di Emilio Minervini
Il Dubbio, 30 settembre 2024
Dal divieto di sbarco per i migranti soccorsi nel 2019, alla richiesta di sei anni per l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini: tutte le tappe. Agosto 2019: il Governo di coalizione Lega-M5S naviga ormai da qualche tempo in acque poco tranquille. L’asse Conte-Salvini si è incrinato e sul governo gialloverde aleggiano nubi di tempesta che porteranno al suo scioglimento il mese successivo. Negli stessi giorni l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, seguendo il suo indirizzo politico dei porti chiusi ai migranti, omette il soccorso e nega lo sbarco a 147 naufraghi. Cinque anni dopo, in seguito alla concessione dell’autorizzazione a procedere, i pm di Palermo depositano la requisitoria in cui chiedono per l’attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti una pena detentiva pari a sei anni. A questa va aggiunta la richiesta di risarcimento di quasi un milione di euro avanzata dalle parti civili.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 30 settembre 2024
“Le norme prevedono un obbligo di soccorso in mare per le persone in difficoltà. Ciò che accade dopo è un altro discorso”, afferma Pino Di Iorio, comandante di Unità da diporto di Civitavecchia, anticipando quelli che potrebbero essere i contenuti dell’arringa, prevista per il mese prossimo, dei difensori di Matteo Salvini. Nel caso “Open Arms” il leader della Lega è imputato di sequestro di persona per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno, “privato della libertà personale 147 migranti di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019”. Secondo i pm di Palermo, che hanno chiesto per Salvini la condanna a sei anni di prigione, la questione principale ruota intorno alla sussistenza o meno dell’obbligo, da parte dell’allora Capo del Viminale, di “procedere all’indicazione del posto sicuro per consentire lo sbarco”, sul territorio nazionale, di questi migranti salvati in acque internazionali dalla Ong spagnola. La risposta a tale interrogativo, hanno sottolineato i magistrati, è indubbia, in ossequio alle leggi del mare secondo cui “bisogna dare terra ai naufraghi”.
di Armando Spataro
Il Dubbio, 30 settembre 2024
Le leggi in tema di immigrazione devono essere ispirate alla necessità di un corretto equilibrio tra esigenze di sicurezza sociale e rispetto dei diritti delle persone: è doveroso il contrasto dei fenomeni migratori illegali, ma non ne è accettabile la strumentalizzazione per ragioni di mera ricerca di consenso politico che spesso determina un diffuso odio razziale e la moltiplicazione di tragici episodi in ogni parte del mondo. La difesa dei diritti fondamentali, peraltro, costituisce ragione d’impegno non solo per politici e giuristi, ma anche per ogni cittadino sensibile ai valori su cui si fondano le democrazie.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 30 settembre 2024
Per il professore di Diritto penale della Federico II, il processo Open Arms avrebbe dovuto riguardare il capo della nave, unico garante della vita e libertà dei passeggeri. Nel caso della Open Arms, che poi ha portato a processo il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, non sono mancati condizionamenti emotivi, come rileva l’avvocato Vincenzo Maiello, professore ordinario di Diritto penale nell’Università di Napoli Federico II. Condizionamenti che avrebbero dovuto porre al centro della vicenda giudiziaria il comandante della nave, “considerato garante della vita e dell’incolumità personale dei passeggeri, oltre che della loro libertà”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 settembre 2024
L’archiviazione del fascicolo sulla capitana della Sea Watch decostruì i decreti sicurezza, bandiera dell’allora Ministro dell’Interno. Facendo sbarcare in Italia i migranti salvati in mare, Carola Rackete fece solo il suo dovere. Con queste parole la gip del Tribunale di Agrigento Micaela Raimondi dispose, a dicembre 2021, l’archiviazione dell’indagine a carico della comandante tedesca della Sea Watch 3, accogliendo la richiesta della procura. Rackete era accusata di aver fatto entrare illegalmente in Italia 53 migranti, disobbedendo all’ordine imposto dalle Fiamme Gialle, che le avevano intimato di fermarsi.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 30 settembre 2024
Noi europei occidentali vi assistiamo, forti di crederci al riparo delle catastrofi globali. Ciò che più stupisce - o forse dovremmo dire atterrisce - nel modo in cui da ogni parte politica o quasi vengono seguite e commentate le tragedie di questo decisivo momento della nostra storia, quelle medio-orientali in particolare, è l’assoluta dimenticanza in cui sono precipitati principi, idee, simboli che, fino a un non remoto passato, avevano cercato di mantenere viva la speranza di poter giungere a un accordo, se non a una pace, nonostante la violenza del conflitto. Vi erano voci, sia israeliane che islamiche che europee, le quali facevano memoria della triplice preghiera di Abramo, per gli incirconcisi, per Isacco e per Ismaele, voci che non si arrendevano allo “scontro di civiltà” e ricordavano gli innumeri episodi che testimoniano come non solo la contrapposizione, ma anche la complementarietà abbiano caratterizzato nei secoli i loro rapporti. Non è un destino ineluttabile che il bellum civile tra i popoli che incarnano i grandi monoteismi abramitici debbano assumere l’aspetto della guerra assoluta, della guerra che non può finire se non con l’annullamento del nemico.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2024
Almeno 8.000 siriani sono letteralmente alla fame in un campo per sfollati sotto il controllo degli Usa al confine con la Giordania e l’Iraq e intorno al quale l’esercito di Damasco ha imposto un assedio sin dal 2015. Rukban, questo il nome del campo oggetto di una recente ricerca di Amnesty International, è situato nei pressi della base militare statunitense di Tanf. Gli Usa controllano - tra base e campo - un territorio di circa 55 chilometri quadrati. Inizialmente Rukban ospitava 80.000 sfollati, in fuga dagli attacchi russi e siriani e dalla violenza dello Stato islamico. Molti di loro appartenevano a gruppi di opposizione o avevano disertato dalle forze di sicurezza governative. A causa delle condizioni di vita impossibili acuite dall’assedio, la popolazione si è progressivamente ridotta del 90 per cento. La Giordania ha sigillato i suoi confini nel 2016 e da allora espelle ogni anno in media 100-150 siriani che hanno provato a superare la frontiera. Si stima che attualmente siano 1.400 i siriani detenuti nei centri di espulsione giordani.
di Mattia Cirilli
La Discussione, 29 settembre 2024
“Tutti possiamo sbagliare, ma nessuno è sbagliato. Nessuno è perduto per sempre. È giusto, allora, seguire tutti i percorsi della giustizia terrena e i percorsi umani, psicologici e penali; ma la pena dev’essere una medicina, deve portare alla guarigione”. Con queste parole il Papa si è rivolto ieri agli operatori della pastorale carceraria, incontrati assieme a tutti gli altri membri del clero nella Cattedrale di Koelkberg, in Belgio, dove il Santo Padre sta compiendo il suo 46esimo viaggio apostolico. Poi si è espresso sull’attuale crisi della fede e del mondo contemporaneo: “La crisi, ogni crisi, è un tempo che ci è offerto per scuoterci, per interrogarci e per cambiare”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 29 settembre 2024
Quello della sicurezza è un tema molto serio, altroché. La legittima aspettativa dei cittadini di poter circolare a qualsiasi ora in città senza dover temere per la propria incolumità; di poter utilizzare senza timori un sottopasso; di poter entrare o uscire dalle stazioni ferroviarie senza la sensazione di dover attraversare una giungla di pericoli ed insidie; beh questa è una legittima aspettativa di tutti noi, e chi ha la responsabilità di governare il Paese ha il dovere di dare ad essa risposte concrete ed efficaci.
di Paolo Biondani
L’Espresso, 29 settembre 2024
Il disegno di legge sulla sicurezza, criticato come “illiberale”, punisce le proteste pacifiche e non affronta i reati finanziari, evidenziando una preoccupante deriva autoritaria. Per la sicurezza reale dei cittadini, non c’è niente di concreto. Ci sono molte norme da sventolare come slogan elettorali, ma inutili nei fatti. E ci sono novità pericolose per la democrazia: si pretende di punire con la galera perfino le proteste pacifiche, non violente. Da autorevoli giuristi, magistrati e sindacati di polizia arriva una bocciatura solenne del disegno di legge sulla sicurezza approvato nei giorni scorsi dalla Camera, in attesa del voto finale del Senato.
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