di Maurizio Caprara
Corriere della Sera, 15 agosto 2024
Punizioni e violenze nei confronti di terroristi reclusi. L’ex primo ministro Bennett: “Vogliamo uno Stato qui o delle milizie che fanno quello che vogliono?”. La guerra è guerra e malgrado lo si neghi durante un conflitto casi di torture di prigionieri non mancano quasi mai. Non ne mancarono, e non fu un onore, neppure durante la giusta lotta del nostro Paese contro il terrorismo negli anni Settanta. Questo tuttavia conferma e non riduce il valore fondamentale dei progressi che nel mondo le democrazie, gradualmente, hanno compiuto decidendo di non ritenere più legali i mezzi violenti di punizione e di interrogatorio che erano ordinari in secoli precedenti verso reclusi e inquisiti. È dunque motivo di preoccupazione e indignazione quanto accaduto in Israele, a fine luglio, quando gruppi di contestatori di estrema destra hanno fatto irruzione nella base di Sde Teiman chiedendo il rilascio di nove militari arrestati con l’accusa di aver sottoposto a violenza sessuale un ufficiale della polizia di Hamas catturato. Alcuni dei manifestanti sono riusciti a raggiungere il luogo di detenzione dei nove.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 14 agosto 2024
Una tragedia. E bisogna uscire dalla logica del “buttar via la chiave”. Perdente. Certe ricette, trite e ritrite, sono state sventolate troppe volte per esser prese sul serio. Avanti così, col ritmo attuale, i detenuti suicidi nelle carceri italiane saranno a fine 2024 novantacinque. Quasi quanti si ammazzarono nei nostri penitenziari, 100 tondi (punta massima: 16 nel ‘62) in tutti gli anni Sessanta. Basterebbe questo, se ancora qualcuno non avesse capito, a riassumere la tragedia che si sta compiendo anche in questi giorni nell’Italia che sta dietro le sbarre. Certo, c’erano allora la metà dei carcerati di oggi. L’impennata di suicidi rispetto a pochi decenni fa, però, è inaccettabile. E la risposta delle istituzioni per ora, riconoscono anche esponenti della maggioranza di governo, non è all’altezza.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 14 agosto 2024
Pochi giorni dopo l’approvazione del provvedimento che avrebbe dovuto migliorare le condizioni dei detenuti il ministro dice che è pronto a presentare dei progetti al capo dello stato: “Possiamo arrivare a 15-20 mila detenuti in meno”. In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio dice che con Giorgia Meloni non c’è “mai stata sintonia migliore” e che la richiesta di incontro a Mattarella “è stata concertata proprio a Palazzo Chigi”. Una rassicurazione sulla tenuta della maggioranza, dopo gli scricchiolii delle scorse settimane.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 14 agosto 2024
Dopo una lunga discussione “nella notte del 7 agosto siamo rimasti in Aula in 243 e con ampia maggioranza abbiamo proceduto a un primo necessario intervento a favore del sistema carcerario”. La deputata forzista Cristina Rossello ci parla dell’approvazione del decreto Carceri che ha suscitato qualche polemica ed è stato bollato come “un’occasione mancata”. “Tenendo conto del necessario contemperamento delle esigenze finanziarie per supportare le riforme - ha aggiunto la parlamentare azzurra - si è fatto comunque un passo avanti. Ma, come abbiamo subito precisato, non basta. La strada è ancora lunga e non è questo certamente un percorso esaustivo, come ben chiarito dal segretario nazionale Antonio Tajani, che ha organizzato ad esempio un mese di incontri e presenze di FI nei singoli penitenziari. A Milano abbiamo iniziato. Con Giacinto Siciliano, direttore del carcere di San Vittore, abbiamo già parlato non solo dell’obsolescenza della struttura e del sovraffollamento, ma del cambiamento in atto nella popolazione carceraria: tema su cui si deve riflettere in tutte le grandi città, soprattutto del nord”.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 14 agosto 2024
Nel sintagma programmatico originale del governo si diceva: “garantisti nel processo e giustizialisti nell’esecuzione”. Un tentativo di mettere insieme due realtà che non sono in alcun modo conciliabili, né sotto il profilo giuridico né logico, perché l’assunto garantista trova il proprio fondamento nel riconoscimento della dignità dell’uomo che è un valore che non può che prescindere dall’accertamento delle sue eventuali responsabilità penali. Garantismo e giustizialismo non possono essere “due rami dello stesso albero”. Si deve necessariamente scegliere da che parte stare.
di Pier Francesco Borgia
Il Giornale, 14 agosto 2024
Il piano cui sta lavorando il governo contro il sovraffollamento. La riforma della custodia cautelare. Delmastro: “Uso smodato”. Un primo passo per superare l’emergenza carceri. Il ministro Carlo Nordio ha una carta nella manica: liberare i penitenziari di 15/20mila persone. È tutto scritto nel decreto carceri, come ribadisce nel corso di un’intervista il Guardasigilli. “A cominciare dalla possibilità di esecuzione della pena in ambienti diversi dal carcere - spiega Nordio -, come le comunità per tossicodipendenti. Poi sta ai magistrati decidere se mandarveli o meno”. “Se mettiamo assieme la possibilità per i tossicodipendenti di andare in altre strutture - aggiunge il ministro -, con quella di far tornare nel proprio Paese i detenuti stranieri, sulla quale stiamo lavorando notte e giorno, assieme alla Farnesina, possiamo arrivare a 15-20 mila detenuti in meno. Ecco risolto il sovraffollamento”, dice il Guardasigilli. Sulla custodia cautelare “la necessità di una riforma sul tema è sentita da tutta la maggioranza”, sottolinea. “No, ovviamente, per i rapinatori, stupratori corrotti e autori di altri gravi reati la carcerazione preventiva rimarrà. Quello che conta è definire meglio i presupposti per la sua applicazione. A cominciare dal requisito della reiterazione del reato. Il pericolo non può essere desunto dal rimanere in carica dell’amministratore pubblico accusato di corruzione”.
di Enrico Varrecchione
linkiesta.it, 14 agosto 2024
Un sistema penitenziario efficace non si limita a punire i detenuti, ma deve anche offrire loro strumenti concreti per il reinserimento nella società una volta scontata la pena. Senza questo tipo di sostegno, le persone rischiano di trovarsi in condizioni peggiori rispetto a quando sono entrate in prigione. Il grande giorno, bramato da tutti, prima o poi arriva. Dopo l’analisi dei fenomeni delinquenziali e del periodo da affrontare in carcere, il percorso dedicato al sistema penitenziario norvegese arriva all’ultimo step, quello della libertà e di cosa comporta per chi la ottiene.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 14 agosto 2024
Nessuno dei provvedimenti sulle carceri adottati a seguito della sentenza “Torreggiani” del 2013 ha sanato i “trattamenti disumani e degradanti” denunciati dalla Corte europea dei diritti umani. La decisione della Cedu era relativa al 2009, quando in Italia erano ristrette quasi 70mila persone a fronte di una capienza regolamentare nazionale di circa 55mila letti. Quella situazione illegale era principalmente dovuta al combinato disposto della legge ex-Cirielli sulla recidiva del 2005 e della Fini-Giovanardi sulle droghe del 2006. Né i decreti “svuota-carceri”, né la cancellazione di buona parte delle nuove proibizioni sugli stupefacenti avvenuta nel 2014 grazie alla Corte costituzionale hanno fatto sì che le carceri italiane rientrassero nella legalità.
di Valter Vecellio
Italia Oggi, 14 agosto 2024
L’Anm, di solito così loquace, ora resta muta. Uno stillicidio: a cadenza quasi quotidiana nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita. Dall’inizio dell’anno 65 quelli “ufficiali”. Più sette di agenti della polizia penitenziaria. Numeri. Nessuno che “racconti” chi erano queste persone.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 14 agosto 2024
La maggioranza rende facoltativo il rinvio della pena per donne incinte o madri con figli di 1 anno. L’appello dell’UNICEF Italia alle forze politiche e la protesta di organismi solidali e associazioni della società civile. Il 7 agosto scorso alla Camera dei Deputati si è discusso sul tema delle madri detenute con i bambini in carcere. Ma l’Aula non è riuscita ad esprimere una posizione comune a favore dei diritti di bambine e bambini vittime innocenti. Con l’approvazione del Decreto “Carceri” - il dispositivo è stato approvato con 153 voti favorevoli e 89 contrari - la maggioranza ha modificato in senso decisamente restrittivo e punitivo le norme del codice penale che prevedevano l’obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza o con figli di età inferiore ad 1 anno, rendendo facoltativa la tutela finora vigente, che ora viene affidata alla discrezionalità del giudice. Ad oggi, tra Istituti a Custodia Attenuata per Detenute Madri (ICAM) e sezioni nido di carceri ordinarie, 19 donne vivono in carcere con i loro 22 bambini.
- Carceri, quei bambini innocenti assoluti
- L’infanzia negata ai (troppi) bambini in carcere, un “fine pena mai” che ruba il loro prezioso futuro
- Decreto carceri, il simbolo della mancanza di coscienza di questo governo
- L’appello alla Rai affinché dedichi al carcere l’attenzione che non gli dà la politica
- Il Dap prova a spiegare ai detenuti alcuni aspetti positivi del decreto











