di Gianni Santamaria
Avvenire, 4 agosto 2024
In carcere con Boezio, per riscoprire la propria esistenza. Il riscatto passa anche per l’aula di filosofia. O meglio è la filosofia a uscire dall’accademia e ad andare nei luoghi di fragilità e sofferenza. Come gli istituti di pena, sovraffollati e dove il suicidio non è quello degli stoici antichi, ma il frutto di condizioni disperanti. “La filosofia è stata importante per la mia vita. Quindi a un certo punto mi sono chiesto, se ha aiutato me perché non può aiutare altre persone?”. José Barrientos Rastrojo, professore all’Università di Siviglia ha messo in pratica questa intuizione e oggi dirige il progetto Boecio, piattaforma di filosofia applicata per persone a rischio di esclusione sociale. Studi di infermeria alle spalle, ha poi intrapreso gli studi filosofici che lo hanno portato a scrivere numerosi articoli e libri.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 4 agosto 2024
L’esperienza di Alfonso Di Nicola, volontario del Movimento dei Focolari e fondatore del progetto “Sempre persona”, per anni in carcere e con le famiglie dei reclusi, raccontata nel libro “La vita è oggi - 2”, edito da Città Nuova, secondo volume di una sorta di diario della fraternità. Fare proprie le parole di Gesù nel Vangelo e metterle in pratica nella vita attraverso la carità: è questa la missione e lo stile di Alfonso Di Nicola, da anni accanto ai più fragili come sono, appunto, i detenuti, ma anche le loro famiglie: “Accompagniamo materialmente e spiritualmente anche i parenti che restano fuori senza chiedere nulla in cambio - racconta a Radio Vaticana Vatican News - cerchiamo di instaurare con loro una relazione di fraternità e di portare amore perché quando alle persone porti amore, porti Dio”.
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 4 agosto 2024
Viene meno la narrazione di un’Europa pacifica e ci si avvia verso una sorta di conflitto permanente. Perché il tardo-capitalismo si regge sull’emergenzialità e sulla tensione. “Siamo in una guerra globale permanente”, mi dice uno degli attivisti della rete “Tende contro le guerre” (Tecleg). “Usiamo la parola guerra, ma di fatto stiamo parlando di conflitti asimmetrici”. La scintilla di Tecleg nasce lo scorso marzo dopo un viaggio a Rafah con lo slogan “perché le guerre non diventino il nostro pane quotidiano”. Non dà vita a niente di nuovo: resuscita e riallinea vecchie alleanze e complicità intorno alla volontà di esplicitare le maglie dell’economia bellica e di arrestarne le macchine. “Parliamo di guerre al plurale per tenere l’attenzione su tutti i contesti bellici e la loro matrice comune”.
di Simone Matteis
Il Domani, 4 agosto 2024
Tensione ai confini tra Polonia e Bielorussia sui flussi migratori. Il parlamento di Varsavia approva una legge che consente alle guardie di frontiera di aprire il fuoco contro chi arriva illegalmente. “Mi hanno chiesto “Da dove vieni?”, ho risposto che ero afghano. Mi hanno colpito alla gamba, già rotta, e ho lanciato un urlo tremendo per il dolore, ma questo li ha fatti arrabbiare ancora di più e mi hanno preso a bastonate”. Il racconto di Farid, un giovane rifugiato, arriva direttamente dalla “death zone”, la “zona della morte”. La chiamano così la frontiera tra Polonia e Bielorussia all’altezza di Hajnowka, nella foresta di Bialowieza, linea di confine che divide l’Europa da ciò che invece, semplicemente, Europa non è.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 4 agosto 2024
A Tripoli i rastrellamenti di massa da parte dei miliziani per estorcere con violenze e torture i riscatti alle famiglie. L’altra faccia del blocco delle partenze e dei respingimenti in mare. I profughi eritrei braccati nei quartieri ghetto di Tripoli dalle milizie, come nel terribile 2017. Costretti a vivere in trappola, senza sbocchi verso il Mediterraneo o la Tunisia, chiusi in casa per evitare l’arresto nei rastrellamenti di massa e torturati nei centri di detenzione per estorcere riscatti alle famiglie. Il silenzio calato sulla capitale libica negli ultimi mesi e il calo delle partenze che da questa sponda del Mediterraneo è reputato un successo celano una realtà dimenticata di sofferenze e disumanità destinata a peggiorare, come confermano le testimonianze raccolte in Italia dal gruppo di oppositori del regime Eritrea democratica.
di Gad Lerner
Il Fatto Quotidiano, 4 agosto 2024
Il doppio funerale con cui è stato onorato Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, giovedì a Teheran, capitale dell’Iran, e l’indomani a Doha, capitale del Qatar, rappresenta un inedito assoluto nella millenaria storia dell’Islam; e dovrebbero farci riflettere sugli scenari futuri di una nuova guerra mediorientale che tutti considerano imminente, ma di cui nessuna potenza mondiale è in grado di controllare gli sviluppi. Haniyeh era un esponente della Fratellanza musulmana sunnita che ha importato nella realtà palestinese, senza remore teologiche, la dottrina politica controrivoluzionaria elaborata dagli ayatollah sciiti dopo la caduta dello scià di Persia. Diciamo che è come se per una controversa personalità cristiana si fosse tenuto prima un funerale con rito scismatico protestante e poi un altro di rito cattolico. Con la differenza che la guerra di religione fra i sunniti (85% dei musulmani) e gli sciiti (15% dei musulmani) è ancora in pieno corso. La morte del capo di Hamas ha simbolicamente riunito nell’omaggio la Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, Ali Khamenei, assertore della teoria velayat-e faqih (tutela del giureconsulto) che subordina le autorità politiche alla volontà del capo religioso; e l’emiro del Qatar, Paese nel cui codice vige ancora la pena di morte per i musulmani che si convertano ad altra fede e la cui moschea principale è intitolata al teologo islamico puritano Muhammad Ibn al-Wahhab.
di Eshkol Nevo
Corriere della Sera, 4 agosto 2024
Lo scrittore: credevo che la tregua sarebbe arrivata. E invece ora tutto brucia. Aspettavo il cessate il fuoco. Credevo che sarebbe arrivato. Volevo scrivere di cuori traboccanti di speranza, di persone che tornavano a sorridere. Di case ricostruite ai due lati del confine. Ma il cessate il fuoco non è arrivato, anzi: tutto brucia. Le fiamme si stanno diffondendo su altri fronti. Al supermercato ci sono lunghe code. La gente compra pacchi di acqua e powerbank per i cellulari, per essere pronta a permanenze prolungate nei rifugi.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 4 agosto 2024
La Difesa Usa: no all’accordo che cancella la pena di morte per gli “architetti” dell’attentato. Un memorandum di poche righe che “con effetto immediato”, nell’”esercizio della mia autorità” annulla i patteggiamenti di tre dei presunti organizzatori dell’attentato dell’11 settembre - tra i quali il loro cosiddetto “architetto” - Khalid Shaikh Mohammed - con l’accusa. Lo firma il segretario della a Difesa Usa, Lloyd Austin, ribaltando l’accordo che avrebbe potuto mettere la parola fine a una vicenda legale infinita in cui nessuno ha avuto giustizia.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 4 agosto 2024
Parla Denis Shedov, componente del direttivo di Memorial, organizzazione russa impegnato nella tutela dei diritti umani: “Stiamo facendo tutto il possibile per ottenere giustizia e il rilascio anticipato di Alexei Gorinov”. “È un giorno importante e spero che ci possano essere buone notizie anche per altri dissidenti e oppositori politici ancora in carcere”. Sono queste le prime le parole che pronuncia l’avvocato Denis Shedov, componente del direttivo di Memorial (organizzazione russa impegnato nella tutela dei diritti umani e insignita del premio Nobel per la Pace nel 2022), all’indomani dello scambio di alcuni detenuti tra Stati Uniti, Russia e Germania. Sono stati liberati, tra gli altri, Vladimir Kara- Murza, Oleg Orlov e Ilya Yashin. Shedov è il difensore di Alexei Gorinov (si veda pure Il Dubbio del 14 febbraio 2024), avvocato ed ex deputato municipale, primo cittadino russo ad essere stato condannato dopo l’entrata in vigore della norma che punisce i “falsi sull’esercito”.
di Paola Balducci
Il Dubbio, 3 agosto 2024
L’intervento della professoressa Paola Balducci: bisogna guardare alla realtà, riconoscere che l’ultimo decreto non può bastare a interrompere la catena di morte e disperazione che strazia le nostre prigioni. Abbiamo iniziato la tragica conta dei suicidi negli istituti penitenziari modificando di volta in volta il parametro temporale di riferimento: 2 suicidi a settimana, 20 suicidi in due mesi, 61 suicidi nei primi 6 mesi del nuovo anno. La straziante vicenda del detenuto del carcere di Prato ritrovato impiccato nella sua cella porta i dati finora raccolti a confrontarsi con una nuova media: nelle carceri italiane si registrano 10 suicidi al mese.
- Quello che non si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini
- Educatori penitenziari: tutti li invocano, eppure nel sistema carcere restano degli “estranei”
- Misure necessarie per il disagio mentale dietro le sbarre
- Una rivolta coordinata in tutta Italia: il sistema-carceri teme un’escalation
- Il ministro Zangrillo: “Governo in campo sull’emergenza carceri, vogliamo penitenziari più umani”











