di Matteo Garavoglia
Il Domani, 9 agosto 2024
Il ragazzo ha lasciato la Tunisia a dieci anni per venire in Italia. Dieci anni dopo si è tolto la vita nel carcere di Sollicciano, il 4 luglio scorso. La madre lo ha scoperto dai social. I famigliari hanno accolto la salma rientrata a Tunisi e aspettano gli esami per capire cosa sia accaduto. Il volo di linea che collega Roma a Tunisi è in perfetto orario. Sono le 13 e 30 di mercoledì 31 luglio e la temperatura dell’aria è rovente. Tuttavia per la famiglia Ben Sassi è fondamentale attendere sotto il sole l’arrivo di Fedi, di rientro in Tunisia dopo dieci anni di lontananza. Mentre i passeggeri si recano ai controlli di frontiera, le due sorelle di Fedi, la zia, la nonna e una decina di familiari lo aspettano a qualche centinaio di metri di distanza, di fronte alla sezione dedicata alle merci. Un’area isolata dal resto della confusione tipica di un aeroporto. Per quasi un’ora il silenzio regna sovrano. Poi nel giro di pochi istanti un camion scarica un carrello con una bara all’interno dell’area protetta e i famigliari di Fedi si avvicinano al cancello cercando di intuire se possa essere il loro caro.
di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 9 agosto 2024
La sindaca di Prato Ilaria Bugetti torna ad invitare il ministro Nordio dopo l’ennesimo suicidio in carcere. L’inferno del carcere di Prato cerca risposte. All’indomani del quarto suicidio di un detenuto negli ultimi 8 mesi - un uomo tunisino di 35 anni, che si è impiccato mercoledì pomeriggio - la struttura continua a “non avere né un direttore né un comandante titolare”, inoltre “ha una gravissima carenza di organico e si trova in una condizione di sovraffollamento”. Le parole con cui la sindaca di Prato Ilaria Bugetti aveva chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di visitare “La Dogaia” diventano ancora più urgenti. E si arricchiscono di un nuovo passaggio: un Consiglio comunale straordinario sul tema. “Rinnovo l’invito al ministro Nordio a venire qui per trovare soluzioni alla drammatica situazione in cui si trova La Dogaia”, dice Bugetti. “Il ministero è informato e si fa carico di valutare la richiesta”, fanno sapere dallo staff del Guardasigilli, sottolineando che in via Arenula non è passata inosservata l’escalation drammatica della casa circondariale di Prato. La sindaca chiede ora “risposte concrete per ristabilire dentro quelle mura il rispetto della dignità umana”. “Che a violarla - sottolinea - sia lo Stato è semplicemente inaccettabile”.
di Simona Lorenzetti
Corriere della Sera, 9 agosto 2024
Sotto accusa per resistenza, lesioni e minacce i detenuti del Lorusso e Cutugno. Si contano i primi indagati nell’ambito delle inchieste che raccontano i disordini avvenuti nella notte tra l’1 e il 2 agosto nelle carceri Ferrante Aporti e Lorusso e Cutugno. Sono otto i nomi che compaiono nel fascicolo relativo all’istituto di pena degli adulti: le ipotesi di reato - contestate a vario titolo - sono resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e minacce. Le iscrizioni sono avvenute dopo l’invio delle relazioni di servizio degli agenti che hanno descritto la scansione degli eventi e il ruolo giocato dai detenuti. I disordini sono avvenuti nel padiglione B, già palcoscenico di proteste nelle settimane precedenti. E lo stesso giorno, alla stessa ora, è iniziata anche la rivolta al Ferrante Aporti.
di Paolo Coccorese
Corriere della Sera, 9 agosto 2024
Un detenuto racconta la realtà della casa circondariale: “Qui è uno schifo tutto”. “Pronto, buongiorno. Come va?”. Con queste parole, sentite mille volte, parte la chiamata dall’interno del carcere. A parlare è un ospite del Lorusso e Cutugno. È quasi l’una di mercoledì. Sul profilo Instagram di un giovane detenuto si è appena conclusa una delle “dirette”, brevi videochiamate condivise con migliaia di follower iscritti al profilo social, fatta con un cellulare nascosto che gira indisturbato da giorni nell’istituto penitenziario. Così, d’impeto, gli scriviamo un messaggino in direct. “Vuoi fare un’intervista per raccontare la dura realtà carceraria?”. Passano neanche dieci minuti e il nostro cellulare si mette a vibrare. Da dietro le sbarre, qualcuno ha deciso di raccontarsi.
di Paolo Coccorese e Alberto Giulini
Corriere della Sera, 9 agosto 2024
Dopo le rivolte e le polemiche, continua l’uso illegale dei cellulari all’interno del Lorusso e Cutugno. “Vedete il carcere com’è? Vedete dove viviamo? Guardate il vetro della finestra, è rotto. Ragazzi dovete parlare, dovete fare qualcosa per noi. Così non si può vivere”. È una richiesta di aiuto e, allo stesso tempo, l’ennesimo guanto di sfida gettato alla società. A parlare in diretta sul suo profilo Instagram è un detenuto. Si tratta di uno degli aspiranti trapper di Barriera di Milano rinchiusi al Lorusso e Cutugno. Si è già fatto notare per aver pubblicato video social girati con uno dei tanti cellulari introdotti illegalmente all’interno. Anche questa volta si riprende in volto, senza timori. Sembra a sua agio su questo palcoscenico virtuale con decine di follower a fare da spettatori. Ma qui nessuna commedia. A scorrere sono le immagini della polveriera del penitenziario cittadino.
di Maddalena De Franchis
La Nazione, 9 agosto 2024
Ernest finì per sei mesi in cella dopo la condanna per furto. Ora ha scritto un libro dove racconta la rinascita attraverso gli studi all’Ateneo. Il suo nome poteva comparire nel triste elenco, ormai sterminato, delle persone, che si sono tolte la vita nelle carceri italiane: a salvarlo è stato un desiderio di riscatto più forte delle vicissitudini della sua giovane vita. Ha anche un capitolo senese la lunga, incredibile, odissea di Ernest Dan Azobor, nato in Nigeria e attualmente residente in città.
Il Giorno, 9 agosto 2024
Un ordine del giorno fatto inserire dal deputato leghista Candiani chiede di mettere finalmente mano a una struttura sovraffollata e vetusta, che era già stata dichiarata dismessa nel 2001. Uno studio di fattibilità per esplorare la possibilità di trasferire il carcere varesino dei Miogni in una nuova sede, più moderna e adeguata: con questo ordine del giorno fatto inserire dal deputato della Lega Stefano Candiani nel decreto carceri varato dal Governo, potrebbe delinearsi una svolta per il penitenziario del capoluogo, fra i più disastrati d’Italia e dichiarato, da decenni, inadeguato. Il Miogni è stato dichiarato dismesso nel 2001, ma ancora oggi ospita circa il doppio dei detenuti rispetto alla sua capacità regolamentare di 53 posti. Parliamo di un edificio molto vecchio, costruito nel 1893, che solo nel 2017 ha avuto i bagni delle camere del piano terra dotati di acqua calda e docce. Anche il resto della struttura è in uno stato di forte vetustà: una situazione che rende la carcerazione e il lavoro della polizia penitenziaria ancora più difficili, tanto più considerando il sovraffollamento.
di Franco Corleone
L’Espresso, 9 agosto 2024
Nel centenario della nascita di Basaglia, un colpo di mano riscrive la 180 e fa rivivere gli Opg. Appare sempre più evidente la pulsione profonda del governo Meloni. Non c’è solo la lotta allo stato di diritto e al garantismo e l’opposizione a nuovi diritti di cittadinanza, si vogliono anche cancellare le conquiste civili e sociali come la chiusura dei manicomi. Nel centenario della nascita di Basaglia è stato presentato un disegno di legge al Senato (n. 1179) che colpisce nel profondo la 180, raddoppiando i giorni del Tso (da farsi anche in carcere), prevedendo forme ulteriori di coercizione e di contenzione, nuove strutture psichiatriche speciali con prevalenza di trattamenti farmacologici legati a una visione strettamente biologica della malattia. Si tratta di una proposta legittima ma da contrastare. Per questo è stato lanciato l’appello: “Fermare una tragica nostalgia di manicomio. E reagire”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 agosto 2024
Associazioni e operatori sociali contrari alle misure del Campidoglio, “non risolvono”. La destra cavalca la polemica per il decoro. Lontani dalla vista, ma non abbastanza per la destra. La questione dell’accoglienza dei senza fissa dimora in occasione del Giubileo sta diventando la cartina di tornasole dei paradossi di questa epoca, con amministrazioni di sinistra che inseguono la destra nelle politiche per il decoro, mischiandola con l’emergenza abitativa. Questi i fatti: il Comune di Roma realizzerà, in vista dell’apertura della Porta santa, quattro tensostrutture (a Termini, Ostiense, Tiburtina e a San Pietro) più alcuni punti mobili come siti di accoglienza a bassa soglia per i senza tetto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 agosto 2024
L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 e i giudici. Nessun patteggiamento tra gli Stati Uniti e la difesa di tre detenuti nel carcere di Guantánamo per evitare la pena di morte. L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 (tra questi Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto la mente degli attentati) e i giudici militari.











