ansa.it, 15 dicembre 2024
Le opere realizzate dai detenuti e dai pazienti della Rems nell’ambito dei laboratori organizzati presso gli istituti detentivi della provincia di Pesaro saranno presentate lunedì 16 dicembre al Palazzo Ducale con il vernissage della mostra di “L’Artevade” un progetto del Garante regionale dei diritti, Giancarlo Giulianelli. Sarà visitabile dal 16 dicembre 2024 (taglio del nastro previsto alle ore 11,30) al 9 gennaio 2025 la mostra che raccoglie le opere e i manufatti dei detenuti della Casa circondariale di Pesaro, della Casa di reclusione di Fossombrone, nonché dei pazienti della Rems di Macerata Feltria, realizzati nei laboratori di arteterapia che si svolgono all’interno delle strutture detentive. “L’Artevade” è un racconto di vite, ora immerse in un’aria ferma, per cui è anche un racconto del tempo e, in particolare, del tempo che “dentro” facilita il suo scorrere perché impiegato nelle diverse tipologie di attività trattamentali, proposte con finalità rieducative volte al reinserimento sociale dei detenuti e degli internati.
latinaoggi.eu, 15 dicembre 2024
Successo per l’iniziativa in Tribunale. Domenica stand in piazza del Popolo. Ha riscosso successo l’iniziativa denominata Arte dal carcere, promossa dall’Aiga (Associazione Italiana Giovani Avvocati) della sezione di Latina che nei giorni scorsi in Tribunale a Latina in collaborazione con l’Associazione Cocci e Coriandoli ed il gruppo Solidarte, ha esposto all’interno dell’ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi prodotti artigianali e artistici realizzati dai detenuti della casa circondariale di via Aspromonte. Shopper. Molti sono stati prodotti dalle donne. Molto belli i vassoi e anche le tazze che hanno attirato l’attenzione di tutti. L’obiettivo dell’iniziativa è di raccogliere fondi destinati all’acquisto di materiale e attrezzature per sostenere i laboratori di artigianato in carcere. Anche domani e il 21 dicembre sarà presente uno stand dalle 9,30 alle 16,30 in piazza del Popolo.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 15 dicembre 2024
Qualcosa nel nuovo secolo è andato storto: c’è un clima diffuso di regressione, di negazionismo, di falsità. C’è una parola che ci vergogniamo di pronunciare, sicuri che non ci appartenga più: ignoranza. Eppure, in settimana ci sono stati pericolosi avvertimenti di una generale decadenza: l’Oxford Dictionary ha scelto “brain rot” (marcescenza mentale) come parola dell’anno, il rapporto Censis avverte che troppi studenti arrivano al termine degli studi sapendo a mala pena leggere e far di conto e, infine, il rapporto Ocse certifica che in Italia un terzo degli adulti è analfabeta funzionale (sa leggere e scrivere ma non capisce un articolo di giornale).
di Goffredo Fofi
Corriere del Mezzogiorno, 15 dicembre 2024
“Guerra ai poveri, agli immigrati, alle minoranze” sembra essere il programma dell’attuale Governo. E poiché i poveri, gli immigrati, le minoranze sono una parte per l’appunto minoritaria del paese, questa guerra è vinta giorno per giorno da una schiera di politici che hanno - anche personalmente l’egoismo come bandiera. La sensazione di impotenza che ne viene - ai poveri, agli immigrati, alle minoranze - dipende da una constatazione: che tra i cittadini vi sia una maggioranza di egoisti e conformisti che concordano con questa politica, con questa arroganza antidemocratica e per niente civile. L’egoismo, personale e di gruppo, come base dell’elettorato, il “ceto medio” come maggioranza dei votanti.
di Chiara Sgreccia
Il Domani, 15 dicembre 2024
In piazza a Roma contro il ddl Sicurezza. Da Piazzale del Verano a Piazza del popolo, una moltitudine di persone ha riempito le vie della Capitale per contestare un disegno di legge autoritario che criminalizza il dissenso: “Una modalità di protesta orizzontale per contestare il governo Meloni”
di Claudio De Fiores
Il Manifesto, 15 dicembre 2024
Il disegno di legge governativo costituisce non l’avvio, ma semmai il punto di condensazione di tendenze morbose già abbondantemente emerse nella recente vicenda politica italiana. L’attacco sferrato alla democrazia costituzionale dal disegno di legge sicurezza non è soltanto il portato di una cultura nostalgica. Una cultura marcatamente autoritaria che il sottosegretario Delmastro ostenta oramai quotidianamente nel tentativo strisciante di rafforzare il legame con la tradizione nefasta del fascismo e del neofascismo italiano.
di Emilio Carelli
L’Espresso, 15 dicembre 2024
Crescono i bisogni, ma il benessere psichico fa i conti con i tagli alla spesa e con le carenze della sanità. Nell’anno in cui celebriamo il 46mo anniversario della Legge 180, che ha segnato una svolta epocale nella cura del disagio psichico, disponendo la chiusura dei manicomi e promuovendo una salute mentale basata sulla dignità e sul rispetto dei diritti della persona, ci troviamo invece a fare i conti con una realtà assistenziale ancora drammaticamente inadeguata. L’inchiesta con cui apriamo il nostro giornale questa settimana ci conferma che la legge 180 ha alimentato a suo tempo tante speranze, ma la sua piena attuazione è ancora lontana. In Italia le persone che mostrano problemi di salute mentale con disturbi gravi e che sono in carico al Sistema sanitario nazionale sono ogni anno oltre 770 mila. Rappresentano l’1,5% della popolazione. A loro è consentito di affrontare un percorso di riabilitazione, ma molti altri non hanno accesso ad alcuna cura perché i servizi non riescono a far fronte a una domanda in continuo aumento. Anche i dati di spesa sono sconfortanti: l’Italia spende appena 3,6 miliardi di euro l’anno per la salute mentale, posizionandosi agli ultimi posti in Europa tra i Paesi ad alto reddito. Ne servirebbero invece almeno 10. Solo il 3% del budget sanitario è destinato alla salute mentale. Una percentuale irrisoria rispetto al 10% raccomandato dagli esperti per garantire servizi dignitosi e di qualità. Di conseguenza il Sistema sanitario nazionale oggi non è in grado di far fronte a tutte le richieste di chi è colpito dal disagio psichico in una realtà fatta sempre più spesso di precarietà, di nuove e sempre più diffuse forme di povertà, di tensioni sociali e fragilità familiari. Questa disparità investe particolarmente i bambini e gli adolescenti, che rappresentano la fascia più vulnerabile. La cronica carenza di personale - psichiatri, psicologi, infermieri - aggrava ancor di più la situazione. Si prevede che, nei prossimi due anni, verranno assunti meno di 250 nuovi operatori, quando ne servirebbero ben 11.000. Ecco perché diventa sempre più urgente una revisione delle politiche sanitarie che mettano al centro il benessere psichico come diritto fondamentale. È essenziale promuovere la formazione di nuovi specialisti e incentivare il personale già in servizio, garantendo una rete di assistenza continuativa e accessibile a chi ne ha bisogno. Inoltre, servono investimenti per la ricerca e per la raccolta di dati sui bisogni reali dei pazienti: senza una mappatura precisa è impossibile individuare i giusti rimedi. Infine la prevenzione potrebbe giocare un ruolo importante per individuare in tempo i segnali di disagio psichico. Nella scorsa legislatura, da deputato, mi ero fatto promotore di una proposta di legge che istituiva la figura dello psicologo scolastico a tempo pieno in tutte le scuole. Un’iniziativa che aveva raccolto il consenso unanime di tutte le forze politiche e che l’interruzione anticipata della legislatura bloccò nel suo iter parlamentare. Intercettare sul nascere e gestire, assieme a docenti e famiglie, situazioni di disagio nei giovani sarebbe sicuramente un modo per prevenire lo sviluppo di patologie psichiatriche più gravi in età adulta.
di Jessica Mariana Masucci
L’Espresso, 15 dicembre 2024
Né fondi né idee chiare per far funzionare un servizio essenziale. I dipartimenti arrancano nella cronica mancanza di personale, l’assistenza zoppica o si interrompe del tutto. Un disastro per bambini e adolescenti. E nella mappa dei bisogni mancano i dati.
di Sos Humanity*
L’Unità, 15 dicembre 2024
Oltre 144mila. È questo il numero di profughi catturati con le motovedette italiane e i soldi europei dai miliziani della Guardia costiera libica dal 2018 allo scorso novembre. Per impedire alle persone di fuggire attraverso il Mediterraneo centrale e tenerle lontane dall’Europa, l’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno sempre più esternalizzando il controllo delle frontiere e le procedure di asilo a Paesi terzi. In questo modo sostengono le violazioni dei diritti umani contro i migranti, spendendo milioni di soldi dei contribuenti: dal 2016 fino al 2027, l’Ue e i suoi Stati membri avranno investito almeno 327,7 milioni di euro nella gestione delle frontiere di Libia e Tunisia. Invece di salvare i migranti, l’Ue e i suoi Stati membri stanno esternalizzando il controllo delle frontiere e la protezione dei rifugiati a Paesi terzi, come nel caso del Mediterraneo centrale con Tunisia, Libia e Albania. L’esternalizzazione comprende il sostegno alle cosiddette guardie costiere libiche e tunisine, che effettuano respingimenti illegali e sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani contro i rifugiati. (…) Pull-backs illegali di rifugiati verso la Libia.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 15 dicembre 2024
L’atteggiamento dell’Europa di fronte alla fine della dittatura di Assad e alla gestione delle migliaia di profughi siriani. “Questo non è il mio Paese”, ha detto Angela Merkel l’altra sera a Milano nel corso della presentazione della sua autobiografia. Ha così ricordato la sua ferma decisione di aprire le porte della Germania, nel 2015, a centinaia di migliaia di siriani in fuga dalla dittatura di Assad e dalla guerra civile. “Questo non è il mio Paese” significava stigmatizzare quella parte dei tedeschi che non compresero lo slancio di solidarietà della loro Cancelliera. Il prezzo di quella incomprensione fu alto: crescita dell’estrema destra xenofoba e parabola discendente della leader un tempo più potente d’Europa. Ma fu la scelta giusta, ripete la Merkel, oggi come ieri, poiché l’immigrazione non si combatte chiudendo le porte, ma investendo nella pace e nella crescita dei Paesi a rischio, combattendo sul serio - insieme - i trafficanti di esseri umani, favorendo l’integrazione a tutto vantaggio delle nostre economie.
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