di Angela Stella
L’Unità, 12 dicembre 2024
“La giustizia è rappresentata dalla bilancia e dalla spada. La bilancia senza spada sarebbe impotente, occorre coniugare entrambe le cose. Nell’Inno di Mameli l’elmo di Scipio è l’elmo di Scipione non dei vigili del fuoco, la coorte era la compagnia dell’esercito romano. La spada è la custode della legge. La nostra polizia penitenziaria, che lavora in situazioni difficili, ed a cui va il mio omaggio e reverente ossequio, vista la violenza esercitata nei suoi confronti, ha il diritto di difendersi. Se questo viene rappresentato, nel modo in cui la tecnologia consente, con scudi e l’arma da fuoco, è soltanto una garanzia del rispetto della legge e della nostra sicurezza”.
di Marco Leardi
Il Giornale, 12 dicembre 2024
“L’arma da fuoco è una garanzia di rispetto della legge”, sottolinea il Guardasigilli, che alla Camera ha anche evidenziato l’impegno del Governo contro i suicidi in carcere e nella lotta alle mafie. La polizia “ha diritto di difendersi”. Lo ha ricordato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo alla Camera all’interrogazione del Pd sul calendario della Penitenziaria. I dem, infatti, erano riusciti a polemizzare persino sull’almanacco dei tutori dell’ordine, definito “violento e machista” per alcune immagini che ritraevano alcuni poliziotti armati o impegnati in movimentati addestramenti. La giustizia - ha spiegato il Guardasigilli intervenendo sull’argomento - “è rappresentata dalla bilancia e dalla spada. La nostra polizia penitenziaria, che lavora in condizioni difficili, vista la documentata violenza nei suoi confronti, ha il diritto di difendersi. L’arma da fuoco è soltanto una garanzia di rispetto della legge”.
di Mario Lombardo e Ugo Magri
La Stampa, 12 dicembre 2024
L’ultima “toppa” un provvedimento bandiera per il Governo: l’ammorbidimento delle norme sulle madri detenute e sulle sim per i migranti. Se così, all’improvviso, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani fa sapere che ci sarà una terza lettura sul disegno di legge Sicurezza, un provvedimento che sta facendo discutere da mesi, su cui la destra ha investito tanto e che ormai sembrava chiuso e intoccabile, diventa immediatamente intuibile un intervento del Quirinale. E infatti: c’è stata una riunione, ieri, tra il governo e i rappresentanti parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che ha analizzato i rilievi, ammesso le criticità, aperto a un confronto e impostato il lavoro di modifica.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 12 dicembre 2024
Dopo un vertice di maggioranza al Senato, il ministro Ciriani preannuncia correzioni. I dubbi del Colle. Mentre il sottosegretario Ostellari ne approfitta per chiedere più pene per i furti in casa. Alta tensione nella maggioranza di governo: pomo della discordia è il Ddl Sicurezza che disvela ogni giorno di più la propria inapplicabilità e pericolosità perfino a chi ne ha fatto un vessillo populista e illiberale. Motivo per il quale ieri, dopo un vertice di maggioranza a Palazzo Madama ad hoc, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha annunciato un possibile rinvio alla Camera in terza lettura del testo attualmente ancora all’esame al Senato nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia.
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 dicembre 2024
La scelta del Governo: stop alle norme contro i “giudici schierati” e sul caso Scarpinato. Pur di vincere il referendum. Il convitato di pietra ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi, È la figura che fa ombra alla giustizia di Giorgia Meloni. Certo, se fosse ancora in vita, il Cav sarebbe il più appassionato sostenitore del ddl Nordio. Regalerebbe arringhe arroventate sulla separazione delle carriere. Ma il suo paradigma è anche il paradosso che imprigiona dal 1994 ogni ipotesi di riassetto dell’ordinamento giudiziario. Ogni volta che la politica si azzarda a mettere mano alla giustizia come sistema, compare l’ombra del Cavaliere. Del vecchio centrodestra che, secondo gli avversari, voleva “spuntare le armi ai pm”.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 12 dicembre 2024
La magistratura si è sempre mostrata contraria alla separazione delle carriere. Scelta pienamente legittima, sia perché i magistrati hanno diritto, come tutti i cittadini, alla libera manifestazione del loro pensiero, sia perché si tratta di una riforma che coinvolge direttamente l’esercizio delle loro funzioni. Nel rifiuto di questa riforma vanno, tuttavia, distinte due componenti. La prima sta nel timore di una perdita di indipendenza del pubblico ministero che, in regime di separazione delle carriere, potrebbe trovarsi assoggettato a vincoli più o meno intensi con il potere esecutivo. Timore più che comprensibile per diverse ragioni. Anzitutto perché in molti paesi dove le carriere sono separate l’accusatore è elettivo o soggiace in varie forme a collegamenti con il potere politico. In secondo luogo, perché la semplice separazione delle carriere, se non accompagnata da meccanismi di responsabilizzazione e controlli del pubblico ministero, lungi dal modificare gli attuali equilibri tra giudice e parti, paradossalmente porterebbe ad accentuare i poteri dell’accusa.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 12 dicembre 2024
I giornali della gogna protestano contro il “bavaglio” (inesistente). Ora torneranno a fare ciò che facevano prima del 2017, pubblicando parti delle misure cautelari che servono solo a sputtanare le persone coinvolte. Breve antologia, dal caso Guidi a Morisi. I quotidiani abituati da sempre a copiare e incollare sulle loro pagine parti di ordinanze di custodia cautelare (soprattutto le intercettazioni), senza mai considerare se si tratta di contenuto penalmente rilevante o soltanto sputtanante nei confronti delle persone coinvolte, sono in fibrillazione dopo l’approvazione definitiva del decreto legislativo che vieta la pubblicazione testuale delle ordinanze di arresto. I giornali della gogna protestano contro la “legge bavaglio”, che in realtà non fa che ripristinare le norme esistenti prima del 2017, quando non risulta che in Italia non ci fosse libertà di stampa. Anche prima del 2017, tra l’altro, la normativa prevedeva sanzioni meramente simboliche per chi non si attiene al divieto di non pubblicare i virgolettati dei provvedimenti che incidono sulla libertà personale. La verità, dunque, è che non esiste nessuna legge bavaglio contro cui fare “obiezione di coscienza”, come prospettato dal Fatto quotidiano (che peraltro dimostra anche di non sapere la differenza tra Corte di giustizia Ue e Corte europea dei diritti dell’uomo).
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 12 dicembre 2024
Mentre gli amici del giornalismo manettaro e del sindacato delle toghe strillano isterici contro il decreto Nordio, una rivoluzione investe il palazzo di giustizia di Milano: ora i redattori accreditati potranno avere direttamente dalle cancellerie le ordinanze di custodia cautelare e i decreti di sequestro preventivo senza omissis. Mentre a Roma strillano gli amici di Travaglio e del sindacato delle toghe contro il decreto Nordio che tutela la reputazione di ogni cittadino sottoposto a indagini, parte da Milano l’iniziativa più sensata e rivoluzionaria. Un protocollo firmato a palazzo di giustizia tra i vertici della magistratura e gli ordini di avvocati e giornalisti perché si ponga fine al commercio clandestino di atti giudiziari come quelli che transitavano dalla procura nazionale antimafia a certe redazioni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 12 dicembre 2024
Rimandata la scelta dei nuovi sostituti della Direzione nazionale antimafia a causa di divergenze sulle candidature e delle critiche sugli esclusi. Due proposte contrapposte e possibili ricorsi al Tar complicano il processo decisionale. Si preannuncia una strada in salita quella per la nomina dei sette nuovi sostituti in Dna. La scelta sarebbe dovuto arrivare nel plenum di oggi, dove all’attenzione dei consiglieri ci sono due proposte contrapposte. Ma ad anticipare la decisione sono state le prime lamentele degli esclusi, che hanno depositato delle osservazioni che hanno richiesto un surplus di approfondimento e, dunque, il rinvio alla seduta del 18 dicembre. Inizialmente la togata di Md Domenica Miele aveva chiesto un ritorno in Commissione, opzione appoggiata anche dall’indipendente Andrea Mirenda e dal togato di Unicost Marco Bisogni. Mirenda aveva anche suggerito la possibilità di un rinvio, proposta colta al balzo dal togato di Area Marcello Basilico e che, alla fine, è stata accolta dalla maggioranza dell’assemblea. Le proposte in campo sono due, con cinque nomi votati all’unanimità da tutti i membri della Terza Commissione - e pertanto presenti in entrambi i pareri - e due ulteriori nomi messi sul piatto da ogni gruppo di lavoro per coprire i posti aggiuntivi. A comparire in entrambi le proposte sono Ida Teresi, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Paolo Sirleo, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, Antonio De Bernardo, anche lui pm a Catanzaro, Federico Perrone Capano, sostituto a Bari e Stefano Luciani, in forza alla procura di Roma. Per la proposta A, i due nomi “extra” sono quelli di Eugenio Albamonte, sostituto procuratore a Roma, e Antonella Fratello, in forza alla procura di Napoli. Una proposta supportata dal nuovo asse Area-Magistratura indipendente, che teoricamente ha la maggioranza dei voti in plenum, come emerso dal voto per il nuovo Testo unico. La proposta B, invece, è quella a sostegno di Maurizio Giordano, anche lui pm a Napoli, e Giovanni Musarò, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, nomi proposti dal togato di Unicost Antonino Laganà.
di Miriam Giangiacomo
Il Messaggero, 12 dicembre 2024
Ieri mattina, presso il tribunale di Vasto, si è svolta un’udienza relativa al suicidio in carcere di Sabatino Trotta, psichiatra e dirigente Asl di Pescara, avvenuto il 7 aprile 2021, a poche ore dal suo arresto nell’ambito di un’inchiesta su una gara da più di 11 milioni di euro indetta dalla Asl pescarese per l’affidamento della gestione di residenze psichiatriche extra-ospedaliere. L’udienza ha riguardato A.C., agente di Polizia penitenziaria, accusato di omicidio colposo, violazione dell’articolo 40 del codice penale, e negligenza nella sorveglianza e prevenzione dei suicidi nella sezione detentiva di Trotta. Davanti al giudice monocratico Stefania Izzi, i consulenti delle parti civili, Adriano Tagliabracci e Vittorio Fineschi, hanno evidenziato gravi carenze nel monitoraggio del detenuto.
- Viterbo. Omicidio in carcere, rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica
- Isernia. Detenuto morto, il compagno di cella assolto dall’accusa di omicidio
- Brindisi. “Dike, dentroltre le sbarre”: il protetto di riflessione e cambiamento dedicato detenuti
- Massa Carrara. La sfida dell’alternativa al carcere, gli operatori: “Poche risorse e poco personale”
- Bari. Il direttore dell’Ipm: “Qui non siamo a Mare Fuori. Difficile rieducare chi non vuole”









