di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 13 dicembre 2024
Lunedì scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo nato dall’emendamento del collega e deputato Enrico Costa. Secondo quanto ribadito dal governo, tali interventi sono giustificati per garantire il diritto al rispetto della vita privata, il rispetto della riservatezza della corrispondenza delle comunicazioni e la presunzione d’innocenza. Non arrecherebbero alcun pregiudizio né alla libertà di stampa né alla libertà d’informazione, poiché il divieto di pubblicazione sarebbe limitato, nel tempo, alla fase delle indagini preliminari e non impedirebbe in ogni caso ai giornalisti di parafrasare o riassumere il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare. I portatori di interesse, riferisce sempre la relazione, hanno espresso preoccupazione in merito alle misure previste dall’emendamento Costa che potrebbero creare un effetto dissuasivo per i giornalisti, esponendoli a un rischio maggiore di eventuali querele per diffamazione in caso di sintesi o riformulazioni errate delle ordinanze di custodia cautelare.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 13 dicembre 2024
Forse, grazie ad un recente intervento della Cassazione, è arrivato il momento di mettere la parola fine ad un altro Moloch della prevenzione. Si discute da sempre, infatti, su quali siano i limiti entro i quali i terzi interessati della confisca possano difendere le proprie ragioni e, in particolare, se essi possano interloquire anche sulla posizione del proposto o, invece, debbano limitarsi a escludere il presupposto della fittizietà della intestazione del bene che si intende confiscare.
ansa.it, 13 dicembre 2024
La Procura della Repubblica di Catanzaro ha avviato un’inchiesta per fare luce sulla morte di un detenuto di 30 anni, trovato privo di vita nella sua cella nel carcere della città. Il decesso, avvenuto ieri mattina, ha scosso l’opinione pubblica, suscitando interrogativi sulle circostanze che hanno portato alla morte del giovane detenuto. Il trentenne era stato arrestato solo il giorno precedente, con l’accusa di evasione dal regime degli arresti domiciliari cui era sottoposto per il reato di maltrattamenti ai danni dei genitori. Negli ultimi giorni, l’uomo aveva avuto problemi di salute, tanto che si era recato in ospedale per una visita medica.
Il Resto del Carlino, 13 dicembre 2024
Il medico legale conferma: la morte di Rosati non è dovuta a un pugno, ma a una caduta. Prossima udienza il 19 dicembre. Morto dopo essersi sentito male in carcere, ieri in tribunale sono stati sentiti il medico legale, uno dei compagni di cella e altri due detenuti. “Morte non compatibile con un pugno ma causata da una caduta” ha detto il medico legale Mariano Cingolani. La vittima è Lorenzo Rosati, fermano di 50 anni, e in questa vicenda è accusato di omicidio preterintenzionale Zudi Jasharovski, 25enne di origini albanesi di San Severino. La tragedia si era consumata il 28 maggio 2021, nel carcere di Fermo. All’ora di pranzo, Rosati si era sentito male e i compagni di cella avevano dato l’allarme.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 13 dicembre 2024
La Fns-Cisl Lazio: “L’istituto ospita 65 minori (53 maschi e 14 donne) con una sola unità operativa che deve espletare il servizio di vigilanza in più posti. E i detenuti previsti dovrebbero essere 57 (47 maschi - 10 donne)”. Ennesima rivolta nel carcere minorile di Casal del Marmo, non si esclude collegata al sovraffollamento della struttura dove negli ultimi tempi vengono trasferiti i detenuti da altre regioni. Secondo quanto riferito dei sindacalisti della Fns-Cisl Lazio, nel tardo pomeriggio di giovedì alcuni reclusi maggiorenni del reparto “giovani adulti” hanno danneggiato la palazzina dove si trovano le loro celle distruggendo le brande e rompendo le finestre con sbarre di ferro. Hanno anche appiccato un incendio subito spento da vigili del fuoco. Negli stessi momenti un’analoga protesta con battitura delle sbarre è stata messa in atto dalle detenute nel settore femminile.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 13 dicembre 2024
Se la malattia del detenuto è incompatibile col regime carcerario, il detenuto potrà uscire dal carcere e scontare la pena in una struttura adeguata alle sue condizioni. È il senso dell’intesa tra Comune di Firenze, Servizi Sociali, Garante dei detenuti, Amministrazione penitenziaria, Azienda Usl Toscana Centro, Società della Salute di Firenze. La procedura siglata mette a punto i passaggi tecnici che ogni istituzione coinvolta dovrà fare una volta che sarà stabilita dal Tribunale di sorveglianza la condizione di incompatibilità con lo stato di detenzione in carcere. “È il risultato di un lavoro di confronto che abbiamo intrapreso da inizio mandato - spiega l’assessore al Welfare Nicola Paulesu.
ansa.it, 13 dicembre 2024
Il tema è stato dibattuto nel convegno “Nuovi approcci per la complessità detentiva - L’Italia protagonista del sistema penitenziario europeo: la sinergia tra normativa, formazione e professioni”. Presenti il Garante dei detenuti e il capo del Dap. Un patrimonio da tutelare, rafforzare e ripensare, partendo dagli spazi e da un rapporto più stretto con il territorio e con il contesto sociale. Gli istituti penitenziari e il sistema carcerario in Italia sono stati al centro del seminario che si è tenuto a Roma, nella sede della Lumsa Human Academy - Fondazione Luigia Tincani - dal titolo: “Nuovi approcci per la complessità detentiva - L’Italia protagonista del sistema penitenziario europeo: la sinergia tra normativa, formazione e professioni”.
di Rosanna Scardi
Corriere della Sera, 13 dicembre 2024
I messaggi dei detenuti della Casa circondariale di Cremona: “Sogno una polvere magica per riparare le crepe della vita”. Gli avvocati della Camera penale hanno organizzato una panettonata con loro, martedì 17 dicembre. Niente pranzo in famiglia, niente giochi con i nipotini. Il Natale per i detenuti della Casa circondariale di Cremona (557 secondo i dati di agosto per una capienza di 493) è un giorno come un altro. Celle di 5,5 metri per due se va bene, sempre chiuse (l’eccezione è per chi riesce a partecipare alle poche attività); e l’aria due volte al giorno nel “pollaio”, un piccolo atrio di cemento con i muri alti quattro metri dove si cammina seguendo il perimetro, uno dietro l’altro, con la sensazione ancora più forte di essere in gabbia. In prigione è molto difficile che i detenuti ricevano regali. A far visita a un piccolo gruppo di loro saranno, martedì 17 dicembre, alle 11, alcuni avvocati della Camera penale di Cremona. “Abbiamo ottenuto il permesso per una panettonata - racconta Micol Parati, presidente della Camera penale - porteremo i dolci della tradizione e brinderemo con l’aranciata. La struttura è nuova, il problema è il passaggio veloce dei detenuti, la presenza di un solo psichiatra e un solo medico, insufficienti a far fronte alle situazioni di depressione e fragilità; solo nel 2023 gli atti di autolesionismo sono stati 287; e poi gli educatori, sono tre anziché sei, di conseguenza le attività sono poche”.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 13 dicembre 2024
Gli italiani tra i 16 e i 65 anni - secondo l’Ocse - sono drammaticamente sotto la media globale nella capacità di comprensione testuale, nella elaborazione matematica, nelle abilità cosiddette di “problem solving”. Gli ultimi dati Ocse, usciti martedì, rivelano che gli italiani tra i 16 e i 65 anni sono drammaticamente sotto la media globale nella capacità di comprensione testuale, nella elaborazione matematica, nelle abilità cosiddette di “problem solving”. Qualche giorno fa si è saputo che, secondo un’indagine dell’Aie (associazione editori), nell’ultimo anno i lettori sono diminuiti e sono diminuiti anche i libri venduti: solo gli under 24 resistono sui livelli di lettura dell’anno scorso. Numeri disastrosi che non dovrebbero preoccupare solo i noiosissimi ceti intellettuali.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 13 dicembre 2024
Dopo la condanna dell’assassino della figlia il padre-orfano non ha manifestato né rabbia né sollievo. È un cittadino coraggioso, che si distingue per un altro genere di forza: per la caparbietà e la calma con le quali persegue “il bene comune”. Gino Cecchettin è un eroe moderno. Non un semidio, secondo mitologia classica, facile da rimuovere perché ormai non ci chiama né ispira. Bensì un cittadino mite e coraggioso, un uomo che si distingue per un altro genere di forza: per la caparbietà e la calma con le quali persegue “il bene comune”. Un padre che deve seppellire il corpo di una figlia ammazzata a coltellate (75 coltellate) e che sceglie di impugnare la speranza come una spada. Lo fa per lei, la sua secondogenita perduta, e per tutte le ragazze come lei, che possono ancora salvarsi. Perché - lo scrive nel libro Cara Giulia - “Tu avresti voluto una società fatta di persone che non si lasciano mai sopraffare dalla violenza e dalla negatività”. E lui questo fa, dimostrando quanta distanza c’è tra essere ottimisti, che nella vita è un privilegio, e non smettere di sperare, che è invece un esercizio possibile. Per tutti, tutte. Per chi crede in una giustizia superiore affidata a Dio, capace di offrire una direzione alla sofferenza, e per persone come Gino Cecchettin, un signore, laico, combattente. È come se avesse fatto suo, trattenendolo in positivo, il paradosso “non posso continuare, continuerò” che Samuel Beckett deposita davanti all’assurdità della vita e alla disperazione.
- Migranti. Ddl sicurezza, le ong che salvano i bambini punite dai partiti della paura
- Migranti. Caso Albania, l’idea di Renzi sui detenuti nei Centri (e il duello con Salvini)
- Stati Uniti. Carceri, Biden annuncia un atto di clemenza storico
- Medio Oriente. Per l’Europa “non ci sono problemi”, i rifugiati possono tornare in Siria
- Medio Oriente. A Gaza crisi umanitaria senza precedenti, ma il Governo italiano la ignora









