di Paolo Persichetti
L’Unità, 9 dicembre 2024
1.186 giorni dopo il sequestro integrale del mio archivio storico e familiare, il sostituto procuratore Albamonte chiede l’archiviazione. I miei comportamenti erano privi di rilevanza penale. Allora perché tanta ostinazione? Mille centottanta sei giorni dopo la lunga perquisizione (era l’8 giugno 2021) condotta nella mia abitazione e conclusasi con il sequestro integrale del mio archivio raccolto in anni di ricerca storica sugli anni 70 e le vicende della lotta armata, di tutti i miei strumenti di lavoro, dell’intera documentazione digitale presente in casa e negli storage online, computer e telefono nonché l’archivio familiare, con materiali di mia moglie e medico-scolastici dei miei figli, è arrivata dagli uffici della procura la richiesta di archiviazione firmata lo scorso 13 settembre dal sostituto procuratore della repubblica Eugenio Albamonte.
di Silvana Cortignani
tusciaweb.eu, 9 dicembre 2024
È stato accolto dalla Cassazione uno dei ricorsi per cui è noto alle cronache più recenti il detenuto al 41 bis Giovanni Di Giacomo, 70 anni, dietro le sbarre da 33, che sta scontando a Mammagialla l’ergastolo per due omicidi commessi all’inizio degli anni 80. Per gli ermellini il ricorso è fondato, il provvedimento impugnato è stato annullato con rinvio “affinché il tribunale dì sorveglianza di Roma, attenendosi ai principi indicati, proceda, libero nel merito, a un nuovo giudizio”. “Il fatto - si legge nelle motivazioni della cassazione - che le norme di ordinamento penitenziario facciano espresso riferimento all’impiego di lettori cd solo per le esigenze di lavoro e studio, ovvero per la consultazione di materiale giudiziario, non consente di ritenere che vi sia una preclusione assoluta all’utilizzo dei medesimi dispositivi e strumenti per finalità diverse, ciò anche considerato che la possibilità di ascoltare musica per mezzo dei cd rientra, a pieno titolo, nel contesto di quei ‘piccoli gesti di normalità quotidiana’ che la corte costituzionale oggi ascrive ai legittimi ambiti di libertà residua del soggetto detenuto”.
di Salvatore S.*
Il Mattino, 9 dicembre 2024
La lettera dal carcere di Secondigliano. Vi racconto la mia storia: sono recluso da quattordici anni, e mi rimangono altri dieci anni per poter rivedere il cielo senza strisce, e abbracciare i miei cari senza udire una voce in sottofondo che dice di sedersi al proprio posto. Cari ragazzi, ci vuole più coraggio per vivere nella legalità che per impugnare una pistola! Cari ragazzi, chi vi scrive è un recluso dell’Alta Sicurezza del penitenziario di Secondigliano. Spero che questo mio sfogo vi possa far riflettere, e magari farvi affrontare la vita diversamente. Vi racconto la mia storia: sono recluso da quattordici anni, e mi rimangono altri dieci anni per poter rivedere il cielo senza strisce, e abbracciare i miei cari senza udire una voce in sottofondo che dice di sedersi al proprio posto. Non ho paura di dirvi che io ho fatto tutto il male possibile e immaginabile che un essere umano può fare, anche se di umano non c’è niente.
Il Dubbio, 9 dicembre 2024
L’indagine riguarda il decesso di un 21enne nell’istituto penitenziario di Marassi. Il sindacalista Pagani: “La polizia penitenziaria non può continuare a essere lasciata sola con i suoi appartenenti costretti, loro malgrado, ad affrontare procedimenti penali e disciplinari andando incontro di tasca propria a spese legali”. La notizia dell’apertura di un fascicolo per omicidio colposo da parte della Procura di Genova nei confronti di due poliziotti penitenziari, in relazione al suicidio di un detenuto di origine magrebina di 21 anni, avvenuto nel pomeriggio del 4 dicembre scorso presso il carcere di Marassi, nel centro clinico reparto SAI, “ripropone, ove mai ve ne fosse bisogno, il tema della tutela di quanti vivono e lavorano in carcere.
La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2024
La sorella: “Deve andare in clinica riabilitativa”. I familiari del 49enne rinchiuso nel carcere di Uta attendono che il magistrato autorizzi il trasferimento. Alessandro Atzeni, il 49enne detenuto in carcere a Uta è stato trasferito al Santissima Trinità di Cagliari per essere alimentato. Diversi giorni fa aveva iniziato lo sciopero della fame per chiedere il trasferimento in una clinica riabilitativa. A raccontarlo è la sorella Arianna, che insieme a lui combatte questa battaglia. “Alessandro sta protestando per ottenere un suo diritto”, dice Arianna Atzeni.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 9 dicembre 2024
Il racconto dei legali e dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”: “Alla Dogaia c’è anche chi fa la fame perché il cibo non basta”. Finestre rotte da quattro mesi, lenzuola cambiate ogni tre mesi, cimici nei materassi, cibo che scarseggia. La visita dei rappresentanti della Camera penale di Prato e dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” nel carcere della Dogaia ha confermato quanto di brutto si sapeva sulla casa circondariale, teatro di cinque suicidi in meno di un anno. Venerdì sera, 6 dicembre, un detenuto ha tentato di impiccarsi in cella e un altro ha inscenato un tentativo di suicidio addirittura durante la visita di avvocati e volontari. Insomma: cartoline dall’inferno. Ne hanno parlato ieri pomeriggio, 7 dicembre, nella sede della Provincia i membri dell’Osservatorio carcere della Camera penale e Rita Bernardini, presidente di “Nessuno tocchi Caino”.
Il Giorno, 9 dicembre 2024
In via Gleno il momento di maggiore sofferenza da 15 anni a questa parte. Intanto nelle celle aumentano i giovani adulti (18-24 anni) con nuovi bisogni. Un carcere in agonia. Si fa sempre più drammatica la situazione della casa circondariale di Bergamo, alle prese con il momento di maggiore sofferenza da 15 anni a questa parte, come raccontano i numeri diffusi periodicamente dal ministero della Giustizia. Prendendo a riferimento la situazione al termine di ogni anno dal 2010 in poi, ora si è vicini a toccare un nuovo picco: a oggi la struttura di via Gleno ospita 583 detenuti a fronte di 319 posti regolamentari, il tasso di affollamento ha raggiunto il 182,8 per cento. A fine 2023 i reclusi erano invece 562, a fine 2019 “solo” 486. In cinque anni, dunque, si sono aggiunti quasi 100 detenuti in più.
primamonza.it, 9 dicembre 2024
Un progetto di inclusione lavorativa per chi è a fine pena. La società che gestisce i McDonald’s di Monza, Concorezzo, Biassono e Vimercate ha avviato una collaborazione con l’associazione “Seconda Chance”, per l’integrazione lavorativa di detenuti meritevoli e a fine pena. A partire da questo mese, saranno infatti 4 i nuovi inserimenti all’interno dei team dei ristoranti. Seconda Chance, associazione no profit del Terzo Settore, è stata fondata nel 2022 dalla giornalista Flavia Filippi per far conoscere alle imprese la legge Smuraglia (193/2000) che offre agevolazioni a chi assume, anche part time o a tempo determinato, detenuti ammessi al lavoro esterno. Partita dal carcere di Opera a Roma, questa realtà coinvolge oggi diverse carceri in tutta Italia e rappresenta un ponte tra queste e le imprese disposte ad agevolare il reinserimento lavorativo dei detenuti a fine pena.
di Stefania Marino
Corriere del Mezzogiorno, 9 dicembre 2024
A Vallo della Lucania i detenuti preparano le particole per le parrocchie. Presto il sito e-commerce. Si chiama “Pane Quotidiano-Carlo Acutis” il laboratorio di ostie nato all’interno della casa circondariale “Alfredo Paragano” di Vallo della Lucania. Un progetto solidale, frutto della sinergia dell’istituto penitenziario con le Diocesi di Vallo della Lucania e di Teggiano-Policastro e con la Cooperativa sociale “Al tuo fianco”. Un progetto intriso di quell’articolo 27 della Carta costituzionale che sottolinea il principio della rieducazione dei detenuti. A spiegarlo è Caterina Sergio, direttore della Casa circondariale: “Oggi il laboratorio Carlo Acutis è una realtà produttiva”. Uomini a cui sono state date competenze e formazione e che sono oggi protagonisti di tutte le fasi della produzione, dall’impasto, alla cottura, all’asciugatura, al taglio fino all’impacchettamento.
latinatoday.it, 9 dicembre 2024
Si parlerà di carcere martedì 10 dicembre nell’incontro organizzato dall’associazione Articolo 21 in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. L’evento sarà l’occasione per la presentazione del libro “Come è in cielo, così sia in terra. Il carcere tra giustizia, perdono e misericordia” di padre Vittorio Trani che dialogherà con Stefano Natoli e Agnese Pellegrini con l’obiettivo di fare luce sull’aspetto umano dell’esperienza detentiva e sulla necessità di approcciarsi ai temi della pena e dell’esecuzione penale, nel solco tracciato dalla nostra Costituzione. Padre Trani è un sacerdote francescano conventuale e cappellano penitenziario nella casa circondariale Regina Coeli. Da ormai cinquant’anni, è un vero e proprio testimone vivente delle trasformazioni avvenute - e di quelle mancate - in un mondo, quello del carcere, che per tanti resta, purtroppo, un luogo ancora misterioso.
- Massa Carrara. Un convegno sulla giustizia che guarda al recupero, non solo alla pena
- Modena. La “Trilogia dell’Assedio” del Teatro dei Venti nelle carceri
- Storie bastarde di periferia
- Roberto Saviano, il nuovo romanzo per Einaudi: “Una storia del 1981 che mi tormenta”
- Le Destre invocano più libertà, ma chi la sta limitando?









