di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 novembre 2024
Il viceministro Sisto a un evento di Aiga, Coa di Foggia e Anm: “Il giudice sia equidistante da pm e difensore”. “Separati in casa - Avvocatura, Magistratura e Istituzioni a confronto sulla separazione delle carriere” è il titolo di un evento organizzato ieri all’Università di Foggia dall’Aiga in collaborazione con l’Ordine locale degli avvocati e con l’Anm. “L’Aiga è stata sempre a favore” della modifica costituzionale ha esordito l’avvocato Mario Aiezza “come concretizzazione del giusto processo. È giusto che venga celebrato dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale nella parità tra accusa e difesa”.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 29 novembre 2024
All’esito della nota sentenza De Tommaso/Italia, che aveva giudicato troppo vaghe e, pertanto, prive di effetti precettivi le norme che definivano i casi di pericolosità sociale generica nei procedimenti di prevenzione, si è registrata la consueta levata di scudi, a difesa di questo “eccezionale strumento” che, secondo qualche visionario, “l’Europa ci invidia”. La giurisprudenza, persino quella costituzionale, si era così affrettata a dire che, sì, la Legge era di scarsa qualità, ma le sentenze ne avevano scolpito, nel tempo, un significato chiaro, definito, accessibile.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 29 novembre 2024
La Cassazione, sentenza n. 43662 depositata oggi, ricorda che il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nasce in ambito agricolo e non può essere applicato al lavoro intellettuale. La fattispecie punita dall’articolo 603-bis del codice penale, ovvero l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, non può essere applicata anche alle prestazioni intellettuali. La norma infatti nasce per combattere il “caporalato” nel settore agricolo e non può essere estesa per analogia. Del resto, né l’intelletto né il suo uso professionale possono essere ricondotti alla nozione di sfruttamento della “manodopera”. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 43662 depositata oggi, accogliendo il ricorso della presidente del Cda di una società cooperativa, attiva nella istruzione secondaria, contro la misura cautelare degli arresti domiciliari (comminatale anche per il reato di estorsione).
volabo.it, 29 novembre 2024
Occorre sostenere la persona detenuta nel percorso di reinserimento sociale con una progettualità che inizia all’interno del carcere e prosegue all’esterno. Un obiettivo che non può essere raggiunto senza il contributo del volontariato penitenziario, vero e proprio ponte in grado di collegare il mondo esterno con la realtà interna del carcere. Una rete, quella delle associazioni di volontario, che va rafforzata e affiancata al fine di perseguire l’impegno diretto a rendere il sistema carcerario sempre più efficace nel garantire alla persona detenuta concrete possibilità di reinserimento sociale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 novembre 2024
L’uomo, gravemente malato, vive un dramma sanitario. Ma nonostante l’incompatibilità con il regime penitenziario rimane ristretto. L’avvocato denuncia: “Trattamento inumano e degradante”. All’interno del nostro, sempre più disastrato, sistema penitenziario italiano, emerge un caso che solleva nuovamente interrogativi sulla tutela della salute dei detenuti: Umberto Lorusso, 46 anni, condannato a trent’anni di reclusione per un omicidio commesso nell’ambito di una faida mafiosa in Puglia, si trova intrappolato in una realtà che si scontra con le sue gravi condizioni di salute.
di Marina Pagliaro
messinatoday.it, 29 novembre 2024
La docente di diritto penale Lucia Risicato a due mesi dall’incarico affidatole dal comune fa il punto. “A Gazzi non c’è sovraffollamento ma restano tante le urgenze su cui puntare l’attenzione”. Sovraffollamento delle carceri, ma anche mancanza di strutture parallele che accolgano i detenuti con poco residuo di pena, e ancora storie di solitudine e abbandono dei detenuti da parte delle famiglie, mancanza della strumentazione adeguata per il supporto sanitario, necessità di investimento su educazione e formazione. Sono tante le problematiche finite al centro del Coordinamento Nazionale per i Garanti dei detenuti dove di recente è stata anche nominata la garante dei diritti dei detenuti messinese Lucia Risicato.
di Fabrizio Bertè
La Repubblica, 29 novembre 2024
Ivan Lauria aveva 28 anni, sul corpo riscontrati ematomi e profonde ferite da taglio. “Non riesco a darmi pace. Voglio sapere come ha perso la vita mio figlio”. Il messinese Ivan Lauria è morto a 28 anni nel carcere di Catanzaro. Aveva diversi ematomi e varie e profonde ferite da taglio ma il referto parlava di “uso inveterato di sostanze stupefacenti e abuso di alcolici come conseguenza di un arresto cardiaco”. La madre del giovane non aveva notizie del figlio dallo scorso 2 novembre e non sapeva neanche che Ivan fosse stato trasferito nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro: “Nessuno mi aveva avvisata - racconta Michela Lauria - Ivan era stato in carcere a Messina, a Giarre, a Palermo, a Trapani e a Rossano e dunque sempre più distante da me e mai in strutture adeguate alle sue patologie nonostante le richieste del mio avvocato Pietro Ruggeri.
di Francesco Tiziano
Gazzetta del Sud, 29 novembre 2024
In Tribunale la testimonianza-bis del funzionario della Mobile che ha diretto le indagini. Gli agenti della Polizia penitenziaria sapevano e temevano che alcune fasi del presunto pestaggio fossero state riprese dalle telecamere. Sospettavano, immaginavano ed anche inevitabilmente temevano, di essere stati ripresi dalle telecamere della video sorveglianza interna alle carceri “San Pietro” gli agenti della Penitenziaria ed il loro comandante accusati di aver picchiato con particolare violenza il detenuto napoletano, Alessio Peluso, un giovane dall’animo ribelle che aveva sfidato e fronteggiato ogni regola di convivenza tra detenuti e guardie.
di Marzio Di Mezza
ildenaro.it, 29 novembre 2024
Quando Foucault, negli anni 70, mise in crisi il concetto, comunemente accettato, del carcere come una forma rilevante di punizione, appoggiò e sostenne in un certo senso un rovesciamento del modo di intendere e qualificare il lavoro carcerario. Di lì a poco si affermò la nuova disciplina che svestì il lavoro del suo carattere sanzionatorio, facendolo divenire l’elemento cardine del trattamento rieducativo. Nonostante il tempo trascorso e i numerosi provvedimenti legislativi tesi a considerare il lavoro in carcere non più̀ come fattore di sofferenza ulteriore ai fini dell’espiazione della pena, bensì strumento finalizzato al reinserimento sociale del condannato, i numeri, quelli dei detenuti coinvolti in progetti rieducativi, suggeriscono che bisogna continuare a spingere e ad impegnarsi, istituzioni e soggetti privati, su questo fronte.
Il Dubbio, 29 novembre 2024
La raccolta organizzata da penalisti e associazioni per dare sollievo ai detenuti: si possono donare maglioni, giubbotti senza cappuccio, pantaloni da tuta, felpe, calze e boxer da uomo. Il carcere di San Vittore a Milano sta attraversando un’emergenza umanitaria legata al freddo invernale. Molte persone detenute, in particolare stranieri privi di legami familiari in Italia e cittadini italiani in condizioni di disagio sociale e psichico, stanno soffrendo le rigide temperature. Il problema principale è la carenza di vestiario, soprattutto per gli uomini. Servono con urgenza capi come maglioni, giubbotti senza cappuccio, pantaloni da tuta, felpe, calze e boxer. Inoltre, vi è necessità di scarpe sportive (dal numero 40 in su) e asciugamani grandi.
- Milano. “Io curo la persona, non il reato”: essere infermieri in carcere
- Firenze. Minori e carcere, tra sovraffollamento e svolta securitaria
- Taranto. “Senza Filtro”: la narrazione come ponte tra carcere e società
- Monza. Concerto dietro le sbarre: i detenuti-musicisti e la “banda” dei ragazzi
- Migranti. “Nel Mediterraneo è in corso una guerra. E la politica ha scelto di stare a guardare”









