di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 agosto 2024
Solo la premier evita lo strappo tra gli alleati. Sulle carceri, Tajani e la famiglia Berlusconi non si accontentano del decreto Nordio, che non risolve l’emergenza. I diritti adesso valgono un governo. Il via libera definitivo della Camera al decreto carceri, oltre a porre seri interrogativi sull’utilità del provvedimento (che, a detta di tutti gli esperti del settore auditi in Parlamento, non contiene alcuna misura capace di intervenire nell’immediato sul sovraffollamento carcerario, pari a 14 mila detenuti, tra le cause del record di suicidi dietro le sbarre), si è accompagnato a un caso politico. Proprio mentre a Montecitorio si votava per la conversione in legge del decreto, infatti, mercoledì pomeriggio a Palazzo Chigi si teneva un vertice di governo incentrato sulle carceri. Un paradosso, dietro il quale si cela una frattura vera nel governo. Per capire da dove è nato il vertice bisogna tornare indietro di alcuni giorni. Precisamente al 24 luglio: il “momento critico”, viene definito da fonti del ministero della Giustizia, nel senso che quel giorno la maggioranza di governo ha rischiato di saltare per aria.
di Luca Roberto
Il Foglio, 9 agosto 2024
Il vicepresidente della Camera: “Forza Italia ha l’obbligo di invitare gli alleati a ragionare. Dei suicidi nelle carceri siamo tutti responsabili. Nordio? È condizionato dai giudici che lavorano con lui al ministero”. “È ora di uscire da questa discarica giustizialista. Se il problema del sovraffollamento carcerario non riusciamo a risolverlo, allora che ci stiamo a fare al governo?”. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, esponente di Forza Italia, non è tipo da esternazioni timide. Nelle stesse ore in cui a Montecitorio si dava l’ok al decreto carceri, si suicidava il 66esimo detenuto dall’inizio dell’anno: il 39 per cento di loro, secondo la Caritas, era in attesa di giudizio.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 9 agosto 2024
“Bisogna discutere con un minimo di serenità e obiettività della necessità di un provvedimento di clemenza come l’indulto. Nei decenni passati l’Italia ne ha abusato, adesso non ne fa uso nemmeno quando è indispensabile”. Stefano Anastasìa, dal 2016 Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione Lazio, traccia la strada da percorrere per provare ad uscire dall’emergenza in cui si trovano le nostre carceri.
di Ennio Stamile*
Corriere della Calabria, 9 agosto 2024
Una situazione che diventa sempre più drammatica quelle delle carceri italiane. Sono in continuo aumento i casi di detenuti che si tolgono la vita: ad oggi sono 61, uno ogni tre giorni. Oltre 600 sono le persone che, negli ultimi anni, hanno perso la vita in carcere. L’età media dei suicidi è di circa 40 anni, ma il bollettino mortale di quest’anno conta un ultrasessantenne e sei ragazzi. Nel recente focus del Garante dei detenuti emerge che circa una persona su due si è tolta la vita nei primi sei mesi di detenzione: di queste sei entro i primi 15 giorni, tre delle quali addirittura entro i primi cinque dall’ingresso. Solo il 38% dei morti risulta condannato in via definitiva.
di Andrea Manunza
L’Unione Sarda, 9 agosto 2024
In tutta Italia si ripetono episodi di violenza, il sovraffollamento è un problema diffuso, le condizioni di detenzione peggiorano la situazione e il Governo sembra incapace di intervenire con provvedimenti davvero utili attirandosi le critiche di avvocatura e magistratura. Al 7 agosto 2024: sessantacinque suicidi in carcere in Italia da inizio anno, tre a Cagliari (un uomo arrestato tre giorni prima per un furto su un veicolo, un suo coetaneo recluso da due mesi e in attesa di giudizio, un ragazzo che sarebbe tornato in libertà tra due anni) e due a Sassari (un 52enne fino alla sera prima in ospedale e un 44enne ricoverato nel servizio assistenza intensificata); 17 atti di autolesionismo ogni 100 ospiti delle patrie galere; una bassa percentuale di reclusi che lavorano (il 31,5 per cento); pochi agenti di Polizia penitenziaria (il 16 per cento in meno rispetto al previsto); tanti detenuti con patologie psichiatriche gravi (8,4 per cento), altri che assumono farmaci di vario genere quali sedativi, ipnotici, antipsicotici, antidepressivi (il 56 per cento); oltre 61mila “inquilini” a fronte di 47mila posti disponibili; quasi 4mila in più solo nell’ultimo anno; un tasso di recidiva del 68 per cento.
di Giacomo Spinelli
Il Manifesto, 9 agosto 2024
La fila, la scheda, l’attesa, le emozioni e la paura degli squilli a vuoto, il fischio che annuncia la fine. Storia delle telefonate dei detenuti. Sempre troppo poche, quattro o sei al mese che siano. Per ogni piano della sezione a metà corridoio c’è una piccola stanza angusta e sporca: è la stanza delle telefonate. Dentro c’è uno sgabello, un tavolo bianco di plastica e un telefono fisso, un vecchio apparecchio dove i numeri sono spariti dai tasti, consumati dalle dita dei detenuti. La telefonata è un momento speciale al quale nessun detenuto vuole rinunciare, chi rinuncia è perché non ha nessuno da chiamare e vive in solitudine sia dentro che fuori. Di fronte alla stanza del telefono, dall’altro lato del corridoio, c’è una finestra a quattro ante, dove gli uomini si appoggiano mentre fanno la fila. Nell’attesa del fatidico momento si fuma e si chiacchiera. Generalmente, nel mondo fuori, la fila si fa a ridosso del posto dove si deve entrare, in carcere invece la fila per telefonare inizia più o meno ad otto passi dalla porta, dall’altro lato del corridoio. Stare alla finestra prima di telefonare aiuta a rilassarsi, distrarsi e smorzare la tensione che precede ogni telefonata. Qualcuno guarda aldilà delle sbarre, dove non può essere guardato, mentre riannoda e prepara parole e pensieri. Quattro uomini, di ogni età, amici e nemici, tutti in attesa. Gli occhi di tutti volano alla stessa altezza e le chiacchiere durante l’attesa sono leggere, dalla stanza il ragazzo che sta telefonando grida alla figlia: “passami la mamma sbrigati che sta finendo la telefonata!”.
di Marzio Breda
Corriere della Sera, 9 agosto 2024
L’ennesima puntata della guerra dei nervi tra governo e opposizione andata in scena mercoledì a Montecitorio non è una novità, quando si toccano i temi della giustizia. Ma se poi a sovrastare la politica ci si mette la cronaca, con una catena ininterrotta di morti nelle carceri, allora può capitare che nello stress collettivo dell’Aula ci sia qualche scivolata, come la richiesta di un incontro urgente con il capo dello Stato da parte del ministro Nordio. Per parlare - così era trapelato da via Arenula - di come affrontare “a breve e medio periodo” quell’emergenza e aumentare subito i giudici di sorveglianza. Materia che non può coinvolgere nel vespaio politica/giustizia la presidenza della Repubblica. La richiesta, insomma, era inusuale, tanto da aver generato sorpresa sul Colle, dove pure c’è grande sensibilità e attenzione su tale problema. Con il risultato che, a Parlamento ormai verso la chiusura estiva, quel faccia a faccia slitterà a settembre.
di Simona Musco
Il Dubbio, 9 agosto 2024
Nordio ha annunciato di voler incontrare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che però potrebbe manifestare qualche perplessità sulla possibilità di uno “scudo penale” per gli amministratori, come chiesto dal leader della Lega Matteo Salvini. Ridurre il sovraffollamento ed evitare nuovi “casi Toti”. È questa la nuova mission del ministro della Giustizia Carlo Nordio, stretto, in questo momento, tra due esigenze: quella di alleviare il problema delle carceri stracolme e dei suicidi dietro le sbarre e quella di rispondere a chi, tra le fila del suo governo, chiede di ristabilire l’equilibrio tra esigenze di giustizia e continuità dell’azione amministrativa.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 9 agosto 2024
Il Dl Carceri, con il discutibile titolo di Carcere Sicuro, è stato approvato a Montecitorio mercoledì sera. Abbiamo chiesto a Enrico Costa (Azione), già viceministro alla Giustizia, un commento.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 9 agosto 2024
L’ex procuratore di Torino: “La separazione delle carriere? Un’impostura: non l’attribuiscano a Falcone”. Armando Spataro, già procuratore di Torino, non le manda a dire sul tema giustizia: “Ravvedo - dice - un succedersi incontrollato di una inaudita quantità di provvedimenti che non ha eguali nella nostra storia recente. Ma non si può attribuire confusione alla maggioranza parlamentare e di governo, il cui disegno è invece molto chiaro: nessuna di tali iniziative potrebbe risolvere i veri problemi della giustizia ma insieme servono a contenere l’indipendenza della magistratura e ad aumentare il peso del controllo politico sulla giustizia. Più che di riforme parlerei di controriforme”.
- Firenze. Cronaca di un suicidio di Stato: morte e rimpatrio di Fedi Ben Sassi
- Prato. Consiglio comunale straordinario sui suicidi alla Dogaia
- Torino. Rivolte in carcere, otto indagati
- Torino. L’incredibile telefonata dalla cella: “Ti racconto come viviamo. Qui non curano i malati”
- Torino. La diretta Instagram dei detenuti: “Ora condividete il video e parlate di noi”











