di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 dicembre 2024
Rinviato l’esame della questione sollevata dal Tribunale di Lucca per il riconoscimento dei bimbi nati da due donne. E intanto la questione resta in mano a sindaci e giudici. Nel puzzle frammentato che tiene in bilico i diritti dei figli nati da due mamme la svolta attesa per mano della Consulta resta ancora un miraggio. Almeno per un po’. Oggi, infatti, la Corte avrebbe dovuto avviare l’esame della questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Lucca rispetto al doppio riconoscimento della madre biologica e della madre “intenzionale” (ovvero colei che non ha partorito il figlio) negli atti di nascita dei bambini nati in Italia e concepiti all’estero da due donne tramite procreazione medicalmente assistita.
di Mario Giro
Il Domani, 11 dicembre 2024
In Europa scatta la solita corsa della paura, quasi tutti chiudono le porte in faccia a chi scappa da Damasco. Ma il diritto d’asilo è individuale e ci sono minoranze che con i jihadisti rischiano la vita: cristiani, alwiti, drusi, curdi. L’egoismo europeo non ha mai portato bene. Ogni volta che la Siria (e il Medio Oriente in genere) ha uno scossone, all’Europa vengono i brividi. In termini sismici potremmo dire: ad ogni replica ci si spaventa a morte. Ormai gli europei vivono solo di paure e sono quindi riluttanti a pensare in maniera politica o prospettica. La caduta di Bashar al Assad ha fatto scattare, iniziando da nord, un riflesso europeo di chiusura: sospendere l’asilo.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 11 dicembre 2024
I governanti europei e i nostri sembrano avere in mente un solo problema: fermare i flussi di profughi. Così si chiudono di nuovo le frontiere ai richiedenti asilo, stavolta quelli da Damasco. Mentre il ministro degli Esteri Tajani, dando voce a preoccupazioni diffuse, chiede ai nuovi governanti siriani garanzie di rispetto dei diritti delle minoranze, tra cui quelle cristiane, il governo italiano chiude le porte ai richiedenti asilo provenienti da quel Paese. È il primo atto politico nei confronti del nuovo corso di Damasco, emanato beninteso in buona compagnia europea. Come se interessasse soltanto che da quel Paese non giungano più fastidiose richieste di protezione umanitaria. Invece di preoccuparsi dell’instaurazione di un regime democratico, impegnato nel rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani, alieno da propositi di vendetta nei confronti degli ex oppressori, i governanti europei sembrano avere in mente un solo problema: fermare i flussi di profughi. Anche a costo di attribuire una patente di Paese sicuro a un regime che non ha ancora neppure cominciato a rivelare quali saranno le sue autentiche linee di condotta, mentre già giungono notizie inquietanti dal confine interno con la regione nord-orientale del Rojava sotto controllo curdo.
di Mara Gergolet
Corriere della Sera, 11 dicembre 2024
Da 10 anni Hadi al Khatib raccoglie tracce dei crimini del regime. Nelle ultime ore sono decine di migliaia le prove video salvate che sarebbero sparite dai social. In un appartamento sulla Karl-Marx-Strasse, a 3 mila chilometri da Damasco, c’è il più importante archivio dei crimini di Assad. Si aggiorna in tempo reale, mentre le carceri si svuotano e le ombre, riprese dai telefonini, abbracciano i genitori. Nessun indirizzo sul campanello. Solo un celebre cognome fittizio, come d’un angelo protettore. I vicini, in questa strada di Neukölln dove Berlino sembra Medio Oriente, non hanno idea di cosa succeda al piano di sopra. “È per motivi di sicurezza”, dice Hadi al Khatib quando scende ad aprire. Sopra sembra una start up, la lingua è l’inglese, e tutti qui da 48 ore si chiedono se sia tutto vero, se Assad e il regime se ne sono veramente andati dopo 50 anni. E passano - come dice Jelnar Ahmad, braccio destro di Hadi -, dall’euforia alle telefonate al pianto. E migliaia di siriani come loro.
di Paolo Borgna
Avvenire, 10 dicembre 2024
“Svuota-carceri, sicurezza a rischio, regalo dello Stato alla criminalità”. Sono le parole che sentiamo ogni volta che si invoca un provvedimento di clemenza per far fronte al degradante sovraffollamento delle carceri. In genere, ad alzare queste grida sono coloro che in carcere non sono mai entrati (o si sono fermati alle salette ove avvengono gli interrogatori). E che magari a volte ci dicono che nelle nostre carceri si sta fin troppo bene. È un vizio antico: se è vero che un secolo fa Mussolini polemizzava contro chi voleva “convertire le carceri in collegi ricreativi piacevoli, dove non sarebbe poi tanto ingrato il soggiorno”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 dicembre 2024
A Genova la procura apre un’inchiesta sulla morte del detenuto 21enne in osservazione. Decessi in cella, divergenze tra i numeri del Dap e quelli della Polizia penitenziaria. La notizia della sua morte non ha fatto scalpore, in fondo nel pomeriggio del 4 dicembre era solo uno degli 85 detenuti suicidatisi (o 79, secondo il calcolo del Dap che confuta i dati del sindacato di polizia penitenziaria Uilpa e degli osservatori esterni) nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Ieri però, mentre nel frattempo sul lugubre pallottoliere la cifra monstre è diventata 86 lasciandosi alle spalle il triste record (84) segnato nell’anno 2022, la fine di Amir Dhouiou, magrebino di 21 anni che dopo vari tentativi è riuscito nel suo intento mentre era ricoverato nel centro clinico reparto Sai del carcere Marassi, è tornata agli onori delle cronache perché la procura genovese ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e la pm Gabriella Dotto ha iscritto sul registro degli indagati due agenti della casa circondariale di Genova.
di Elisa Campisi
Avvenire, 10 dicembre 2024
Amir Dhouiou aveva appena 21 anni ed era detenuto al carcere di Marassi, in provincia di Genova, per furto e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo aver tentato già in passato il gesto estremo, il giovane di origine maghrebina ha posto fine alla sua vita il quattro dicembre scorso, impiccandosi nella sua cella. Aveva commesso atti di autolesionismo ed era considerato un soggetto fragile. Anche il giudice, quando il ragazzo si era presentato in tribunale, aveva sottolineato il pericolo che poteva rappresentare per sé e per gli altri. Per tutto questo era stato deciso di non metterlo in una sezione comune, ma nel centro clinico. Amir non ce l’ha fatta lo stesso. Il dramma è avvenuto in bagno, dove non ci sono telecamere. La Procura, ora, vuole capire se ci sono stati errori nella sorveglianza. Per indagare sulla sua morte è stato aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo. Al momento sul registro degli indagati sono stati iscritti due agenti della penitenziaria.
di Francesco Minervini
L’Edicola del Sud, 10 dicembre 2024
La notizia non sta passando inosservata: si tratta del nuovo calendario 2025 della Polizia penitenziaria italiana. Un patinatissimo calendario in cui si avvicendano foto di agenti in tenuta d’attacco con tanto di manovre di blocco, pistole e scudi antisommossa. Una polizia tirata a lucido che mostra la sua efficienza: fin qui ci può stare, considerato il ruolo di controllo e ordine che essa è chiamato a svolgere. Ma un dato mi suona strano: nelle carceri italiane quest’anno si sono tolte la vita 86 persone. Il sottoscritto ha tenuto laboratori in carcere, conosciuto volti da ricostruire, sentito il loro bisogno di inclusione, ascoltato l’urlo silente di vite massacranti e massacrate. Che non significa legittimare tutto e dimenticare reati di ogni tipo in nome di un buonismo idiota.
di Vincenzo Candido Renna*
beemagazine.it, 10 dicembre 2024
L’Italia è stata più volte condannata per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta i trattamenti inumani e degradanti. Per cambiare passo occorre superare la tradizionale frammentazione ideologica. Guardando alla Costituzione. Il rapporto tra giustizia e ideologia politica costituisce un nodo centrale nel dibattito contemporaneo sulla società italiana. La tradizionale dicotomia destra-sinistra, un tempo fondata su visioni contrapposte ma coerenti - conservatorismo e patriottismo da un lato, progressismo e laicità dall’altro - si è trasformata in una contrapposizione sterile e polarizzata, che troppo spesso trascura le implicazioni costituzionali e umane del sistema giustizia. Vedi, per esempio, alla voce carcere.
di Sara Manfuso
La Notizia, 10 dicembre 2024
Parla il presidente dei Radicali Italiani. Matteo Hallissey è stato il più giovane segretario dei Radicali Italiani e dalla scorsa domenica ne è presidente. Nel Congresso del partito, che si è svolto a Torino dal 6 all’8 dicembre, sono stati rinnovati i vertici. A restare invariata sembra essere la linea programmatica e l’assetto valoriale che conferma la centralità del rilancio del federalismo europeo e le battaglie per i diritti civili.
- Decreto anti-gogna, alla fine il Governo sceglie la soluzione soft
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