di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 10 agosto 2024
È in Gazzetta ufficiale il decreto Carceri del ministro Nordio, il quale, per l’occasione, ha dismesso l’abito “liberale/garantista” (quello delle parole) per indossare l’abito “repressivo/securitario” (quello dei fatti concreti). Pochi gli interventi apprezzabili, per lo più di non immediata attuazione. Per il resto, una spessa cortina fumogena, con cospicui residui nocivi. L’emergenza carcere è segnata dal bollettino dei suicidi non meno che dal sovraffollamento. Dati incontrovertibili del ministero della Giustizia: al 31 luglio 61.133 presenze a fronte della capienza ufficiale di 51.207, quasi 10.000 in più. Il numero dei suicidi ci rimanda a drammi personali che è cinico ignorare. Il sovraffollamento, che ha raggiunto un livello intollerabile anche a fronte dei principi dettati della Corte europea dei diritti dell’uomo, determina una tensione di difficile gestione anche per la polizia penitenziaria.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Intervista a Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze: “Si tratta di un provvedimento che non avrà effetti immediati sulla drammaticità che in questi momenti viene vissuta nelle carceri italiane in quanto non incide sul sovraffollamento, fattore principale dell’incremento dei suicidi e delle rivolte”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 agosto 2024
Intervista a Roberto Giachetti, che con Nessuno tocchi Caino ha presentato un esposto contro il ministero della Giustizia: “Essere garantisti non vuol dire essere irresponsabili. Prima di andarci le ho tentate tutte in Parlamento. Nordio da Mattarella? Il presidente ha già parlato, dovrebbero solo ascoltarlo”. Insieme a Nessuno tocchi Caino - associazione che si occupa dei diritti dei carcerati - Roberto Giachetti, parlamentare di Italia Viva, radicale, da sempre attento alle carceri e ai diritti dei detenuti, si è presentato ai Carabinieri per denunciare il ministro Nordio e i suoi sottosegretari per l’emergenza carceri.
di Alberto Liguori*
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria riferiscono dati allarmanti sul sovraffollamento: al 30 luglio 2024 le presenze sono salite a 61.133 a fronte di una capienza massima di 51.206. Le misure adottate dal governo nel recente Ddl di conversione del c. d. “decreto carceri” vanno nella direzione del rafforzamento delle garanzie costituzionali dei diritti del detenuto: si pensi alla liberazione anticipata che da beneficio a richiesta del detenuto viene gestito d’ufficio dagli uffici di procura. Come già anticipato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio devono però essere accompagnate da interventi strutturali in grado di coniugare libertà e sicurezza, assicurando la detenzione carceraria ai soggetti che presentano pericolosità sociale attuale e garantendo, invece, a particolari soggetti di ridotta pericolosità sociale, forme alternative di espiazione della pena. Per farlo serve prevedere circuiti alternativi al carcere per evitare il transito in carcere intervenendo sin dal primo momento processuale che vede protagonista il soggetto privato temporaneamente della libertà personale con l’arresto in flagranza di reato e sino alla condanna definitiva, selezionando gli imputati e i condannati che delinquono per ragioni legate al comprovato stato di tossicodipendenza, tenendo presente che il fattore di maggiore incidenza sul sovraffollamento è determinato dal transito penitenziario di qualcosa come 14 mila detenuti tossicodipendenti, pari a un quarto del totale. Sul punto, nel corso dell’anno 2021, in occasione dell’audizione tenuta alla Commissione giustizia della Camera, ebbi modo di illustrare la proposta volta al contenimento del transito in carcere di soggetti colti in flagranza di reato in stato di comprovata tossicodipendenza, poi recepita dal senatore Pierantonio Zanettin che ne fece oggetto di apposito emendamento (AC 2435). Evidentemente, ragioni contingenti ne hanno impedito l’approvazione. Sta di fatto che oggi nell’infuocato dibattito sul sovraffollamento delle carceri la suddetta proposta potrebbe essere attualizzata: a chi delinque per ragioni legate alla tossicodipendenza deve essere evitato il carcere e deve essere consentito l’accesso immediato alle sanzioni c. d. terapeutiche. Discorso diverso, invece, per il delinquente che strumentalmente adduce ragioni di tossicodipendenza. L’intervento, per funzionare, deve essere accompagnato dalla rinuncia dell’imputato all’impugnazione per rendere definitiva la condanna, unitamente alla rinuncia alla sospensione condizionale della pena, così aprendo la strada all’inizio dell’esecuzione penale, anziché attendere che ad occuparsene sia il magistrato di sorveglianza dopo molti anni dalla data del commesso reato. In tal modo, tra l’altro, verrebbe perfezionato l’attuale sistema processuale che già prevede l’assegnazione al giudice del merito la facoltà di applicare sanzioni sostitutive al carcere (546 bis c. p. p.).
di Irene Famà
La Stampa, 10 agosto 2024
Negli anni 70 era l’unico in quel penitenziario: “Non dimentico gli odori e le armi. Ai miei figli non l’ho mai detto. Tornare a casa è stato ancora più terribile, non ero pronto al mondo. Da allora soffro di depressione”. “Ero in carcere ed ero solo un bimbo. Eppure mi sentivo colpevole. Avevo detto una bugia, nascosto una bicicletta. E i miei genitori erano finiti in cella. Entrambi. Papà e mamma. E io con lei”. Detenuto bambino, ha trascorso dietro le sbarre dai due ai quattro anni e mezzo. Quell’infanzia rubata la ricorda in maniera nitida. Ancora oggi, sulla cinquantina, ha impressi i rumori, gli odori, le paure. E quelle armi che “tanto mi spaventavano”. Il nome preferisce non renderlo pubblico. E pure questo racconta tanto della sua storia. “Nemmeno i miei figli sanno ciò che ho passato. Non sanno nulla”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2024
Il punto del vice ministro della Giustizia: “Più alternative alla detenzione in cella e riduzione della carcerazione preventiva”. Dal passaggio dei magistrati ordinari ai Tribunali di sorveglianza a un piano ad hoc contro i suicidi in carcere. Questi alcuni dei temi che, come spiega il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto sono stati al centro del confronto tra i vertici di Governo mercoledì scorso a Palazzo Chigi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio all’interrogatorio preventivo: ecco tutte le misure. E intanto la maggioranza cerca una soluzione all’emergenza carceri. Sergio Mattarella, alla fine, ha firmato il ddl Nordio, rendendo ufficiale l’addio all’abuso d’ufficio. Il Capo dello Stato ci ha messo 30 giorni, non solo per i vari impegni istituzionali dell’ultimo mese - dalla visita di Stato in Brasile alle Olimpiadi in Francia -, ma anche e soprattutto per studiare attentamente ogni minima parte della riforma approvata il 10 luglio scorso alla Camera con 199 sì e 102 no. Una legge che ha allargato la crepa tra magistratura associata e governo e fatto salire sulle barricate le opposizioni, sicure che senza l’abuso d’ufficio la legislazione italiana rimarrà indietro nella lotta alla corruzione rispetto al resto d’Europa.
di Francesco Olivo
La Stampa, 10 agosto 2024
Il partito di Tajani apre nuovi fronti su penitenziari e legge Severino. Dietro alla campagna le pressioni della famiglia Berlusconi. L’estate in carcere e l’autunno in Parlamento. Gli esponenti di Forza Italia fanno visita ai penitenziari e sono pronti a dare battaglia. Gli azzurri hanno individuato il terreno dove portarla avanti: il disegno di legge sicurezza. Il provvedimento, dopo il passaggio in commissione, da settembre arriverà in Aula alla Camera. Sarà quello il momento in cui cercheranno di dare concretezza alle dichiarazioni di queste ore. I più ottimisti garantiscono che stavolta non finirà come lo scorso luglio, quando il governo costrinse Forza Italia a ritirare la maggior parte degli emendamenti garantisti al decreto carceri.
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 agosto 2024
Il guardasigilli ha proposto una riforma che riduca gli arresti preventivi. Scettica Meloni, i dati dicono che non risolverebbe l’emergenza carceri. Dopo la riforma delle intercettazioni e quella del Csm, tra i propositi del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ne ne è aggiunto uno nuovo: la modifica della custodia cautelare. L’ennesimo annuncio del guardasigilli - che lo ha messo nero su bianco in un comunicato del ministero come tema di cui parlerà niente di meno che con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un inusuale incontro a settembre - è stato la miccia per le contraddizioni nel centrodestra, tenute faticosamente sopite nella stesura del decreto Carceri.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Ottima l’idea dei limiti alla custodia cautelare, che potranno anche attenuare il sovraffollamento, non prima di un anno. Cancellare l’abuso d’ufficio. Un azzardo, per molti. Un’esuberanza al limite dell’incostituzionalità, per alcuni. Di certo, un risultato rilevante nella politica giudiziaria del governo, e dunque nell’azione del guardasigilli Carlo Nordio. Non l’unico: già nella legge in cui è inserito l’addio all’articolo 323, e che Sergio Mattarella sta per promulgare, ci sono altri elementi di rilievo, come i nuovi limiti alle intercettazioni, incluse le tutele per i colloqui dell’avvocato con il proprio assistito, e diverse altre novità sulla fase preliminare, dall’informazione di garanzia non più sibillina al diritto, entro certi limiti, di discutere col giudice prima di vedersi sbattuti in galera. Fino al giudizio collegiale sulle richieste di carcerazione preventiva, che entrerà sì in vigore di qui a un paio d’anni, ma la cui istituzione è un passo importante verso obiettivi che il guardasigilli continua a considerare centrali.
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