di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 14 dicembre 2024
Parziali e incomplete le informazioni ottenute dal Consiglio d’Europa, non risulta nessun trattamento sanitario improprio. I Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr) italiani così non vanno. Sono “non idonei” per le loro “pessime condizioni materiali, l’assenza di un regime di attività, l’approccio sproporzionato alla sicurezza, la qualità variabile dell’assistenza sanitaria e la mancanza di trasparenza da parte degli appaltatori privati”. La sfilza di violazioni e inadempienze delle strutture esistenti, così come il richiamo all’Italia a cambiare linea, arrivano dal Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale con sede a Strasburgo di cui fanno parte 46 Stati, il cui scopo è quello di promuovere diritti umani e democrazia.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 14 dicembre 2024
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura accusa le autorità di cattiva gestione dei centri, tra maltrattamenti fisici e abuso di medicinali nei confronti dei migranti. I Centri di permanenza per il rimpatrio italiani sono un buco nero. Maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza da parte del personale di polizia nei confronti delle persone trattenute. Diffusa somministrazione di psicofarmaci non prescritti per sedare chi si trova rinchiuso nelle strutture di detenzione amministrativa perché privo di un permesso di soggiorno. Centri che non dovrebbero avere un aspetto carcerario, e invece le loro “sbarre”, gli “schermi metallici alle finestre”, le “armature rinforzate”, i “cortili di passaggio simili a gabbie” li rendono assimilabili a “delle unità di detenzione che ospitano i detenuti in regime speciale”.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 14 dicembre 2024
Gli esami tossicologici sull’immigrato ucciso in stazione a Verona. E spunta un testimone. I risultati degli esami tossicologici. Quelli arrivati ieri mattina e che hanno sancito come Moussa Diarra il giorno in cui è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente della Polfer davanti alla stazione di Porta Nuova, non fosse né sotto l’effetto di alcol né sotto quello di sostanze stupefacenti. E un testimone il cui racconto non combacia con la ricostruzione dei fatti finora fatta dalla procura. Sono le due novità nel caso del 26enne maliano.
di Vincenzo Brunelli
Corriere Fiorentino, 14 dicembre 2024
Respinta la richiesta avanzata dai giudici di Firenze di una decisione “accelerata” sulla lista. Prima risposta negativa da parte della Corte di Giustizia Europea al Tribunale di Firenze sulla lista governativa dei “Paesi sicuri”. Non ci sarà nessun procedimento d’urgenza come era stato richiesto dai giudici fiorentini ma si dovrà attendere il normale iter della corte lussemburghese. Questa la prima decisione della Corte di Giustizia sul caso sollevato nei mesi scorsi dal Tribunale di Firenze che riguardava alcuni cittadini ivoriani a cui la commissione territoriale aveva negato asilo e protezione. I cittadini della Costa d’Avorio avevano impugnato il diniego ministeriale in Tribunale e i giudici fiorentini avevano chiesto lumi alla Corte di Giustizia, chiedendo il cosiddetto “procedimento accelerato” per definire la questione. “Le domande del Tribunale di Firenze volte a che le cause vengano sottoposte al procedimento accelerato, sono respinte”.
di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 14 dicembre 2024
La segretaria del Pd Elly Schlein è arrivata nel pomeriggio al centro migranti di Gjader, in Albania, “una cattedrale nel deserto” non ha esitato a definirla la segretaria del Pd che le immagini di quel centro le ha poi postate su Instagram, a confermare la sua avvilente metafora. Lo ricordiamo: quel centro è frutto di un accordo tra il nostro governo e il governo albanese, un protocollo siglato nel novembre 2023 per ospitare i migranti che arrivano sul nostro territorio. “Per adesso le navi hanno trasportato avanti e indietro prima 16 persone e poi 8. E ogni viaggio è costato 250 mila euro”, ricorda anche Schlein che ieri ha visitato pure il centro di Shengjin.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 13 dicembre 2024
Ornella Favero dirige dal 1997 la rivista della Casa di reclusione di Padova “Ristretti Orizzonti” ed è presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia. “La prima motivazione nel fare volontariato in carcere è la curiosità per una realtà che non avrei mai conosciuto, che ruota tutta intorno a come si può arrivare a fare il male”. “Sono volontaria in carcere da 27 anni: un ergastolo”, dice, in modo scherzoso, Ornella Favero, giornalista, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, fondatrice e direttrice dal 1997 della rivista della Casa di reclusione di Padova Ristretti Orizzonti.
vita, 13 dicembre 2024
Fondazione Con il Sud e l’Impresa sociale Con i Bambini hanno stipulato oggi due Protocolli d’intesa con i Dipartimenti dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e della Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC) del ministero della Giustizia. A firmare l’intesa c’erano il capo del DAP Giovanni Russo, dal capo del DGMC Antonio Sangermano, il presidente della Fondazione Con il Sud Stefano Consiglio e il presidente di Con i Bambini Marco Rossi-Doria. Attraverso i due protocolli si intende rafforzare la collaborazione istituzionale tra i due dipartimenti del ministero della Giustizia e i due enti già impegnati attivamente nel sostegno a progetti per il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti, a percorsi di contrasto alla devianza minorile e per la promozione dei diritti dei minori con genitori detenuti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 dicembre 2024
Ridotto senza spazi e risorse, Vito Michele Cornacchia lascia l’istituto di Lucca lanciando un grido d’allarme sulle condizioni in cui sono costretti a lavorare i professionisti. È una amara notizia che offre uno spaccato relativo al mondo del trattamento penitenziario. Lo psicologo Vito Michele Cornacchia, dalla Casa Circondariale di Lucca, rende noto a Il Dubbio delle sue dimissioni. Una decisione sofferta ma inevitabile, dettata da un contesto lavorativo che, a detta del professionista, si sarebbe progressivamente deteriorato sino a compromettere la dignità personale e la qualità del servizio.
di Daniele Livreri*
Il Dubbio, 13 dicembre 2024
Pene inasprite senza una reale giustificazione. dal 2000 al 2019, il carcere a vita è aumentato del 2.938%, nonostante il tasso di omicidi resti tra i più bassi d’Europa. Qualche giorno fa Il Dubbio ha rilanciato, meritoriamente, i dati riportati dal professor Davide Galliani in ordine alla “esplosione” (l’espressione è ripresa dal libro) del numero degli ergastoli comminati in Italia dal 2000 al 2019, rispetto a quelli irrogati tra il 1955 e il 1974: mentre in quest’ultimo arco temporale le pene perpetue inflitte erano in media pari a 4,5 per anno, dal 2000 al 2019 il numero medio annuale di pene perpetue è stato di 138,5. Da 4,5 a 138,5 in ragione di anno: un incremento del 2.938%. Eppure l’autore evidenziava come tale incremento non potesse giustificarsi sulla scorta di quello degli omicidi volontari, pari ad “appena” il 12.5%.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 13 dicembre 2024
Lo Stato ha già speso 800mila euro per ingiuste detenzioni. Ma richiedere un risarcimento è un percorso ad ostacoli, e a “pagare” non sono mai le toghe. Avvicinandosi la fine dell’anno, al ministero della Giustizia sono già iniziati i conteggi riguardo le somme pagate dallo Stato per i casi di errori giudiziari e di ingiuste detenzioni. La cifra finale, come accade sempre, non dovrà trarre in inganno in quanto circa il 90 per cento delle ingiuste detenzioni non viene risarcito sulla base del presupposto che l’arrestato ha, con la propria condotta, “contribuito” colposamente all’errore del giudice.
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