gazzettadiparma.it, 6 agosto 2024
È partito Pro.Digi: progetto pilota di formazione digitale in carcere per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa Formazione digitale in carcere per favorire l’inclusione sociale e il reinserimento lavorativo. È stato presentato il 19 luglio agli Istituti Penitenziari di Parma, Pro.Digi, il progetto di formazione digitale, rivolto principalmente a persone in esecuzione penale interna o esterna, o sottoposte a misure di comunità in Emilia-Romagna, che punta a creare una seconda opportunità per 100 persone in situazione di fragilità, accompagnandole a maturare competenze digitali per la cittadinanza e l’inclusione, oltre che finalizzate al reinserimento lavorativo.
di Mariangela Pala
L’Unione Sarda, 6 agosto 2024
Il lavoro racconta oltre 10 anni di attività dentro e fuori dalle sbarre di un gruppo di detenuti. Mercoledì 7 agosto, alle ore 21, presso l’anfiteatro del Convento a Ploaghe, nell’ambito delle manifestazioni dei Candelieri e del Ferragosto Ploaghese, si terrà un evento di grande interesse sociale con la presentazione del volume “Liberamente a teatro, percorsi di vita tra carte d’archivio e colonie penali”, appena pubblicato da Carlo Delfino Editore, curato dai due fratelli Vittorio e Alessandro Gazale, il primo direttore del Parco Nazionale dell’Asinara, e già direttore del Parco di Porto Conte, ed il secondo insegnante, attore e regista.
di Kento*
Il Fatto Quotidiano, 6 agosto 2024
La prima regola è: non piangere. Le emozioni non vanno mai palesate, ma tenute dentro finché non esplodono nella rabbia più cieca. La seconda regola è il silenzio: silenzio che vuol dire omertà di fronte alla polizia ma che diventa anche lo strumento per rendere le tue prossime mosse imprevedibili da parte dei rivali. La terza e ultima regola è: vendicarsi sempre. Nonostante i dubbi, nonostante le incertezze. Vendicarsi sempre. Non spezzare mai la catena della violenza fin quando tu stesso non ti ritroverai ad esserne vittima, e a perpetuare la maledizione su chi lascerai dietro di te a soffrire.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 6 agosto 2024
I Governi inseguono il consenso immediato e facile, mettendo da parte problemi e scelte importanti. Dobbiamo preoccuparci per lo stato della democrazia in Italia? Un giudizio all’ingrosso non si può dare: è consigliabile passare in rassegna analiticamente aspetti positivi e negativi, e poi trarre un bilancio finale. La democrazia, in Italia, si declina al plurale: i cittadini possono scegliere liberamente i loro governanti locali, regionali, nazionali ed europei, e possono farlo optando per soluzioni diverse ai diversi livelli, e quindi attivando una produttiva dialettica tra gli enti, che possono autogovernarsi, dandosi indirizzi politici differenti l’uno dall’altro. Ne beneficiano democrazia e pluralismo. In secondo luogo, c’è una sufficiente poliarchia, intesa come opportunità di opporsi ai detentori dei posti di governo, per cui tra i poteri si attivano conflitti (talora eccessivi): basti pensare a quelli tra politica e giustizia.
di Carlo Vulpio
Corriere del Mezzogiorno, 6 agosto 2024
“Picchiato e lasciato morire”. Tensione al Centro di permanenza per i rimpatri, già oggetto ti un’inchiesta sugli psicofarmaci somministrati agli ospiti più problematici. Scoppia la protesta. L’incendio divampato intorno alle 21 di questa sera nel Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza) ha avvolto un intero modulo della struttura e lo ha carbonizzato. Il fuoco è stato appiccato dagli immigrati internati nel Cpr per protesta a causa della morte di un ragazzo di 19 anni, di cui al momento si conosce solo il nome, Osama. Il quale sarebbe deceduto, secondo le prime testimonianze di alcuni altri internati, “per le botte ricevute” e per la mancanza di cure, nonostante le invocazioni di aiuto da parte degli immigrati del Cpr. Sul centro di Palazzo San Gervasio, dopo lo scoop di Striscia la Notizia sulle violenze e la somministrazione di psicofarmaci agli internati, la magistratura potentina ha già chiuso una inchiesta che vede indagate 27 persone.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 6 agosto 2024
Lavori in ritardo, il via sarà solo alla fine di un’estate con pochi sbarchi. Il 20 agosto arriverà il contingente italiano che gestirà le due aree. Il primo collaudo del Genio militare, per aprire solo una parte del centro di detenzione di Gjader, è fissato per il 20 di agosto, il secondo che invece dovrebbe dare l’ok alla consegna definitiva al Viminale per l’1 settembre. E per il 20 agosto è prevista anche la partenza del primo contingente di 500 uomini tra polizia, carabinieri e guardia di finanza che dovrà assicurare l’operatività del protocollo Albania. Dunque, rispetto alle prime date, quella dell’1 agosto annunciata dalla premier Giorgia Meloni nella sua visita a Tirana, e quella successiva del 10 agosto comunicata ai vari tavoli tecnici che da settimane si susseguono ai ministeri dell’Interno e della giustizia, si continua a slittare.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 6 agosto 2024
Nella capitale libica rastrellamenti di massa da parte dei miliziani per estorcere con violenze e torture i riscatti alle famiglie. L’altra faccia del blocco delle partenze e dei respingimenti in mare. Profughi eritrei braccati nei quartieri ghetto di Tripoli dalle milizie, come nel terribile 2017. Costretti a vivere in trappola, senza sbocchi verso il Mediterraneo o la Tunisia, chiusi in casa per evitare l’arresto nei rastrellamenti di massa e torturati nei centri di detenzione per estorcere riscatti alle famiglie. Il silenzio calato sulla capitale libica negli ultimi mesi e il calo delle partenze che da questa sponda del Mediterraneo è reputato un successo celano una realtà dimenticata di sofferenze e disumanità destinata a peggiorare, come confermano le testimonianze raccolte in Italia dal gruppo di oppositori del regime Eritrea democratica.
ilpost.it, 6 agosto 2024
Lo ha diffuso l’ong B’Tselem dopo aver parlato con più di 50 ex detenuti, e dice che la situazione è peggiorata molto dopo gli attacchi del 7 ottobre. L’ong israelo-palestinese B’Tselem ha diffuso un lungo rapporto sulla situazione nelle carceri israeliane, definite “campi di tortura”, e sui sistematici abusi subiti dai prigionieri palestinesi. Il rapporto è intitolato “Benvenuti all’inferno” e si basa sulle testimonianze di 55 persone palestinesi detenute dopo lo scorso 7 ottobre, nella maggior parte dei casi senza accuse e senza processo (il 7 ottobre fu il giorno del feroce attacco di Hamas in Israele a cui seguì l’invasione israeliana nella Striscia di Gaza). Queste persone sono state poi rilasciate. Le conclusioni di B’Tselem non sono così sorprendenti, visto che già negli scorsi mesi erano state pubblicate inchieste sulle condizioni dei detenuti palestinesi in alcune carceri israeliane: forniscono comunque nuovi dettagli e mostrano la sistematicità degli abusi.
di Edoardo Patriarca
vita.it, 5 agosto 2024
Affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare per chi ha più di 70 anni ed è affetto da gravi patologie, mille agenti di Polizia penitenziaria in più. Ma non basta: c’è bisogno di interventi strutturali e l’ascolto degli operatori sociali impegnati nel settore, si tengano a distanza quelli del “lasciarli dentro e buttare la chiave”. Salvo cambi dell’ultima ora, questa è l’ultima settimana di lavoro del Parlamento. Nelle assemblee di Camera e Senato si voterà la conversione in legge del ddl 1206 recante disposizioni urgenti per le infrastrutture e gli investimenti di interesse strategico, per il processo penale e in materia di sport, già approvato dalla Camera dei deputati; e il ddl C. 2002 DL 92/2024 recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 5 agosto 2024
È imprescindibile che il sistema penitenziario adotti un approccio equilibrato e inclusivo, affrontando le sfide del sovraffollamento con soluzioni che vadano oltre l’espansione delle strutture carcerarie e che comprendano misure alternative, supporto sociale e un risarcimento adeguato alle vittime. Il recente pacchetto-carceri, approvato dal Senato della Repubblica, rappresenta un primo passo verso la soluzione dei gravi problemi di sovraffollamento, disagi e suicidi tra detenuti e personale di custodia, incluso l’ultimo caso di un agente sul muro di sentinella all’Ucciadone. Tuttavia, è evidente che questo nuovo approccio ha ignorato alcune sfide fondamentali, come la mancanza di una vera attenzione alle soluzioni delle pene non detentive, che comprendono benefici legali come le misure previste dalla legge 354/75 aggiornate e contesti di accoglienza alternativi.
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