di Valentina Alberta*
Il Riformista, 30 settembre 2024
Il ddl sicurezza è stato approvato alla Camera. Ed è un provvedimento che per genesi e sviluppo, e soprattutto per contenuto, deve preoccupare tutti rispetto alla salvaguardia dei diritti di libertà delle persone in uno stato democratico moderno. Il punto di partenza è la creazione di emergenze fasulle attraverso la narrazione in trasmissioni di prima serata di situazioni senza dubbio sgradevoli, ma certo non numericamente idonee a costituire motivo di allarme sociale, le cui vittime vengono aizzate e strumentalizzate.
di Enrico Magni*
merateonline.it, 30 settembre 2024
Il disegno di legge “sicurezza”, approvato alla Camera dei Deputati il 18 settembre, introduce una trentina di nuovi reati: aggravanti, sanzioni e ampliamento di pena. C’è da mettersi le mani nei capelli. Al posto di scrivere un nuovo Codice Penale si usa il vecchio sgangherato codice Rocco del 1930 integrandolo e deformandolo. Siamo nel 2024, sono passati più di cent’anni e la patria di Cesare Beccaria è incapace di produrre un testo innovativo in grado di rispondere alla situazione attuale. Il disegno di legge “sicurezza” è tutto all’infuori di un disegno di legge riguardante la sicurezza sociale, ambientale, personale. È un testo che propone soltanto l’inasprimento di pene penali quando le carceri sono sovraffollate da una folla di disagiati. Le carceri attuali non rispondono al principio rieducativo (Legge Gozzini 1986), ma a quello custodialistico e repressivo.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2024
Un ente pubblico, proprietario di un’area aperta alla collettività, è responsabile oggettivamente per i danni causati ai terzi dall’omessa manutenzione di un bene soggetto al proprio dominio. Ed è irrilevante, ai fini della responsabilità dell’ente, la colpa dei dipendenti: la responsabilità, essendo oggettiva, prescinde dalle condotte dei singoli. Tanto che è possibile l’assoluzione dei dipendenti nel giudizio penale e la condanna dell’ente a risarcire il danno in quello civile. È quanto è accaduto nel giudizio deciso dalla Cassazione con la sentenza 25200 del 19 settembre scorso.
di Nicola Cendron
trevisotoday.it, 30 settembre 2024
Letti a castello a tre piani (con il rischio concreto di cadere e farsi molto male), fino a undici detenuti per ogni cella, con un solo bagno alla turca. Doveva essere una visita per constatare la precaria situazione del carcere di Treviso ma si è trasformato in una sorta di viaggio negli inferi. Venerdì scorso una delegazione di Più Europa e “Nessuno tocchi Caino”, guidata da Rita Bernardini, è entrata nella casa circondariale di Santa Bona: insieme a lei i consiglieri regionali Arturo Lorenzoni, Elena Ostanel (Veneto che vogliamo), Renzo Masolo (Europa Verde) e le consigliere comunali dem Maria Tocchetto e Carlotta Bazza. Alla luce di quanto constatato a Treviso “Nessuno tocchi Caino” presenterà nei confronti del ministro della giustizia, Carlo Nordio, un esposto per denunciare la scarsità di risorse e personale (anche se non mancano nella struttura trevigiana delle storture), oltre ad un sovraffollamento che ha raggiunto ormai livelli insopportabili. Rita Bernardini è intervenuta così venerdì scorsi a Trevisotoday.
di Stefania Blasioli
Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2024
Lo scorso 16 settembre, dopo mesi di incontri, studi, confronti e approfondimenti tra Giulia Russo, direttrice della Casa Circondariale “P. Mandato” di Secondigliano, e Mario Rubino, presidente di Kimbo S.p.A., si è giunti alla firma, nella sala conferenza del Carcere, del protocollo d’intesa del progetto “Un Chicco di Speranza”, siglato anche da monsignor Domenico Battaglia per la Diocesi di Napoli, e da Patrizia Mirra, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, parti attive e fondamentali per l’attuazione e lo sviluppo del progetto. Il progetto è partito dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro dell’Arcidiocesi di Napoli che si è adoperato a sensibilizzare la Kimbo affinché proponesse, in favore dei detenuti del Carcere di Secondigliano, un progetto di formazione e di avviamento al lavoro “reale e costruttivo”.
di Laura Serafini
La Fedeltà, 30 settembre 2024
Certo, è pur sempre un carcere, ma quello di Fossano si distingue ed è emblematico rispetto agli altri. Soprattutto qui non ci sono state, almeno negli ultimi 10 anni, contestazioni per reati di tortura che invece si sono verificate - guadagnandosi la ribalta delle cronache - in 4 istituti piemontesi: oltre a Torino, Ivrea e Biella si è aggiunta Cuneo, la cui inchiesta con 33 agenti indagati dovrebbe andare a giudizio in questi giorni. Sono proprio le cronache di presunta (così va definita prima che si arrivi a sentenza) violenza in alcune carceri chi ci hanno spinto a parlare con Bruno Mellano, garante dei detenuti del Piemonte che martedì 24 settembre ha presentato una relazione sulla situazione nelle 13 carceri piemontesi al Consiglio regionale.
di Alessandro Bianchi
Corriere Adriatico, 30 settembre 2024
Si è svolto nei giorni scorsi a Macerata l’evento conclusivo del secondo festival regionale del Teatro in Carcere, manifestazione che quest’anno ha scelto come sede finale Macerata. A realizzare il tutto l’Ufficio del Garante regionale dei diritti della persona delle Marche, in collaborazione con il Comune di Macerata, e l’Associazione Culturale Cittadina Universitaria “Aenigma APS”, capofila del Coordinamento Regionale Teatro in Carcere Marche. Il festival ha come scopo, tramite l’adempimento a lavori teatrali attivi presso gli istituti penitenziari marchigiani, la rieducazione per i detenuti tramite le arti sceniche. Alla biblioteca comunale Mozzi Borgetti è andato in scena l’evento Tavola Rotonda - Teatro e Diritti con i protagonisti delle esperienze attive nei sei Istituti penitenziari marchigiani e la proiezione di un video sugli spettacoli teatrali realizzati in quattro di essi dal 21 al 25 maggio 2024 alla presenza anche di studenti di Istituti scolastici delle Marche.
imgpress.it, 30 settembre 2024
É Paolo Bedini della casa discografica Baracca & Burattini il vincitore di un Award speciale di Cremona Musica International Exhibitions and Festival per l’album Parole Liberate nel 2022 e nel 2024, il progetto che ha trasformato in canzoni i testi scritti dai detenuti grazie al contributo di noti musicisti italiani e stranieri, realizzato grazie anche al bando del Ministero della Giustizia che ha promosso l’iniziativa. “Abbiamo deciso - spiega Massimo De Bellis, Direttore Generale di Cremona Fiere - di premiare ‘Parole Liberatè perché è la sintesi di quello che deve essere la musica: libera, aperta a tutti, che ha la capacità di guardare oltre e di dare nuove prospettive. Questo progetto, attraverso la musica, aiuta i detenuti a trovare un nuovo rilancio.”
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 30 settembre 2024
I familiari delle vittime di femminicidi o di incidenti sul lavoro. Sulle loro spalle irrompe il peso della sofferenza sommato poi ad anni di processi penali e civili, a contenziosi per l’eventuale eredità, a intoppi continui per la tutela degli orfani minorenni. Un uomo anziano che sta crescendo i suoi nipotini dopo l’omicidio della figlia l’altro giorno mi ha detto: “Non è mai finita, non soltanto per il dolore di aver perso una figlia, che non passerà mai. Non è mai finita perché da quel giorno io e mia moglie camminiamo su un terreno minato. C’è sempre qualche problema pronto a scoppiare; se non è fisico è psicologico, burocratico, economico. Siamo vecchi e non era questa la vecchiaia che avevamo immaginato. I nipotini oggi sono adolescenti difficili, come si dice, ed era inevitabile dopo quello che hanno vissuto, povere creature. Né loro né noi siamo stati uccisi, quel giorno. Ma siamo tutti quanti vittime lo stesso. Le nostre vite sono marchiate, e da quel fatto in poi hanno preso una strada rischiosa e sono finite in questo campo minato. Solo l’amore per sti’ due ragazzini, ci aiuta. Per il resto siamo morti anche noi quel giorno disgraziato”. Le chiamano vittime collaterali. Finiscono nei racconti di cronaca della prima ora e il più delle volte, poi, spariscono dalla scena. Sulle loro spalle irrompe il peso della sofferenza sommato poi ad anni di processi penali e civili, a contenziosi per l’eventuale eredità, a intoppi continui per la tutela degli orfani minorenni, quando esistono come in questo caso. La cronaca passa e tutti dimenticano in fretta l’abisso che si apre sotto i loro piedi. E non stiamo parlando soltanto dei femminicidi. Parliamo anche dei morti sul lavoro, per dire. E parliamo dei feriti, anche. Il dramma di un lavoratore che perde le mani non è soltanto il suo dramma, diventa tragedia per la sua cerchia familiare, diventa una vita nuova mille volte più problematica di quella precedente.
di Vittorio Alessandro*
L’Unità, 30 settembre 2024
Assistiamo a uno scarico delle responsabilità, mentre il “livello politico”, che ha messo due benemerite istituzioni dello Stato a beccarsi l’una con l’altra, rimane tranquillo a guardare. Nel corso dell’inchiesta sul naufragio di Cutro, i testimoni della Guardia costiera chiamati a deporre hanno più volte dichiarato che l’imbarcazione naufragata, al momento dell’avvistamento aereo (avvenuto sei ore prima del sinistro), non dava adito a preoccupazioni circa le condizioni di sicurezza. “Per noi sta navigando appieno”, si dicono, infatti, le sale operative e l’imbarcazione viene pertanto affidata alle funzioni di polizia della Guardia di finanza, peraltro bene attenta ad evitare intromissioni che potrebbero compromettere l’”effetto sorpresa” al confine fatidico delle dodici miglia.
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