la Verità (che per lui era Dio stesso). La guerra oggi ha ucciso anche le Parole, e dunque la Verità (Dio è morto?). L’invasione viene chiamata liberazione, la vendetta viene chiamata giustizia, l’attacco viene chiamato difesa, la trattativa viene chiamata resa, la vittoria viene chiamata pace. Nel principio era la Parola, alla fine c’è la menzogna.
di Antonella Soldo
Il Manifesto, 2 ottobre 2024
Ci risiamo. Ogni volta che un referendum raccoglie le firme necessarie parte la grancassa del “è troppo facile raccogliere le firme con lo Spid”. E accade così che, comodamente seduto sul suo divano, il senatore della Lega Claudio Borghi annunci battaglia, brandendo proposte di legge per cancellare la possibilità di sottoscrizione digitale. Altrimenti, dichiara, “anche uno che vuol abolire il cappuccino si può svegliare e con quattro click ci arriva”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 ottobre 2024
Presentata dall’Asgi per violazione della normativa. Con una mossa che potrebbe avere ripercussioni significative sul sistema di asilo italiano, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) rende noto di avere presentato una denuncia formale alla Commissione Europea. L’accusa è grave: l’Italia starebbe violando sistematicamente la normativa dell’Unione Europea in materia di accesso alla procedura di asilo.
di Angela Nocioni
L’Unità, 2 ottobre 2024
Guardia costiera rimasta a guardare, che fa la magistratura? Roma sapeva dall’8 marzo e non ha avviato un’operazione di ricerca e soccorso. L’Ocean viking ha trovato e salvato i 25 sopravvissuti il 13 marzo, gli altri sono morti di stenti. Frontex aveva un aereo lì sopra, perché la Guardia costiera italiana è rimasta ferma? L’Italia ha lasciato morire di sete, di fame, di stenti, 60 persone in mezzo al mare. L’Italia ha saputo con quattro giorni di anticipo di un gommone con più di 50 persone alla deriva in acque internazionali a nord della Libia. E è rimasta a guardare. È successo nel marzo scorso. L’Italia sapeva, perlomeno dall’8 marzo alle 21.06, di una imbarcazione in difficoltà. E aveva le coordinate esatte. Lo sapeva l’Italia, cioè lo sapeva il Comando delle capitanerie di porto di Roma, l’autorità italiana responsabile dei soccorsi (IMrcc). Lo sapeva Malta e lo sapevano i miliziani di cui è composta la guardia costiera libica che non fa salvataggi ma solo deportazioni di naufraghi.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 2 ottobre 2024
L’ultima ipotesi in circolazione, 23 settembre, è stata smentita e nessuno dei tanti attori coinvolti nel progetto ha ricevuto alcuna comunicazione su quando tenersi pronti. I 13 milioni e mezzo di euro destinati al noleggio (per soli tre mesi) della nave privata per i soccorsi nel Mediterraneo e destinati ai centri in Albania, il Viminale ha pensato bene che era il caso di risparmiali. Ad estate ormai passata e a flussi così sensibilmente ridotti, è ormai chiaro anche al governo che quando il progetto sarà in grado di partire le persone che, almeno per il 2024, finiranno nei centri saranno molto ma molto meno dei tremila al mese previsti dal protocollo. Alla procedura per la manifestazione di interesse, spesa stimata fino a 1,5 milioni per soli 90 giorni, pubblicata a giugno quando ancora l’apertura dei centri era prevista come imminente, non è stato dato alcun seguito. E dunque niente nave privata, una trovata peraltro non prevista dai termini dell’accordo che parla chiaramente di navi militari italiane come mezzo a bordo dei quali trasportare i migranti.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 2 ottobre 2024
Il genitore dell’attivista detenuta in Calabria ha dovuto vendere tutto. Così ha pagato il viaggio ai figli in fuga dalle minacce dei pasdaran. Maysoon Majidi e il fratello Rajan sono stati minacciati, picchiati, hanno subito pressioni dal regime iraniano e, per questo, racconta il padre Ismael, hanno deciso di fuggire da casa loro, “non si sentivano più al sicuro”. Ma la figlia, Maysoon, attivista curdo-iraniana per i diritti umani e i diritti delle donne, laureata in regia teatrale, arrivata in Italia dopo una traversata di quattro giorni dalla Turchia, è stata arrestata, con l’accusa di aver aiutato il capitano dell’imbarcazione. Voleva chiedere asilo in Europa, in cambio rischia da sei a sedici anni di carcere, per accuse che il padre, professore in Iran, definisce prive di fondamento: “Se l’Italia vuole trovare i trafficanti di esseri umani, sa dove sono, non deve accusare persone innocenti”, dice, spiegando che ha dovuto vendere tutto ciò che aveva per pagare il viaggio ai figli, in cerca di un luogo sicuro. Reclusa nel penitenziario di Reggio Calabria, l’attivista 28enne si trova in condizioni di salute mentale e fisiche precarie. Per la prima volta nell’udienza del primo ottobre, all’ennesima richiesta dell’avvocato di concederle gli arresti domiciliari, il giudice non ha rigettato tout court e si è riservato cinque giorni per decidere.











