di Antonello Ciervo
Il Domani, 12 dicembre 2024
Due pesi e due misure: immunità e privilegi per gli amici, criminalizzazione e carcere per gli altri. L’idea di società della destra al governo è tutta qui, in questa riproposizione della logica amico/nemico che crea le condizioni per i fenomeni politici più morbosi e che rischia di mettere in pericolo la nostra democrazia. La svolta autoritaria che sta investendo il nostro Paese assomiglia a un puzzle che, giorno dopo giorno, si va componendo un pezzo alla volta: mentre il dibattito pubblico si concentra sui tasselli più pericolosi - il premierato, l’autonomia differenziata, la separazione delle carriere - in questi giorni al Senato si approva un disegno di legge che, senza modificare la Costituzione, rischia di trasformare la nostra democrazia in uno Stato di polizia.
di Martina Ucci
L’Unità, 12 dicembre 2024
Nella giornata mondiale dei Diritti umani la presentazione del report sui Centri per il rimpatrio: “Un sistema di violenza istituzionale”. Si è tenuto ieri mattina a Roma il Tavolo asilo e immigrazione (Tai), in occasione della giornata mondiale dei Diritti umani. Durante l’incontro, coordinato da Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci, è stato presentato il rapporto “Cpr d’Italia: porre fine all’aberrazione”, frutto di un monitoraggio condotto tra aprile e agosto 2024 su otto centri di permanenza per il rimpatrio attivi in Italia: Bari, Gradisca d’Isonzo, Nuoro-Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Pian del Lago, Brindisi-Restinco e Roma.
di Angela Nocioni
L’Unità, 12 dicembre 2024
Ci sono volute 17 udienze all’Italia che ha lasciato per ore un pescatore da solo sulla riva di Steccato di Cutro a tirar fuori con le mani i corpi, perché nessuno c’era nemmeno a terra all’alba, per stabilire che la colpa è di tre naufraghi. Tre sopravvissuti alla strage di Cutro condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Uno a 16 anni, uno a 11 anni e un mese e un altro a 11 anni. Per la strage di Cutro l’Italia non condanna chi ha lasciato senza soccorso un caicco stracolmo fotografato dall’aereo di Frontex molte ore prima e di cui gli ufficiali italiani di stanza quella notte nella Sala Comando Frontex a Varsavia tutto sapevano e tutto riferivano “in costante contatto con Roma” (fonte: relazione di Frontex, agenzia di polizia europea) ma tre dei migranti a bordo.
di Francesco Petrelli*
Il Riformista, 11 dicembre 2024
Non sappiamo più con quali parole denunciare quel dramma che dovrebbe investire la coscienza civile di tutti i vertici politici, amministrativi e giurisdizionali dello Stato. Il superamento di quel numero spaventoso di 84 suicidi che aveva tragicamente segnato l’anno 2022 (superato con l’ultimo suicidio di un ventunenne consumatosi nel carcere di Marassi, dove a fronte di una capienza di 335 detenuti ce ne sono ammassati 696), sta a dimostrare nei fatti l’inarrestabile catastrofe delle strutture carcerarie e al tempo stesso a rimarcare l’indecente silenzio di chi, potendo e dovendo intervenire, rivendica invece di aver pianificato un grande progetto edilizio e di avere incrementato investimenti di uomini e mezzi.
di Luigi Patronaggio*
La Repubblica, 11 dicembre 2024
Mantenere l’equilibrio fra esigenze di sicurezza e rispetto dei diritti non sempre è facile e spesso viene travolto da indicazioni politiche. A margine della presentazione del calendario della Polizia penitenziaria 2025, dove sono ben visibili ed esaltate immagini di agenti in armi, con bella vista di scudi, fucili e manganelli, mi trovo a riflettere su un concetto che deve essere ben presente nella vita di uno Stato autenticamente democratico: le forze dell’ordine non sono né buone né cattive sono semplicemente e solamente necessarie. Così come purtroppo è necessario l’uso della forza da parte dei militari e della polizia, ogni qual volta occorre fronteggiare persone che infrangono con violenza la legge e mettono in pericolo il convivere civile.
di Sandy Fiabane
agenda17.it, 11 dicembre 2024
Cresce l’uso dell’isolamento (e le violenze al suo interno), usato come strumento di controllo dei detenuti. Un girone di violenza che cresce per il diminuire di spazio vitale, delle alternative alla detenzione e delle possibilità di reinserimento. “Dove non arriva il volontariato c’è il vuoto”. Al 2 dicembre sono ottantasette i suicidi nel 2024 nelle carceri italiane, su un totale di 233 morti: in tutto il 2023 erano 191, con sessantuno suicidi. Sono i dati di Ristretti Orizzonti, che certifica il numero più alto di decessi e di suicidi dal 1992, con i detenuti che si tolgono la vita con una frequenza diciannove volte maggiore rispetto alle persone libere. E a ciò si aggiungono i suicidi di sette agenti di polizia penitenziaria, ulteriore segnale del disagio e della disperazione che si respirano all’interno delle strutture.
di Simone Marchetti
Vanity Fair, 11 dicembre 2024
Il 2024 è l’anno che ha contato più morti nella storia recente delle carceri italiane. Per l’esattezza: negli istituti di detenzione si sono contati, a oggi, 86 suicidi e 231 morti. A questi dati ne va aggiunto un altro: secondo l’onlus Antigone, in Italia si registrano 62 mila carcerati, mentre l’effettiva disponibilità di posti per loro si ferma a 47 mila. Morti, sovraffollamento, disumanità: è il quadro desolante che appare da dietro le sbarre, una questione che abbiamo voluto affrontare con un’inchiesta e con un progetto speciale in questo numero di Vanity Fair. È Natale, penserete. Perché, quindi, raccontare queste storie invece di dedicarsi ad altro? Ho due risposte a riguardo. La prima: le condizioni delle carceri di un Paese raccontano che Paese è quello che le ospita. Seconda: le soluzioni al problema degli istituti penitenziari italiani esistono, sono difficili, ma non solo possono funzionare, sono anche di grande ispirazione.
di Valeria Vantaggi
Vanity Fair, 11 dicembre 2024
Storie di riscatto, progetti formativi per ripartire una volta scontata la condanna: dal teatro alla pasticceria, le cooperative cercano di creare un ponte tra gli istituti penitenziari e il mondo fuori. Ma c’è ancora tanto da fare. “Non si mettono lì le persone da buttare, il carcere non è una discarica. Il diritto di un percorso rieducativo assicurato dall’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, ndr) è un dovere. La detenzione non può essere concepita esclusivamente come una punizione: in qualche modo, all’individuo recluso deve essere data un’altra occasione di vita”, racconta Pino, finito nella prigione di Alessandria, con una condanna a cinque anni per reati finanziari: “E pur mettendo in campo tutte le migliori intenzioni, non è comunque semplice: qualsiasi cosa tu faccia vieni sempre giudicato, rimani marchiato. Per fortuna oggi, che ho la semilibertà, lavoro nel ristorante-bistrot Fuga di sapori in centro città, e questo mi dà speranza”.
di Silvia Bombino
Vanity Fair, 11 dicembre 2024
Sovraffollamento, edifici fatiscenti, psicofarmaci, suicidi. La senatrice Ilaria Cucchi ci accompagna in uno spaventoso viaggio nelle carceri italiane. Delle soluzioni ci sarebbero. Ma chi le vuole? Il primo agosto Ilaria Cucchi ha letto in Senato i nomi di tutti i 67 carcerati e agenti carcerari che si erano tolti la vita dall’inizio dell’anno. Un elenco durato tre minuti, con la voce rotta, che ha fatto il giro dei social. È servito a smuovere qualcosa? Chiedo. “Nulla”, risponde sicura. Cucchi conduce da 15 anni una battaglia fuori e dentro i tribunali per la verità sul fratello Stefano, morto mentre era detenuto nell’ottobre del 2009, ed è entrata in Parlamento nell’ottobre 2022 dopo essere stata candidata come indipendente nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra: da subito ha iniziato a ispezionare le prigioni dello Stato. Quel giorno, in Senato, si votava per il decreto Nordio sulle carceri, i 67 nomi erano “i 67 motivi” per cui Cucchi votava “no”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 dicembre 2024
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (IA) si è insinuata con sempre maggiore forza nelle pieghe del sistema penitenziario europeo. Una realtà che l’Associazione Antigone, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani, osserva con attenzione, evidenziandone le luci e le ombre. Le tecnologie digitali promettono di rivoluzionare la gestione delle carceri, ma dietro l’apparente efficienza si celano interrogativi profondi: quale prezzo pagheranno i detenuti? E soprattutto, si può affidare il futuro della giustizia a un algoritmo?
- Duello al Senato sul Ddl Sicurezza. In attesa del corteo
- “No alla legge Piantedosi. La vera sicurezza è la sicurezza dei diritti”
- Essere giudicati da un algoritmo? Contro la Giustizia dei robot
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